Biografia Anni giovanili

Angelo Fortunato Formiggini nacque nella villa Montecatino, residenza di campagna della famiglia, a Collegara., Modena, quinto e ultimo figlio di una famiglia ebraica. Famiglia di antica origine, gli antenati erano originari di Formigine, da cui avevano preso il cognome, un tempo gioiellieri degli Estensi e poi finanzieri. Il capostipite fu Elia Formiggini; altri membri importanti furono Laudadio Formiggini e Mosè Formiggini.

Angelo frequentò il Liceo Galvani di Bologna e si diplomò nella natia Modena al Liceo MuratoriFu espulso da Bologna nel 1896 per aver scritto il poemetto La divina farsa. Ovvero la descensione ad inferos di Formaggino da Modena - da lui fatto stampare e distribuito nell'interno stesso del liceo, nel quale, sulle orme di Dante, satireggiava professori e compagni di scuola. Un docente si sentì offeso e ne provocò l'espulsione.. Dopo la maturità si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Modena, laureandosi con lode nel novembre 1901. Scrisse una tesi dal titolo La donna nella Tōrāh in raffronto con il Manava-Dharma-Sastra. Contributo storico-giuridico a un riavvicinamento tra la razza ariana e la semitaNella tesi sostenne l'idea che ariani e semiti fossero originariamente uno stesso popolo; molti anni dopo confessò di aver confezionato un insospettabile "pesce d'aprile" alla classe professorale: Formiggini scelse un titolo che faceva impressione e poi confidò sull'abitudine di non leggere le tesi di laurea da parte dei docenti.. Durante gli anni modenesi divenne amico di Giulio Bertoni, suo coetaneo, poi filologo e critico letterario di chiara fama.

Successivamente Formiggini decise di prendere una seconda laurea. Trasferitosi a Roma nel 1902, s'iscrisse alla Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università La Sapienza. Frequentando le lezioni di Antonio Labriola, aderì all'associazione studentesca «Corda Fratres»; nel 1903 fu iniziato in massoneria nella loggia "Lira e Spada"V. Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, p.127. e nel 1904 divenne MaestroIl suo diploma di Maestro massone è riprodotto di fronte alla p. 145 del libro di Aldo Alessandro Mola Corda Fratres, Storia di una associazione internazionale studentesca nell'età dei grandi conflitti, 1898-1948, CLUEB, Bologna, 1999.. Conobbe la futura pedagogista Emilia Santamaria, che sposò il 19 settembre 1906.. La coppia poi si trasferì a Bologna, dove Formiggini conseguì la laurea in Filosofia morale con la tesi Filosofia del ridere. Ridere, afferma, rende fraternamente solidali gli uomini e l'umorismo è «la massima manifestazione del pensiero filosofico».

L'attività editoriale

L'esordio di Formiggini come editore è dovuto a un'intuizione dalla quale non pensava avrebbe potuto avere un ritorno commerciale. Nel 1908 Formiggini insegnava in un liceo privato di Bologna. In quell'anno concepì l'organizzazione di un evento per attirare l'attenzione sia dei modenesi che dei bolognesi: la celebrazione della storica battaglia di Zappolino (1325). Invece di ricordarla come momento di scontro, pensò di celebrare la pace tra le due città rivali.. In occasione dell'evento, che si tenne il 31 maggio 1908, il neo editore pubblicò due volumi ispirati ad Alessandro Tassoni (1565-1635), autore nel 1614 de La secchia rapita, un poema eroicomico che celebrava in chiave ironica lo storico avvenimento. Il primo libro fu: La secchia, dichiaratamente ispirato all'opera tassoniana, una raccolta di poesie di vari autori (prefazione di Olindo Guerrini) accompagnate da alcuni sonetti inediti del Tassoni stesso. Il secondo fu Miscellanea tassoniana di studi storici e letterari, un volume di saggi sul poeta seicentesco modenese (prefazione di Giovanni Pascoli). Unito all'amore per l'opera comica vi era l'interesse per la filosofia e la religione. Il favore riscosso dalle pubblicazioni lo convinse ad avviare l'attività di editore e ad intraprendere nuove iniziative. Ne scaturì un'attività editoriale variegata, in cui accanto a pubblicazioni accademiche fecero da contrappeso volumi di facile consultazione.

Formiggini creò le collane «Biblioteca di filosofia e pedagogia» (27 opere) ed «Opuscoli di filosofia e pedagogia» (31 titoli).. Nel 1909 iniziò la pubblicazione della «Rivista di Filosofia», organo ufficiale della Società Filosofica Italiana fino al 1918Fu la prosecuzione della Rivista filosofica di Carlo Cantoni (1899).. Nello stesso anno 1909 lanciò il primo numero della collana «Profili» (sulle maggiori personalità italiane della storia della cultura), con una monografia su Sandro Botticelli: ne seguiranno altri 128, fino al Chiabrera del 1938: « [...] graziosi volumetti elzeviriani [...] non aridi riassunti eruditi, ma vivaci, sintetiche e suggestive rievocazioni di figure attraenti e significative [...] soddisfano il più nobilmente possibile all'esigenza, caratteristica del nostro tempo, di voler molto apprendere col minimo sforzo [...]»Dalla presentazione del primo numero dei Profili. Il volume fu Botticelli fu seguito dai profili di Charles Darwin, Galileo, Archimede, Lavoisier, Newton, Marx, Malthus, Ricardo ed altri.. L’anno seguente avviò la serie sui «Poeti italiani del XX secolo» (il primo volume furono le Odi di Massimo Bontempelli) e prese in carico la pubblicazione della «Rivista pedagogica», fondata da Luigi Credaro (cui seguirà qualche anno dopo la rivista di biologia generale «Bios», diretta da Paolo Enriques). Nel 1911 varò altre due collane: «Biblioteca di varia cultura» e «Filosofi italiani».

Trasferitosi a Genova, nel 1912 creò «I Classici del ridere», che fu, secondo la sua definizione, «er mejo fico der mio bigonzo», il prodotto meglio riuscito, che si aprì con la Prima giornata del Decameron e proseguì con il Satyricon di Petronio e via via, col Gargantua di Rabelais, con il Gulliver, lAsino d'oro e lHeptameron di Margherita d'Angoulême. Le copertine della collana furono disegnate da Adolfo de Karolis.

Interventista, partì ufficiale volontario per il fronte di guerra nel 1915 ma fu presto congedato. Nel 1916 trasferì la Casa editrice a Roma, città di origine della moglie, trovando sede nei pressi di piazza Venezia. Nel 1918 ebbe un'iniziativa particolarmente moderna e originale per il tempo: quella di segnalare le novità librarie accompagnandole con i profili degli autori. Fondò «L'Italia che scrive», un periodico mensile d'informazione libraria che, nei suoi intenti, doveva occuparsi di «tutte le principali questioni inerenti alla vita del libro italiano in quanto esse sono essenziali alla vita spirituale della nazione». Contemporaneamente fondò una biblioteca dell'umorismo, battezzata la «Casa del Ridere», raccogliendo qualunque materiale fosse attinente, dai libri alle riviste, alle stampe, ai quadri. Nel 1920 Formiggini e la moglie, non avendo avuto figli, decisero di adottarne uno: entrò a far parte della famiglia Fernando Cecilia ("Nando"), bimbo di tre anni orfano di guerra.. Nel 1921 Formiggini creò l'«Istituto per la Propaganda della Cultura Italiana» (IPCI), società della quale egli fu eletto amministratore dal consiglio direttivo formato da eminenti uomini di cultura. Il governo eresse l'IPCI a ente morale (regio decreto 21 novembre 1921) che, successivamente, fu rinominato «Fondazione Leonardo per la Cultura Italiana» su proposta di Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione. Il presidente del Consiglio direttivo della Fondazione, Ferdinando Martini, appoggiò il progetto di Formiggini di dar vita a una Grande Enciclopedia Italica in 18 volumi, che avrebbe rappresentato, per l'Italia d'allora, una realizzazione culturale di primo livello.

Il ministro Giovanni Gentile non intese però consentire tale progetto, che aveva le sue radici in quella cultura positivistica che egli intendeva superare per affermare il suo programma di egemonia culturale neo-idealistica. Essendo l'«Italia che scrive» la pubblicazione ufficiale della Fondazione, Gentile pretese che il Consiglio direttivo controllasse direttamente il periodico. Accusato l'editore di irregolarità amministrative, il 23 febbraio del 1923 lo costrinse, con tutto il Consiglio, a dare le dimissioni.. Infine, nel 1925, la Fondazione fu assorbita, con tutto il suo patrimonio, dall'Istituto Nazionale Fascista di Cultura, presieduto dallo stesso Gentile. Formiggini dovette così rinunciare al suo progetto che invece, com'è noto, sarà realizzato, auspice il Gentile, da Giovanni Treccani, con la pubblicazione dell'«Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti».

Formiggini si fece giustizia già nell'ottobre 1923 pubblicando La ficozza filosofica del fascismo e la marcia sulla Leonardo. La ficozza, in dialetto romanesco, è il bernoccolo che spunta sulla testa in conseguenza di un colpo ricevuto: per lui, Gentile era il colpo e l'escrescenza cresciuta sulla testa del fascismo. Il libro fu insieme un bilancio della sua attività, una satira anti-gentiliana e uno sfogo, ironico e amaro, per la prepotenza subita. Il Formiggini restava un ammiratore di Mussolini e, se pure intravedeva quanto di autoritario si celava nel fascismo, si limitò a osservare che «il fascismo è una gran bella cosa visto dall'alto; ma visto standoci sotto fa un effetto tutto diverso».La ficozza filosofica del fascismo e la marcia sulla Leonardo, 1924, p. 17.

Continuò a produrre nuove collane: sempre nel 1923 fu la volta delle «Apologie», profili di dottrine filosofiche e religiose, nelle quali uscirono il Cattolicismo di Ernesto Buonaiuti, il Taoismo di Giuseppe Tucci, lEbraismo di Dante Lattes, lIslamismo di Laura Veccia Vaglieri, lAteismo di Giuseppe Rensi e altri otto titoli. L'anno dopo fu la volta delle «Medaglie», monografie di personaggi contemporanei: le pubblicazioni furono travagliate in quanto ebbero come oggetto personalità sgradite al regime, come Luigi Albertini, Giovanni Amendola, Filippo Turati e Luigi Sturzo: dovettero essere ritirate dalle librerie. Fra le «Medaglie», il Mussolini di Giuseppe Prezzolini non ebbe invece problemi. Nel 1926 apparvero le «Cartoline parlanti», vere e proprie cartoline con fotografie di personaggi della cultura accompagnate da una massimaAd esempio, su quella di Massimo Bontempelli si leggeva: «Vecchi si nasce giovani si diventa».. Formiggini fu un vulcano d'idee: nuove collane furono le «Lettere d'amore», le «Polemiche», le «Guide radio-liriche» (12 numeri), l'«Aneddotica» (21 volumi) e il «Chi è? Dizionario degli italiani d'oggi» (1928, 1931 e 1936)La prima edizione ebbe 500 pagine, la seconda 800 e la terza 1000., schede biografiche di noti personaggi viventi, che ebbero molto successo. Scritto da lui stesso fu invece il Dizionarietto rompitascabile degli editori italiani compilato da uno dei suddetti, un repertorio degli editori italiani, pubblicato da Mondadori e ristampato dallo stesso Formiggini in una seconda edizione ampliata nel 1928.

Il suicidio

Formiggini condusse la propria azienda con una mentalità da artigiano: produceva i libri che gli piacevano puntando al piacere estetico che provocavano; non fece ricerche di mercato, non si specializzò in un settore: questo nocque all'andamento dei suoi affari. Alla fine degli anni venti l'editore vendette il terreno su cui sorgeva la villa di Collegara che gli aveva dato i natali. Ma non bastò. Decise allora di trasformare la sua ditta in una società anonima con azioni da collocare sul mercato (dicembre 1931).. Il bilancio tracciato nei suoi Venticinque anni dopo (1933), sembrò quasi premonitore della prossima fine. Perdurando il passivo di gestione, nel 1934 fu costretto a vendere anche la Villa Formiggini in centro a Modena.