La Federazione Universitaria Cattolica Italiana, nota soprattutto con l'acronimo F.U.C.I., è una federazione di gruppi di studenti universitari cattolici.

È stata uno dei capisaldi della formazione degli intellettuali cattolici italiani del XX secolo, e fu anche l'unica associazione cattolica riconosciuta nelle università durante il ventennio fascista, nella quale si formò buona parte della futura classe dirigente della Democrazia Cristiana. Ancora oggi è attiva nella formazione alla politica e alla responsabilità civile ed ecclesiale delle coscienze degli studenti universitari.

Storia

Fondazione La FUCI nacque nel 1896 a Fiesole sull'onda di una nuova enfasi alla partecipazione sociale dei cattolici alla società civile e alla politica, che culminò con la fine del "non expedit" di lì a pochi anni.

Alla fine dell'Ottocento i pochi circoli universitari cattolici vivevano con difficoltà la propria esperienza negli atenei italiani. Da più parti si avvertiva la necessità di un'opposizione tenace al laicismo, all'anticlericalismo imperante e al positivismo che impregnavano la vita delle università e l'orientamento della quasi totalità degli studi accademici. Urgeva costituire una presenza giovane e nuova, culturalmente impegnata ed in grado di conciliare la fede e lo studio all'interno del laicato cattolico, intransigente ed immobile in un tempo tormentato.

Già il «Circolo di san Sebastiano», fondato a Roma l'8 dicembre 1889, aveva sperimentato un possibile coordinamento delle associazioni cattoliche nelle diverse sedi universitarie con la pubblicazione del periodico La Vita Nova di Romolo Murri, rivista di cultura universitaria e studi sociali. Fu proprio sulle pagine di tale rivista che venne formulata l'ipotesi di un congresso universitario cattolico, idea accolta dalla gerarchia ecclesiastica con vivi entusiasmi mescolati a profondi malumori. “Ricostruire le scienze e la vita sociale, rifare la città umana, ma dietro le norme della fede ispiratrice e con i vincoli della operosa carità cristiana”: questo doveva essere il cuore del programma della costituenda “Federazione cattolica universitaria”.

L'idea di creare una federazione dei cattolici universitari italiani sorse nel 1894, in occasione della fondazione del circolo universitario di Roma. Due anni dopo, al XIV Congresso dei cattolici italiani, organizzato dall'Opera dei Congressi a Fiesole (1-4 settembre 1896), venne fondata ufficialmente la «Federazione universitaria cattolica italiana» (FUCI), che subito assumeva La Vita Nova a suo organo di stampa. In poco tempo nacquero circoli aderenti alla Federazione nei più importanti atenei d'Italia.

Primi anni I primi anni di vita della FUCI furono segnati da un latente contrasto tra quanti auspicavano un più incisivo intervento nella realtà culturale, civile, sociale e politica italiana ed un impegno esclusivamente religioso. Dal 1906 iniziò la pubblicazione della nuova rivista Studium destinata ad interpretare, con sensibilità e coerenza, le correnti intellettuali e culturali del movimento cattolico italiano e ad alimentare per decenni il dibattito in seno alla cultura cattolica.

Ben presto la federazione assunse una posizione di netta autonomia rispetto al resto del movimento cattolico, pur mantenendo un'assoluta fedeltà alla Chiesa anche grazie presenza degli assistenti ecclesiastici, il primo dei quali fu Gian Domenico Pini (dal 1907 al 1923). Fu anzitutto lui, ad esempio, ad evitare lo scioglimento della Federazione nel 1911 quando le frange più progressiste si spinsero a decantare con patriottismo i valori del risorgimento e della patria in un tempo in cui il Papa era ancora “prigioniero in Vaticano”.La chiesa era ai quei tempi egualmente ostile sia alle istanze del cattolicesimo liberale condannato dalla Mirari vos, dalla Quanta cura e dal sillabo, quanto dal Cattolicesimo sociale di Augusto Murri Il nazionalismo poi, nonostante il vivo dibattito nei congressi alla vigilia della Grande Guerra sulla sua inconciliabilità con i valori cristiani, contagiò in parte anche la FUCI, coinvolta nella disputa tra neutralisti ed interventisti.

Tra le due guerre

La FUCI visse il travagliato primo dopoguerra con viva attenzione ai problemi sociali e alla realtà del mondo universitario, ma sul piano politico, nonostante un tiepido avvicinamento all'esperienza del Partito Popolare di Luigi Sturzo, manifestò estrema prudenza e distanza dalla vicende che stavano portando alla fine dello stato liberale e all'avvento del fascismo. Eppure proprio questa posizione defilata permise alla Federazione non solo di continuare a far sentire la sua presenza nella vita universitaria e culturale, ma anche di rappresentare ben presto l'unica alternativa rimasta ai Gruppi universitari fascisti (GUF).

La FUCI sviluppa sin da quegli anni una forte apertura internazionale che la porta dal 1921 ad essere tra i promotori del Movimento internazionale degli universitari cattolici Miec-Pax Romana, una delle prime esperienze di organizzazione sovranazionale del laicato cattolico.

Con la nomina nel 1925 di Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, ad assistente ecclesiastico e di Igino Righetti come presidente, cominciava il periodo più alto e luminoso della storia della Federazione. Furono loro ad indirizzare un infaticabile lavoro di approfondimento teologico e culturale su argomenti filosofici alla luce del pensiero cattolico europeo e del personalismo, artistici, letterari, storici, religiosi e di preparazione professionale, cercando di evitare qualsiasi contaminazione con il fascismo. Furono loro a guidare una FUCI perplessa e disorientata dalla stipula dei Patti Lateranensi del 1929 che soltanto in apparenza e nella propaganda garantivano un clima accogliente e disponibile nei confronti della Chiesa e della religione in Italia. In realtà lo scontro diretto non tardò ad arrivare tra i fucini e gli universitari fascisti e la FUCI fu ben presto presa di mira dalla repressione del regime. Al Congresso di Macerata volarono pugni e manganellate. La sede della Federazione, in piazza Sant'Agostino a Roma, venne sequestrata e sigillata. Numerosi circoli vennero devastati e nel 1935 i fucini di Padova vennero aggrediti durante una gita a Piove di Sacco. La rivista Azione Fucina, che aveva preso il posto di Studium nel 1928, fu sospesa.

Nel 1931 la FUCI veniva ridotta ad associazione diocesana sotto controllo dei vescovi senza interrompere il suo intenso cammino di riflessione, anche grazie alla presenza di don Franco Costa e don Emilio Guano, che seppero sostituire l'indimenticabile amicizia e sapienza di Montini.

Il sangue di molti fucini venne sparso al fronte nella seconda guerra mondiale e nel tragico periodo della Resistenza che lo stesso don Costa sostenne con circolari clandestine di vicinanza e preghiera agli universitari cattolici partecipi alla lotta di liberazione nazionale. La FUCI più che altre associazioni seppe inoltre scorgere ed indicare nella immane tragedia di quegli anni i segni di un avvenire possibile e rinnovato dove il messaggio del Vangelo e l'impegno serio e concreto di tradurlo nella storia contemporanea da parte dei cattolici avrebbero avuto un ruolo fondamentale.

Il secondo dopoguerra e il Concilio Vaticano II

Così avvenne una volta riattivata la vita politica democratica del paese: non soltanto la classe dirigente della Democrazia Cristiana fu formata ed animata da gran parte dei giovani quadri che avevano avuto la loro formazione ed erano stati responsabili nella FUCI (si pensi, tra gli altri, ai presidenti nazionali dei primi anni quaranta Aldo Moro e Giulio Andreotti), ma ben trentacinque parlamentari provenienti dalla FUCI seppero dare un rigoroso e straordinario contributo ai lavori dell'Assemblea Costituente nella scrittura della Carta costituzionale.

In quegli anni cruciali per il Paese, la FUCI tenne fede al proprio stile coniugando la vocazione intellettuale e spirituale con l'interesse per la politica, tessendo trame di amicizia con figure come Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati. È negli anni cinquanta che si consolida la scelta del primato della fede e della formazione di una solida ed esigente vita spirituale ed insieme della mediazione culturale capace di sostenere il dialogo nella vita degli universitari al di là delle differenti appartenenze ideologiche. Sono anche gli anni in cui la FUCI dimostra, nella sua riflessione ecclesiologica, liturgica e teologica di cogliere in profondità molti dei fermenti che il Concilio Vaticano II saprà sviluppare. Le pubblicazioni della FUCI di questi anni rimarcano questa volontà di “comprendere gli uomini”: questa apertura è particolarmente evidente nelle pagine di «Ricerca», la rivista erede diretta di «Azione fucina», pubblicata dapprima con cadenza bimensile, poi mensile e infine quindicinale.

Gli intellettuali fucini, che come sappiamo saranno poi molti dei futuri esponenti democristiani delle correnti di sinistra, si spendono continuamente per commentare le novità politiche del mondo nazionale e internazionale, in una perenne ricerca tesa a voler conoscere il mondo esterno. Interessanti sono quindi le considerazioni che vengono fatte dal professore universitario ed ex partigiano Ettore Passerin d'Entrèves in un articolo comparso nel 1950, nel quale si spiega come il dibattito interno delle organizzazioni cattoliche fosse poco attento alle questioni trattate dall’universo marxista, e della scarsa conoscenza che si aveva di esso.

Sul fronte dell'impegno nella rappresentanza e nella politica universitaria la FUCI fu particolarmente attiva nello sperimentare un coordinamento delle associazioni cattoliche, la cosiddetta “Intesa Universitaria” e una forte presenza nell'organismo rappresentativo nazionale universitario, l'Unuri.

Continuando la sua opera di apertura verso più fronti, all’interno delle prime pagine di «Ricerca» sono spesso presenti le relazioni delle attività di rappresentanza studentesca, con appassionati resoconti delle azioni politiche svolte anche in comunione con i gruppi universitari del PCI e dell’Unione Goliardica Italiana, per contrastare la riforma dell’Istruzione del 1951, varata dall’allora Ministro dell’Istruzione Gonella, che avrebbe innalzato la contribuzione studentesca. Questi resoconti dipingono una realtà universitaria molto attiva, dove le manifestazioni e le occupazioni erano all’ordine del giorno: molti sono gli articoli che trattano degli scontri con gli studenti legati al mondo neofascista dell’MSI, di nuovo spesso unendo le forze con le compagini comuniste universitarie. Molte volte, inoltre, sono narrate le principali attività universitarie all’interno dei Consigli di Dipartimento e di Facoltà.

Va sottolineato all’interno del discorso universitario come molti fucini fossero attivi anche nel movimento goliardico, storicamente di sinistra in quegli anni e in diverse università la lista di rappresentanza più votata, contendendosi il podio con l’Intesa. Le ultime pagine di «Ricerca» presentavano talora vignette satiriche, soprattutto in occasione dell’inizio di ogni anno accademico, per “istruire” le giovani matricole su come comportarsi di fronte alle goliardate e come evitare di essere presi troppo di mira dagli studenti più anziani. Riferimenti alla goliardia sono presenti anche negli inserti che raccontavano i congressi nazionali, dove alle spiegazioni più serie dell’attività congressuale si affiancavano anche messaggi scherzosi tra fucini, e racconti di azioni goliardiche avvenuti ai margini dei congressi.