Larmistizio di Cassibile, detto anche armistizio corto o armistizio breve (in relazione all'armistizio lungo firmato tre settimane dopo sempre tra l'Italia e le potenze alleate), fu un atto della seconda guerra mondiale che prevedeva la cessazione delle ostilità tra gli Alleati e il Regno d'Italia con la resa incondizionata di questo ultimo. Venne firmato il 3 settembre 1943 dai generali Giuseppe Castellano e Walter Bedell Smith e divenne pubblico l'8 settembre successivo.
La stipula ebbe luogo in Sicilia nella frazione siracusana di Cassibile, in contrada Santa Teresa Longarini... e rimase segreta per cinque giorni, nel rispetto di una clausola del patto che prevedeva che esso entrasse in vigore dal momento del suo annuncio pubblico.
Il pomeriggio dell', alle ore 17:30 (18:30 per l'Italia), Radio Algeri trasmise il proclama in lingua inglese per bocca del generale statunitense Dwight Eisenhower. Solo alle 19:42 il popolo italiano venne informato della firma grazie al proclama del primo ministro Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dell'EIAR: l'annuncio dell'armistizio ebbe per conseguenza l'invasione dei territori italiani da parte delle forze armate tedesche e l'inizio della Resistenza e della guerra di liberazione italiana contro il nazifascismo.
Antefatti
La strategia alleata per la capitolazione dell'Italia Con l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940, il governo britannico individuò nel paese l'anello debole dell'Asse, orientando la propria pianificazione strategica in modo da portare all'uscita dell'Italia dal conflitto.. Tra la fine del 1940 e i primi mesi del 1941, in una fase di grave isolamento diplomatico e militare del Regno Unito e a fronte delle continue sconfitte nella campagna italiana di Grecia, nella campagna del Nordafrica e alla notte di Taranto, il governo britannico valutò concretamente la possibilità di favorire una pace separata o un crollo interno del regime fascista.. Sotto l'impulso del primo ministro Winston Churchill, che attraverso la propaganda isolò la figura di Benito Mussolini considerandolo l'unico responsabile della guerra, vennero prese in esame diverse iniziative sovversive orchestrate dallo Special Operations Executive (SOE), tra cui il reclutamento di prigionieri di guerra, l'infiltrazione di antifascisti e l'esecuzione di sabotaggi nell'Italia meridionale..
Il quadro strategico mutò radicalmente nell'estate del 1941 con l'attacco tedesco all'Unione Sovietica, che togliendo il Regno Unito dall'isolamento britannico, attenuò la disponibilità del governo britannico a concedere margini di trattativa all'Italia. A fronte della posizione di Churchill, favorevole a tentare la via dell'accordo separato per prevenire l'occupazione tedesca della penisola, si impose invece linea dura del Foreign Office di Anthony Eden.. La diplomazia britannica stabilì che un collasso interno del regime seguito dall'occupazione nazista fosse preferibile a una pace negoziata, in quanto avrebbe gravato sulle risorse della Germania e avrebbe permesso di imporre all'Italia una pace punitiva, annullando le pretese territoriali e coloniali sul Mediterraneo. Anche gli Stati Uniti, originariamente più aperti all'ipotesi di una pace separata, allinearono la propria politica alla linea del rigore a seguito delle gravi sconfitte subite dalle forze italiane nell'autunno del 1942.. Mentre gli Alleati precludevano ogni margine di trattativa diplomatica verso l'Italia, le sconfitte militari dell'Asse nella battaglia di El Alamein, indussero gli ambienti politici e militari italiani ad avviare i primi tentativi di contatto con gli Alleati.
I tentativi di contatto con gli Alleati
A corte, la principessa Maria José del Belgio già ai primi di settembre del 1942 aveva avviato un canale di comunicazione con gli Alleati attraverso la Santa Sede per favorire l'uscita dell'Italia dal conflitto, il tentativo però non ottenne l'assenso di re Vittorio Emanuele III di Savoia, contrario nei confronti di qualsiasi mediazione da parte del Vaticano.. Ancora nel marzo 1943, la principessa fece incontrare il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio con Enrico Caviglia, presente Umberto Zanotti Bianco, liberale fortemente contrario al regime, per sensibilizzarli alla drammaticità del momento. Infine ad aprile organizzò un incontro politico tra l'esponente democristiano Giuseppe Spataro e lo stesso Badoglio che, però, dichiarò che si sarebbe mosso solo per ordine del re.. In seguito, la principessa attivò un canale con il primo ministro portoghese António de Oliveira Salazar, inviando a Lisbona un diplomatico il 19 luglio 1943 per contattare i britannici; tuttavia, le esitazioni del re e il rapido precipitare degli eventi resero vano anche questo tentativo.
Contemporaneamente, in ambito militare, il Capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio, insieme al suo braccio destro, generale Giuseppe Castellano e il generale di corpo d'armata Giacomo Carboni, elaborò un'iniziativa finalizzata principalmente allo sganciamento dell'Italia dall'alleanza con i tedeschi e al suo passaggio al fianco degli Alleati.. Tuttavia, queste iniziative difettarono di coesione ed efficacia a causa dell'atteggiamento passivo e indeciso di re Vittorio Emanuele III, il quale, sottovalutando la potenza militare alleata e mantenendo una profonda diffidenza verso i governi anglo-americani, rifiutò di autorizzare trattative dirette prima della deposizione di Benito Mussolini da Capo del governo.. Parallelamente, all'interno dello stesso regime fascista, Dino Grandi e Galeazzo Ciano tentarono di stabilire autonomamente canali di contatto con i britannici nella prospettiva di una crisi costituzionale, ma senza successo.. Anche le iniziative promosse dagli esponenti dell'antifascismo in esilio e dai nuclei clandestini interni, tra cui le proposte di Emilio Lussu per organizzare azioni di guerriglia in Sardegna o i progetti del Partito d'Azione, non ottennero alcun riscontro operativo..
Il governo britannico esercitò un'influenza determinante per bloccare qualsiasi apertura diplomatica verso gli emissari italiani, precludendo un coinvolgimento attivo degli Stati Uniti, tendenzialmente più aperti al dialogo.. L'adozione del principio della resa incondizionata alla conferenza di Casablanca nel gennaio 1943 formalizzò una linea di intransigenza già operante, fondata sulla convinzione che solo la sconfitta militare e il crollo interno dell'Italia avrebbero garantito gli obiettivi strategici britannici nel Mediterraneo. Lo sbarco in Sicilia, avvenuto tra il 9 e il10 luglio 1943, rese evidente l'imminente crollo militare dell'Italia, ormai incapace di arginare i pesanti bombardamenti alleati. Il rapido sfaldamento delle forze armate, segnato da massicce rese e diffuse diserzioni confermarono agli Alleati l'indisponibilità dei reparti italiani a opporre ulteriore resistenza..
La caduta del fascismo e la reazione tedesca
Il 19 luglio 1943 l'incontro di Feltre tra Mussolini e Hitler, coincidente con il primo bombardamento di Roma, evidenziò l'incapacità del duce di porre l'uscita dell'Italia dal conflitto, come invece raccomandato dal capo di stato maggiore Vittorio Ambrosio e dal sottosegretario agli esteri Giuseppe Bastianini.. La crisi politica precipitò definitivamente durante la seduta del Gran consiglio del fascismo quando, nella notte tra il 24 e il 25 luglio, venne approvato l'ordine del giorno Grandi per restituire al sovrano il comando delle forze armate.. Nel pomeriggio del 25 luglio 1943 Mussolini andò in udienza dal re, che gli comunicò di aver nominato il generale Pietro Badoglio Capo del Governo.. All'uscita dal colloquio, il duce venne arrestato dai carabinieri, che nel frattempo presero il controllo dei nodi di comunicazione e dei ministeri chiave della capitale.. Alle 22:45 un comunicato radiofonico annunciò ufficialmente le dimissioni di Mussolini e la nomina del governo Badoglio per la prosecuzione della guerra al fianco dei tedeschi.
Allo scopo di preservare l'assetto istituzionale esistente e condurre l'Italia fuori dal conflitto, Badoglio decise di dissimulare la prosecuzione della guerra a fianco dei tedeschi, negoziando con loro il riconoscimento della neutralità, e avviando contemporaneamente trattative segrete di resa con gli Alleati.. Nel frattempo il governo tedesco reagì facendo affluire dieci divisioni senza alcuna autorizzazione o giustificazione preventiva al Comando Supremo italiano, occupando snodi di confine e infrastrutture elettriche.. L'improvviso afflusso di truppe tedesche, in aperto contrasto con quanto stabilito pochi giorni prima al vertice di Feltre, rese evidente l'ostilità tedesca nei confronti del nuovo governo Badoglio. La preoccupazione principale dell'esecutivo italiano divenne la minaccia di un colpo di Stato nazifascista, mentre i vertici militari avvertivano che un'uscita dell'Italia dalla guerra avrebbe provocato una dura ritorsione tedesca. In effetti, l'Oberkommando der Wehrmacht aveva già elaborato l'operazione Alarico, successivamente denominata operazione Achse, per occupare la capitale, deporre Badoglio e prevenire una richiesta di armistizio, la sua attuazione fu prorogata dal generale Albert Kesselring.. Inoltre, già dal 26 luglio Hitler aveva disposto che i presidi italiani nell'Egeo venissero affiancati o subordinati a contingenti della Wehrmacht, al fine di rendere estremamente difficile qualsiasi futuro disimpegno dal conflitto.
Le trattative con gli Alleati
I primi contatti con gli Alleati
Il primo tentativo da parte del governo di prendere contatto con gli Alleati avvenne per mezzo dell'imprenditore Alberto Pirelli, che dopo aver incontrato re Vittorio Emanuele III, contattò il cardinale Luigi Maglione, Segretario di Stato della Santa Sede, e il governo federale svizzero. Entrambi questi attori però declinarono la proposta in nome del principio di neutralità, e nel timore di scatenare rappresaglie tedesche, inoltre gli ambasciatori anglo-americani presso la Santa Sede non disponevano di un cifrario sufficientemente sicuro per poter condurre dei colloqui di tale riservatezza..
Il 31 luglio, dopo il ritorno da Ankara del nuovo ministro degli esteri Raffaele Guariglia, in una riunione al Palazzo del Quirinale fu presa la decisione ufficiale di stabilire dei contatti con gli Alleati.. Il governo decise allora di trasferire all'ambasciata italiana a Lisbona il marchese Blasco Lanza d'Ajeta, che parlava bene l'inglese, con l'incarico di prendere contatto con l'omologo britannico accreditato sul posto, sir Ronald Campbell.. Lanza d'Ajeta ricevette una lettera di presentazione da parte dell'ambasciatore britannico presso la Santa Sede sir Francis d'Arcy Osborne e cugino di Campbell. L'invio di questo funzionario di grado non elevato indicava che Badoglio voleva soprattutto tastare il terreno e guadagnare tempo: Lanza d'Ajeta, infatti, non ricevette credenziali che lo autorizzassero a negoziare ma solo istruzioni generiche. Partito in treno, e arrivato a Lisbona il 4 agosto, nel colloquio che ebbe con Campbell chiese che le radio anglo-americane smettessero di attaccare il re e il governo paventando il rischio di un'insurrezione comunista. Consigliò inoltre una manovra diversiva degli Alleati nei Balcani o in Francia per alleggerire la pressione della Wehrmacht in Italia, e infine avvisò che entro pochi giorni il ministro degli esteri italiano avrebbe incontrato l'omologo tedesco Joachim von Ribbentrop allo scopo di guadagnare tempo.