Il tamarù (Bubalus mindorensis ), o bufalo di Mindoro, è un piccolo mammifero ungulato appartenente alla famiglia dei Bovidi."Bubalus mindorensis". Integrated Taxonomic Information System. Retrieved 17 March, 2007. È endemico di Mindoro ed è l'unica specie di bovino endemica delle Filippine, arcipelago a cui Mindoro appunto appartiene. Si ritiene, tuttavia, che in passato fosse diffuso anche sulla più grande isola di Luzon.

Originariamente il tamarù vagabondava per tutta l'intera isola di Mindoro, dal livello del mare fino ai monti (ad altitudini di 2000 m), ma a causa degli insediamenti umani, della caccia e della deforestazione è ora ristretto a poche remote pianure erbose ed è divenuto una specie molto minacciata.

Contrariamente a quanto si crede comunemente e alle classificazioni passate, il tamarù non è una sottospecie del carabao locale, di dimensioni un più grandi, o del comune bufalo d'acqua. Le caratteristiche che lo differenziano dal carabao sono molteplici: è un po' più peloso, presenta zone di colore chiaro sulla faccia, non ha abitudini gregarie e le sue corna, a forma di V, sono più corteFuentes, Art (21 February 2005). "The Tamaraw: Mindoro's endangered treasure". Haribon. Haribon Foundation for the Conservation of Natural Resources. Retrieved 2007-03-17.. È il più grande mammifero terrestre originario del Paese.

Etimologia Il nome tamarù (forma italianizzata dell'originale tamaraw) presenta altre varianti, come tamarau, tamarou e tamarao. È stato ipotizzato che il termine tamaraw derivi da tamadaw, un nome alternativo con cui viene indicato il banteng (Bos javanicus). Descrizione Bubalus mindorensis ha il tipico aspetto che caratterizza tutti i membri della famiglia a cui appartiene. Ha corpo bovino, compatto e pesante, quattro zampe che terminano con zoccoli fessi ed una piccola testa munita di corna alla fine di un collo piuttosto corto. Rispetto al bufalo d'acqua asiatico (Bubalus bubalis) è più piccolo e più tozzo. Il dimorfismo sessuale non è molto pronunciato, ma è stato detto che i maschi hanno il collo più robusto. In media il tamarù misura al garrese 100 - 105 centimetri. Il corpo è lungo 220 centimetri e la coda ne misura 60. Per le femmine è stato stimato un peso di 200 - 300 chili.

Gli adulti presentano una colorazione variabile dal marrone scuro al grigiastro e sono molto più pelosi di Bubalus bubalis. Gli arti sono corti e tozzi. Zone di colore bianco sono presenti sugli zoccoli e nella zona inferiore interna delle zampe anteriori. Queste zone bianche sono simili a quelle presenti nell'anoa di pianura (Bubalus depressicornis). La faccia è dello stesso colore del corpo. Quasi tutti gli esemplari presentano inoltre una coppia di strisce bianco-grigiastre che vanno dall'angolo interno dell'occhio alle corna. La pelle che ricopre il naso e le labbra è nera. Le orecchie, lunghe 13,5 centimetri, presentano zone bianche all'interno.

Le corna, presenti in entrambi i sessi, sono a forma di V, diversamente da quelle di Bubalus bubalis, a forma di C. Hanno la superficie piatta e sono triangolari alla base. A causa dei frequenti strofinamenti, le corna del tamarù hanno la superficie esterna liscia, mentre quella interna è ruvida. Sono lunghe 35,5 - 51 centimetriHuffman, Brent (2 January 2007). "Bubalus mindorensis: Tamaraw". Ultimate Ungulate.com. Retrieved 2007-03-17..

Distribuzione e habitat La presenza del tamarù sull'isola di Mindoro è stata documentata per la prima volta nel 1888. L'incremento delle attività umane ridusse drasticamente la popolazione di tamurù. Nel 1966 il suo areale era ridotto a tre sole aree: il Monte Iglit, il Monte Calavite e le zone nei pressi dell'insediamento penale di Sablayan. A partire dal 2000, tali aree si erano ristrette a due soltanto: il Parco Nazionale del Monte Iglit-Baco e la regione di Aruyan.

Le prime stime della popolazione di Bubalus mindorensis parlano di circa 10.000 esemplari presenti su Mindoro nei primi anni del XX secolo. Meno di cinquanta anni più tardi, nel 1949, la popolazione era già scesa intorno ai mille individui. Nel 1953 si stimò che ormai sopravvivevano in natura meno di 250 esemplari. Questo numero continuò piano piano a diminuire fino al 1969, anno in cui la IUCN annunciò, nella stesura del Libro Rosso annuale, che rimanevano solamente 100 capi di tamarù. Tale numero era salito nel 1975 a 120. Le stime attuali parlano di una popolazione selvatica che si aggira tra le duecentoventi e le trecento unità .

Bubalus mindorensis predilige le aree di foresta tropicale d'altopiano. Vive generalmente nella fitta boscaglia, nelle vicinanze di radure aperte dove può trovare l'erba di cui si nutre e pascolare. Con l'incremento della popolazione umana sull'isola e la conseguente frammentazione della foresta, le preferenze ambientali del tamarù si sono spostate sempre più verso le pianure erbose di bassa altitudine. Quando risiede nei pressi di aree montuose, questo animale non si allontana mai dalle sorgenti d'acqua .

Biologia

Il tamarù è una creatura riservata che rifugge l'uomo; oltretutto, la rarefazione subita dalla specie, sparsa su un areale estremamente frammentato (nel 1986 vennero ritrovati 51 esemplari all'interno di un'area di 20 chilometri quadrati), ne rende difficile l'individuazione.

Alimentazione Il tamarù è un brucatore che si nutre di erba e di giovani germogli di bambù, ma predilige tuttavia le piante di Imperata cylindrica e Saccharum spontaneum. Generalmente è un animale diurno che si nutre durante le ore del giorno; tuttavia, le attività umane, che si svolgono prevalentemente di giorno, hanno costretto gli esemplari che vivono nelle zone più frequentate dall'uomo ad abitudini notturne.

Comportamento Diversamente dal bufalo d'acqua, suo stretto parente, B. mindorensis è una creatura solitaria. Gli esemplari adulti non si riuniscono in mandrie o in piccoli gruppi e quasi sempre vengono visti da soli. Solo i giovani presentano l'attitudine a riunirsi in gruppo propria dei bovini e la suddivisione gerarchica spesso osservata nel bufalo d'acqua. È noto che maschi e femmine formano associazioni in qualunque periodo dell'anno, ma le interazioni tra loro durano solo poche ore. Si ritiene che questo comportamento solitario sia un adattamento all'habitat forestale . I maschi adulti sono spesso solitari e apparentemente aggressivi, mentre le femmine adulte possono vivere da sole, accompagnate da un toro o da tre esemplari giovani di età differenti .

Come altri bovini, anche il tamarù si rotola nelle pozze di fango. Si è ipotizzato che questo comportamento consenta all'animale di evitare le punture degli insetti.

Un altro caratteristico aspetto comportamentale di B. mindorensis è la sua ferocia. Esistono varie testimonianze inerenti alla sua aggressività quando viene a trovarsi con le spalle al muro, ma la maggior parte di queste è priva di fondamento. L'atteggiamento di minaccia utilizzato da tutti i bovini consiste nell'abbassamento della testa e nello spostamento delle corna in posizione verticale. Tutto ciò è accompagnato da uno scuotimento laterale della testa .

Riproduzione Il tamarù vive generalmente 20 anni, ma è noto che può raggiungere anche i 25. Le femmine adulte danno alla luce un unico piccolo dopo una gestazione di circa 300 giorniAgeing, longevity, and life history of Bubalus mindorensis. Accessed March 5, 2007. Tra un parto e l'altro vi è solitamente un intervallo di due anni, sebbene una femmina sia stata vista in compagnia di tre esemplari giovani. Prima di diventare indipendente il vitello trascorre 2 - 4 anni in compagnia della madre .

Storia evolutiva La presenza di B. mindorensis sull'isola di Mindoro e la scoperta di fossili di bufalo su altre isole dell'arcipelago indicano che questo gruppo di Bovidi era un tempo diffuso su tutte le Filippine. I fossili ritrovati nel corso del XX secolo, infatti, hanno dimostrato che durante il Pleistocene B. mindorensis era un tempo diffuso su Luzon, un'isola delle Filippine settentrionali.

La stretta affinità del tamarù con il bufalo d'acqua (Bubalus bubalis) è stata convalidata molte volte in passato. Un tempo, quando il bufalo d'acqua veniva classificato come Anoa bubalis, il tamarù era ritenuto una sua sottospecie, Anoa bubalis mindorensis. Recenti studi genetici hanno ulteriormente rafforzato questa ipotesi.

Tassonomia Nel 1888 lo zoologo francese Pierre Marie Heude descrisse per la prima volta il tamarù come Anoa mindorensis. Nel 1958 il nome scientifico divenne Anoa bubalis mindorensis, poiché si riteneva che il tamarù fosse una sottospecie del bufalo d'acqua (noto allora come Anoa bubalis) . Poco più di un decennio dopo, nel 1969, il tamarù venne elevato al rango di specie vera e propria con il nome di Anoa mindorensis.

Ricerche successive e l'analisi delle relazioni intercorrenti tra le varie specie determinarono che il genere Anoa era un sottogruppo del genere Bubalus. Il nome scientifico del tamarù divenne allora quello con cui lo conosciamo oggi, Bubalus mindorensis (o, più precisamente, Bubalus (Bubalus) mindorensis). Conservazione Con un areale ristretto e una popolazione limitata, Bubalus mindorensis è una specie estremamente vulnerabile. Attualmente la IUCN, sulla sua Lista Rossa delle Specie Minacciate, lo classifica tra le specie in pericolo critico, categoria in cui si trova dal 2000. La consapevolezza della rarità di Bubalus mindorensis divenne nota nel 1965, quando la IUCN lo incluse tra le specie con Status inadeguatamente conosciuto. Nel 1986 divennero noti ulteriori dati inerenti alla situazione del tamarù e il centro di monitoraggio della IUCN dichiarò la specie in pericolo. Anche in seguito ad altri censimenti effettuati nel 1988, 1990, 1994 e 1996, il tamarù rimase classificato sulla Lista Rossa come Specie in pericolo. La riclassificazione della specie nel 1996 soddisfaceva i criteri IUCN B1+2c e D1. Il criterio B1 indicava che l'areale della specie era inferiore ai 500 chilometri quadrati e che tale animale sopravviveva in meno di cinque località indipendenti. Date le condizioni ambientali della specie, il calo costante della popolazione soddisfaceva il sottocriterio 2c. Il criterio D1 richiedeva essenzialmente che una popolazione fosse composta da meno di 250 esemplari adulti; al tempo i censimenti di B. mindorensis indicavano che il numero di esemplari adulti era di molto inferiore a tale cifra. Nel 2000 il tamarù venne riclassificato secondo il più grave criterio C1. Ciò significava che la popolazione di una tale specie era diminuita del 20% nel corso di cinque anni o nell'arco di due generazioniHedges (2000). Bubalus mindorensis. 2006. IUCN Red List of Threatened Species. IUCN 2006. www.iucnredlist.org. Retrieved on 11 May 2006..

Al declino della specie hanno contribuito molti fattori. Nel corso del secolo l'aumento della popolazione umana su Mindoro ha esposto l'unica popolazione di tamarù dell'isola a gravi pressioni antropogeniche. Negli anni '30 l'introduzione di bestiame non indigeno sull'isola provocò una grave epidemia di peste bovina tra i tamarù, che allora si contavano a migliaia. Anche la caccia a scopo alimentare fece pagare al tamarù un notevole tributo. Il fattore che più minaccia la sopravvivenza di B. mindorensis, tuttavia, è la distruzione dell'habitat causata dallo sviluppo delle infrastrutture, dalla deforestazione e dall'agricoltura. Tutti questi fattori hanno ridotto la popolazione del tamarù dalle migliaia di esemplari degli inizi del XX secolo ai meno di 300 capi del 2007 .