Giulio Nepote, uno dei caduchi imperatori d'Occidente succedutisi tra il 455 e il 476, fu il secondo e ultimo ad essere esponente della volontà da parte della corte imperiale di Costantinopoli, dopo Antemio, di poter mettere un uomo di sua fiducia sul trono occidentale. Il suo breve regno, costellato da insuccessi a livello diplomatico nei rapporti con Visigoti e Vandali, terminò quando il patrizio Flavio Oreste lo costrinse a fuggire nella natìa Dalmazia ponendo sul trono di Ravenna il proprio figlio, Romolo Augusto. Nepote continuò a considerarsi imperatore de iure d'Occidente anche dopo la caduta causata da Odoacre e fino al suo assassinio nel 480. Durante il periodo 476-480, Nepote fu formalmente riconosciuto Augusto d'Occidente sia dall'imperatore d'oriente Zenone sia da Odoacre stesso, patrizio d'Italia (su richiesta di Zenone), anche se non gli fu permesso il rientro a Ravenna.

Anche se il suo successore Romolo Augusto viene comunemente ritenuto l'ultimo imperatore d'Occidente, Giulio Nepote è considerato da alcuni storici l'ultimo vero imperatore legittimo d'Occidente: «For Julius Nepos, who died in that year, was the last legitimate Emperor in the West; Romulus Augustulus was only a usurper»; : «Nepos, Julius, the last emperor but one of the Western Empire...»., avendo de iure detenuto il titolo sino alla morte.

Biografia Origini e ascesa al trono Il dominio dalmata e il legame con Costantinopoli

Giulio Nepote era figlio di Nepoziano, magister utriusque militiae tra il 458 circa e il 461., e nipote di Marcellino, comes della Dalmazia.. In seguito all'assassinio dello zio Marcellino avvenuto in Sicilia nel 468 e ., gli successe nel governo della regione dalmata, che all'epoca si estendeva fino al fiume Drina.. Malgrado fosse formalmente alle dipendenze dell'Impero romano d'Occidente, essa era di fatto largamente autonoma.. Come già Marcellino prima di lui, Giulio Nepote intrattenne strette relazioni con l'Impero romano d'Oriente: fu magister militum per la Prefettura del pretorio dell'Illirico. e giunse persino a sposare una non specificata nipote di Leone I, imperatore d'Oriente, parente della moglie di quest'ultimo, Elia VerinaMalchus, c. 10 riportato in : «Eo illum impulit etiam Verina, quae Nepotis uxoris, cuius erat consanguinea, favebat»; ; e ..

La nomina ad Augusto d'Occidente e la sconfitta di Glicerio In quegli anni in Occidente si succedettero gli imperatori Antemio e Anicio Olibrio: dopo la morte di quest'ultimo nel 472, spettava a Leone indicare il nuovo imperatore, ma questi attese a nominare un collega, forse perché preferiva mantenere il controllo diretto sulla parte occidentale dell'impero, o forse per mancanza di candidati di rilievo.

Leone fu però obbligato ad agire quando il patrizio barbaro Gundobado nominò imperatore Glicerio, un funzionario che rivestiva l'incarico di comes domesticorum.: era necessario infatti mettere sul trono d'Occidente un uomo fidato e non una marionetta di Gundobado come Glicerio, motivo per cui la decisione non fu accettata da Leone I.. La scelta dell'imperatore d'Oriente cadde quindi su NepoteGiovanni d'Antiochia, Fragmenta, c. 209, 2 in :: oltre a confermare la propria autorità sull'Occidente, Leone si sarebbe liberato di una possibile minaccia alla corte orientale, sventando possibili ambizioni di Nepote sul trono di Costantinopoli.

Nel 474, dopo avere atteso la fine dell'inverno e la riapertura delle rotte marittime, Nepote partì per Roma: sbarcato a Ostia, senza combattere depose Glicerio, lo fece nominare vescovo di Salona (in Dalmazia):

La stessa notizia riportata da Giovanni d'Antiochia, Fragmenta, c. 209, 2 in .Glicerio, in realtà, non morì subito, ma era ancora presente a Salona al momento della deposizione di Nepote e probabilmente fu complice nell'assassinio di quest'ultimo nel 480. e assunse il 19 giugno la porpora, prendendo come fonte lAuctarii Hauniensis ordo posterior.. È possibile, stando a diverse fonti, che l'elezione ad augusto fosse avvenuta a Ravenna, quindi prima della deposizione di Glicerio, che del resto non era considerato un legittimo imperatore e quindi non vi era necessità di una deposizione. Alternativamente, Nepote potrebbe essere stato nominato cesare a Ravenna dall'inviato dell'Oriente Domiziano: Così viene riportato anche in , anche se quest'ultimo dice che Nepote fu elevato da Domiziano ad Augusto., non appena giunto in Italia, e poi augusto successivamente a Roma, dopo la deposizione di GlicerioQuest'ultima ipotesi è riportata dal :

dall':

e da Giovanni d'Antiochia, Fragmenta, c. 209, 2 in :.

Regno La politica estera

Come imperatore, Nepote cercò di consolidare i territori dell'Italia e della Gallia che ancora si trovavano sotto il controllo dell'Impero d'Occidente e nominò nuovo patrizio e magister militum Ecdicio Avito, figlio dell'imperatore Avito, suscitando l'esaltazione del vescovo di Clermont Sidonio Apollinare che, tramite la moglie, era imparentato con quest'ultimo.. I Visigoti avevano occupato la Provenza tra il 473 e il 474 e Nepote, conscio della debolezza militare in cui versava la Pars Occidentalis dell'ImperoCosì ; , però, sottolinea invece che i Visigoti, temendo una reazione imperiale per l'occupazione della Provenza, chiesero di scendere a trattative: «It seems that the Goths had occupied much of Provence in 473-474, but a threatened imperial invasion led the Visigothic king Euric to be willing to negotiate»., inviò un'ambasciata guidata, secondo quanto stabilito dal concilio provinciale della Liguria riunito a Milano; : «Evocantur ad consilium Liguriae lumina...»., dal vescovo di Pavia, Epifanio. Questi riuscì a instaurare dei buoni rapporti con Eurico, re dei Visigoti, e a far sì che si ponessero le basi per l'accordo con questo popolo; .. Come testimoniato dall'esito di una seconda ambasciata (475), composta ancora una volta da vescovi, si giunse a un accordo, con i Visigoti che cedettero la Provenza in cambio della città di Clermont-Ferrand e della regione dell'Alvernia, suscitando le proteste e lo sdegno di Sidonio Apollinare. In quest'ultima pagina viene riportata una lettera di Sidonio Apollinare al vescovo di Marsiglia Greco sul suo stato d'animo e sulla situazione politica di Clermont e dell'Alvernia in generale..

Le trattative con il re dei Vandali, Genserico, furono meno fortunate: i Vandali continuarono a sferrare attacchi contro l'Italia, in quanto avevano recentemente siglato la pace con l'Impero d'Oriente e non ritenevano necessario scendere a patti con Nepote. Quest'ultimo tentò di negoziare la pace ma, non avendo la forza militare necessaria per piegare i Vandali, dovette riconoscere la perdita delle province dell'Africa, della Sicilia, della Sardegna e Corsica e della Hispania Balearica.

La politica interna L'autorità imperiale si era ormai ridotta a poche aree: Nepote coniò moneta a Roma, Ravenna e Milano; una quantità limitata, forse simbolica, di solidi d'oro venne coniata ad Arles, in Gallia, a testimonianza dell'interesse per quella provincia. Monete d'argento vennero coniate nel Nord della Gallia, da quel Siagrio magister militum per Gallias che governava uno Stato autonomo detto Dominio di Soissons, ormai solo formalmente legato a Roma. È notevole anche il fatto che Nepote fece coniare alcuni solidi recanti le effigi degli imperatori d'Oriente Zenone e Leone II, più a testimonianza del legame personale e politico con la corte orientale che a indicare un'alleanza formale e ..

Caduta Il 28 agosto 475 il generale Flavio Oreste, nominato secondo Giordane nuovo magister militum quale successore di Ecdicio., si ribellò all'imperatore e, guidando un esercito che doveva essere forse inviato contro un'armata nemica (probabilmente visigota), prese il controllo di Ravenna e costrinse Nepote a fuggire in DalmaziaLa frase riportata è la quasi esatta trascrizione della frase riportata in : «quod Oreste suscepto exercitu et contra hostes egrediens, a Roma Ravennam pervenit...Quo comperto Nepos fugit Dalmatiam...»; lo stesso vale per l': «Mox veniens Ravennam; quem persequens Orestes patricius cum exercitu, metuens Nepos adventum Orestis, ascendens navem fugam petit ad Salonam».. Oreste, il quale era di origini germaniche e non poteva quindi diventare imperatore, fece acclamare per quella carica suo figlio, Romolo Augusto, di madre romana, malgrado fosse molto giovane.

I fatti sono oscuri, ma una possibile interpretazione è che Nepote fosse stato vittima di un colpo di Stato ordito da Oreste e dal Senato romano, che non gradiva le sue simpatie e il suo legame con l'Impero romano d'Oriente, a cui Nepote doveva la corona: «One possible reconstruction might be that the Senate of Rome was up to its old tricks and, as in the days of Avitus (455-456), became involved in an insurrection against a foreign emperor».. Oreste sarebbe quindi insorto contro l'imperatore, che si sarebbe rifugiato a Ravenna, dopo avere richiamato Ecdicio; all'arrivo di Oreste, però, Nepote si sarebbe trovato nell'impossibilità di organizzare una difesa e avrebbe preferito ritirarsi nel dominio "di famiglia", la Dalmazia: tutto ciò avvenne il 28 agosto del 475.. Ironicamente a Salona trovò come vescovo proprio Glicerio, che aveva deposto l'anno precedente: «[Nepos] ibique defecit privatus a regno; ubi iam Glicerium dudum imperator episcopatum Salonitanum habebat»..

Imperatore de iure (476-480) L'ambasceria a Zenone

Tradizionalmente, Romolo Augusto è considerato l'ultimo imperatore d'Occidente. Tuttavia, quando il 4 settembre 476 Romolo venne deposto da Odoacre, capo degli Eruli, non venne nominato un suo successore: in realtà, un imperatore esisteva già e si trattava di Giulio Nepote, il quale regnava de iure con il sostegno dell'imperatore d'Oriente, Zenone., dopo che quest'ultimo riprese il potere in seguito alla breve parentesi di regno dell'usurpatore Basilisco.

Secondo lo storico MalcoMalco, Fragmenta 10, in . Odoacre, saputo che Zenone era ritornato al potere, aveva inviato un'ambasciata di senatori a Costantinopoli per farsi riconoscere come rappresentante imperiale in Italia e ottenere il titolo di patricius; lo stesso fece Giulio Nepote, rammentandogli che non aveva mai abdicato ufficialmente dalla carica imperiale e che aspirava ancora al governo dell'Italia.

Davanti alle due ambascerie, Zenone accettò una soluzione di compromesso: Odoacre sarebbe rimasto rappresentante imperiale in Italia con il titolo richiesto, mentre Giulio Nepote avrebbe potuto continuare a mantenere il suo titolo imperiale senza però esercitare alcun potere effettivoSempre secondo Malco, Fragmenta 10, in , Zenone avrebbe supportato in parte le pretese di Nepote sia per la comune vicenda politica (entrambi furono esiliati nel 475-476), sia per il legame di parentela con la casa imperiale di Leone I:. Quest'ultimo, pertanto, rimase in Dalmazia, regnando solo nominalmente sull'Impero d'Occidente, mentre Odoacre governava effettivamente in Italia, coniando monete a nome di Giulio Nepote Augusto e ..

La morte e l'occupazione della Dalmazia