Cortigiana della corte di Filippo IV di Spagna e fattucchiera, fu considerata una serial killer sui generis, in quanto vendeva a donne vittime di violenza domestica veleni da somministrare ai mariti.
Biografia Nata a Palermo, Giulia Tofana, il cui vero cognome era probabilmente Mangiardi, era figlia o nipote di Thofania d'AdamoRosario La Duca, I veleni di Palermo, Introduzione di Leonardo Sciascia, Sellerio, Palermo, 1988., dalla quale avrebbe preso l'appellativo di Tofana. Thofania D'Adamo era una criminale giustiziata a Palermo il 12 luglio 1633 con l'accusa di aver avvelenato il marito Francesco e se Giulia fosse proprio la figlia di Thofania, potrebbe spiegarsi così l'apprendimento delle prime nozioni sui veleni.
Sposata con Niccolò Spano, padre di Gironima Spana della quale lei era la matrigna, nel 1624, alla morte del marito si risposò con Cesare Ranchetti e quello stesso anno si trasferì, anche con la figliastra, a Roma, in cerca di fortuna o per fuggire da Palermo dove cominciavano delle prime indagini su di lei.
Le viene attribuita l'invenzione dell'acqua tofana, un veleno incolore, inodore e insapore altamente tossico, capace nel giro di pochi giorni di provocare al malcapitato una morte apparentemente naturale, che vendette principalmente a donne intrappolate in matrimoni violenti, coinvolgendo in questa attività anche la figliastra Gironima Spana. Per alcuni studiosi, però, a mettere a punto la composizione dell'acqua tofana era stata Thofania d'Adamo.
Dopo alcuni anni una cliente della donna, la contessa di Ceri, per liberarsi del marito, utilizzò tutto il liquido della boccetta contenente il veleno, smuovendo i sospetti dei parenti del defunto. Le indagini condussero a Giulia Tofana, la quale venne imprigionata e torturata, ammettendo di aver venduto, soprattutto a Roma, durante il periodo della peste (cosa che rendeva ancora più difficile identificare gli avvelenamenti), boccette sufficienti ad uccidere 600 persone, in un periodo compreso tra il 1633 e il 1651, anno della sua morte che però sembra sia avvenuta per cause naturali e non per impiccaggione.
A ereditare il segreto dell'acqua tofana fu la figliastra Gironima Spana. Ma costei, contrariamente alla matrigna che forse è morta impunita, finì nelle mani della giustizia assieme alle quattro "comari" (Giovanna de Grandis, Maria Spinola soprannominata "Grifola", Laura Crispolti e Graziosa Farina) che l'aiutavano a produrre e dispensare la pozione letale. Processate a Roma e condannate a morte, le cinque donne, nel pomeriggio del 5 luglio 1659, vennero impiccate alle forche erette a Campo dei Fiori.
L'acqua tofana
Secondo alcune fonti, l'acqua tofana fu inventata proprio dalla presunta madre di Giulia, Thofania d'Adamo Invenzione dell'acqua tofana.. Dopo la sua esecuzione, avvenuta nel 1633, sua figlia si limitò ad allargare il mercato, vendendo il veleno al di fuori di Palermo, quindi a Napoli e a Roma. L'acqua tofana era altamente tossica, essendo sufficiente una piccola quantità per procurare al malcapitato una morte priva di sintomi sospetti, facendo sì che l'assassinio non venisse scoperto.
Note
Bibliografia
Monson, Craig A., The Black Widows of the Eternal City: The True Story of Rome’s Most Infamous poisoners
Voci correlate Acqua tofana Giovanna Bonanno Olimpia Mancini Baba Anujka
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