Biografia

Monaco benedettino Si ignora tutto della famiglia di Raniero, mentre il luogo di nascita potrebbe essere Bleda (o Galeata) nell'Appennino forlivese, all'epoca nella diocesi di Sansepolcro (oggi Bleda è una frazione di Santa Sofia, dal 1975 nella diocesi di Forlì-Bertinoro).

Divenuto monaco (dapprima, come sembra, secondo la regola benedettina adottata nel monastero toscano di Vallombrosa, poi nella congregazione cluniacense), visse nel Monastero di Fiumana, presso Forlì, per circa dieci anni.

Si ritiene che il suo arrivo a Roma fu dovuto alla nomina ad abate di San Lorenzo fuori le mura da parte di Papa Gregorio VII (1073-1085).I Papi - Da Pietro a Francesco, Ediz. Treccani, vol. II, p. 228, ISBN 978-88-12-00521-5. Lo stesso papa Gregorio VII lo creò cardinale presbitero del titolo di San Clemente dopo il 1076. Nel 1088 fu tra gli elettori di Papa Urbano II, che lo nominò legato pontificio nel Regno di Castiglia, dove rimase dal 1089 al 1090. Tornato in Italia, dal 1091 in poi accompagnò Urbano II; ebbe così modo di partecipare al Concilio di Clermont (1095).

Il pontificato

L'elezione al Soglio

Il 13 agosto 1099 i cardinali, in presenza del basso clero e dei rappresentanti delle autorità cittadine, elessero all'unanimità Raniero di Bleda nella basilica di San ClementeRoma era attraversata da turbolenze politiche che rendevano non sicure né San Pietro né il Laterano.. Il giorno dopo fu consacrato vescovo di Roma dal cardinale vescovo di Ostia, Oddone II di Châtillon. Prese il nome di Pasquale. L'unico papa che aveva assunto questo nome, Pasquale I era vissuto oltre due secoli prima (817-824) ed era stato protagonista di un accordo con l'imperatore carolingio Ludovico il Pio che garantiva la collaborazione tra il romano pontefice e l'autorità imperialeGlauco Maria Cantarella, "Pasquale II", in Romagna toscana. Storia e civiltà di una terra di confine, a cura di Natale Graziani, 2001, pp. 511-514..

Azione di contrasto agli antipapi Il predecessore Urbano II era riuscito, nel penultimo anno del suo pontificato (1098), ad allontanare dal Lazio l'antipapa Clemente III, rifugiatosi a Ravenna. Con la morte di Urbano II, Clemente III rinnovò il proposito di tornare a Roma. Giunto ad Albano, fu però fermato dai Normanni, alleati del papa legittimo, e costretto a rifugiarsi a Civita Castellana. Qui, abbandonato dal suo alleato, Enrico IV, morì in solitudine l'8 settembre 1100.

Le spoglie di Clemente III, sepolte nella cattedrale di Civita Castellana, divennero in breve oggetto di culto per la popolazione locale, poiché si diffuse la voce che sulla tomba dell'antipapa, a seguito della trasudazione di un misterioso liquido profumato, si verificassero numerosi miracoliP. Golinelli, Matilde e i Canossa nel cuore del Medio Evo, Milano 1991, pag. 280.. Per far cessare questo culto Pasquale II ne fece disseppellire le spoglie per disperderle nel TevereL. L. Ghirardini, Cadolo, l'Antipapa guerriero. Grandezza e miseria del più famoso vescovo medievale di Parma, Parma-Mantova 2001, pag. 269..

Poco tempo dopo la nobiltà romana elesse un nuovo antipapa nella persona di Teodorico, già consigliere di Clemente III. Il nuovo antipapa fu riconosciuto da Enrico IV ed entrò a Roma approfittando della momentanea assenza di Pasquale. Al ritorno del papa nell'Urbe, Teodorico tentò di rifugiarsi presso una famiglia nobile filo-imperiale, ma fu arrestato e successivamente rinchiuso in un monastero a Cava dei Tirreni, dove morì nel 1102. Il suo successore, Adalberto, venne catturato dai Normanni e in seguito esiliato nel monastero di San Lorenzo ad Aversa.

Nel 1105 l'aristocrazia romana, approfittando nuovamente di un'assenza di Pasquale dall'Urbe, lo depose dal soglio pontificio con l'accusa di simonia ed eresia ed elesse ed intronizzò l'arciprete Maginulfo (18 novembre), che assunse il nome di Silvestro IV. Al ritorno del legittimo pontefice, Silvestro si rifugiò prima a Tivoli e poi ad Osimo. Nel 1111 fece atto di sottomissione al papa.

Relazioni con le istituzioni della Chiesa Già membro dell'Ordine dei canonici regolari, Pasquale II ebbe molti rapporti con i Canonici di San Frediano (Lucca), di cui chiamò a Roma il priore come collaboratore, per un certo periodo. Approvò le costituzioni dei Canonici di Santa Maria in Porto (Ravenna). Ebbe relazioni anche con i Canonici San Rufo (Avignone), San Nicola (il cui fondatore, Conone, venne chiamato a Roma e fatto cardinale vescovo di Preneste), San Vittore (Parigi), e altri.

Nel 1099 Gerardo de Saxo fondò a Gerusalemme l'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (poi detti Cavalieri di Malta). Il 15 febbraio 1113 Pasquale II riconobbe l'Ordine con la bolla papale Pie Postulatio Voluntatis.

Pasquale II raccolse l'eredità del suo predecessore Urbano II, autore nel 1095 di un appello per la riconquista dei Luoghi Santi. Il 15 luglio 1099 avvenne la Presa di Gerusalemme da parte dei Crociati. Quando la notizia giunse a Roma, Pasquale era salito al Soglio da pochi mesi. Fu quindi il primo pontefice a gestire l'onere della conquista. In dicembre il papa scrisse una lettera all'episcopato della Gallia in cui affermava, seguendo lo stile di Urbano II, che la Divina misericordia «Si degnò di salvare la Chiesa asiatica dalle mani dei Turchi, e di aprire all'esercito cristiano la Città della passione e della sepoltura del Signore»Nel testo originale: Asianam ecclesiam turcorum manibus eripere et ipsam Dominicae passioni ac sepulturae urbem Christianae militiae dignatus est aperire.. Contestualmente nominò l'arcivescovo di Pisa Daiberto a nuovo Patriarca latino di Gerusalemme. Daiberto prese possesso della nuova Sede alla fine del mese di dicembre. Nell'anno 1100 il papa nominò il cardinale Maurizio, vescovo di Porto legato per la Terra Santa affidandogli l'incarico di vigilare sulla ricostruzione e l'organizzazione della Chiesa d'Oriente (Orientalis Ecclesia).

Il 6 marzo 1101 il pontefice confermò Toledo come sede primaziale con la bolla Actorum synodalium. Anche in Hiberia si stava combattendo una guerra tra cristiani e musulmani (Reconquista). Nello stesso anno lanciò un appello per una nuova spedizione di milites Christi in Terrasanta, affidandone il reclutamento alle Chiese locali. Risposero la Chiesa di Genova e la Chiesa di Milano. Il vescovo Airaldo di Genova organizzò l'invio di ventisei galee e quattro (o sei) naviIl nuovo legato per la Terra Santa, Maurizio, salì a bordo di una di queste imbarcazioni.. Anselmo IV di Milano prese parte personalmente alla spedizione, partendo nel settembre del 1100 alla testa di diverse migliaia di fedeli. Nel maggio del 1101 i genovesi parteciparono alla conquista di Arsuf e di Cesarea al seguito di Baldovino di Boulogne, riprendendo il mare poco dopo. La spedizione milanese, effettuata via terra, si risolse invece in un fallimento. Nel 1102 il Papa nominò come successore di Maurizio, morto in quell'anno, Roberto da Parigi. La sua missione terminò entro il 1105. Nel 1107 inviò in Terrasanta Gibelino di Arles per risolvere una controversia sul Patriarcato di Gerusalemme.

Nel 1106 Pasquale II consacrò il Duomo di Parma. Il 7 gennaio 1107 consacrò il Duomo di Casale Monferrato.

Governo della Chiesa Primo papa dopo un quindicennio a risiedere stabilmente a Roma, Pasquale II restaurò diverse chiese dell'Urbe. In particolare, fece ricostruire la basilica dei SS. Quattro Coronati, distrutta nel Sacco dei Normanni. A Pasquale II si deve però la distruzione del Mausoleo dei Domizi - Enobarbi, che ancora accoglieva i resti dell'imperatore Nerone, da lui - in virtù della storiografia cristiana antica - considerato un anticristo con il falso potere di risorgere; al posto del sepolcro distrutto fu eretta una cappella, nucleo originario della Basilica di Santa Maria del PopoloGuida di Roma, Milano, TCI, 1993, p. 226. A seguito delle proteste dei romani fu diffusa la falsa notizia che le ceneri di Nerone fossero state inumate nell'attuale cosiddetta Tomba di Nerone, lungo la Via Cassia (questo sarcofago accoglie in realtà Publio Vibio Mariano e la di lui moglie Reginia Massima).

Negli anni 1100-1101 effettuò un viaggio nell'Italia meridionale per risolvere alcune vertenze che erano sorte nelle comunità locali. Tra le decisioni più importanti, Pasquale II chiuse la vertenza che intercorreva tra l'abbazia di Montecassino e la badessa di Cingla, Gemma (figlia di Pietro, conte di Caiazzo). Il Papa lanciò l'interdetto alla città di Benevento, che si era schierata contro la Santa Sede. Andò in Puglia per riunire i vescovi di Canosa e Canne, poi scese in Calabria per visitare la comunità di Mileto. Infine riunì tutti i vescovi del Mezzogiorno, con cardinali, abati, religiosi e tutti i conti Normanni nel Concilio di Melfi (agosto 1101). Pasquale II verificò i rapporti fra il Papato e i conti Normanni. Al concilio tentò di ricomporre il conflitto con l'Impero bizantino, e mostrò un atteggiamento duttile nei confronti della dispensatio e nel modo di intendere il rapporto fra lo stesso Papa ed il concilio. Probabilmente fu in quest'occasione che il pontefice concesse al vescovo di Melfi il privilegio di dipendere direttamente dalla sede di Roma.

Le investiture: accordi con i re d'Inghilterra e di Francia Nel 1100 salì al trono il nuovo re d'Inghilterra, Enrico I, il quale volle riservarsi il diritto delle investiture, che apparteneva all'arcivescovo di Canterbury, Anselmo d'Aosta. L'investitura era un gesto ormai entrato nella tradizione dei rapporti tra il sovrano e i vescovi. Nel tempo si era diffusa l'usanza da parte del re di "investire" il vescovo prima della sua consacrazione. Si creava la sequenza: elezione, investitura, consacrazione. Il gesto dell'investitura creava un rapporto di fedeltà personale tra vescovo e re: il re riconosceva che il vescovo esercitava alcune prerogative regali e il vescovo, in cambio, le poneva a disposizione di colui che riconosceva come suo re.

Sia Enrico I che Anselmo inviarono a Roma i propri rappresentanti, chiedendo a Pasquale il permesso di effettuare le nomine di vescovi e abati. Quando il pontefice oppose un rifiuto al re, Enrico I mandò in esilio Anselmo e confiscò i beni della Chiesa (1104). Nel 1107 la frattura fu ricomposta. Con la mediazione di una legazione pontificia, nonché della regina Matilde, si raggiunse un accordo (1º agosto 1107) in base al quale Anselmo manteneva per sé il diritto esclusivo di investire con l'anello e il pastorale, ma riconosceva la nomina reale per i benefici vacanti e i giuramenti di fedeltà dei dominii temporali.

Dopo l'accordo con l'Inghilterra, Pasquale II chiuse la questione delle investiture anche con Filippo I di Francia. La politica di Pasquale II portò così a compimento quella di Urbano II.

Verso la fine del pontificato i rapporti con il re d'Inghilterra ridiventarono problematici. Pasquale si lamentò (1115) che i concili venivano tenuti e i vescovi venivano trasferiti senza la sua autorizzazione, e minacciò Enrico I con la scomunica.

Le investiture: dissidi con l'Imperatore Nel 1107 la questione delle investiture di vescovi e abati fu risolta positivamente con i re di Francia e d'Inghilterra. Con l'imperatore del Sacro Romano Impero le cose andarono diversamente.