Nel 1861 ottenne e firmò una controversa legge sull'emancipazione della servitù della gleba che determinò l'indipendenza della stragrande maggioranza dei contadini russi. Nel 1862 riformò l'amministrazione fiscale aumentandone l'efficienza. Nel 1863, dopo una serie di decisioni prima liberali poi repressive, riformò l'università migliorandone le finanze e l'autonomia dei docenti. Nel 1864 completò la conquista del Caucaso iniziata dai suoi predecessori nel 1817 e riformò l'esercito di modo da ottenere riserve più numerose ed efficienti. Nello stesso anno riformò l'amministrazione locale creando le assemblee elettive degli zemstvo, e promulgò la riforma dell'ordine giudiziario. Malgrado le sue riforme, l'autocrazia zarista perdurò durante tutto il suo regno.
In politica estera riuscì ad annullare le pesanti clausole imposte alla Russia dopo la guerra di Crimea e attuò in Asia una politica di espansione che portò l'Impero russo alla sua massima estensione territoriale. Cercò di coltivare l'amicizia della Prussia, del cui sovrano era nipote, e si trovò in contrasto con la Gran Bretagna sia per l'espansione russa in Asia, sia per l'attacco russo all'Impero ottomano del 1877.
Nel 1863 e nel 1864 represse con la forza i moti nazionalisti in Polonia e in alcune province nord-occidentali della Russia. Morì a causa di un attentato nel 1881.
La famiglia e la gioventù
Alessandro nacque nel 1818 dal futuro zar Nicola I di Russia e da Aleksandra Fёdorovna, figlia del re di Prussia Federico Guglielmo III e sorella, oltre che del futuro re di Prussia Federico Guglielmo IV, anche del futuro imperatore tedesco Guglielmo I.
Fu educato sotto la supervisione del poeta romantico di tendenze liberali Vasilij Andreevič Žukovskij e tra il 1835 e il 1837 seguì le lezioni di diritto del riformista Michail Speranskij. Dopo aver viaggiato a lungo in Russia (fu il primo Romanov a visitare la Siberia) nel 1838 e nel 1839, compì un lungo tour in Europa..
Per lo stesso motivo dei suoi predecessori, e cioè allo scopo di trovare una compagna, in occasione di questo viaggio Alessandro visitò le corti tedesche. In una di queste rimase affascinato da Maria d'Assia, ufficialmente figlia del granduca d'Assia Luigi II, ma molto probabilmente figlia naturale del barone Augusto di Senarclens de Grancy. La circostanza della dubbia paternità fu subito fatta presente dall'ambasciatore russo a Darmstadt al futuro zar, il quale la ignoròAlessandro, secondo le memorie di Bülow, ribatté all'ambasciatore Pavel Petrovič Ubri: «Figura la principessa Maria nell'almanacco genealogico di Gotha?» e alla risposta affermativa esclamò: «E allora di cosa vi immischiate?»..
Il matrimonio tra Alessandro e Maria d'Assia, che si celebrò il 16 aprile 1841Le date sono espresse secondo il calendario gregoriano, quello in uso in Occidente. L'Impero russo nell'Ottocento utilizzava il calendario giuliano, le cui date erano 12 giorni indietro rispetto a quelle usate in Occidente., portò alla nascita di sei figli dal 1842 al 1853 e di altri due dopo l'ascesa al trono di Alessandro. Lo zar ebbe anche altri quattro figli, nati dal 1872 al 1878, da una relazione con la nobildonna Ekaterina Michajlovna Dolgorukova che, alla morte di Maria d'Assia nel 1880, Alessandro sposò in matrimonio morganatico.
La relazione extraconiugale di Alessandro era risaputa negli ambienti di corte e risaliva probabilmente al 1865 circa, dopo che lo zar aveva incontrato per la prima volta la giovanissima Ekaterina Dolgorukova all'Istituto Smol'nyj per Nobili Fanciulle. Costei non aveva particolari doti intellettuali, ma proprio la sua semplicità, a giudizio del pubblico, aveva prima ammaliato e poi avvinto durevolmente Alessandro..
I primi incarichi Il padre Nicola I fece entrare il giovane Alessandro nel Consiglio di Stato e nel comitato dei ministri, per poi nominarlo, nel 1842, a capo del comitato incaricato della supervisione della costruzione della ferrovia Mosca-San Pietroburgo. Nel 1846 Alessandro partecipò a un comitato segreto sulla questione contadina e nel 1848 ne presiedette un altro. L'anno dopo subentrò allo zio, il granduca Michail Pavlovič, nella direzione delle scuole militari imperiali e nel 1855, per conto del padre malato, licenziò il comandante delle forze russe nella guerra di Crimea. Si trattava di Aleksandr Sergeevič Menšikov, esonerato da Alessandro, dopo l'ennesimo insuccesso militare, con una lettera del 27 febbraio. Il 2 marzo, a seguito di una polmonite, Nicola I morì, lasciando al figlio primogenito la gestione di una grave situazione internazionale che vedeva la Russia combattere da sola contro Francia, Gran Bretagna, Impero ottomano e, dal 4 marzo, anche contro il Regno di Sardegna..
L'ascesa al trono e la guerra di Crimea (1855-1856)
Alessandro divenne zar il 2 marzo 1855 e impiegò molti mesi a rendersi conto e ad accettare la situazione critica della Russia nella guerra di Crimea. Per tutta la durata del suo regno fu sempre coadiuvato nella politica estera da Aleksandr Michajlovič Gorčakov, che nel 1855 seguì come plenipotenziario le trattative di pace a Vienna e, dall'anno seguente, divenne ministro degli esteri per volontà di Alessandro.
L'8 settembre 1855 Francia e Gran Bretagna espugnarono la fortezza russa di Sebastopoli. Ciononostante lo zar non si perse d'animo, invitando il suo comandante Michail Dmitrievič Gorčakov, parente del diplomatico, a confidare nel valore dei suoi uomini e nell'aiuto di Dio. La Russia, in effetti, era in grosse difficoltà e quando l'Austria si schierò politicamente con gli alleati, la necessità di porre fine alla guerra divenne decisiva. Il 15 gennaio 1856 Alessandro presiedette un consiglio della corona in cui i dignitari sostennero che la Russia avrebbe comunque finito col perdere la guerra. Dopo pressanti lettere personali dello zio, il re di Prussia Federico Guglielmo IV., Alessandro chiese un armistizio e a marzo accettò la pace di Parigi..
L'emancipazione della servitù (1856-1861)
Dopo la sconfitta nella guerra di Crimea lo scontento parve generale. Burocrati, membri della corte, intellettuali, cittadini e contadini sembravano tutti premere per cambiamenti radicali nella struttura dell'Impero russo. Alessandro fu chiamato a rimodellare completamente lo Stato, abolire un ordine secolare fondato sulla servitù, instaurare la legalità, ridisegnare l'intera amministrazione, introdurre la libertà di stampa e rimettere in piedi una società repressa e umiliata..
L'11 aprile 1856 lo zar pronunciò un discorso ai rappresentanti della nobiltà moscovita che è considerato l'avvio del processo di emancipazione. Tranquillizzò dapprima la platea, smentendo le voci su una sua intenzione di abolire subito la servitù della gleba, e poi aggiunse:
Il "rescritto Nazimov"
Si capì ben presto che i soli proprietari terrieri disposti ad affrontare il cambiamento si trovavano per lo più nelle province di Kaunas, Vilnius (entrambe oggi in Lituania) e Hrodna (oggi in Bielorussia). Ciò fu confermato dai nobili intervenuti all'inizio di settembre del 1856 alle sfarzose cerimonie di incoronazione di Alessandro a Mosca. Di conseguenza, due mesi dopo, il 7 novembre, Alessandro impartì al governatore delle tre province, il generale Vladimir Ivanovič Nazimov (1802-1874), l'ordine di raccogliere sistematicamente le opinioni dei proprietari terrieri e nel gennaio del 1857 istituì un "comitato segreto sulla questione contadina" di cui faceva parte, unico liberale, il ministro dell'Interno Sergej Stepanovič Lanskoj (1787-1862)..
Ottenute le informazioni da Nazimov sulle tre province, lo zar, il 2 dicembre 1857, rispose con il cosiddetto "rescritto Nazimov", considerato il primo passo reale verso l'emancipazione dei contadini. La disposizione, in effetti, non parlava di “emancipazione”, ma solo di “miglioramento delle condizioni di vita”: i nobili rimanevano proprietari, ma potevano vendere la terra ai contadini per la parte attigua alle case di questi ultimi. Essa si applicava inoltre alle sole tre province di Nazimov. L'importanza della disposizione non dipese tuttavia dalle clausole, quanto dalla rapidità con cui fu fatta circolare e resa di pubblico dominio. Vennero, cioè, resi pubblici piani di grande portata prima che fossero perfezionati per adattarli a tutto l'Impero, evidenziando un elemento nuovo: Alessandro coinvolgeva la comunità intellettuale nell'elaborazione e nella stesura definitiva della legge..
La legge upright=1.2|thumb|left|La proclamazione della riforma sulla questione contadina in un villaggioDipinto di Boris Michajlovič Kustodiev.
All'inizio del 1858, poiché il comitato segreto sulla questione contadina non doveva più rimanere segreto, fu rinominato “comitato supremo” e i giornalisti furono autorizzati a discutere liberamente dell'emancipazione..
Nelle sei settimane trascorse in viaggio per l'Impero nell'estate del 1858, Alessandro venne a contatto con le più varie opinioni sull'argomento dell'emancipazione: dal riformismo della provincia di Tver' al conservatorismo di Nižnij Novgorod, dove gli si chiese di far pagare ai contadini anche la libertà dei loro corpi. Nello stesso periodo il tradizionalista Jakov Ivanovič Rostovcev (1804-1860), incaricato del comitato, inviò quattro lettere allo zar. Nell'ultima sosteneva che l'acquisizione di terreni da parte dei contadini poteva essere realizzata in modo durevole e con rapidità. Alessandro, colpito dalla svolta riformatrice di Rostovcev, diede il suo assenso e all'inizio del 1859 abolì il comitato supremo, creando delle "commissioni di revisione", guidate da Rostovcev, con il compito di preparare la stesura della legge..
Rostovcev, deceduto all'inizio del 1860, fu sostituito dal conservatore Viktor Nikitič Panin (1801-1874). Il lavoro della commissione terminò a ottobre e ulteriori modifiche alla bozza di Rostovcev vennero effettuate da vari organi dello Stato, fino al 3 marzo 1861, giorno in cui Alessandro appose la sua firma alla legge. Lo zar era consapevole del fatto che le norme lasciassero molto a desiderare e ne rinviò la pubblicazione fino al 17 marzo 1861..
La legge dichiarava che la terra rimaneva di proprietà dei nobili. Per riscattarsi, i contadini, oltre alla casa, dovevano acquistare il terreno a loro assegnato, ma solo se il proprietario decideva di venderlo, e i nobili ebbero tutto l'agio di gonfiare i prezzi, favoriti dal fatto che gli arbitri che sovrintendevano agli accordi erano anch'essi nobili. Alla fine la legge del 1861 si confermò nettamente favorevole alla nobiltà. Ciononostante, all'inizio del 1881 l'84,7% degli ex servi erano diventati proprietari delle terre loro assegnate..
Le conseguenze Le reazioni immediate all'emancipazione furono ostili, poiché da un lato i contadini rimasero delusi e dall'altro i nobili conservatori e lo stesso Alessandro si spaventarono dell'enormità del cambiamento. Nella primavera del 1861 lo zar effettuò un rimpasto di governo e licenziò il ministro dell'Interno Lanskoj; successivamente fece arrestare i nobili liberali di Tver', ma nell'autunno del 1862 a Nižnij Novgorod non esitò a difendere l'emancipazione di fronte a una platea di nobili che le erano apertamente ostili..
Le altre riforme (1856-1864) L'università