Le lingue romanze orientali, chiamate anche lingue romanze balcaniche, sono quelle lingue neolatine che sono parlate (o erano parlate) nella penisola balcanica.
Geograficamente, il confine nord della penisola balcanica è difficile da delimitare, ma generalmente viene segnato dalla linea Fiume - Odessa, per cui questo gruppo di lingue riguarda i seguenti Stati: Slovenia orientale (in un'area piuttosto limitata), Croazia, Ungheria, Romania, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Albania, Macedonia del Nord, Bulgaria, Grecia e, in tempi relativamente recenti, anche la Turchia europea, dove nel 1922 si trasferirono circa 2000 meglenorumeni musulmani, attualmente assimilati dai turchi di Tracia.
Storia Dopo la caduta dell'Impero romano d'occidente, le comunità di lingua latina subirono un notevole ridimensionamento a causa delle devastazioni provocate dalle varie invasioni barbariche dei secoli V, VI e VII (Unni, Goti, Avari, Slavi, ecc.). Nei Balcani a sud della linea Jireček, dove si parlava prevalentemente il greco, le poche comunità latine sparirono assimilate nell'Impero bizantino o sopravvissero a stento sulle montagne, dedicandosi alla pastorizia (Aromuni).
Con la nascita delle lingue neolatine nel Medioevo, iniziò la differenziazione tra i gruppi neolatini nei Balcani. Il latino volgare della maggioranza delle popolazioni latinizzate si andò differenziando dal latino classico, fino a sostituirlo, già da prima dei tempi di Carlo Magno.
La lingua pannonica scomparve presto (nel decimo secolo rimaneva solo intorno al lago Balaton, nell'attuale Ungheria), mentre si affermò la lingua romena nell'area dei Carpazi, che si differenziò gradualmente dal gruppo italiano dell'Adriatico.
Dopo il mille si originò un gruppo di lingua arumena nei Balcani meridionali. Nei Balcani adriatici si sviluppò la lingua dalmata sulla costa e la lingua morlacca nell'entroterra, che si estinsero nel settecento ed ottocento, assimilate dalla lingua veneta prima di Napoleone e dalla lingua italiana negli ultimi due secoli.
Attualmente il gruppo arumeno, non avendo una propria identità nazionale per varie ragioni politico-storiche, è considerato dall'UNESCO a rischio estinzione.
Descrizione Classificazione Le lingue neolatine esistenti nei Balcani sono: Gruppo italiano , in Istria Lingua dalmatica, in Dalmazia (estinta) Lingua pannonica, in Pannonia (estinta) Gruppo romeno Lingua romena, in Romania Dialetto moldavo (classificato anche come lingua moldava), in Moldavia e Ucraina Dialetto vlaso, in Serbia e Bulgaria Lingua istrorumena, in Istria Lingua arumena (o macedorumena), in Albania, Grecia, Macedonia del Nord, Bulgaria Lingua meglenorumena, in Grecia e Macedonia del Nord
Caratteristiche linguistiche Anche se vi furono molte influenze dalle lingue pre-romane e dalle lingue degli invasori medievali barbari (principalmente tedeschi e slavi), la fonologia, la morfologia, il lessico e la sintassi di tutte le lingue romanze balcaniche sono predominantemente evolute dalla lingua latina.
Come risultato esse hanno caratteristiche linguistiche peculiari che le differenziano da altre lingue indo-europee ed anche neolatine. Ad esempio vi è l'uso del plurale cambiando le vocali finali (amico = amici) invece di aggiungere la "s" del latino accusativo plurale, come nello spagnolo (amigo = amigos).
Tutte hanno perso l'uso delle declinazioni del latino classico, per cui hanno la struttura SVO (soggetto-verbo-complemento oggetto) ed utilizzano molto le preposizioni. Inoltre vi sono solo i generi grammaticali maschile e femminile, senza il neutro del latino. Unicamente il Romeno conserva l'uso del dativo/genitivo del latino classico, ed è l'unica lingua romanza (insieme all'arumeno) dove si pospone l'articolo (om = uomo diventa om-ul = l'uomo).
Tutte le lingue romanze balcaniche hanno introdotto nuovi tempi (passato prossimo) e modi verbali (condizionale), ed inoltre usano esclusivamente l'alfabeto latino.
Arumeno Italiano RomenoTuti iatsâli umineshtsâ s-fac liberiTutti gli esseri umani nascono liberiToate ființele umane se nasc libereshi egali la nâmuzea shi-ndrepturlied eguali in dignità e dirittiși egale în demnitate și în drepturi
Gruppo italiano Lingua italiana
La lingua italiana, pur essendo una lingua romanza occidentale, viene parlata da circa persone nella provincia di Trieste, nella Croazia (Istria e Dalmazia) e circa nella Slovenia intorno a Capodistria. L'associazione "Unione Istriani" calcola che in Istria e nell'area del Quarnero altre persone parlino l'italiano come bilingui. La diffusione dell'italiano nel litorale adriatico della penisola balcanica si è notevolmente ridotto dopo la seconda guerra mondiale, principalmente a causa dell'esodo istriano di profughi dalla dittatura di Tito.
La lingua italiana era parlata da un limitato numero di persone su tutto il litorale austriaco e dalmata nell'Ottocento e solo nel 1918, dopo l'annessione al Regno d'Italia, divenne lingua ufficiale nella Venezia Giulia (che comprendeva anche l'Istria, Fiume, Zara e le isole dalmate del Quarnero). Dal 1941 al 1943 il suo uso ufficiale (con l'occupazione italiana della Iugoslavia costiera) fu esteso al governatorato della Dalmazia (cioè anche a Spalato, Sebenico e Cattaro). Dal 1947 l'italiano è lingua ufficiale solo nella provincia di Trieste, nei 4 comuni dell'Istria slovena e in 20 comuni dell'Istria croata. In Croazia (specialmente in Istria e a Fiume) si registra una ripresa nell'uso e studio dell'italiano nell'ultimo decennio, secondo l'associazione "Dante Alighieri", in relazione anche all'entrata della Croazia nella Comunità Europea.
Lingua istriota
La lingua istriota è parlata da poche migliaia di persone, quasi tutti anziani, nella parte meridionale dell'Istria in Croazia. Il territorio dove veniva usata era più esteso nell'Ottocento e comprendeva tutta la costa e l'immediato entroterra dell'Istria meridionale, il cosiddetto Agro polese intorno a Pola dal Canal di Leme al fiume Arsa, di cui rappresentava il dialetto autoctono. Il linguista Antonio Ive scrisse che nel 1888 l'istrioto era parlato da quasi tutti i abitanti di Rovigno, e che probabilmente era originario dalla mescolanza del latino dei legionari di Augusto con l'illirico degli "Histri".
L'UNESCO considera l'istrioto una lingua a "serio rischio d'estinzione" nel suo "Red Book of seriously endangered languages".
Allo stato attuale, l'idioma non risulta essere ancora debitamente tutelato e valorizzato dagli enti e dalle istituzioni croate, non essendovi alcun riconoscimento ufficiale di lingua autoctona minoritaria, per cui è opinione pressoché generale degli studiosi che esso sia destinato ad estinguersi in via definitiva nei prossimi decenni.
Lingua veneta
La lingua veneta si è espansa nell'adriatico istriano e dalmata fin da prima dell'anno Mille con la Repubblica di Venezia. Viene chiamata veneto da mar, in riferimento al suo uso in terre oltre il mare del Veneto. La lingua veneta fu una specie di lingua franca usata in tutto il Mediterraneo e nei Balcani adriatici fino a Napoleone.
Il veneto possiede strutture morfo-sintattiche proprie. Fra le quali citiamo per esempio il pronome clitico obbligatorio davanti ai verbi nella seconda persona singolare e nella terza sing/plur: «Giorgio el vien» (Giorgio viene), «ti te parli/parla» o «ti ti/tu parla» (tu parli).
Si distinguono tre parlate, delle quali due – il veneto dalmata ed il veneto ionico – vengono anche chiamate "veneto da mar": il veneto giuliano (o istriano), il veneto dalmata il veneto ionico.
Veneto giuliano (istriano)
Secondo l'associazione "Unione Istriani", oltre la metà degli Italiani nella provincia di Trieste e in Istria parla il veneto giuliano, molto simile a quello usato a Venezia. Inoltre circa sloveno-croati sono bilingui e conoscono questo dialetto assieme alla lingua italiana. Nell'ultimo secolo, il veneto giuliano registra una forte regressione rispetto alla lingua italiana, specialmente tra i giovani di Trieste.
Veneto dalmata
Lo parlano ancora alcune centinaia di anziani a Fiume, Zara, Spalato, Sebenico e in alcune isole dalmate (Cherso, Lussino, ecc.), per cui è a serio rischio di estinzione. A Cattaro, in Montenegro, esiste una piccola comunità italiana, denominata ufficialmente "Comunità Nazionale Italiana del Montenegro", che in base all'ultimo censimento dovrebbe contare circa 500 persone. Dal punto di vista linguistico il "veneto da mar" di Cattaro sta tuttavia regredendo a favore dell'italiano standard. Dall'autunno del 2004 è presente a Cattaro la Società Dante Alighieri, e si registra un forte incremento nello studio della lingua italiana (insieme ad un certo interesse nel veneto dalmata).
Veneto ionico
Nessuno parla più il veneto ionico, ma ancora negli anni sessanta del XX secolo si avevano alcuni vecchi (specialmente a Corfù) che erano bilingui greco-veneti.
Il Greco moderno contiene diversi venetismi e fino all'ultimo conflitto mondiale si parlava ancora il veneto in alcune isole greche. A Corfù ancora oggi gli ebrei corfioti parlano un dialetto pugliese misto a veneto, chiamato "Italkian".
Lingua dalmata
La lingua dalmata è una lingua romanza estinta, un tempo parlata lungo le coste della Dalmazia. Si distinguevano due dialetti principali: il settentrionale o dell'isola di Veglia; il meridionale o raguseo (simile a quello di Zara). Un terzo dialetto, il fiumano, secondo il linguista Carlo Tagliavini era molto simile al veneto giuliano della vicina Istria.
Le popolazioni neolatine della Dalmazia, grazie ai contatti marittimi coll'Italia, sopravvissero l'assimilazione degli invasori barbari slavi e svilupparono la lingua romanza dalmata. Secondo lo storico De Castro, oltre 50 000 persone parlavano il dalmata nell'XI secolo.
Nella città di Zara, il dalmata fu sostituito dalla lingua veneta prima del Rinascimento. Lentamente, tutta la Dalmazia entrò nell'orbita di Venezia e conseguentemente il dialetto veneto dalmata finì per assimilare la lingua dalmata, ma nelle isole del Quarnero il dalmata si mantenne fino ai tempi di Napoleone. L'ultimo nativo del dialetto settentrionale (Antonio Udaina) morì a Veglia nel 1898, ma prima di morire fu intervistato dal glottologo Matteo Bartoli che nel 1906 pubblicò due volumi in tedesco sul dalmata, intitolati Das Dalmatische. Questi volumi sono considerati la prima opera scientifica sulla scomparsa di una lingua nel mondo.
Gruppo romeno Lingua romena La lingua romena (detta anche rumena) è una lingua romanza balcanica che viene parlata da oltre 23,5 milioni di persone principalmente in Romania e Moldavia.
Fra tutte le lingue romanze, il rumeno ha la peculiarità di presentare un'evoluzione senza molta influenza dalla letteratura europea: questo spiega il fatto che questa lingua possieda una quantità importante di vocaboli e di forme latine che nelle altre lingue romanze non esistono più. Inoltre il rumenoche conserva fra i tratti latini la flessione dei nomiha la particolarità di avere l'uso dell'articolo determinativo dopo il nome.
La maggior parte del lessico romeno (oltre 60%) è di origine latina, con molte influenze dallo slavo specialmente nella fonetica. Vi sono alcune influenze anche dal francese, turco, ungherese, italiano, e specialmente negli ultimi decennidall'inglese. Poiché circa il 55% delle parole inglesi vengono dal latino, si può affermare che la presenza nel romeno di parole d'origine latina è cresciuta attualmente a circa il novanta percento del totale. Per esempio, la parola inglese management ha una radice latina, poiché viene dall'italiano rinascimentale maneggiamento (dove l'italiano mano viene dal latino manus).
Dopo la conquista della Dacia fatta da Traiano, la regione si popolò con molti coloni provenienti dalla penisola italiana che diffusero l'uso del latino. Si stima comunque che circa 300 parole della scomparsa lingua dacia siano entrate nel lessico romeno (ed in quello albanese), come mal ‘costa’, brânză ‘formaggio’, o brad ‘abete’.