Il siluro o torpedine è un proiettile esplosivo dotato di propulsione autonoma che, dopo essere stato lanciato sopra o sotto la superficie dell'acqua, opera in immersione, ed è progettato per detonare a contatto o in prossimità di un obiettivo. Può essere lanciato da sottomarini, navi di superficie, elicotteri e aerei.

Il siluro può essere anche utilizzato come parte di un'altra arma: il siluro Mark 46 usato dagli Stati Uniti è parte del sistema antisommergibile ASROC, mentre la mina CAPTOR consiste in una piattaforma immersa che lancia un siluro quando identifica un contatto ostile tramite sonar.

Etimologia La denominazione "torpedine" deriva dall'omonimo genere di razze elettriche dell'ordine dei Torpediniformes, denominazione che a sua volta deriva dal latino "torpere", essere rigido o paralizzato. Non c'è peraltro somiglianza di forma tra la razza e la torpedine meccanica.

In ambito navale, il termine "torpedine" per la prima volta fu usato da Robert Fulton, che così battezzò la carica di polvere da sparo rimorchiata usata dal suo sottomarino Nautilus nel 1800-1805 per dimostrare che potesse affondare navi da guerra.

Il termine divenne in seguito di uso generalizzato nel riferirsi a cariche esplosive sommerse e ancorate, sviluppate durante la guerra civile americana da Matthew F. Maury, un ammiraglio confederato. Quest'uso della parola per riferirsi a ciò che oggi chiamiamo "mina navale" durò sino alla prima guerra mondiale.

Il siluro Bangalore, ideato dall'esercito britannico nel 1912, è un congegno esplosivo cilindrico montato all'estremità di un tubo e usato per aprire varchi nei campi minati o nel filo spinato. Si può considerare una forma terrestre di torpedine.

Il termine "siluro" si riferisce invece alla forma di vari pesci appartenenti all'ordine dei Siluriformi, denominazione a sua volta derivata dal nome greco dell'omonima specie di pesce gatto.

Storia Prima dell'invenzione del siluro navale a propulsione autonoma, il termine "siluro" fu applicato a quegli ordigni esplosivi che avevano la caratteristica di essere nascosti, e che noi chiameremmo oggi mina antiuomo, mina terrestre, mina navale, fra le altre.

Le prime torpedini navali

Anche se il termine "torpedine" venne coniato solo nel XIX secolo, il primo sottomarino, il Turtle (1775) attaccò usando un congegno esplosivo molto simile alle "torpedini" di Fulton. Il Turtle avrebbe dovuto immergersi sotto un vascello britannico, perforarne la chiglia e attaccarvi una bomba. La bomba sarebbe esplosa dopo un tempo prestabilito, presumibilmente con un meccanismo a orologeria. Nel suo unico attacco registrato, contro la HMS Eagle, il Turtle non riuscì a penetrarne la chiglia, in quanto rivestita di rame per resistere all'azione degli organismi marini.

Il primo uso del termine "torpedine" in riferimento a un congegno esplosivo in ambito navale si deve a Robert Fulton che così denominò la carica di polvere da sparo rimorchiata usata dal suo sottomarino Nautilus nel 1800-1805 per dimostrare che potesse affondare navi da guerra. Questo tipo di torpedine rimorchiata, ricoperta di detonatori a contatto, rimase in uso durante tutta la Guerra civile americana. Il sottomarino confederato H. L. Hunley fu originariamente progettato per utilizzare questo tipo di arma.

La guerra civile americana vide l'utilizzo di diversi tipi di torpedini navali, maggiormente da parte dei Confederati, i quali erano in grande svantaggio nei metodi di guerra tradizionali. I modelli più semplici erano torpedini galleggianti, con detonatori a tempo o a contatto, mandati alla deriva lungo la corrente dei fiumi per colpire le forze nemiche più a valle. Come ci si può attendere erano ben poco affidabili. Vennero costruiti diversi tipi di torpedini ancorate, riempiendo barili o damigiane con polvere da sparo e applicandovi detonatori a contatto. Queste potevano essere un pericolo per le navi Confederate, come per quelle dell'Unione, perciò talvolta erano segnalate da una bandiera, che poteva essere rimossa se si temeva un attacco. I fiumi minati dalle torpedini confederate venivano spesso bonificati col semplice espediente di far precedere la flotta da piccole barche guidate da soldati confederati prigionieri, e a conoscenza della localizzazione delle mine.

Vennero anche impiegate torpedini sommerse a detonatore elettrico. Esse avevano il vantaggio di essere controllate da un operatore posizionato sulla riva, cosicché non si correva il rischio di colpire natanti amici, e anzi si poteva scegliere, fra i nemici, il bersaglio da privilegiare. Tuttavia la Confederazione era afflitta da una cronica scarsità di materiali, compreso il platino e il rame per i cavi e le batterie, e i cavi stessi andavano soggetti a frequenti rotture. Il guardiamarina Giovanni Emanuele Elia, della Marina Italiana, il 21 settembre 1899 riceveva il brevetto per la sua nuova torpedine, sperimentata sulla R. N. Washington.Invenzioni e Scoperte, Milano, Hoepli Le prime torpedini guidate su un obiettivo specifico furono dei tubi esplosivi in cui la carica era posizionata al termine di un'asta lunga una decina di metri che sporgeva, sott'acqua, dalla prua della nave attaccante. Quando diretta contro il vascello nemico e fatta detonare, si poteva causare una breccia nella chiglia, sotto la linea di galleggiamento. Vennero impiegate dal sottomarino H. L. Hunley e dalle torpediniere Confederate di classe David, tra le altre.

Bombe e mine antiuomo Durante la guerra civile americana, il termine "torpedine" venne anche utilizzato in riferimento a vari tipi di bomba e dispositivi antiuomo. Il generale Confederato Gabriel Rains mise a punto delle "granate sotterranee" o "torpedini terrestri", ossia granate di artiglieria con detonatori a pressione seppellite lungo le strade su cui si ritiravano le forze Confederate, per ritardare il nemico nell'inseguimento. Erano gli antenati delle moderne mine terrestri. Sebbene i generali dell'Unione pubblicamente deplorassero questi mezzi, il generale Sherman impiegò la stessa tecnica nella sua "Marcia verso il mare".

L'agente segreto Confederato John Maxwell utilizzò un meccanismo a orologeria per detonare una grande "torpedine a orologeria" (una bomba a tempo) il 9 agosto 1864. La bomba era nascosta in una cassa riportante la scritta "candele" e piazzata a bordo di una chiatta dell'Unione carica di munizioni (20-30 000 proiettili di artiglieria e 75 000 colpi per armi leggere) che si trovava ancorata a City Point (Virginia), sul James River. L'esplosione causò danni per oltre due milioni di dollari e la morte di almeno 43 persone.

La "torpedine a carbone" era una bomba della foggia di un masso di carbone, concepita per essere nascosta nei cumuli di minerale destinati al rifornimento delle navi dell'Unione. Una volta immessa nelle caldaie causava un'esplosione.

Torpedini a propulsione autonoma

Il primo vero siluro si deve al fiumano Giovanni Luppis, un ufficiale della Marina austriaca che aveva pensato a un ordigno galleggiante per la difesa costiera, guidato con funi da terra, che denominò "guardacoste". L'ordigno venne presentato all'imperatore Francesco Giuseppe nel porto di Fiume nel 1860, ma non ebbe ulteriori sviluppi. Luppis conobbe poi Robert Whitehead, un ingegnere e imprenditore britannico direttore dello Stabilimento Tecnico Fiumano, e nel 1864 strinse con lui un accordo per perfezionare la propria invenzione. Whitehead introdusse numerosi e radicali cambiamenti al progetto, che divenne subacqueo e venne denominato Minenschiff. Il primo siluro venne presentato ufficialmente alla Commissione Navale Imperiale il 21 dicembre 1866.

Per la sua invenzione Giovanni Luppis venne nominato nobile col predicato von Rammer (affondatore) con diploma dato in Vienna il 1º agosto 1869 dall'imperatore Francesco Giuseppe.

Dopo che il governo ebbe deciso di investire nell'invenzione, Whitehead impiantò la prima fabbrica di siluri a Fiume. Nel 1870 i due ingegneri perfezionarono i sistemi di propulsione per arrivare a un raggio d'azione di oltre 900 metri, a una velocità di sei nodi, e nel 1881 la fabbrica esportava i suoi siluri in dieci altri Paesi. La propulsione era assicurata da un dispositivo ad aria compressa, e la carica esplosiva era costituita da gloxylina o fulmicotone. Whitehead continuò a lavorare al progetto, dando dimostrazioni di siluri capaci di viaggiare a 18 nodi (1876), 24 nodi (1886) e infine 30 nodi (1890).

Whitehead acquisì i diritti di fabbricazione del giroscopio nel 1890 per migliorare la stabilità delle sue macchine. I suoi siluri si guadagnarono il nome di "Ordigni del demonio".

Nel 1877 l'Ammiragliato britannico gli pagò 15 000 sterline per assicurarsi gli sviluppi futuri, ed egli aprì una nuova fabbrica sull'isola di Portland nel 1891. Il siluro Whitehead più grande era lungo 5,8 metri, del diametro di 457 mm, in acciaio lucidato o bronzo al fosforo, con una testata di 90 chilogrammi di fulmicotone. L'aria era compressa a circa 90 atmosfere e muoveva due eliche attraverso un motore Brotherhood a tre cilindri. Un considerevole sforzo venne rivolto nel controllo della stabilità sia di direzione sia di profondità.

Il 16 gennaio 1877 il vapore turco Intibah fu il primo naviglio a essere affondato da siluri, a opera di siluranti russe lanciate dalla nave Velikiy Knyaz Konstantin, al comando di Stepan Osipovich Makarov durante la guerra russo-turca.

La prima nave d'alto mare a lanciare un siluro in combattimento, il 19 maggio 1877, fu l'incrociatore britannico HMS Shah che cercò, invano, di affondare il monitore peruviano Huascar.

In un altro fra i primi episodi di uso del siluro, la Blanco Encalada fu affondata per opera della cannoniera Almirante Lynch, durante la guerra civile cilena il 23 aprile 1891.

Presto le unità siluranti guadagnarono grande considerazione e per controbatterle vennero varate le prime cacciatorpediniere. Anche delle cannoniere, navi di circa mille tonnellate di dislocamento, vennero equipaggiate con siluri.

Attorno al 1897 Nikola Tesla brevettò una barca telecomandata e dimostrò poi la fattibilità dei siluri radiocomandati alla Marina degli Stati Uniti. I siluri a guida radio non vennero sviluppati fino agli anni sessanta.

Durante la prima guerra mondiale, il termine "torpedine" assunse il significato odierno di "siluro", ossia proiettili a propulsione autonoma lanciati da una nave o un sottomarino. Più tardi i siluri vennero provvisti anche di dispositivi di guida autonoma.

Negli anni successivi i bilanci ristretti di quasi tutte le marine militari non consentirono di sviluppare oltre quest'arma. Solo i giapponesi possedevano siluri pienamente collaudati all'inizio della seconda guerra mondiale. Tutte le classi di navi, dai cacciatorpediniere alle corazzate, erano armate di siluri.