Fu ambasciatore a Vienna dal 1871 al 1885; periodo nel quale si rivelò determinante per la conclusione della triplice alleanza fra Italia, Germania e Austria.
Dal 1885 al 1887 fu ministro degli Esteri e come tale contribuì nel 1887 a rinnovare la triplice alleanza, ottenendo l'impegno della Germania a sostenere l'Italia in una eventuale guerra nel Mediterraneo. Nella medesima occasione ottenne dall'Austria l'impegno a riconoscere all'Italia compensi territoriali in caso di espansione austriaca nei Balcani.
Lo stesso anno concluse con Gran Bretagna, Austria e Spagna specifici accordi per la salvaguardia degli interessi italiani nel Mediterraneo, completando un intenso lavoro politico e diplomatico tale da salvaguardare verosimilmente l'Italia da qualsiasi minaccia.
Prima della diplomazia
Nato a Torino, nel Regno di Sardegna nel 1826, Carlo Robilant era figlio del nobile piemontese conte Maurizio di Robilant (1798-1862) e di Maria Antonietta di Robilant (1804-1882), nata Truchsess von Waldburg, figlia di Friedrich Ludwig III, Graf Truchsess zu Waldburg (1776-1844), conte (Graf) e ambasciatore di Prussia a TorinoSilvio Bertoldi, Il re che tentò di fare l'Italia. Vita di Carlo Alberto di Savoia, Milano, Rizzoli, 2000, pp. 167-168, 171-172..
Appena tredicenne, a Vienna, dopo le insistenze del prozio materno, il principe Federico di Hohenzollern-Hechingen, che lo voleva in un collegio militare austriaco e poi ufficiale nel suo reggimento, Carlo scrisse romanticamente col proprio sangue: «je ne servirai jamais que mon Roi et ma patrie –signé de mon sang– Charles Robilant»In francese: «Non servirò che il mio re e la mia patria –firmato con il mio sangue– Carlo Robilant». Nel XIX secolo presso la nobiltà piemontese la lingua francese era più diffusa di quella italiana.Chabod, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, Bari, 1962, pp. 626, 628..
Tornato in Piemonte, entrò nel 1839 all'Accademia Reale di Torino uscendone nel 1845 con il grado di sottotenente dell'Artiglieria a cavallo.
Fu tenente nel 1846 e durante la prima guerra di indipendenza, alla quale parteciparono cinque Nicolis di Robilant (compreso il padre di Carlo Felice) si distinse in azioni presso Sommacampagna... Nel 1849 fu al comando della 2º Batteria a cavallo delle Voloire durante la Battaglia di Novara, in cui, difendendo i cannoni dall'assalto nemico, venne ferito gravemente perdendo la mano sinistra. Venne per questo decorato con la medaglia d’argento. Fu nominato in seguito Ufficiale d'ordinanza onorario di re Carlo Alberto di Savoia, e Ufficiale d'ordinanza effettivo di re Vittorio Emanuele II.
Continuò la carriera militare e fu capitano nel 1853, maggiore nel 1860, colonnello nel 1862. Durante la terza guerra di indipendenza, nella battaglia di Custoza, era capo di stato maggiore del 3º Corpo d'armata del generale Enrico Morozzo Della Rocca. Dopo la campagna militare, nel 1866, fu promosso generale e comandò per un breve periodo la Brigata “Granatieri di Sardegna”. L'anno successivo fu nominato comandante della nuova Scuola superiore di Guerra e nello stesso 1867 ebbe l'incarico di prefetto di Ravenna dove sostituì il generale Excoffier che era stato assassinato. Nel 1870 divenne ministro d'Italia a Vienna e nel 1871 gli fu affidato l'incarico di ambasciatore dal Governo Lanza, il cui ministro degli Esteri era Emilio Visconti Venosta.
Oltre alla madre, anche la moglie di Robilant, sposata da lui subito dopo la nomina a generale, era straniera, di antica famiglia austriaca e sudtirolese: i Clary-Aldringen. Robilant era inoltre imparentato con il conte e generale russo Nikolaj Pavlovič Ignat'evNikolaj Pavlovič Ignat'ev (1832-1908), generale, diplomatico, ambasciatore a Costantinopoli dal 1864, panslavista, fu l'artefice principale della Pace di Santo Stefano. la cui moglie era sua cuginaChabod, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, Bari, 1962, p. 626..
Ambasciatore a Vienna (1871-1885) Fin da principio del suo incarico nella capitale austriaca, Robilant ebbe modo di dimostrare la fermezza della sua indole anche su problematiche apparentemente di secondo piano. Nell'agosto 1871, ad esempio, il ministro degli Esteri austriaco Friedrich Ferdinand von Beust, nell'intento di dare voce al malcontento di papa Pio IX, protestò presso l'ambasciatore italiano Robilant per il suono delle trombe dei soldati italiani che a Roma squillavano troppo vicino alle mura vaticane. Robilant, che già faceva attività di prevenzione su azioni a favore dello Stato Pontificio, la considerò «un'importuna ingerenza negli affari interni che nessuno Stato indipendente può ammettere; una grande nazione [come l'Italia] meno poi degli altri Stati»Giordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, pp. 152, 157..
La Bosnia per il Trentino
Robilant tuttavia vedeva nell'amicizia con l'Austria diversi vantaggi, fra cui l'unico modo per congiungere alla nazione i territori a maggioranza italiana ancora sotto il dominio asburgico (del Sud Tirolo). In un rapporto a Visconti Venosta del 4 luglio 1874, dove si accennava alla probabilità che Vienna si annettesse territori ottomani nei Balcani, scrisse: «Gli ottimisti sperano [...] l'annessione della Bosnia ed Erzegovina [all'Austria]. Io confesso che dal canto mio desidererei per molte ragioni vedere ciò effettuarsi: e principalmente perché si presenterebbe [...] la sola occasione di ottenere alla nostra volta l'annessione all'Italia di quelle terre la cui popolazione è della nostra famiglia»Albertini, Le origini della guerra del 1914, Milano, 1942, Vol. I, p. 25..
Ripeté il concetto l'anno dopo («un'occasione forse unica di migliorare la nostra frontiera in Val d'Adige e sull'Isonzo»), questa volta auspicando anche un'alleanza con la Germania, sia per proteggere il Paese da un attacco della Francia, sia per ottenere un appoggio che procurasse all'Italia il compenso del Trentino nel caso delle previste annessioni dell'Austria nei BalcaniAlbertini, Le origini della guerra del 1914, Milano, 1942, Vol. I, p. 26..
Ben presto, però, il clima fra Italia e Austria si riscaldò, soprattutto dopo l'avvento a Roma del governo di sinistra di Agostino Depretis, nel marzo 1876. In quel periodo Robilant si scontrò spesso con la durezza del ministro degli Esteri austriaco Andrássy che rifiutava di valutare compensi all'Italia nell'eventualità in cui l'Austria si fosse ingrandita nei Balcani. Con il Congresso di Berlino del 1878, infatti, l'Austria ottenne l'amministrazione della Bosnia e l'Italia nulla. Il ministro degli Esteri italiano Luigi Corti fu costretto a dimettersi e Robilant lo difese, ben conoscendo le difficoltà a cui era andato incontro. Poco dopo (gennaio 1879), l'ambasciatore Robilant spronò ancora il governo a far uscire l'Italia dal pericoloso immobilismo e dall'isolamento in cui si trovavaGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, pp. 185, 200-201, 206..
L'Austria e l'irredentismo Difensore dell'Austria, nel 1878 Robilant era convinto che, con la dissoluzione dell'Impero asburgico, l'Italia si sarebbe trovata a contatto con il pangermanesimo e il panslavismo, la cui contiguità sarebbe stata ben più pericolosa dell'AustriaChabod, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, Bari, 1962, p. 474..
Molti italiani non erano però entusiasti dell'amicizia con Vienna e fin dal 1880 Robilant ebbe numerosi colloqui con il nuovo ministro degli Esteri austriaco Heinrich Haymerle, dai quali apprese della crescente irritazione del governo austriaco riguardo all'irredentismo italiano. Circostanza grave se si considera che dall'anno prima, con la duplice alleanza, l'Austria poteva contare sull'appoggio della GermaniaGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, p. 210..
I negoziati per la triplice alleanza
Con la conquista della Tunisia da parte della Francia, sostenitrice del Papato, la bilancia delle relazioni internazionali dell'Italia oscillò inevitabilmente verso la Germania e l'Austria. Il ministro degli Esteri italiano Pasquale Stanislao Mancini, infatti, assegnò a Robilant il difficile compito di avvicinare il ministro degli Esteri austriaco Gustav Kálnoky.
Il primo incontro fra i due avvenne il 18 gennaio 1882 e fu caratterizzato dalla massima cautela da entrambe le parti. Fu un relativo insuccesso, al quale Robilant rispose con un rapporto a Mancini il 29 gennaio. Nel memorandum l'ambasciatore italiano sottolineava la diversità della politica interna italiana rispetto a quella di Austria e Germania e affermava che se si voleva ottenere un avvicinamento agli Imperi dell'Europa centrale, bisognava «rallentare la nostra marcia verso gli ideali». Solo così, pur con tutte le difficoltà di un simile passo, si poteva evitare l'isolamento. Ma Mancini non era disposto a pagare un prezzo così altoGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, pp. 226-227..
Il secondo colloquio con Kálnoky, Robilant lo ottenne il 19 febbraio 1882. In questa occasione si parlò di alleanza e il ministro austriaco si dimostrò aperto ad una proposta personale dell'ambasciatore per un «patto sussidiario da aggiungersi a quello che formerebbe la principale base del trattato». Tale patto sussidiario avrebbe riguardato scelte comuni da attivarsi in determinate questioni europeeGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, pp. 228-229..
La situazione internazionale, intanto, sembrava favorire l'Italia poiché l'Austria era alle prese con insurrezioni nei suoi possedimenti dei Balcani, il che incentivava sempre il panslavismo di cui poteva approfittare la Russia. Mancini, il 17 marzo 1882, inviò quindi a Robilant le istruzioni per il suo terzo colloquio con Kálnoky: spingere Austria e Germania ad impegnarsi a difendere l'Italia in caso di aggressione della Francia; e promessa di neutralità dell'Italia nei confronti dell'Austria in caso di una guerra fra questa e la Russia. Per esporgli queste proposte, Robilant si incontrò con Kálnoky il 22 marzo e lo trovò, con sorpresa, sostanzialmente d'accordo. L'ambasciatore convinse l'interlocutore del fatto che in uno scontro fra Italia e Francia, comunque la Germania e quindi l'Austria si sarebbero trovate coinvolte nel conflitto, per cui tanto valeva accettare da parte loro la proposta di appoggio all'Italia. Così come quest'ultima avrebbe appoggiato loro in caso di attacco della Francia, o della Francia alleata ad un'altra potenza (la Russia). In tutti gli altri casi (il cui più verosimile era: attacco della sola Russia all'Austria), l'Italia prometteva la sua benevola neutralitàGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, pp. 231-233..
La firma della triplice alleanza
Nell'aprile del 1882 si verificò tuttavia uno stallo nei negoziati, quando Kálnoky dopo aver presentato una sua bozza del trattato rifiutò di accogliere alcune modifiche di Mancini. Quest'ultimo infatti non voleva assicurare la "benevola neutralità" dell'Italia a Vienna in caso di attacco preventivo dell'Austria alla Russia. Entrambi i ministri degli Esteri rimanevano sulle loro posizioniGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, pp. 236-238..