Il De otio religioso (o religiosorum) è un trattato scritto in prosa latina di Francesco Petrarca che tratta del riposo religioso e della sua natura contemplativa.

Simile al De vita solitaria, il De otio esalta la solitudine e in particolare quella legata alle regole degli ordini religiosi (otium = tranquillità di spirito otium e negotium su Rai International ), definita come la migliore condizione di vita possibile e svolge "il tema ascetico del superamento dei beni mondani, sentito però piuttosto come nostalgia irrealizzabile di purezza e di quiete che non come ferma conquista" Carlo Salinari, Storia della letteratura italiana, Laterza, Bari, 1991.

L'opera venne incominciata durante il periodo della quaresima del 1347 in Valchiusa contemporaneamente al De vita solitaria e in seguito ripresa e ampliata fino al 1357 circa. Essa è divisa in due libri introdotti da una lettera ai monaci della Certosa di Montrieux, presso i quali il poeta era stato nel 1347 per far visita al fratello Gherardo, ed è strutturata sull'esempio delle Artes praedicandi in voga dal XII secolo.

Nel primo libro vengono presentati i tre pericoli principali che si oppongono all'ozio religioso, "mundi laquei, carnis illecebre, demonum doli", mentre nel secondo sono presi in esame i "legami mondani", come la ricchezza, il piacere e la fama. Segue quindi un lungo elenco delle glorie terrene ormai scomparse per passare alle "lusinghe carnali" che sono le più difficili da superare. Viene poi esaltata la forza della grazia divina e l'insufficienza della virtù per concludere con un ragionamento di carattere autobiografico sulla qualità delle Sacre Scritture.

Note

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