La corrente dei farisei costituisce il gruppo politico-religioso giudaico più significativo nella Giudea del periodo che intercorre all'incirca tra la rivolta dei Maccabei contro il regno seleucide (II secolo a.C.) e la prima guerra giudaica (70 d.C.). Essi, in vari momenti, si identificavano come un partito politico, un movimento sociale ed una scuola di pensiero; insieme ad esseni, sadducei e zeloti, i farisei erano il partito o filosofia di maggior importanza durante il periodo del Secondo Tempio.

I conflitti tra farisei e sadducei hanno avuto luogo nel contesto di conflitti sociali e religiosi tra ebrei molto più ampi e di lunga data, risalenti alla cattività babilonese e aggravati dalla conquista romana. Un conflitto era di ceto, tra ricchi e poveri, poiché i sadducei includevano principalmente le famiglie sacerdotali e aristocratiche."The Essenes", su Jewish Virtual Library. Un altro conflitto era culturale, tra chi favoriva l'ellenizzazione e coloro che la osteggiavano. Un terzo era giuridico-religioso, tra chi enfatizzava l'importanza del Secondo Tempio con i suoi riti e servizi cultuali, e coloro che sottolineavano l'importanza di altre Leggi mosaiche. Un quarto punto di conflitto, specificamente religioso, coinvolgeva diverse interpretazioni della Tōrāh e come applicarle alla vita ebraica, con i sadducei che riconoscevano solo la Torah scritta e respingevano le dottrine della Torah orale e della risurrezione dei morti.Per una sintesi, si veda "Fariseo" su Treccani.it

Le testimonianze più note sui farisei sono costituite dal Nuovo Testamento e dalle opere dello storico Flavio Giuseppe (37 – ca. 100 d.C.), egli stesso dichiaratosi fariseo.Antichità giudaiche, 18:11-15 Poiché, tuttavia, l'ebraismo rabbinico o moderno (cfr. infra) è essenzialmente derivato dal farisaismo, anch'esso ci attesta molti aspetti della dottrina e del pensiero di tale corrente spirituale. Giuseppe stimava la popolazione totale dei farisei prima della distruzione del Secondo tempio a circa 6 000 ("exakischilioi").Antichità giudaiche, 17:42 Affermava inoltre che i farisei ricevevano il supporto del popolino, in contrasto apparentemente con la più elitaria corrente dei sadducei:

I farisei si attribuivano autorità mosaica nelle loro interpretazioniBer. 48b; Shab. 14b; Yoma 80a; Yeb. 16a; Nazir 53a; Ḥul. 137b; et al. delle Leggi ebraiche (Halakhah), mentre i sadducei rappresentavano l'autorità dei privilegi sacerdotali e delle prerogative stabilite sin dai tempi di Salomone, quando Zadok, loro avo, officiava come Sommo Sacerdote. Il termine "popolo" usato da Flavio Giuseppe indica chiaramente che la maggioranza degli ebrei erano "semplicemente popolo ebraico", separandoli e rendendoli indipendenti dai principali gruppi liturgici (da lui descritti nel Libro XVIII supra). Il Nuovo Testamento inoltre fa spesso riferimento alla gente comune, al popolo, indicando che l'identità ebraica era indipendente e più forte di questi gruppi. Nella sua Lettera ai Filippesi, Paolo di Tarso asserisce che dei cambiamenti si erano verificati nelle sette liturgiche della diaspora, identificandosi tuttavia ancora come "giudeo" o "ebreo",

Ma la posizione di Paolo di Tarso e il giudaismo è ancora in discussione.Rinaldo Fabris, Paolo di Tarso, Vol. 2, Paoline, 2008, pp. 29-31. Anche Nicodemo fu fariseo, oltreché "dottore della legge".

Al di fuori della storia ebraica e relative documentazioni, i farisei sono citati nel Nuovo Testamento in conflitto con Giovanni Battista, e con Gesù. Esistono inoltre numerosi riferimenti nel Nuovo Testamento a Paolo di Tarso come fariseo.Per l'apostolo Paolo come fariseo, cfr. , anche , Tuttavia, la relazione tra primo cristianesimo ed i farisei non è stata sempre ostile: per esempio Gamaliele viene spesso citato quale leader farisaico favorevole ai cristiani. Le tradizioni cristiane sono state comunque causa di diffusa consapevolezza dei farisei.Rinaldo Fabris, Paolo di Tarso, cit., Cap. I passim.

Etimologia Il termine fariseo deriva dal latino pharisæus, -i; dall'ebraico פָּרוּשׁ, pārûsh (al plurale פְּרוּשִׁים, pĕrûshîm), cioè "separato (etimologia controversa tra gli studiosi), distinto", participio passivo (qal)Nella grammatica ebraica, il qal è il paradigma semplice del verbo. Il verbo ebraico classico si coniuga secondo la persona e il numero in due tempi finiti, il perfetto e l'imperfetto. Entrambi possono poi essere modificati per mezzo di prefissi e suffissi in modo da creare altre "azioni" del verbo. Ciò non è esattamente parallelo a tutte le categorie di voce grammaticale o di modo nelle lingue indoeuropee, ma può produrre risultati simili. Il qal è una data forma del paradigma verbale finito che non viene così modificato. del verbo פָּרָשׁ pārāsh,Ernest Klein, A Comprehensive Etymological Dictionary of the Hebrew Language for Readers of English, University of Haifa, 1987. dall'aramaico פרישייא pĕrīshayyā Lessico Strong nr. 6567 per via del greco φαρισαῖος, - pharisaios.Lessico Strong nr. 5330

Fonti La prima menzione storica dei farisei proviene dallo storico ebreo-romano Flavio Giuseppe in una descrizione delle "quattro scuole di pensiero", o "quattro sette," in cui divise gli ebrei nel I secolo d.C. (Le altre scuole erano gli esseni, che erano generalmente apolitici e che potrebbero essere emersi come una setta di sacerdoti dissidenti che avevano rifiutato come illegittimi i sommi sacerdoti nominati sia dai seleucidi che dagli Asmonei; i sadducei, principali antagonisti dei farisei; la "quarta filosofia" di Giuda il Galileo, forse associata ai gruppi rivoluzionari antiromani come i Sicarii e gli zeloti).Antichità giudaiche, 18:9-25. Altre sette emersero in questo periodo, come i primi cristiani a Gerusalemme ed i terapeuti in Egitto.Enrico Mazza, La celebrazione eucaristica: Genesi del rito e sviluppo dell'interpretazione, San Paolo, 1996, pp. 55-62, 176-184.

Il Secondo libro dei Maccabei, un libro deuterocanonico della Bibbia cristiana, si centra sulla rivolta ebraica contro il re seleucide Antioco IV Epifane e si conclude con la sconfitta del suo generale, Nicanore, nel 161 a.C. da parte di Giuda Maccabeo, l'eroe dell'opera. Fu scritto probabilmente da un fariseo o qualcuno favorevole ai farisei, in quanto comprende diverse innovazioni teologiche: la preghiera per i morti propiziatoria, il giorno del giudizio, l'intercessione dei santi ed i meriti dei martiri.

Yehudah HaNasi redasse la Mishnah, un'autorevole codifica della legge farisaica, verso il 200 d.C. Gran parte delle autorità citate nella Mishnah visse dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C.; ciò segna quindi l'inizio della transizione dall'ebraismo farisaico a quello rabbinico (cioè la normativa moderna).

Storia di Israele (600 – 160 a.C.)

La deportazione e l'esilio babilonesi di un imprecisato numero di ebrei dell'antico Regno di Giuda da parte di Nabucodonosor II, iniziato con l'assedio di Gerusalemme del 597 a.C.The Oxford History of the Biblical World, cur. da Michael D Coogan, Oxford University Press, 1999, p. 350. e continuato dopo la caduta di Gerusalemme (587 a.C.) e distruzione del Tempio nel 587, provocò cambiamenti drammatici nella cultura e religione ebraiche. Durante l'esilio durato 70 anni a Babilonia, le case d'assemblea ebraiche (note in ebraico come Beth Knesset o in greco sinagoga) e le case di preghiera (ebr. Beth Tefilah; gr. προσευχαί, proseuchai) furono i luoghi d'incontro principali per svolgere preghiere e liturgie, e la casa di studio (Beth Midrash) era la controparte della sinagoga.

Nel 539 a.C. i persiani conquistarono Babilonia e nel 537 Ciro il Grande permise agli ebrei di tornare in Giudea e ricostruire il Tempio. Non consentì tuttavia il ripristino della monarchia giudea, fatto che rese i sacerdoti della Giudea l'autorità dominante. Senza il potere vincolante della monarchia, l'autorità del Tempio nella vita civile fu amplificato. Fu in questo periodo che il partito dei sadducei emerse come il partito dei sacerdoti e delle élite consociate. Tuttavia, il Secondo Tempio, che fu completato nel 515 a.C., era stato costruito sotto gli auspici di una potenza straniera e c'erano persistenti questioni di legittimità. Ciò forniva le condizioni per lo sviluppo di varie sette o "scuole di pensiero", ognuno delle quali si avocava l'autorità esclusiva di rappresentare il "giudaismo" e che evitava in genere i rapporti sociali, soprattutto i matrimoni, con membri di altre sette. Nello stesso periodo, il consiglio dei saggi noto come Sinedrio aveva codificato la Bibbia ebraica (Tanakh), stabilendone un canone dal quale, dopo il ritorno da Babilonia, veniva pubblicamente letta la Tōrāh nei giorni di mercato.Jacob Neusner, Torah From our Sages: Pirke Avot Behrman House, 1996.

Il Tempio non era più l'unica istituzione di vita religiosa ebraica. Dopo la costruzione del Secondo Tempio durante il tempo di Esdra lo Scriba, le case di studio e di culto rimasero importanti istituzioni secondarie della vita ebraica. Al di fuori della Giudea, la sinagoga era spesso chiamata casa di preghiera. Sebbene la maggior parte degli ebrei non potesse frequentare regolarmente il servizio del Tempio, si poteva però incontrare nella sinagoga per le preghiere di mattina, pomeriggio e sera. Nei lunedì, giovedì e Shabbat, una porzione settimanale di Torah veniva letta pubblicamente nelle sinagoghe, seguendo la tradizione di letture pubbliche della Torah istituita da Esdra.Si veda Sebbene i sacerdoti controllassero i rituali del Tempio, gli scribi ed i saggi, successivamente chiamati rabbini (ebr. "mio maestro"), dominavano lo studio della Torah. Questi saggi mantenevano una tradizione orale che credevano si fosse originata sul Monte Sinai insieme alla Torah di Mosè. I farisei avevano le loro origini da questo nuovo gruppo di autorità.Cecil Roth, A History of the Jews: From Earliest Times Through the Six Day War, 1970, ss.vv.

Il periodo ellenistico della storia ebraica iniziò quando Alessandro Magno ebbe conquistato la Persia nel 332 a.C. La spaccatura tra sacerdoti e saggi si sviluppò durante questo tempo, quando gli ebrei si confrontarono con nuove lotte politiche e culturali. Dopo la morte di Alessandro nel 323, la Giudea fu governata dai Tolomei egiziano-ellenici fino al 198 a.C., quando il regno seleucide siriano-ellenico, con Antioco III, ne assunse il controllo. Successivamente, nel 167 a.C., il re seleucide Antioco IV invase la Giudea, entrò nel Tempio e saccheggiò denaro e oggetti cerimoniali. Impose quindi un programma di ellenizzazione forzata, richiedendo agli ebrei di abbandonare le proprie leggi e costumi, e precipitando così la rivolta dei Maccabei. Gerusalemme fu liberata nel 165 a.C. e il Tempio restaurato. Nel 141 un'assemblea di sacerdoti e altri proclamò Simone Maccabeo sommo sacerdote e capo del popolo, in effetti stabilendo la dinastia degli Asmonei.

La formazione dei farisei

Dopo aver sconfitto le forze seleucidi, il nipote di Giuda Maccabeo, Giovanni Ircano istituì una nuova monarchia nella forma della dinastia sacerdotale degli Asmonei, nel 152 a.C. - stabilendo così i sacerdoti come autorità sia politica che religiosa. Sebbene gli Asmonei fossero considerati eroi per aver resistito ai Seleucidi, il loro regno mancava della legittimità conferita dalla discendenza della dinastia davidica del Primo Tempio.