La prima guerra giudaica fu combattuta tra l'Impero romano ed ebrei ribelli. Iniziò con una ribellione degli ebrei nel 66, che riuscirono a infliggere una pesante sconfitta ai romani e proseguì fino al 70, anno in cui le legioni di Tito entrarono a Gerusalemme dopo un lungo assedio, che si concluse con la distruzione del Secondo Tempio. L'ultimo episodio collegato alla guerra fu l'assedio di Masada, una piazzaforte ebraica che cadde in mani romane solo nel 73.
Contesto storico I rapporti tra romani ed ebrei iniziarono a incrinarsi nel 40: in quell'anno, secondo Filone di Alessandria, l'imperatore Caligola avrebbe tentato di far collocare una statua con le sue fattezze nel tempio di Gerusalemme, sostenendo di essere un dio e pretendendo di essere venerato; chi si fosse opposto sarebbe stato mandato a morte.Filone di Alessandria, De legatione ad Gaium, XXX, 203 All'ordine imperiale si sarebbero opposti i giudei, comunicando al legato di Siria che Caligola avrebbe dovuto annientare l'intero popolo - in quanto la legge e i costumi vietavano di porre nel Tempio immagini di divinità.
Seguì la morte di Caligola nel 41; successive opere, come il Quarto libro dei Maccabei, parlavano di resistenza civile e non armata all'oppressione. Dopo il 44, secondo Giuseppe Flavio, furono altre le cause: il malgoverno dei prefetti romani, come Lucceio Albino e Gessio Floro,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 14 e la crescente avversione all'aristocrazia laica e sacerdotale sempre più corrotte. Tali condizioni avrebbero accresciuto la certezza di essere nel periodo di tribolazione premessianica (si veda Libro di Daniele in special modo) con il manifestarsi di numerosi profeti ritenuti mendaci.
Casus belli: la rivolta (66) Nel 66, il procurator Augusti della Giudea romana, Gessio Floro, pretese che fossero prelevati diciassette talenti dal Tempio e, trovando una forte opposizione da parte degli ebrei, mandò avanti i propri soldati, che provocarono la morte di persone.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 14 In seguito Floro, con il pretesto di avere una dimostrazione di fedeltà da parte dei Giudei, ordinò che accogliessero due coorti dell'esercito romano che si stavano dirigendo a Gerusalemme da Cesarea. Le coorti avevano l'ordine di attaccare la folla qualora questa avesse insultato Floro, cosa che avvenne, provocando un altro intervento contro la popolazione; le coorti, facendo uso della forza per raggiungere la fortezza Antonia, il forte di Gerusalemme a ridosso del Tempio, vennero assalite dalla popolazione, perciò Floro, sedata l'agitazione, disse che sarebbe partito da Gerusalemme per andare a Cesarea, lasciando un presidio all'Antonia.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 15
Floro, alla presenza del governatore di Siria Gaio Cestio Gallo, dichiarò che erano stati i Giudei ad iniziare i disordini. Dopo la visita a Gerusalemme degli ispettori di Cestio, che diede ragione ai Giudei, la situazione sembrò distendersi, ma le frange ebraiche più radicali diedero inizio alla guerra occupando Masada, sterminandone la guarnigione romana, mentre Eleazaro ben Simone, sacerdote del Tempio, proibì di eseguire i consueti sacrifici in favore dei Romani e occupò il Tempio. Floro inviò duemila cavalieri a domare la rivolta, che si era estesa per tutta la città alta. I rivoltosi, guidati da un certo Menahem, incendiarono gli edifici romani, mentre il sommo sacerdote del Tempio, Anania, venne assassinato fuori città. Menahem venne ucciso a sua volta quando fu raggiunto dagli uomini di Eleazaro, e i pochi seguaci scampati fuggirono a Masada.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 17
A Cesarea Floro fece uccidere tutti i Giudei della città, circa diecimila, fatto che fece estendere la ribellione a tutta la Giudea settentrionale, dove Giudei e Siri si massacrarono a vicenda senza pietà. Ad Alessandria scoppiarono altri tumulti, ma Tiberio Alessandro, governatore della città, li sedò violentemente. Infine Cestio intervenne di persona con la XII legione; partendo da Tolemaide saccheggiò diverse zone della Giudea e, quando giunse a Seffori, affrontò un gruppo di rivoltosi, sconfiggendolo. Di qui si diresse verso Gerusalemme, dove si stava svolgendo la festa delle capanne;Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 18 i rivoltosi vinsero il primo scontro, ma vennero sconfitti nel secondo, così Cestio poté conquistare alcuni quartieri di Gerusalemme. A causa dell'indugio di Cestio, molti Giudei giunsero dalle regioni circostanti in soccorso dei rivoltosi e lo obbligarono a ritirarsi frettolosamente; pochi giorni dopo l'esercito di Cestio fu quasi completamente distrutto tra Bethoron e Antipatride, e Cestio si salvò con difficoltà.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 19
I rivoltosi diedero poi ad Eleazaro la guida della rivolta, che organizzò la difesa e la gestione delle diverse regioni, affidate ai suoi uomini più fedeli.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 20 In questo periodo emerge la figura di Giovanni di Giscala, capo di una nuova fazione di rivoltosi, che complotta contro Giuseppe ben Mattia (poi divenuto Giuseppe Flavio) per sottrargli il controllo della Galilea, affidatogli da Eleazaro.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, II, 21.
Forze in campo Romani All'inizio della campagna militare (nel 67), Vespasiano poteva contare già su un esercito imponente: 3 intere legioni di armati ciascuna (la legio V Macedonica, il cui legatus legionis era Sesto Vettuleno Ceriale; la X Fretensis, il cui legatus legionis era Marco Ulpio Traiano; e la XV Apollinaris, il cui legatus era il figlio Tito), per un totale di armati; 23 coorti, di cui 10 erano milliarie, le restanti quingenarie equitatae (600 fanti + 120 cavalieri), per un totale di quasi armati;13 coorti quingenarie (di 600 fanti e 120 cavalieri ciascuna) + 10 coorti milliarie (di fanti ciascuna) = + fanti e cavalieri = (a ranghi completi). 6 alae di cavalleria, pari a armati circa; un cospicuo numero di truppe alleate ( armati), raccolte tra i re "clienti", Antioco IV di Commagene, Erode Agrippa II e Gaio Giulio Soaemo, che fornirono ciascuno fanti e cavalieri, mentre l'arabo Malco II dei Nabatei inviò cavalieri e fanti.
Il totale era quindi di ben armati schierati da Vespasiano.
Campagne inizio del 66
Nel 66, quando Nerone venne informato della sconfitta subita in Giudea dal suo legatus Augusti pro praetore di Siria, Gaio Cestio Gallo, colto da grande angoscia e timore,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.1. trovò che il solo Vespasiano sarebbe stato all'altezza del compito, e quindi capace di condurre una guerra tanto importante in modo vittorioso.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.2.
E così Vespasiano fu incaricato della conduzione della guerra in Giudea,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXIII, 22.1a. che minacciava di espandersi a tutto l'Oriente. Vespasiano, che si trovava in Grecia, al seguito di Nerone, inviò il figlio Tito ad Alessandria d'Egitto, per rilevare la legio XV Apollinaris, mentre egli stesso attraversava l'Ellesponto, raggiungendo la Siria via terra, dove concentrò le forze romane e numerosi contingenti ausiliari di re clienti (tra cui quelli di Erode Agrippa II).Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.3.
Ad Antiochia di Siria,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 2.4. Vespasiano, concentrava e rafforzava l'esercito siriaco (legio X Fretensis), aggiungendo due legioniSvetonio, Vita di Vespasiano, 4. (la legio V Macedonica e la legio XV Apollinaris, giunta dall'Egitto), otto ali di cavalleria e dieci coorti ausiliarie, mentre attendeva l'arrivo del figlio Tito, nominato suo vice (legatus); Nel frattempo i Giudei assediarono disastrosamente Ascalona, ancora fedele ai Romani, i quali cominciarono la campagna occupando Seffori.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 2
Anno 67
Vespasiano mosse da Antiochia alla volta di Tolemaide (inverno, inizi del 67). Gli vennero incontro gli abitanti di Zippori, la città più grande della Galilea, che si erano dimostrati fedeli anche a Cestio Gallo e che ricevettero, per questo motivo, nuovi armati romani a loro protezione (mille cavalieri e seimila fantiGiuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 4.1.), sotto il comando del tribunus militum Giulio Placido. La città era infatti considerata di fondamentale importanza strategica, atta a vigilare l'intera regione.
Giulio Placido, dopo aver preso posizione, divise le sue truppe: i fanti vennero inviati nella città, mentre i cavalieri rimasero nell'accampamento, lì vicino. Dispose, quindi, di condurre continue incursioni nel territorio circostante nemico, al fine di non permettere loro di organizzarsi, infliggendo loro gravi perdite umane, oltre a devastare tutti i territori limitrofi alle città dove i Galilei si erano rifugiati. Giuseppe, a capo delle truppe ribelli galilee, avrebbe voluto riprendere la città di Zippori, ma lui stesso in passato l'aveva fortificata, rendendola inespugnabile anche per i Romani. La sua incursione provocò, invece, solo un inasprimento della guerra nella regione, poiché i Romani intensificarono i loro attacchi e continuarono, sia di notte sia di giorno, a devastare e saccheggiare le loro pianure, uccidendo tutti gli uomini validi alle armi e trascinando in schiavitù i più deboli.
Frattanto Tito, figlio di Vespasiano, si congiunse col padre a Tolemaide, proveniente da Alessandria e portando con sé la legio XV Apollinaris (inverno, inizi del 67),Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 4.2. oltre a diversi contingenti forniti da altri re locali. L'esercito romano risultava composto da tre legioni e diciotto coorti ausiliarie, a cui si aggiunsero altre cinque coorti ed unala di cavalleria (provenienti da Cesarea marittima), oltre a cinque ali di cavalleria dalla Siria. A tutto ciò si aggiungevano armati dei re "clienti", Antioco IV di Commagene, Erode Agrippa II, Gaio Giulio Soaemo e Malco II re dei Nabatei. Si trattava di un esercito imponente di armati.
Vespasiano, insieme con Tito, si trattenne a Tolemaide per qualche tempo per completare la preparazione dell'esercito, mentre Placido continuava con le sue scorrerie per tutta Galilea, mettendo a morte la maggior parte dei prigionieri. Vedendo poi che quelli capaci di combattere riuscivano sempre a rifugiarsi nelle città fortificate da Giuseppe, Placido decise di marciare contro quella meglio difesa, Iotapata, ritenendo di poterla occupare, ottenendo così fama e gloria per sé di fronte ai suoi comandanti, oltre ad indurre le altre città ad arrendersi, una volta caduta la più forte.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 6.1. Ma i suoi calcoli si rivelarono errati. Gli iotapateni, infatti, informati del suo arrivo, preferirono attenderlo davanti alle mura della città e, appena i Romani giunsero in prossimità, si scagliarono con veemenza sfruttando l'elemento sorpresa. E poiché gli iotapateni risultavano più numerosi, oltre ad essere determinati a proteggere la loro città in pericolo, le loro mogli ed i loro figli, riuscirono a sconfiggerli rapidamente, tanto che Placido, visto che era troppo debole per assaltare la città, preferì ritirarsi.
Fu così che Vespasiano decise di invadere la Galilea personalmente, facendo uscire le sue truppe in bell'ordine da Tolemaide.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 6.2. Giunto ai confini della Galilea si accampò, tenendo a freno i suoi soldati, desiderosi di combattere, ma mettendo in bella mostra le sue forze per spaventare i nemici, con la speranza che volessero cambiare idea, rinunciando alla guerra.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 6.3. Giuseppe, che era accampato non molto distante da Seffori (a Garis), vedendo che il terrore che incutevano i Romani nei suoi aveva generato molte defezioni, con i pochi rimasti si rifugiò a Tiberiade.