I caduti del lavoro o caduti sul lavoro sono le persone decedute a causa di incidenti successi durante e per causa del lavoro svolto. Tali locuzioni sono frequentemente utilizzate anche nell'intitolazione di strade e piazze in Italia. Il fenomeno è anche indicato come morti bianche, dove «l'uso dell'aggettivo "bianco" allude all'assenza di una mano direttamente responsabile dell'incidente»Giorgio De Rienzo, su Scioglilingua , rubrica linguistica del sito del Corriere della Sera , 21 settembre 2007. Per quanto riguarda le morti nel particolare settore dell'agricoltura, specialmente con il coinvolgimento di trattori, si parla invece di morti verdi.

In senso critico, a partire dagli anni 1960, è anche utilizzata la locuzione omicidi del lavoro, per rimarcare le responsabilità dei sistemi di produzione delle economie industrializzate e la scarsa attenzione alla sicurezza sul lavoro del sistema industriale, in particolare siderurgico e agricolo.

Incidenti mortali Gli incidenti mortali sul lavoro rappresentano una delle principali emergenze in ambito occupazionale, evidenziando l'urgenza di rafforzare le misure di prevenzione e sicurezza. Secondo i dati dell'INAIL, nel 2023 in Italia sono state presentate oltre 590.000 denunce di infortunio sul lavoro (-16,1% alle circa 704.000 del 2022) di cui 1.147 con esito mortale, registrando una diminuzione del 9,5% rispetto alle 1.268 del 2022.

A livello globale, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che quasi tre milioni di lavoratori muoiano ogni anno a causa di infortuni sul lavoro e malattie professionali, con un incremento di oltre il 5% rispetto al 2015.

Queste cifre sottolineano la necessità di implementare rigorose politiche di sicurezza sul lavoro, promuovere una cultura della prevenzione e garantire una formazione adeguata per ridurre significativamente il numero di incidenti mortali nei luoghi di lavoro.

Alcuni incidenti sul lavoro, soprattutto quelli con un alto numero di vittime, catturano l’attenzione dei mass media, riportando il tema della sicurezza sul lavoro al centro del dibattito pubblico. Per questa ragione si ricordano alcuni incidenti che hanno causato più vittime o maggior impatto mediatico:

In Italia:

ad Arsia (allora provincia di Pola), il 28 febbraio 1940, alle 4,45 l’ingegnere Seguiti allertò il Ministero delle Corporazioni comunicando che un “…probabile scoppio polvere carbone causava ondata esplosiva et forte produzione ossido carbonio che invadeva tutti cantieri camera uno et limitrofi camera tre”. L'incidente causò la morte di 185 minatori, due corpi dei quali non furono mai identificati, mentre uno risulta tuttora disperso. Fu il più grande disastro minerario della storia italiana e al contempo il grave incidente sul lavoro del paese. a Bollate, il 7 giugno 1918, morirono 59 operai della fabbrica di munizioni Sutter&Thévenot. L'incidente non fa notizia, se si pensa che nello stesso periodo l'Italia perdeva circa 90.000 soldati nella Battaglia del solstizio, e morivano milioni di militari e civili a causa della prima guerra mondiale a Colleferro il 29 gennaio 1938 nella fabbrica Bombrini Parodi Delfino un'esplosione di tritolo causa 60 morti e circa 1500 feriti il 6 dicembre 2007, nell'incidente della ThyssenKrupp di Torino, otto operai furono coinvolti in un'esplosione che causò la morte di sette di loro ad Adria, in provincia di Rovigo, nel settembre 2014 quattro operai sono deceduti a causa delle esalazioni di acido solforico in una ditta specializzata nel trattamento di rifiuti industriali a Milano, il 16 gennaio 2018 la fuoriuscita di gas argon da una vasca presso un’azienda metallurgica, ha causato la morte di quattro addetti a Brandizzo, la notte del 30 agosto 2023, 5 operai sono stati travolti e uccisi da un treno che transitava mentre lavoravano sui binari della linea ferroviaria Milano-Torino a Firenze nella mattinata di venerdì 16 febbraio 2024, una trave si stacca da un cantiere edile di un supermercato in costruzione, causando la morte di cinque lavoratori e ferendone 3

All'estero: la catastrofe di Courrières, avvenuta nella Francia settentrionale nell'arrondissement di Lens il 10 marzo 1906. Provocò la morte di almeno minatori, tra cui molti adolescenti; l'incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, causò la morte di 146 operai; il disastro di Marcinelle, 8 agosto 1956, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, morirono 262 lavoratori, di cui 136 italiani; il crollo del Rana Plaza di Savar: il 24 aprile 2013, a Dacca in Bangladesh, crolla un edificio di otto piani nel quale lavorano più di mille lavoratori nelle fabbriche di abbigliamento; il disastro di Soma è stato il più grave incidente minerario nella storia della Turchia, avvenuto il 13 maggio 2014 nella miniera di carbone di Soma, nella provincia di Magnesia. L'incidente ha causato la morte di 301 minatori, principalmente a causa dell'avvelenamento da monossido di carbonio.

Italia

In Italia, la Festa dei Lavoratori, celebrata il 1º maggio di ogni anno, rappresenta un momento significativo per riflettere e sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema delle morti sul lavoro.

Infortuni mortali sul lavoro negli anni Sessanta e Settanta Negli anni 1960 e 1970 l’Italia ha vissuto un periodo caratterizzato da un elevato numero di infortuni mortali sul lavoro, in particolare durante il cosiddetto miracolo economico degli anni Sessanta. Il numero delle "morti bianche" è stato un aspetto tragico dello sviluppo industriale e infrastrutturale del Paese. Il picco di incidenti mortali fu raggiunto nel 1963, con 4.644 decessi registrati. In quegli anni, i settori maggiormente colpiti furono l’agricoltura e l’industria manifatturiera, complice l’assenza di normative stringenti e di una cultura della sicurezza sul lavoro adeguata alle esigenze.

Durante gli anni 1960 il tasso di mortalità era di circa 20 decessi ogni 100.000 lavoratori, un valore che rifletteva l’elevata pericolosità delle attività lavorative del tempo. Negli anni 1970 il tasso diminuì leggermente, scendendo a circa 15,9 decessi ogni 100.000 lavoratori. Questi numeri evidenziano la lentezza del miglioramento delle condizioni di lavoro nonostante le proteste e le riforme.

Infortuni mortali sul lavoro negli anni Ottanta e Novanta Negli anni 1980 il numero medio di morti annuali è stato di 2.097 decessi sul lavoro ogni anno, con un significativo miglioramento rispetto ai decenni precedenti (negli Anni Settanta la media era di 3.087 e negli Anni Sessanta era di 4.084). Questa riduzione è stata attribuita al declino di settori particolarmente pericolosi come la grande industria pesante. Invece negli anni 1990 il valore si è abbassato ulteriormente arrivando a una media di 1.603 decessi all'anno. Questa diminuzione è stata favorita dall'introduzione del Decreto Legislativo 626/1994, che ha recepito la direttiva 89/391/CEE per migliorare la sicurezza sul lavoro, introducendo obblighi dettagliati per i datori di lavoro. In particolare, il settore edilizio si distingueva per il numero elevato di incidenti legati alle cadute dall’alto e al mancato rispetto delle normative sui cantieri, mentre l'agricoltura era caratterizzata da numerosi decessi causati dall’uso improprio o obsoleto di trattori e macchinari. La manifattura soffriva invece di problemi legati a macchinari privi di dispositivi di sicurezza adeguati.

Infortuni mortali sul lavoro dal 2000 al 2009 Nel periodo dal 2000 al 2010, i decessi sul lavoro in Italia hanno mostrato una tendenza alla progressiva riduzione, riflettendo un miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nel 2000, si sono registrati 1.389 decessi, un dato rilevante ma in linea con il trend degli anni precedenti. Questo ha comunque evidenziato la necessità di interventi strutturali per potenziare le misure di prevenzione. Nel 2001 il numero è rimasto stabile a 1.396, per poi diminuire gradualmente: 1.381 nel 2002 e 1.356 nel 2003.

Nel 2004, i decessi sono scesi a 1.328, seguiti da un lieve incremento nel 2005, con 1.341 vittime. Nonostante ciò, questi anni sono stati caratterizzati da una crescente attenzione alla formazione e all’implementazione di sistemi di sicurezza. Nel 2006 il numero di decessi è calato a 1.302, con una diminuzione più marcata nel 2007, che ha registrato 1.210 decessi.

L’anno 2008 ha segnato un punto di svolta grazie all’entrata in vigore del Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lgs. 81/2008), che ha contribuito a ridurre i decessi a 1.120, il valore più basso fino a quel momento, Nel 2009 il trend positivo è continuato, con 1.050 decessi, fino a raggiungere un nuovo minimo storico nel 2010, con 980 vittime.

La riduzione complessiva del 29,4% nel decennio è attribuibile a una combinazione di fattori:

L’introduzione di normative più stringenti, come il D.lgs. 81/2008, che ha consolidato e armonizzato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro. La diminuzione degli occupati nei settori ad alto rischio, quali l’edilizia e l’agricoltura, influenzata dalla crisi economica del 2008-2009. Una maggiore consapevolezza e formazione sulla sicurezza, che ha aumentato l’attenzione al rispetto delle norme da parte di datori di lavoro e lavoratori.

Questi dati mostrano che, sebbene il problema delle morti sul lavoro rimanga una sfida importante, gli sforzi congiunti di istituzioni, aziende e lavoratori hanno portato a un miglioramento concreto.

Infortuni mortali sul lavoro dal 2010 al 2019 Nel periodo 2010-2019, i decessi sul lavoro in Italia hanno mostrato una tendenza complessivamente decrescente, con alcune oscillazioni. Questo andamento riflette gli effetti delle normative più stringenti, come il Testo Unico sulla Sicurezza del Lavoro (D.lgs. 81/2008), e una crescente attenzione alla prevenzione e al monitoraggio della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nel 2010, si sono registrati 1.503 decessi, un dato in aumento rispetto agli anni immediatamente precedenti. Nel 2011, il numero è sceso a 1.397, segnando l'inizio di un trend positivo che si è mantenuto negli anni successivi.

Dal 2012 al 2015, i decessi hanno continuato a diminuire: 1.370 nel 2012, 1.258 nel 2013, e un minimo storico di 1.190 nel 2014 (nello stesso anno l'Osservatorio Indipendente di Bologna ha registrato oltre 1350 morti complessivi, di cui 663 decessi sui luoghi di lavoro e i restanti in itinere, evidenziando 152 agricoltori morti schiacciati dal trattore). Tuttavia, nel 2015, si è registrato un lieve rialzo rispetto ai dati ufficiali, con 1.310 decessi.

Nel 2016, il numero di decessi è sceso ulteriormente a 1.179, un altro minimo storico, mentre il 2017 ha mantenuto valori simili con 1.181 decessi. Tuttavia, nel 2018, si è osservato un lieve aumento a 1.294, con una successiva diminuzione nel 2019, che ha registrato 1.089 decessi, il valore più basso dell’intero decennio.

La riduzione complessiva nel periodo è attribuibile a:

I bandi INAIL per finanziare progetti di salute e sicurezza nelle imprese dal 2010 al 2016 e negli anni successivi, L’applicazione delle normative come il D.lgs. 81/2008, che ha consolidato le disposizioni in materia di sicurezza, Una conseguente crescente consapevolezza e formazione sulla sicurezza da parte di datori di lavoro e lavoratori, Un'intensificazione dei controlli e delle sanzioni, con la Legge di Bilancio del 2019 che ha incentivato il rispetto delle normative.

Infortuni mortali sul lavoro dal 2020 a oggi Nel periodo dal 2020 al 2024, l'Italia ha registrato un andamento altalenante negli infortuni mortali sul lavoro, influenzato da vari fattori, tra cui l'emergenza sanitaria da COVID-19 e l'introduzione di nuove normative per la sicurezza nei luoghi di lavoro.