Il Foro di Traiano, ricordato anche come Forum Ulpium in alcune fontiHistoria Augusta, Vita Marci Antonini philosophi XXII, 7; e ; cfr. Sidonio Apollinare, Carmina II, 544 , è il più esteso e monumentale dei Fori Imperiali di Roma, l'ultimo in ordine cronologico.

Costruito dall'imperatore Traiano con il bottino di guerra ricavato dalla conquista della Dacia e inaugurato, secondo i Fasti ostiensi = Ladislav Vidman, Fasti ostienses, Praga, Academia, 1982, 48, pl. 12., nel 112, il foro si disponeva parallelamente al Foro di Cesare e perpendicolarmente a quello di Augusto. Il progetto della struttura è attribuito all'architetto Apollodoro di DamascoCassio Dione, LXIX, 4, 1 ; Procopio di Cesarea, De aedificiis, IV, 6, 13; ; ..

Il complesso, che misurava 300 m di lunghezza e 185 m di larghezza, comprendeva la piazza forense, la Basilica Ulpia, un cortile porticato con la Colonna TraianaCassio Dione, LXVIII, 16, 3. e due biblioteche. La presenza del tempio del Divo Traiano e di Plotina, aggiunto da Adriano, sembra essere stata accertata, dopo varie proposte alternative rivelatesi infondate, al di sotto di Palazzo Valentini, dove era tradizionalmente collocato=31215=ILS 306. Il tempio fu inserito nel complesso del foro in un periodo che si ritiene compreso fra il 128 e il 135 (Amanda Claridge . Hadrian's Column of Trajan. Journal of Roman Archaeology 6: pp. 20-22; ). Il tempio è stato ipotizzato in questa posizione anche in alcune ricostruzioni ottocentesche: ..

Storia

Edificazione

La conquista della Dacia (101-106) fruttò a Traiano una enorme ricchezza, stimata in cinque milioni di libbre d'oro (pari a circa 163,6 t) e nel doppio di libbre d'argentoDe magistratibus, II 28: cfr. Ioan I. Russu . Getica lui Statilius Crito. Studii Clasice 14: pp. 117 ss. (Statilio Critone, medico di Traiano)., e una straordinaria quantità di altro bottino, oltre a mezzo milione di prigionieri di guerra. Si trattava del favoloso tesoro di Decebalo, che lo stesso re avrebbe nascosto nell'alveo di un piccolo fiume (il Sargetia) nei pressi della capitale, Sarmizegetusa RegiaCassio Dione, LXVIII, 14, 4-5; Plinio il Giovane, Epistulae, VIII, 4, 2. Vedi anche .. Qualcuno ha pensato che questi numeri strabilianti fossero frutto di un errore di trascrizione e che la cifra reale dovesse essere divisa per dieci ma, anche se così fosse, il risultato rimarrebbe di eccezionale rilievoPropende per l'esagerazione Roberto Paribeni (1925). L'ordinamento della conquista di Traiano. Dacia 2: p. 1; in generale sul ricchissimo bottino si veda Jérôme Carcopino (1924). Le ricchesses des Daces. Dacia 1: pp. 34 ss.. In effetti Traiano sembra abbia ottenuto da questo immenso tesoro circa 2.700 milioni di sesterzi, cifra nettamente più alta di quella sborsata da Augusto per la costruzione del suo foro, come attestano le Res gestae.. Oltre a ciò, la conquista contribuì a un aumento permanente delle entrate nelle casse dell'erario grazie alle miniere della Dacia occidentale, che furono riaperte sotto la sorveglianza dei funzionari imperialiGrigore Arbore Popescu, Le strade di Traiano in G.A. Popescu, Traiano ai confini dell'Impero, Milano 1998, pp. 187-190: 190. ISBN 88-435-6676-8..

Al ritorno dalla campagna fu tributato a Traiano un grandioso trionfo, con spettacoli gladiatorii (ludi) e corse dei carri nel Circo Massimo; si dispose, quindi, la costruzione di un nuovo foro che comprendesse anche la presenza di una colonna celebrativa.

L'impianto del nuovo complesso monumentale, voluto ex manubiisAulo Gellio (Noctes Atticae XII, 25) ricorda che nel Foro di Traiano le statue presenti sui fastigi avevano sottoposta l'iscrizione ex manubiis, a significare che erano state fuse con il tesoro sottratto ai Daci; cfr. anche . dallo stesso Traiano per celebrare la conquista della Dacia, rese necessario un ampio lavoro di sbancamento, comportante l'eliminazione della sella montuosa che congiungeva il Campidoglio al Quirinale e chiudeva la valle dei Fori Imperiali verso il Campo MarzioA questa sella montuosa è stato generalmente riferito il termine mons menzionato nell'iscrizione sul basamento della Colonna Traiana (CIL VI, 960). L'iscrizione ricorda come l'altezza della colonna onoraria sia pari a quella della sella sbancata nel corso dei lavori di costruzione del complesso forense (ad declarandum quantae altitudinis mons et locus tantis operibus / viribus sit egestus). La questione dell'esistenza e della conformazione di questo mons è un argomento tuttora dibattuto dagli studiosi; per un riassunto delle differenti posizioni vedi: Bianca Maria Tummarello, Foro Traiano. Preesistenze. Il problema del mons in Pensabene et al. 1989, pp. 121 ss. e Roberto Meneghini, Foro di Traiano. Scoperte nell'area attigua al Foro di Augusto in Archeologia Laziale XI (Quaderni di archeologia etrusco-italica 21), 1993, p. 50.. La sella fu in realtà già parzialmente intaccata sotto DomizianoAurelio Vittore, De Caesaribus, XIII, 5., come dimostrano il muro in laterizio sul limite sud-occidentale del Foro di Cesare e le fondazioni della Terrazza domizianea (domus Sexti), su cui attualmente insiste la Casa dei Cavalieri di RodiEdoardo Tortorici (1993). La "Terrazza domizianea", l'aqua Marcia e il taglio della sella tra Campidoglio e Quirinale. Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma 92 (2): pp. 181-193; ..

Per realizzare il nuovo foro vennero anche demoliti lAtrium LibertatisCicerone, Epistulae ad Atticum, IV, 17, 7., le cui funzioni passarono a una delle absidi della Basilica UlpiaNella Forma Urbis Severiana l'abside reca l'iscrizione LIBERTATIS., e un tratto delle Mura serviane, entrambi collocati probabilmente sulla sella eliminataRomolo A. Staccioli, Guida di Roma antica, Milano, Rizzoli, 1994, p. 246..

Contemporaneamente al foro, anche per contenere il taglio delle pendici del Quirinale, vennero innalzati i Mercati di Traiano, un complesso di edifici con funzioni prevalentemente amministrative e di archivio, collegato alle attività che si svolgevano nel foro; fu inoltre rimaneggiato il Foro di Cesare, dove si eresse la Basilica Argentaria, e si ricostruì il tempio di Venere Genitrice; ..

Il progetto del nuovo complesso è attribuito nelle fonti antiche ad Apollodoro di Damasco, che aveva accompagnato Traiano nelle campagne daciche mettendo a servizio dell'imperatore le sue competenze di architetto nelle attività di supporto tecnico alle operazioni militari (come il ponte di Traiano sul Danubio). I Fasti ostiensi ci informano che il foro venne inaugurato nel 112 e la Colonna di Traiano nel 113.

Significato del foro nella propaganda imperiale

Un'interpretazione del foro vedeva in esso una trascrizione monumentale della pianta tipica dei principia, ovvero la piazza principale degli accampamenti militari; Markus Trunk (1993). Eine "steinernes Heerlager" in der Stadt?. Archäologischer Anzeiger: pp. 285-291. ; ., quale preciso segnale della politica traianea incentrata sulla componente bellica. Sebbene questa interpretazione sia stata poi superata., poiché oggi si ritiene che la pianta riproponga quella dellAtrium Libertatis di Gaio Asinio Pollione., la decorazione del complesso è una celebrazione dell'esercito vittorioso e soprattutto delle virtù del suo comandante, lo stesso imperatore, protagonista delle scene di guerra rappresentate nei rilievi scultorei e raffigurato nelle statue, quella posta in cima alla Colonna Traiana (sostituita nel 1588 da quella di san Pietro) e quella equestre più grande del vero collocata al centro della piazza. Anche alcuni indizi epigrafici e . suggeriscono una glorificazione di Traiano legata al suo ruolo di vittorioso generale. Vi sono tuttavia anche elementi che sottolineano più la pacificazione ottenuta con la vittoria (pax romana) che la pura e semplice gloria militare (virtus).

Alla glorificazione e futura apoteosi dell'imperatore, determinata dalle sue virtù, alludono anche i diversi fregi figurati degli edifici del complesso, con grifoni, sfingi, vittorie e amorini.. La sepoltura di Traiano nel basamento della colonna onoraria rappresenta il culmine di questo intento celebrativo.

Funzioni Il complesso veniva utilizzato per varie funzioni: un procurator Fori Divi Traiani, ricordato in un'iscrizione rinvenuta nei Mercati (qui e qui la foto dell'iscrizione originale)], doveva amministrare le varie attività che vi si svolgevano. Sappiamo dalla Forma Urbis Severiana che una delle absidi della Basilica Ulpia aveva ereditato le funzioni dellAtrium Libertatis, dove si dovevano svolgere le cerimonie di manomissione degli schiavi. Certamente fu sede di cerimonie pubbliche di vario genere: vi furono promulgate numerose leggi, alcune delle quali datate tra il 319 ed il 451 d.C.; Giuseppe Lugli et al., Fontes ad topographiam veteris urbis Romae pertinentes, 8 voll., Roma 1952-1960, pp. 73-78: Codex theodosianus, XIV.2.1; Leges Novellae Valentiniani III XIX.4, XXI.1.7, XXI.2.6, XXIII.9, XXVII.8, XXXXI.7 M; vi vennero distribuiti alcuni congiaria al popolo romano (una scena simile è rappresentata in uno dei pannelli dell'arco di Costantino, dell'epoca dell'imperatore Marco Aurelio)Si veda il rilievo dell'arco di Costantino, su cui, in origine, l'imperatore Marco Aurelio distribuiva alcuni congiaria al popolo di Roma forse davanti alla Basilica Ulpia ().; vi furono pubblicamente bruciati i documenti di archivio che contenevano la registrazione dei debiti verso il fisco condonati da AdrianoHistoria Augusta, Vita Hadriani, VII, 6; .; Marco Aurelio vi tenne una vendita all'asta di beni del palazzo imperiale per finanziare le campagne militari contro Germani e Sarmati negli anni settanta del II secoloHistoria Augusta, Vita Marci Antonini philosophi, XVII, 4-5; XXI, 9; Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, VIII, 13; Aurelio Vittore, De Caesaribus, XVI, 9..

Marco Aurelio dispose, inoltre, che nel Foro di Traiano fossero innalzate statue in ricordo dei generali che per lui combatterono durante le guerre contro le popolazioni del nordHistoria Augusta, Vita Marci Antonini philosophi, XXII, 7-8., mentre Commodo, che era solito farvi apparizioni in pubblico, vi distribuì almeno un congiariumHistoria Augusta, Vita Commodi Antonini, II, 1; Sidonio Apollinare, Carmina, II, 254-255 ..

Le basiliche erano tradizionalmente sede dei tribunali e dell'attività giudiziaria, e a questo scopo potevano servire le absidi, spazi separati e raccolti rispetto alla navata centraleAulo Gellio, Noctes Atticae XIII, 25, 2.. Inoltre, in epoca tarda, si tenevano nel foro lezioni e attività culturali (forse con sale di lettura e scuole), presumibilmente nelle esedre dei portici..

La Historia Augusta ricorda, infine, che l'imperatore Aureliano, allo scopo di aumentare il senso di sicurezza dei cittadini, ordinò che i registri dei debiti dovuti allo Stato fossero bruciati, una volta per tutte, proprio nel Foro di TraianoHistoria Augusta, Vita Divi Aureliani, XXXIX, 3; cfr. Cassio Dione LXXI, 32, 2..

Storia successiva

La piazza del foro era perfettamente conservata nel IV secolo, come testimonia la meraviglia di Costanzo II in visita a Roma nel 357. In particolare egli fu colpito dalla colossale statua equestre di TraianoAmmiano Marcellino, Res gestae, XV, 10, 15-16. Il reimpiego nell'arco di Costantino di alcune statue di Daci provenienti dal Foro di Traiano e del cosiddetto Grande fregio traianeo, per il quale si è ipotizzata la medesima collocazione, hanno fatto nascere tuttavia la supposizione che qualche parte del complesso fosse stata abbandonata già agli inizi del secolo.:

Ancora nel V secolo la piazza era uno spazio pubblico, nel quale si ergevano statue a personalità illustri della vita culturale del Tardo impero, come quelle dei poeti MerobaudeSidonio Apollinare, Carmina IX, 301 e . e Sidonio ApollinareSidonio Apollinare, Carmina VIII, 8 e Epistulae IX, 16, 25‑28..