La Repubblica di Siena () fu uno Stato indipendente esistito dal 1125 al 1555/1559. Venne fondata nella città di Siena e si espanse progressivamente in tutta la Toscana meridionale diventando una delle maggiori potenze del Pieno Medioevo, nonché piazza commerciale, finanziaria ed artistica di primo livello in Europa.Mario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013.
Storia Nascita della repubblica Gli sviluppi politici e istituzionali possono essere così riassunti:
Governo consolare (1125 - 1199); Governo podestarile (1199 - 1234); Governo dei Ventiquattro (1234 - 1270); Governo dei Trentasei (1270 - 1280); Governo dei Quindici (1280 - 1286); Governo dei Nove (1287 - 1355); Governo dei Dodici (1355 - 1368); Governo dei Tredici (1368); Governo secondo dei Quindici (1369 - 1385); Governo dei Priori (1385 - 1399); Dominio dei Visconti (1399 - 1404); Ritorno dei Priori (1404 - 1480) Dominio degli Aragona (1480 - 1482) Ritorno dei Priori (1482 - 1487) Signoria dei Petrucci (1487 - 1525); Ritorno dei Priori (1525 - 1548); Dominio spagnolo (1548 - 1552); Repubblica, con il Capitano del popolo (1552 -1554).
La fondazione della Repubblica di Siena è tradizionalmente datata al 1125, anno in cui venne deposto l'ultimo rappresentante regnante del Governo dei Vescovi, Gualfredo, allora a capo della città e del contado attorno ad essa. Fu nominato un governo consolare per amministrare lo Stato nel suo primo periodo. Come nella maggior parte delle città comunali medievali, anche Siena ebbe come primo sviluppo delle magistrature i Consoli. Nel 1125 la carica di Consul Sænensis fu attribuita a Manco.. Convenzionalmente è indicato il 1186 come l'anno del riconoscimento ufficiale del nuovo Stato da parte del Sacro Romano Impero, anno in cui l'Imperatore Federico Barbarossa concesse la possibilità di battere moneta e di eleggere liberamente i consoli.
Nel 1199 il governo consolare fu sostituito dall'esecutivo podestarile, retto per la prima volta da Malapresa da Lucca.
Nella prima parte del XIII secolo Siena strinse alleanza con Perugia, Orvieto e con gli Aldobrandeschi. Nel 1228 venne sancito un accordo con Pisa, Pistoia e Poggibonsi (chiamata Poggio Bonizio). Gli scontri con la Repubblica di Firenze si susseguirono, momentaneamente conclusi nel 1201 con la pace di Fonterutoli, rotta però pochi anni dopo da Firenze. Nel 1224 Siena conquistò Grosseto, allargando così i suoi confini territoriali.
Sviluppo delle istituzioni della Repubblica - Guelfi e ghibellini A partire dal 1234 prese il potere il Governo dei Ventiquattro, un governo ghibellino formato da dodici borghesi e dodici popolani rimasto alla guida della città fino al 1270. Dopo le brevi parentesi del Governo dei Trentasei (1270 - 1280) e del Governo dei Quindici (1280 - 1286), nel 1287 salì al potere il più duraturo Governo dei Nove che rimase attivo fino al 1355.
La ghibellina Siena poteva contare come alleato principale sul re Manfredi di Sicilia, capo in pectore della Dinastia Sveva, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia della famiglia aleramica dei Lancia. In Toscana, Siena confidava altresì su altri cobelligeranti, come le ghibelline Pisa, Arezzo e Pistoia; tra i centri minori, la appoggiavano Poggibonsi, Montepulciano e Montalcino. La situazione politica in Toscana era molto instabile fin dall'inizio del Duecento. La fazione ghibellina, sparsa in tutta la regione, trovò in Siena e Pisa due roccaforti.
Le mire espansionistiche di Firenze, acuite dai conflitti economici con Siena, fecero innalzare il livello del conflitto tra ghibellini e guelfi, che culminò nella nota battaglia di Montaperti: il 4 settembre 1260 la Siena ghibellina, insieme ai suoi alleati, sconfisse lo schieramento guelfo fiorentino.
L'ampliamento territoriale conseguente fu notevole: Siena acquisì le terre di Montalcino, Montepulciano, Colle di Val d'Elsa, Casole d'Elsa, Talamone, Poggibonsi, Campiglia d'Orcia, Castiglioncello e Staggia Senese. Ma quello che parve rappresentare l'esordio dell'egemonia ghibellina sulla Toscana si dimostrò presto un'occasione mancata per Siena e le altre città ghibelline toscane.
Nel giro di pochi anni infatti la fazione guelfa riprese il potere in Toscana e già nel 1269 Siena subì una sconfitta da parte di Firenze nella battaglia di Colle di Val d'Elsa, durante la quale trovò la morte il comandante senese Provenzano Salvani. Nell'estate del 1270 la città sopportò l'assedio dei guelfi ed il 15 agosto dovette cedere alle truppe del re di Napoli Carlo I d'Angiò. Nacque quindi il nuovo Governo dei Trentasei (espressione della classe dei mercanti) del quale potevano far parte solo i guelfi dichiarati; nel 1277 i trentasei escludono espressamente dal governo le famiglie magnatizie. Nel 1280 si addivenne alla costituzione del Governo dei Quindici, in carica fino al 1286 e sostituito dal Governo dei Nove.
Siena, lacerata dalle lotte interne tra guelfi e ghibellini, con l'instaurazione del Governo dei Nove (espressione di un centinaio di famiglie guelfe, con l'esclusione dei nobili.) diventò guelfa. Si inaugurò così un periodo di relativa calma e prosperità economica, tra i più fecondi e prolifici per la Repubblica.
Siena guelfa: il Governo dei Nove
Durante il Governo dei Nove (1287-1355) Siena visse un periodo di grande splendore politico ed economico: vennero commissionati nuovi edifici, tra i quali quello del duomo, il Palazzo Pubblico, e completata una parte consistente della cinta muraria. Tale governo è infatti definito "buon governo".
Con i Nove si ebbe una Repubblica che riservava il governo a cittadini virtuosi, dal buon senso nell'imprenditoria. In questo periodo la Monarchia, intesa come sottomissione ad un signore, venne definitivamente ripudiata, sostituita dalla concezione che la cittadinanza era al centro degli interessi dei governanti, considerati rappresentanti del popolo e della città. Da qui la ricorrente denominazione nei documenti ufficiali dei Nove: "governatori e difenditori del Comune e del popolo di Siena".
La Repubblica si basava su due pilastri: il Popolo ed il Comune. Con "Comune" si intende l'insieme delle magistrature della Repubblica, elettive, collegiali e con breve durata.
Le istituzioni giudiziarie del comune erano guidate dal Podestà, quelle del popolo dal Capitano del popolo. Esse avevano mandato semestrale, al termine del quale erano sottoposte a processo per eventuali responsabilità. Ogni cittadino poteva lamentare scorrettezze o ingiustizie subite. Il Governo vigilava sull'operato di tali magistrati senza intromettersi in alcuna questione. Il Podestà era eletto per sei mesi dal Concistoro. Era generalmente un forestiero super-partes di almeno trenta anni. Egli aveva il compito di far rispettare lo statuto quando il consiglio tendeva ad andare in contrasto con esso e presiedeva le riunioni del Consiglio Comunale.
Il Consiglio Comunale era composto da circa trecento membri tra i cittadini di almeno venti anni che avevano risieduto a Siena da almeno dieci. Era presieduto dal Podestà e aveva mandato legislativo oltre a dover approvare tutte le iniziative edilizie.
Il Governo era in mano alla Giunta dei Nove, ovvero nove magistrati bimestrali. Per tutta la durata del mandato, i Nove risiedevano nel Palazzo comunale lontano dalle famiglie e senza possibilità di contatti con l'esterno, in modo da potere al meglio svolgere le loro funzioni senza pressioni esterne o corruzione. Essi inoltre vivevano interamente a carico delle spese pubbliche.
Il Concistoro era la riunione delle massime cariche della città: i Nove, i quattro provveditori di Biccherna (ministri del tesoro), i quattro Consoli della Mercanzia ed i tre Consoli dei Cavalieri o Capitani di parte. A scadenza bimestrale, i Nove dovevano scegliere i successivi Nove durante riunioni segrete in presenza di almeno tre consoli di Mercanzia e del Capitano del Popolo. Dal 1318 in poi, la forma di elezione cambiò e i Nove furono scelti per votazioni. Il Consiglio comunale aveva il compito di selezionare e votare tra elenchi di candidati, quelli ritenuti idonei. I nomi dei più votati venivano inseriti in cedole rinchiuse in pallottole di cera da estrarre ogni due mesi. In tal modo si evitava l'accentramento di potere o il voto di scambio. Il bossolo dei “soluti” inoltre raccoglieva i nomi dei candidati utili a sostituire coloro che per motivi più svariati (morte, allontanamento) non potevano più far parte del governo.
I nobili in tale periodo non furono del tutto allontanati dalla città ma solo dal governo. Essi infatti potevano far parte del consiglio comunale, rappresentavano una parte importante della società, la ricchezza della città, e per tanto andavano rispettati.
Ai membri del governo si univano inoltre il Consiglio dei “richiesti”, che rappresentavano le élite politiche del tempo e i “somiglianti” cioè i predecessori dei Nove, dei quali si confidava nell'esperienza.
Si ebbe perciò un Consiglio allargato, cui avevano accesso tutti coloro che avevano fatto parte della giunta di governo, detto Consiglio del Popolo, i quali membri erano a vita. Questo fu il fondamento della Repubblica del Quattrocento, che assunse le caratteristiche di un Senato.
Instabilità politica Il susseguirsi di gravi epidemie, insieme ad una grave crisi economica, portò la comunità senese esclusa dal governo a ribellarsi. I Nove vennero sostituiti nel 1355 da un Governo dei Dodici (dodici rappresentanti dei ceti popolari non inclusi nel raggruppamento novesco), rimasto in carica fino al 1368. Nel 1368 sorse il breve Governo dei Tredici, un sorta di dittatura nobiliare composta da dieci nobili e tre rappresentanti del popolo; rimasero in carica per pochissimo tempo: nel 1369 fu istituito il Governo dei Quindici, composto da noveschi, dodicini e Riformatori. Tale regime si connotò per un'identità marcatamente popolare che vide accedere alle magistrature i ceti subalterni. Nel 1371 si consumarono i "fatti del Bruco", che con la Rivolta di Barbicone in appoggio alla fazione radicale e ormai egemone dei Riformatori permisero un governo di soli popolari minuti. Il regime dei Riformatori durò fino al 1385 e fu rovesciato da una sommossa in cui si unirono nobili, noveschi e le frange popolari non incluse nei Riformatori. Dal 1385 al 1399 il governo di Siena fu affidato ai priori (dapprima dieci, poi undici, infine dodici).
L'autonomia
Dopo una brevissima parentesi durata appena cinque anni sotto la signoria dei Visconti (1399-1404), Siena riprese la propria autonomia. Intanto, nel 1471, un trattato tra la Repubblica di Siena e la Contea di Santa Fiora sancì l'alta sovranità della prima sulla secondaRepetti, Voce Santa Fiora, p. 151; Caciagli, p. 140, lasciandola comunque indipendente. Il mutato scenario quattrocentesco fece sì che anche Siena avesse la sua signoria dal 1487 al 1525, con Pandolfo Petrucci ed i suoi discendenti Borghese (1512-15), Raffaello (1515-22), Francesco (1522-23) e Fabio (1523-25). Anche questa esperienza fu effimera e con il 1525 si registrò un ritorno alle antiche istituzioni repubblicane.
La fine della Repubblica La Guerra di Siena