Una teoria del complotto o della cospirazione (talvolta nella forma aggettivale: teoria complottista o cospirativa) è una teoria o spiegazione di un evento o una situazione, spesso alimentata da motivazioni politiche, che ne attribuisce cause e responsabilità a una cospirazione ordita da gruppi elitari e potenti (spesso detti «poteri forti»).

La spiegazione così offerta opera apoditticamente perché viene sostenuta - pur essendovi altre spiegazioni, già fornite, che sarebbero più plausibili - ricorrendo ad una metodologia estremamente «semplicistica» nel descrivere situazioni complesse.«In generale, le teorie del complotto sono accattivanti perché offrono risposte semplicistiche e dirette a questioni complesse», cit. da «I complotti sono costruzioni e artifizi che propongono soluzioni spesso assurde, oltreché semplicistiche, il cui fine è il dare una risposta certa e sicura su questioni complesse», cit. da «Le teorie del complotto si diffondono molto rapidamente in quanto forniscono spiegazioni semplici a eventi complessi», cit. da [https://www.torrossa.com/it/resources/an/5525017 Ricerche di Psicologia], Franco Angeli, 2022. Le teorie del complotto sono infatti restie alle critiche e al principio di falsificabilità; al contrario trovano forza nella logica circolare: sia le prove che confutano il complotto che l'assenza di prove a favore della sua esistenza sono reinterpretate dai complottisti come indiscutibili dimostrazioni della sua verità, per cui la cospirazione diventa una questione di fede piuttosto che qualcosa che può essere provato o confutato.

La ricerca suggerisce che l'ideologia complottista – la fede nelle teorie del complotto – può essere psicologicamente dannosa o patologica e che è correlata a scarso pensiero analitico, basso quoziente d'intelligenza, proiezione psicologica, paranoia e machiavellismo. Gli psicologi attribuiscono il trovare teorie del complotto lì dove non ce ne sono a un fenomeno mentale chiamato «apofenia».

Storicamente, le teorie del complotto sono state strettamente legate alla diffusione di pregiudizio, propaganda, caccia alle streghe, guerre e genocidi.

Le teorie del complotto, un tempo limitate a un pubblico più marginale e ristretto, sono diventate un luogo comune nei media di massa, emergendo come un fenomeno culturale tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo. Sono diffuse in tutto il mondo e sono spesso credute comunemente, alcune dalla maggioranza della popolazione. Differenze semantiche

Una «teoria del complotto» non è la stessa cosa di una cospirazione; essa però spesso presuppone la cospirazione, perché spiega l'ostilità con cui viene accolta, non con le sue intrinseche debolezze argomentative, bensì con una cospirazione ipotizzata con caratteristiche specifiche. In altri termini la carenza del consensus tradizionale (talvolta detto «mainstream») - tra quelle persone, come scienziati o storici, che sono qualificate per valutare l'accuratezza di una tesi - viene spiegata come derivante da una decisione assunta consapevolmente, da un gruppo di potere: non la fragilità o l'autoassertività della teoria complottista, ma una decisione segreta e interessata di qualcuno ne produrrebbe la connotazione negativa, diffondendo la convinzione che il credere a tali teorie sia una pratica basata sul mero pregiudizio e su prove insufficienti.

Le stesse misure, assunte spesso da think tank, volte a confutare la plausibilità delle teorie del complotto, rischiano talvolta di essere fatte oggetto di accusa di cospirazione: eppure i provvedimenti di contrasto delle teorie del complotto sono assunti pubblicamente, da organismi pubbliciRadicalization awareness network, Teorie del complotto ed estremismo di destra - Approfondimenti e raccomandazioni per la P/CVE, Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, 2021. o privatiAndrea Ferrero, Perché le teorie del complotto sono così diffuse e che cosa si può fare per contrastarle?, CICAP, 26-04-2019. competenti ed individuabili, e sono volti alla preservazione della società aperta ed al miglioramento delle capacità di pensiero analitico del pubblico in generale.

Storia

L'espressione "teoria del complotto" venne utilizzata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1964, in relazione all'assassinio di John Fitzgerald Kennedy. In particolare l'espressione venne usata per descrivere collettivamente le varie voci critiche nei confronti delle conclusioni della Commissione Warren (la commissione ufficiale incaricata di indagare sull'assassinio) pubblicate in quell'anno. Sebbene inizialmente non avesse una connotazione particolare, il termine ha assunto nel tempo una valenza sostanzialmente dispregiativa, sottintendendo implicitamente che il contenuto di tali voci critiche sia di per sé poco credibile.

Il sintagma si attaglia a definire vari fenomeni già avvenuti nella storia, soprattutto agli inizi del XX secolo nella nuova società di massa: richiami in tal senso si colgono nelle dittature (vedasi la Germania nazista e l'Unione Sovietica), ma non solo.

Il movimento mondialista fu preso in considerazione negli ambienti esoterici, soprattutto da parte di Rudolf Steiner che denunciava apertamente l'operato di confraternite occulte, di matrice anglo-americana, tendenti a imporre una sorta di imperialismo economico planetario ma il cui vero scopo era il predominio culturale e spirituale sull'umanità. Sostenendo quanto fosse urgente prendere coscienza che delle potenze malefiche stessero realmente cercando di ostacolare il cammino evolutivo delle persone, Steiner descrisse più volte il modo in cui queste logge facessero ricorso anche a rituali esoterici per attuare le loro strategie geo-politiche, pilotando ad esempio lo scoppio della prima guerra mondiale, o l'avvio dell'esperimento socialista in Russia.

A partire dagli anni '90 del XX secolo, grazie all'attività di alcuni giornalisti come David Icke, ma soprattutto dall'inizio del XXI secolo, il fenomeno ha avuto un grande sviluppo e risonanza grazie ai mezzi di comunicazione di massa a causa degli eventi eccezionali legati agli attentati dell'11 settembre 2001 e lo sviluppo della teoria del complotto del nuovo ordine mondiale. Una descrizione degli obiettivi e dell'azione delle confraternite occulte è stata offerta inoltre dallo scrittore russo Sergej Olegovič Prokof'ev.

Le teorie del complotto furono spesso usate come giustificazione da parte di terroristi, alcuni quali Timothy McVeigh e Anders Breivik, nonché da governi e Stati come la Turchia. L'infiltrazione delle ipotesi alternative sull'AIDS, promosse dai complottisti, nelle istituzioni in Sudafrica ha causato circa morti per la malattia, QAnon e il complottismo riguardo ai risultati delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020 hanno portato all'assalto al Campidoglio del 2021, mentre la convinzione nelle teorie del complotto riguardo agli alimenti geneticamente modificati ha portato il governo dello Zambia a rifiutare gli aiuti alimentari durante una carestia, in un momento in cui 3 milioni di persone nel Paese soffrivano la fame.

Nell'età contemporanea le teorie del complotto si sono dimostrate un ostacolo significativo al miglioramento della salute pubblica, incoraggiando, tra le altre, l'opposizione alla vaccinazione e alla fluorizzazione dell'acqua, e sono state collegate a epidemie di malattie prevenibili con i vaccini. Altri effetti delle teorie del complotto includono la riduzione della fiducia nelle prove scientifiche, la radicalizzazione e il rafforzamento ideologico di gruppi estremisti e conseguenze negative per l'economia.

Caratteristiche Di solito queste teorie attribuiscono la causa di un evento all'azione di cospiratori, che spesso offrirebbero una ricostruzione artefatta degli avvenimenti, e chiamerebbero in causa le istituzioni preposte, talvolta anche accusandole di essere presunte colpevoli di occultamento della verità e di insabbiamento delle eventuali indagini. Questo tipo di ricostruzione tende spesso a essere critica nei confronti del senso comune e/o della verità circa gli avvenimenti comunemente accettati dall'opinione pubblica.

La proliferazione e diffusione di teorie del complotto venne agevolata anche dalla convinzione, sviluppatasi in seno alla pubblica opinione, che la cultura di massa non esaurisca la sua funzione nell'intrattenimento, ma sia in grado di veicolare "profonde verità che un mondo dominato da ‘poteri forti' impegnati a nascondere la Verità (con la V maiuscola) permetterebbe di esprimere soltanto in questa forma". Talvolta anche l'industria dell'intrattenimento avrebbe trattato tali temi (basti pensare a telefilm, cinema, letteratura di genere) che si presterebbero a un pubblico molto ampio proprio per la loro facile e immediata fruibilità come prodotti di disimpegnato intrattenimento.

Tali teorie, che sovvertono spesso il senso comune o la verità comunemente accettata, talvolta potrebbero essere considerate come un processo di mitopoiesi, che comporta la creazione di vere e proprie "mitologie religiose". Alcuni studi empirici indicherebbero che la credulità verso i complotti sia aiutata da un approccio epistemologico relativista che blocca lo sviluppo di un pensiero critico personale, per superare il quale è necessario imparare gli elementi costitutivi del metodo scientifico. Secondo questi studi è stato dimostrato che questo relativismo, per il quale ogni forma di conoscenza è un’opinione alla pari di altre, è in gran parte diffuso tra persone che possiedono un’istruzione superiore non seguita da una specializzazione.

Complottismo

Solitamente il termine "complottismo" viene usato per designare in modo negativo il punto di vista di chi crede alle più svariate teorie alternative in modo ritenuto acritico e fideistico e senza sentire ragioni di sorta, per sottolineare l'aspetto maniacale e paranoico di tale attitudine. Il termine è entrato nell'uso comuneValle Roberto, Dall'arte della congiura alla riproducibilità tecnica del complotto: le derive del machiavellismo immaginario e la cospirazione transpolitica, Rivista di politica: trimestrale di studi, analisi e commenti: 1, 2012 (Soveria Mannelli: Rubbettino, 2012). e si riferisce alle teorie che combinano elementi "illogici" con la mancanza di prove, descrivendo con tale locuzione un punto di vista del mondo che interpreti praticamente tutti i più importanti eventi e le tendenze della storia come il risultato di cospirazioni segrete.

Il termine "complottista" può essere usato per indicare una persona che crede nelle cospirazioni; gli psicologi fanno notare che una persona che crede a una teoria del complotto può credere con la stessa facilità anche ad altre teorie del complotto ed è proprio questo che accade di norma. Questa correlazione, secondo psicologi che si occupano del fenomeno, deriva dal fatto che il credere in una teoria del complotto non è il risultato di una risposta mentale a un singolo evento, ma il riflesso, piuttosto, di una particolare visione del mondo onnicomprensiva. Per altro verso, l'idea di complotto colpisce l'immaginazione collettiva, rende apparentemente chiaro - fornendo una spiegazione, seppur illusoria e non comprovata - ciò che sembra a prima vista incomprensibile, suscita sentimenti contro un nemico comune; è stata quindi usata a più riprese dal potere in carica come strumento di costruzione del consenso, ma per converso anche dai partiti anti-establishment per raccogliere supporto politicoRevealed: populists far more likely to believe in conspiracy theories, Guardian, 1º maggio 2019.. Il complottismo non è una sindrome delirante in senso stretto, ma una forma più attenuata di quello stesso processo psichico che, se amplificato, darebbe luogo ad una patologia conclamata. Il grado di espressione più fievole rende il complottismo più accettabile e condivisibile, favorendone la diffusione.