La battaglia di Jemappes fu uno degli scontri principali nelle prime fasi della guerra della Prima coalizione e vide protagonisti l'Armata del Nord, sotto il comando del generale Charles François Dumouriez, e l'esercito austriaco comandato dal duca di Teschen, Alberto di Sassonia-Teschen, e dal conte di Clerfayt. Lo scontro, avvenuto il 6 novembre 1792 a Jemappes, non lontano dalla città di Mons, terminò in una vittoria repubblicana, sancendo l'inizio della campagna delle Fiandre.
Dopo la dichiarazione di guerra ad Austria e Prussia, le forze repubblicane dell'Armata del Nord avevano tentato con scarso successo di entrare nei Paesi Bassi austriaci, perdendo in numerose occasioni. Il 6 novembre, sfruttando una forte superiorità numerica, i francesi riuscirono a scalzare le forze alleate dai loro trinceramenti e costringerli alla ritirata. I risultati della vittoria, ossia la penetrazione delle province austriache in Belgio, furono vanificati l'anno seguente dalla pesante sconfitta di Neerwinden.
Nonostante i numerosi attacchi scoordinati e le consistenti perdite dei rivoluzionari, la vittoria fu fondamentale per rafforzare lo spirito di unità nazionale e per aumentare l'esperienza dei soldati repubblicani, ancora grezzi e inesperti. Per l'importanza dello scontro, il nome JEMAPPES è inciso sull'Arco del Trionfo di Parigi.
Contesto storico
Il quadro politico francese era mutato molto rapidamente tra il 1789 e il 1791: la monarchia assoluta dei Borbone, che aveva regnato ininterrottamente per oltre un secolo in Francia, si ritrovò a fare delle concessioni sempre più ampie alla popolazione francese. Dopo la tentata fuga di Varennes, la situazione si complicò ulteriormente: la costituzione del 1791 limitò per la prima volta i poteri del Re di Francia e la dichiarazione di Pillnitz da parte delle altre potenze europee, in sostanza una vaga e vana minaccia, fu accolta alla pari di un'autentica dichiarazione di guerra da parte delle frange rivoluzionarie più estremiste.
Il 20 aprile 1792 Luigi XVI dichiarò guerra all'Austria e alla Prussia: i monarchici si auguravano una sconfitta, i rivoluzionari di esportare i loro valori nel resto dell'Europa.
Antefatti
L'Armata del Nord
Sebbene la notizia avesse suscitato l'entusiasmo di diversi gruppi di parlamentari francesi, la situazione dell'esercito era alquanto drammatica. La fuga della nobiltà francese aveva profondamente indebolito il corpo degli ufficiali, tradizionalmente scelti tra i membri delle famiglie più illustri dell'alta società francese, che adesso si era notevolmente ridotto. Oltre a ciò i pochi nobili rimasti erano visti con un certo sospetto dagli altri soldati, solitamente membri delle classi meno abbienti della società. In generale, le truppe repubblicane erano male armate e mal rifornite, inviate a combattere con un addestramento scadente o del tutto assente... Nonostante ciò, il governo francese aveva mobilitato l'esercito ed aveva inviato tre armate verso i confini della Francia: l'Armata del Reno sotto il comando del generale Nicolas Luckner, l'Armata del Centro agli ordini del generale François Christophe Kellermann ed infine l'Armata del Nord, inizialmente destinata al generale Rochambeau..
Le armate repubblicane erano state allestite nel dicembre 1791. Quella del Nord avrebbe dovuto avere il proprio quartier generale a Valenciennes e il suo comandante avrebbe dovuto essere il generale Rochambeau. Secondo il suo piano, all'inizio del conflitto l'Armata del Nord sarebbe dovuta rimanere sulla difensiva: i suoi soldati erano alle prime armi e carenti della disciplina necessaria. L'esperienza che avrebbero maturato difendendo la loro posizione sarebbe stata preziosa per formarli.. Il progetto cambiò radicalmente dopo l'arrivo di un nuovo ministro della guerra, il generale de Grave, che impose una linea molto più offensiva: le forze dell'Armata del Nord avrebbero dovuto avanzare verso Mons e Bruxelles. Nonostante la propria contrarietà, Rochambeau ubbidì e le sue aspettative furono confermate: i francesi furono respinti. Stanco delle interferenze di Parigi nella conduzione dell'esercito, Rochambeau si dimise e Luckner fu costretto a prendere il suo posto.. Sempre seguendo le direttive del ministero, Luckner avanzò in Belgio, riuscendo ad occupare Courtrai e Mons ma fu presto attaccato dal generale austriaco Beaulieu e costretto a ripiegare.
Mal sopportando l'incarico, Luckner trovò il modo per lasciare l'Armata del Nord. Dopo essersi recato a Parigi assieme a La Fayette, i due consigliarono al governo francese di chiedere la pace, di spostare le truppe verso l'Armata del Centro e del Reno, dove sospettavano sarebbe avvenuto l'attacco nemico, e suggerirono inoltre di cambiare i comandanti delle armate: la loro proposta consisteva nell'inviare Luckner sul Reno mentre La Fayette avrebbe preso il suo posto nell'Armata del Nord. Il piano fu stranamente approvato.. Comunque, anche l'esperienza di comando di La Fayette su piuttosto breve. Dopo aver assistito agli eventi del 10 agosto, le sue preoccupazioni riguardo alla Rivoluzione crebbero. Il 17 agosto, fu stato ordinato lui di cedere il comando al generale Dumouriez, pena l'accusa di tradimento. La Fayette colse l'occasione per abbandonare la Francia: prese un manipolo di cavalieri e attraversò il confine belga, dove fu catturato dagli austriaci.. Fu quindi Dumouriez a prendere le redini dell'armata rivoluzionaria.
Le prime vittorie e la nascita della Repubblica
Dumouriez, che aveva sfruttato la politica per ottenere il comando, non ebbe modo di intraprendere la desiderata campagna in Belgio: l'avanzata degli uomini di Brunswick costrinse il generale francese a muoversi rapidamente attraverso l'Argonne con parte della sua armata per congiungersi con le forze di Kellermann e affrontare insieme il nemico. I generali francesi intuirono che l'armata prussiana fosse diretta a Parigi e si mossero per intercettarla. Le due parti si fronteggiarono nei pressi di Valmy: la battaglia fu più che altro uno scontro di artiglieria ma fu la prima occasione in cui le armate rivoluzionarie riuscirono a mantenere disciplina e freddezza di fronte al nemico, fra l'altro ritiratosi per primo dal campo di battaglia. Dopo lo scontro, Dumouriez avrebbe potuto inseguire ed attaccare i soldati del duca di Brunswick ma, conoscendo la mancanza di disciplina delle proprie forze, preferì ricorrere a delle trattative con il re di Prussia. La diplomazia non portò a nulla ma il tempo divenne un prezioso alleato dei francesi: dopo l'iniziale vigore, l'esercito austro-prussiano fu colpito da fame e malattie e non ebbe la forza per proseguire la propria avanzata. Gli alleati iniziarono progressivamente a ritirarsi e il 24 ottobre 1792, un circa un mese dopo lo scontro di Valmy, l'esercito del duca di Brunswick attraversò la frontiera e abbandonò la Francia..
Contemporaneamente, vi furono degli sviluppi anche per il resto dell'Armata del Nord. Dopo la partenza di Dumouriez, il dipartimento del Nord era stato affidato ai generali Beurnonville, Duval e Lanoue. I tre avevano solo uomini e non erano abili comandanti. Approfittando della situazione, il governatore dei Paesi Bassi austriaci, il duca Alberto di Sassonia-Teschen, decise di provare a prendere una piazzaforte nella Francia settentrionale. Dopo essere entrato in territorio francese nei primi giorni di settembre, le sue forze si accamparono nei pressi di Lilla il 23 settembre. La città rifiutò di consegnarsi e fu sottoposta ad un assedio a partire dal 25 settembre. Lilla fu sottoposta a pesanti bombardamenti per due settimane ma non capitolò. La notizia della vittoria di Valmy e l'avvicinarsi delle forze di Dumouriez portarono il duca di Teschen ad abbandonare l'assedio e ritirarsi in Belgio con il proprio esercito...
Mentre tutto ciò accadeva, l'esperienza monarchica francese stava per giungere alla fine. La famiglia reale, che già si era progressivamente alienata dai favori popolari nel corso degli anni, assistette il 10 agosto all'assalto del Palazzo delle Tuileries, la residenza reale parigina, da parte dei sanculotti: i rivoluzionari riuscirono a piegare la resistenza della guardia reale e delle guardie svizzere, entrarono nella corte e costrinsero i reali francesi a cercare la protezione dell'Assemblea nazionale. Parte della colpa è da attribuire allo stesso duca di Brunswick che nel tentativo di salvaguardare i sovrani francesi aveva emesso un manifesto, promettendo ritorsioni in caso di ogni offesa recata alla famiglia di Luigi XVI. Invece di intimorire i francesi, il proclama ebbe l'effetto contrario, compattando la popolazione contro la famiglia reale e contro gli invasori.. Seguendo la naturale progressione degli eventi, il 21 settembre la Convenzione nazionale proclamò la dissoluzione della monarchia e la nascita della repubblica.La notizia della nascita della repubblica non fu accolta con gioia da Dumouriez, politicamente monarchico, ma il militare decise di servire la neonata repubblica al meglio delle sue possibilità. Dopo che l'armata austro-prussiana ebbe iniziato il proprio movimento retrogrado, il comandante si recò a Parigi, raggiunta l'11 ottobre, per conferire con il governo francese. Il giorno seguente di fronte alla Convenzione nazionale espose gli eventi di Valmy e successivamente visitò il club dei giacobini, alla ricerca di supporto politico per il proprio progetto di invasione del Belgio. Riuscì solo in minima parte nei suoi intenti. Abbandonò la città il 15 ottobre, dirigendosi verso il quartier generale della propria armata... Raggiunse Valenciennes il 24 ottobre e iniziò a preparare il proprio esercito, dividendolo in quattro corpi d'armata..
A partire dal 28 ottobre, le forze repubblicane si misero in marcia verso il Belgio, scontrandosi spesso con le avanguardie gli imperiali. Un primo confronto tra le due forze si ebbe il 3 novembre, quando un distaccamento di schermagliatori austriaci, abbarbicato sulla collinetta dove sorgeva il mulino di Boussu, non lontano dal villaggio di Thulin, fu attaccato e scacciato da alcuni reparti di profughi belgi. Questi si lanciarono imprudentemente all'inseguimento degli imperiali e furono attaccati e circondati dalla cavalleria nemica. Quattro compagnie belghe andarono perse e solo l'intervento del reggimento Chamborant salvò i soldati repubblicani dall'annientamento. Il giorno seguente, Dumouriez, intenzionato a cominciare la propria campagna con una vittoria, fece assaltare la posizione con il supporto di artiglieria e cavalleria.... Gli imperiali, dopo aver osservato per la prima volta la forza dei francesi, tentennarono e Dumouriez ne approfittò per occupare rapidamente altri due villaggi, quelli di Frameries, di Wasmes e di Pâturages. Il 5 novembre, inviando tre battaglioni di cacciatori, attaccò anche Quaregnon, senza riuscire a conquistare il villaggio. Il comandante repubblicano passò il resto della giornata a preparare la battaglia e a istruire le proprie truppe..
Forze in campo e piani di battaglia
Esercito francese
Considerando che lungo frontiere orientali, il Reno e diverse catene montuose costituivano delle barriere naturali, l'unica regione in cui era possibili avanzare con facilità erano i Paesi Bassi austriaci. Le armate francesi sarebbero rimaste sulla difensiva mentre i soldati di Dumouriez avrebbero invaso il Belgio.. Per favorire il successo dell'impresa, il comandante francese fu supportato ampiamente supportato e gli fu concesso un esercito di quasi uomini.. Il generale francese chiamava il suo esercito "l'Armata del Belgio".. Mentre avanzava verso le Fiandre, Dumouriez fece circolare un manifesto in cui proclamava l'intervento francese come un'operazione in difesa dell'indipendenza del Belgio, denunciando tra l'altro la condotta austriaca nell'assedio di Lille, nella speranza di attirare le simpatie locali..
Dumouriez aveva diviso le proprie forze in quattro corpi d'armata: