La guerra del Peloponneso, o seconda guerra del Peloponneso per distinguerla da un conflitto antecedente, durò all'incirca 27 anni, dal 431 a.C. al 404 a.C., e vide interessate le due maggiori potenze elleniche: Atene e Sparta.

Gli storici hanno diviso la guerra in tre fasi.

Nella prima, la fase Archidamica, Sparta effettuò continue incursioni contro l'Attica, mentre Atene utilizzava la propria potente flotta per colpire le coste del Peloponneso. Questo periodo di scontri si concluse nel 421 a.C. con la firma della pace di Nicia. Nonostante il re Archidamo II fosse morto nel 427 a.C., la fase prende comunque il suo nome per il mantenimento della strategia da esso adottata.

La pace durò poco, infatti risale al 415 a.C. la spedizione ateniese in Sicilia, evento disastroso per le forze della Lega delio-attica (costituita da Atene e da varie città-stato greche nel 478-477 a.C., durante la fase conclusiva delle guerre persiane), tanto da rinnovare il contrasto tra le due coalizioni greche che si contendevano l'egemonia.

Nel 413 a.C. ebbe inizio la fase Deceleica, caratterizzata dall'intenzione spartana di fomentare moti di ribellione tra le forze sottoposte ad Atene; questa strategia, unita agli aiuti economici provenienti dalla Persia e a diversi errori strategici da parte di Atene, portò nel 404 a.C. alla vittoria della Lega peloponnesiaca, dopo la battaglia navale di Egospotami.

La guerra del Peloponneso cambiò il volto della Grecia antica: Atene, che dalle guerre persiane aveva visto crescere enormemente il proprio potere, dovette sopportare alla fine dello scontro con Sparta un gravissimo crollo e riconoscere l'egemonia del Peloponneso. Tutta la Grecia interessata dalla guerra risentì fortemente del lungo periodo di devastazione, sia dal punto di vista della perdita di vite umane sia da quello economico e, proprio per questo motivo, il conflitto viene considerato come evento finale del secolo d'oro della civiltà ellenica.; Atene, in particolare, non avrebbe mai più recuperato la sua antica prosperità..

Fonte fondamentale per la ricostruzione storica rimane l'imponente opera di Tucidide, la Guerra del Peloponneso. Lo storico ateniese concluse però la trattazione della guerra con la battaglia di Cinossema (411 a. C.). Della fase finale dello scontro danno conto le Elleniche di Senofonte, il quale continuò l'esposizione del conflitto da dove Tucidide l'aveva interrotta.

Preludio

Dopo la fine della politica di Cimone e l'assassinio di Efialte, la guida politica passò nella mani di Pericle, il che permise ad Atene di effettuare in chiave anti-spartana un'alleanza con Argo e con la Tessaglia, così da poter disporre di un potente esercito e di una cavalleria formidabile, oltre che della flotta più potente dell'Egeo.. Fu siglata la pace di Callia con l'impero persiano e la protezione fornita a Megara scaturì nell'edificazione delle mura di collegamento fino al porto di Nisea e nell'insediamento di una guarnigione ateniese.

Atene, al riparo sul fronte orientale, dopo la non felice spedizione greca in Egitto, godeva del controllo dei passi che portavano dal Peloponneso in Attica e verso Argo. Se la situazione non disturbava direttamente Sparta, impegnata nella terza guerra messenica, era di notevole intralcio a una sua potente alleata, Corinto, che assieme ad Egina si trovò costretta a difendere i propri interessi commerciali.

Infatti l'aiuto garantito alla concorrente Megara e i continui disagi posti dalla presenza ateniese nei mari costrinsero le due città aiutate da Epidauro a ribellarsi, ma la flotta peloponnesiaca perdette ben 70 navi ed Egina fu messa sotto assedio nel 459 a.C. Così l'anno dopo Corinto inviò un contingente militare per assediare la città concorrente, ma il pronto intervento dello stratega ateniese Mironide, con il suo esercito di veterani ed efebi, fu fatale. Il prestigio di Atene era al massimo splendore, grazie alle alleanze e alle vittorie contro Corinto, l'assedio a Egina e il momentaneo successo della campagna in Egitto.. Fu in questo momento che vennero erette le Lunghe Mura difensive che collegavano Atene al Pireo e alla baia del Falero, formando una fortezza triangolare..

La fine dell'assedio al monte Itome, con il rilascio degli assediati, permise agli efori di cercare alleati in Beozia, contrastando il legame di Atene con i tessali.. L'intervento spartano permise a Tebe di riprendere il suo ruolo di leader militare nella regione, perso dopo le guerre persiane e la dissoluzione della lega beotica. L'occasione si ebbe con la richiesta di aiuto della Doride attaccata dai focesi; Nicomede, reggente di Plistoanatte (ancora fanciullo), vi trasferì spartani e opliti peloponnesiaci. Durante il trasferimento i nemici di Pericle gli chiesero di attaccare la città, quasi sguarnita, invece lo stratega riuscì a recuperare uomini, di cui argivi, unendoli alla cavalleria tessala.

Nel 457 a.C. si ebbero la prima battaglia di Tanagra. e la successiva battaglia di Enofita, il cui esito permise ad Atene di mantenere il controllo sulla Grecia centrale, l'Istmo, oltre l'alleanza con la Tessaglia e Argo, soggiogando poi la Focide e la Locride orientale. Poco dopo cadde anche Egina, la quale entrò a far parte della lega di Delo, con un tributo di 30 talenti annuali; inoltre l'Acaia nel 455 a.C. stipulò un'alleanza con Atene, specie dopo la sua incursione a Sicione e l'insediamento degli iloti ribelli a Naupatto.

Atene era alla sua massima espansione territoriale, ma ben presto le cose cambiarono: la sconfitta patita in Egitto pregiudicò la possibilità di approvvigionamento di grano a basso costo. La perdita di molte navi e di molti uomini incrinò il prestigio della città, la quale decise di trasferire il tesoro di Delo all'interno delle proprie mura. Pericle usò successivamente queste ricchezze per abbellire la città; Farsalo, in Tessaglia, non fu restituita al partito filo-ateniese; la spedizione guidata da Pericle fu sconfitta a Sicione, mentre era intenta ad acquisire basi logistiche in Acarnania, presso la foce dell'Achelao; il ritorno dall'esilio di Cimone permise nel 451 a.C., di stipulare una tregua quinquennale tra le due leghe, ma Atene dovette rinunciare all'alleanza con Argo.

L'anno seguente Cimone è al comando di una flotta alla volta di Cipro dove, nonostante la sua morte, gli Ateniesi liberarono dall'assedio persiano l'isola. La sconfitta persiana diede la possibilità di raggiungere a breve una tregua tra le due potenze detta pace di Callia, permettendo ad Atene di concentrarsi sul fronte interno; nel 448 a.C. gli Spartani intervennero a Delfi, di cui si erano impadroniti i Focesi, nella seconda guerra sacra; l'anno seguente una rivolta di oligarchi in Beozia appoggiati da Tebe scalzò i regimi democratici alleati di Atene. Il comandante Tolmide con il suo esercito liberò Cheronea e Orcomeno, ma accerchiato a Coronea dovette abbandonare la Beozia. Ad Atene rimaneva come alleata la sola Tessaglia, per giunta del tutto inaffidabile; nel 446 a.C., la rivolta si spostò in Eubea e a Megara, così il re spartano Plistonatte occupò l'Attica, ma forse corrotto da Pericle, non attaccò e fu destituito, mentre Atene, soggiogata la rivolta, stipulò un trattato trentennale con Sparta..

L'impero ateniese, pur avendo compiuto immani sforzi, non ebbe in cambio il controllo di Egina e Naupatto. e ciò rappresentò il fallimento della politica estera di Pericle. La pace trentennale non spostò certamente gli equilibri in Grecia, dove Atene continuava a pretendere il tributo (phoros), dagli aderenti alla lega, utilizzandolo per abbellire la città e potenziarne le difese. Inoltre la sua sfera di influenza raggiunse la Calcidica con la fondazione della colonia di Anfipoli alla foce del fiume Strimone, a cui si aggiunse l'alleanza con i Traci Odrisi, che assicurò lo sfruttamento delle miniere della regione e il commercio col Bosforo Cimmerio di frumento e pesce. Tuttavia, il controllo di Atene sulle altre città e territori restava ancora precario, come dimostra l'episodio della Guerra di Samo...

Determinante fu però l'interessamento ateniese ai traffici marittimi con le colonie della Magna Grecia, che minava gli interessi di Corinto. L'Acarnania, regione strategica che era di supporto per i traffici con l'Italia, divenne il principale obiettivo della politica ateniese.

Scoppio delle ostilità Nell'estate del 432 a.C. su richiesta di Corinto si radunò a Sparta l'assemblea federale della Lega del Peloponneso, per discutere sui provvedimenti da prendere nei confronti di Atene, che era entrata in aperto conflitto con due città facenti parte della lega, Corinto e Megara. Tre erano i motivi di conflitto con Corinto: Atene aveva fornito appoggio a Corcira (odierna Corfù), che era colonia di Corinto, nel conflitto che la opponeva alla sua colonia Epidamno (odierna Durazzo). In essa un colpo di Stato democratico aveva cacciato dalla città gli aristocratici, i quali, dopo essere stati esiliati, fecero ritorno e massacrarono quelli che erano rimasti in città. I democratici di Epidamno si rivolsero così a Corcira, loro madrepatria, perché mettesse pace tra loro e gli esiliati e facesse cessare le violenze. I Corciresi però rifiutarono di prestare aiuto e così gli Epidamni si rivolsero a Corinto, città fondatrice della loro colonia, perché li aiutasse. I Corinzi accettarono di prestar loro aiuto cosa che provocò l'ira dei Corciresi: dopo un ultimatum, cinsero la città d'assedio. Scoppiò la guerra tra le due città e lo scontro sul mare vide vittoriosi i Corciresi, cosa che alimentò ira e risentimento nei Corinzi, i quali, nell'anno successivo allo scontro, si prepararono al meglio al successivo conflitto. Sapendo dei preparativi dei nemici e temendo un ulteriore scontro, i Corciresi, che non erano alleati né con Atene, né con Sparta, decisero di rivolgersi ad Atene per avere aiuto. Saputo di questa mossa, i Corinzi si recarono ad Atene per evitare quest'alleanza. Corinto accusava ora Atene di essersi intromessa in questioni che non la riguardavano, trattandosi di rapporti tra la città dell'istmo e le sue colonie.. Atene aveva inoltre imposto a Potidea, città della Calcidica membro della lega delio-attica, ma colonia di Corinto, di non accogliere più gli epidemiurghi, i magistrati che annualmente Corinto inviava nella città calcidica a scopo di controllo e supervisione, e di abbattere le mura che congiungevano la città al mare. Al rifiuto di essa di sottostare alle richieste ateniesi, Atene aveva inviato sul luogo una flotta che aveva dato inizio all'assedio della città.. Ai cittadini di Megara Atene aveva vietato l'ingresso in tutti i porti della lega delio-attica: in questo modo Atene intendeva bloccare i commerci della città rivale.

Questi tre elementi, però, come specifica chiaramente Tucidide nell'analisi dei presupposti della guerra, costituirono solamente i pretesti ("αἰτíα", aitìa) della guerra, che invece trovava il pretesto più vero ("ἀληθέστατη προφάσις", profasis) nella volontà degli Spartani di opporsi allo strapotere di Atene, la quale, fin dalla fine delle guerre persiane, aveva intrapreso un percorso di progressiva estensione della sfera di dominio sul mondo greco, anche a scapito dell'autonomia e della libertà delle altre poleis..

All'interno del consiglio della lega peloponnesiaca, a favore della pace parlò il vecchio re spartano Archidamo II, ma l'assemblea riconobbe che Atene aveva violato i patti e si dichiarò favorevole alla guerra. Un ruolo in questa decisione, stando al racconto tucidideo, fu svolto anche dall'eforo Stenelaida, che ricordò agli spartani il loro ruolo di paladini della libertà di tutti i popoli della Grecia..