Esponente cattolico della resistenza francese, fu fondatore, nel 1949, dei Compagnons d'Emmaüs, un'organizzazione che opera in favore dei poveri e i rifugiati.

Biografia Gli anni giovanili Nato in un'agiata famiglia di Lione attiva nel commercio della seta, quinto di otto figli, trascorse l'infanzia a Irigny. A dodici anni incontrò François Chabbey e, con il padre, entrò nel circolo degli "Hospitaliers veilleurs", dove i membri (soprattutto appartenenti alla media borghesia) dedicavano parte del loro tempo libero a radere i poveri. Henri si trovò così ad accompagnare il padre tra le diroccate e sporche case dei quartieri più poveri di Lione, come quelle intorno al lungofiume Rambaud,Teresio Bosco, Uomini come noi, Torino, Società Editrice Internazionale, 1968 a fare la barba ai poveri. In questo modo il giovanissimo Henri prese sempre maggiore consapevolezza della situazione delle classi più deboli della città e questo fece crescere in lui il desiderio di mettersi al servizio dei poveri e dei sofferenti.

Verso i quindici anni decise che non avrebbe più accompagnato il padre nell'opera degli Hospitaliers veilleurs: durante la settimana, dopo la scuola, assieme ad altri, si adoperò in piccoli lavoretti. La domenica si recava poi nei sobborghi della città, dove cercavano di rendere più confortevoli le stamberghe dei poveri, lasciando infine a loro i soldi guadagnati durante la settimana. Studiò nel Collegio dei gesuiti della sua città natale e, ancora adolescente, entrò nel movimento scout degli Scouts de France, dove era soprannominato il "Castoro meditabondo" (Castor méditatif).

La vocazione Nel 1928, all'età di sedici anni ebbe quello che egli stesso definì “un colpo di fulmine con Dio” durante una gita ad Assisi, all'Eremo delle Carceri avvertì forte la vocazione per la vita religiosa., La Repubblica, 22 gennaio 2007 Decise di entrare nell'ordine francescano dei frati minori cappuccini. I genitori, fieri, seppur consci del costo della decisione del figlio, non lo ostacolarono. Così nel 1931 prese i voti, dopo aver rinunciato alla sua parte del patrimonio familiare e aver distribuito ai poveri quanto possedeva: entrò nel convento di Crest nel 1932, ove restò fino al 1938 studiando teologia e filosofia.

Nell'ordine assunse il nome di "frate Philippe". Fu ordinato sacerdote il 24 agosto 1938. Nel 1939 fu costretto ad abbandonare la vita conventuale per motivi di salute, dacché alcune infezioni ai polmoni di cui soffriva gli rendevano impossibile continuare la rigida vita francescana. Si trasferì quindi nell'Isère, diventando cappellano dell'ospedale di La Mure; in seguito passò ad un orfanotrofio a Côte-Saint-André. Divenne curato presso la cattedrale di Grenoble, nell'aprile 1939 (alcuni mesi prima dell'invasione della Polonia): nello stesso anno ne fu nominato vicario.

La guerra e la Resistenza In seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel dicembre 1939 fu arruolato nell'esercito francese come sottufficiale (addetto al trasporto ferroviario delle truppe). Secondo la sua biografia ufficiale, a partire dal 1942 aiutò alcuni ebrei ricercati dai nazisti a riparare in Svizzera e in Algeria, fornendo loro documenti falsificati. In particolare dette il suo aiuto a molti cittadini ebrei in seguito al raid Rafle du Vel'd'Hiv del luglio 1942. In quel periodo favorì la fuga di numerosi perseguitati politici, tra cui (nel 1942) il fratello minore del generale De Gaulle, Jacques, malato e ricercato dalla Gestapo, e la moglie, che poterono riparare in territorio elvetico.

Spesso era lo stesso Henri, facendo da "guida alpina" ad accompagnare personalmente, attraverso le montagne di Chamonix, i clandestini al sicuro in Svizzera, o facendoli passare in terra iberica attraverso i Pirenei. Durante la guerra partecipò alla creazione di brigate partigiane nella zona dei massicci del Vercors e della Chartreuse, in cui divenne uno dei principali leader della resistenza francese (maquis). In clandestinità assunse vari pseudonimi, ultimo dei quali quello di abbé Pierre. A Grenoble, che durante il conflitto era uno dei principali centri della Resistenza, contemporaneamente all'attività di partigiano, riuscì a continuare a prodigarsi per la fuga all'estero di ebrei, polacchi e perseguitati politici., The Scotsman, 23 gennaio 2007 Sempre a Grenoble creò il primo rifugio per coloro che cercavano di sfuggire ai lavori forzati che il Service du travail obligatoire (STO), nato sotto la Repubblica di Vichy dalla collaborazione dei nazisti con Pierre Laval.

Fondò inoltre il giornale clandestino L'Union patriotique indépendante. L'abbé Pierre fu arrestato due volte come appartenente al movimento di resistenza, di cui una nel 1944 dalla polizia nazista, la Gestapo, a Cambo-les-Bains, nei Pirenei Atlantici: fu comunque liberato poco dopo e poté così, passando per Spagna e Gibilterra, raggiungere le truppe della Francia Libera del generale de Gaulle, stanziate in Algeria. In Nordafrica divenne cappellano della Marina francese sulla nave da guerra "Jean Bart", di stanza a Casablanca. Divenuto uno dei protagonisti e dei simboli della Resistenza francese, fu insignito della Croce di Guerra con palme di bronzo e della "Medaglia della Resistenza". Come altri membri della resistenza, l'esperienza durante la seconda guerra mondiale lo toccò nel profondo, facendogli acquisire la consapevolezza che la legge dovesse salvaguardare i diritti umani, e che, in caso questo non fosse garantito, fosse doveroso propugnare una campagna di disobbedienza civile ai fini di ottenere tali obiettivi.

La politica

Il prete-deputato Dopo la guerra molti dei leader del movimento partigiano decisero di darsi alla politica. Così l'abbé Pierre, seguendo i consigli dellentourage di De Gaulle e con l'approvazione dell'arcivescovo di Parigi, venne eletto deputato e partecipò a due assemblee costituenti (1945 e 1946). L'abbé Pierre fu deputato, eletto per il dipartimento della Meurthe e Mosella, prima come indipendente nelle liste del Movimento Repubblicano Popolare (MRP), e la seconda volta come membro a tutti gli effetti del partito. La scelta del MRP era dovuta soprattutto al fatto che nelle sue file vi erano molti membri cristiano-democratici della Resistenza francese.

Divenne vicepresidente della Confédération mondiale, un movimento federalista universale, cofondato nel 1947 con Lord Boyd Orr. Fu anche cofondatore (assieme agli scrittori Albert Camus e André Gide) del comitato di supporto a Garry Davis, un "cittadino del mondo" che stracciò il suo passaporto davanti all'ambasciata degli Stati Uniti per protestare contro il nazionalismo. Nel 1945 promosse un incontro tra i due filosofi Teilhard de Chardin, un gesuita (che non era però in buoni rapporti con la Curia romana) che inventò il concetto di noosfera, e Nikolaj Berdjaev, invitandoli entrambi nella sua casa. Tre anni dopo, nel 1948, si recò a Princeton, dove incontrò Albert Einstein, con il quale discusse delle "tre esplosioni nucleari" e di un futuro movimento pacifista per il disarmo nucleare mondiale.

Sette anni più tardi questo processo prese una forma concreta con la presentazione all'opinione pubblica mondiale del Manifesto di Russell-Einstein che, pur essendo stato presentato successivamente (9 luglio 1955) alla morte di Einstein (deceduto nell'aprile dello stesso anno), era giunto nel contesto di una campagna per il disarmo nucleare, che aveva avuto tra i promotori lo stesso scienziato tedesco. Nel 1949 presentò all'Assemblea Nazionale (assieme a André Philip) un disegno di legge per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza.

Abbandonò il Movimento Repubblicano Popolare (28 aprile 1950) per aderire al gruppo cristiano sociale della Lega della Giovane Repubblica, creato nel 1912 da Marc Sangnier, scrivendo una lettera dal titolo "Pourquoi je quitte le MRP" ("Perché lascio il MRP"). Causa scatenante di questo contrasto tra le posizioni dell'abbé Pierre e del suo partito fu il sanguinoso incidente che costò la morte all'operaio Édouard Mazé. Mazé fu ucciso dagli spari della polizia a Brest, il 17 aprile 1950, durante una manifestazione contro la guerra d'Indocina e la miseria.

La "loi scélérate": l'abbandono dell'Assemblea La sua esperienza nella Lega della Giovane Repubblica fu comunque breve: nel 1951, prima della fine del suo mandato elettorale, decise di terminare la sua carriera politica, tornando alla sua prima vocazione: l'aiuto dei senzatetto e dei poveri. L'abbandono del Parlamento fu deciso dall'Abbé in opposizione a una legge elettorale che molti al tempo definirono "truffa". In quell'anno infatti l'Assemblea Nazionale approvò, con la sola maggioranza di governo, la legge n. 519/1951: tale legge elettorale in senso maggioritario consentiva alla lista o alla coalizione vincente a livello circoscrizionale di avere la totalità dei seggi assegnati nella circoscrizione. Tale riforma fu vista da molte parti della politica francese come una vera e propria "lois de combat",L'élaboration de la loi du 9 mai 1951, in Revue du droit public, 1951, p. 843 promulgata dal governo (9 maggio 1951) per avvantaggiarsi in occasione delle imminenti elezioni politiche (17 giugno 1951).

Tale legge fu fortemente osteggiata dalle opposizioni, soprattutto quella comunista,Jacques Chapsal, La vie politique en France de 1940 à 1958, Terza edizione, Parigi, PUF, 1993, pp. 309-311. che la definirono "loi scélérate", accusandola di avere il principale fine di ridurre la rappresentanza parlamentare comunista. Anchel'abbé Pierre si oppose strenuamente all'approvazione della legge, e così per protesta lasciò l'Assemblea Nazionale. Da notare come la legge in sé e l'opposizione che destò furono molto simili a quanto accadde in Italia nel 1953 per l'approvazione della legge elettorale nº 148/1953 (celebre come "legge truffa").

L'attività fuori dal Parlamento Pur avendo abbandonato l'attività parlamentare, l'abbé Pierre non abbandonò del tutto la politica: prese più volte posizione su diversi problemi d'attualità, denunciando e attaccando decisioni che riteneva ingiuste. Usò inoltre la sua influenza sui mass media (essendo molto popolare) per porre l'attenzione sulle cause che lui stesso propugnava. Quando, durante gli anni cinquanta, il movimento della decolonizzazione cominciò lentamente a emergere in molte regioni del mondo, si impegnò in questo senso, incontrando uomini politici e tenendo vari incontri e conferenze internazionali. Di particolare rilievo furono l'incontro con il leader tunisino Habib Bourguiba, che cercò di convincere a ottenere l'indipendenza del proprio paese senza usare la violenza e con il prete colombiano Camilo Torres (uno dei padri della teologia della liberazione), che gli chiese aiuto per far fronte alle critiche del clero colombiano verso i "preti lavoratori".

Incontrò, anche se per ragioni diverse, il presidente degli Stati Uniti Eisenhower (1955) e il re del Marocco Muhammad V (1956). Nel 1962 trascorse alcuni mesi a Béni Abbès, nella regione algerina del Béchar, dove si era stabilito Charles de Foucauld. Fu chiamato in India nel 1971 dal socialista Jayaprakash Narayan per rappresentare, assieme alla Lega dei diritti umani (Ligue des droits de l'homme), la Francia nel dibattito sulla questione dei rifugiati. Successivamente Indira Gandhi lo invitò a affrontare il problema dei rifugiati del Bengala, e l'abbé Pierre fondò delle comunità di Emmaus in Bangladesh; in India ebbe anche l'occasione di conoscere Jawaharlal Nehru. In generale l'abbé Pierre assunse posizioni progressiste, non ebbe mai alcun timore reverenziale nei confronti delle autorità, sia politiche sia religiose (soprattutto il Vaticano): non esitò a criticare ferocemente le situazioni che gli parevano ingiuste.