Il Territorio Libero di Trieste (in inglese Free Territory of Trieste; in sloveno Svobodno tržaško ozemlje; in serbo-croato Slobodni Teritorij Trsta) fu un'entità territoriale indipendente prevista dal trattato di pace fra l'Italia e le potenze alleate del 10 febbraio 1947, che ne stabilì la costituzione a decorrere dall'entrata in vigore del trattato, avvenuta il 15 settembre successivo. Il suo territorio, esteso per circa 738 km², comprendeva Trieste e una fascia costiera della Venezia Giulia e dell'Istria nord-occidentale, compresa tra il confine italiano a nord-ovest e quello jugoslavo a est e a sud.

Il Territorio Libero fu concepito come un'entità indipendente la cui integrità territoriale e indipendenza sarebbero state assicurate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Lo Statuto permanente, allegato VI al trattato di pace, ne prevedeva la demilitarizzazione e la neutralità e stabiliva come lingue ufficiali l'italiano e lo sloveno, demandando alla futura Costituzione la determinazione delle circostanze nelle quali il croato avrebbe potuto essere utilizzato come terza lingua ufficiale.

L'ordinamento previsto dal trattato contemplava un governatore, nominato dal Consiglio di sicurezza, un Consiglio di Governo, un'Assemblea popolare eletta dalla popolazione e un potere giudiziario. Il 10 gennaio 1947 il Consiglio di sicurezza, con la risoluzione 16, aveva approvato lo Strumento per il regime provvisorio, lo Statuto permanente e lo Strumento per il Porto franco di Trieste, accettando le responsabilità attribuitegli dai tre documenti.

Tale assetto istituzionale non fu tuttavia mai attuato integralmente. Il governatore previsto dal trattato non venne nominato e il Territorio rimase diviso nelle due zone già sottoposte alle rispettive amministrazioni militari: la Zona A, comprendente Trieste e il territorio circostante, rimase sotto il Governo Militare Alleato, amministrato dal Regno Unito e dagli Stati Uniti d'America, mentre la Zona B, comprendente la parte nord-occidentale dell'Istria, rimase sotto l'amministrazione militare jugoslava.

L'impossibilità di rendere operativo l'ordinamento previsto dal trattato condusse alla stipulazione del Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 tra Italia, Jugoslavia, Regno Unito e Stati Uniti. L'accordo dispose la cessazione dei governi militari nelle due zone: l'amministrazione civile della Zona A fu trasferita all'Italia, mentre quella della Zona B passò alla Jugoslavia. Il Memorandum entrò in vigore il giorno stesso della firma.

La sistemazione della frontiera tra Italia e Jugoslavia fu successivamente definita dal Trattato di Osimo, firmato il 10 novembre 1975 e reso esecutivo nell'ordinamento italiano con la legge n. 73 del 14 marzo 1977.

Storia Origini e istituzione

La costituzione del Territorio Libero di Trieste fu una delle conseguenze della sistemazione territoriale della Venezia Giulia successiva alla seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto, l'area di Trieste costituiva uno dei principali punti di contrasto fra l'Italia e la Jugoslavia, entrambe interessate alla definizione del nuovo confine nell'Adriatico settentrionale.

La soluzione adottata dalle potenze vincitrici trovò la propria disciplina nel trattato di pace con l'Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 ed entrato in vigore il 15 settembre dello stesso anno. L'articolo 21 stabiliva la costituzione del Territorio Libero di Trieste entro i confini indicati dagli articoli 4 e 22 e ne prevedeva il riconoscimento da parte dell'Italia e delle potenze alleate come entità indipendente, la cui integrità territoriale e indipendenza sarebbero state assicurate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il nuovo territorio, esteso per circa 738 km², comprendeva la città di Trieste, una fascia costiera a nord della città e una parte dell'Istria nord-occidentale. La sede del governo avrebbe dovuto essere stabilita a Trieste.

Già il 10 gennaio 1947, durante la preparazione del trattato, il Consiglio di sicurezza aveva approvato con la risoluzione 16 lo Strumento per il regime provvisorio, lo Statuto permanente e lo Strumento per il Porto franco, accettando le responsabilità attribuitegli da tali documenti. Con l'entrata in vigore del trattato, il 15 settembre 1947, il Territorio Libero venne formalmente costituito.

L'ordinamento previsto dal trattato Lo Statuto permanente configurava il Territorio Libero come un'entità indipendente, demilitarizzata e neutrale, sottoposta alla garanzia internazionale del Consiglio di sicurezza. L'assetto istituzionale definitivo avrebbe dovuto comprendere un governatore, un'Assemblea popolare eletta a suffragio universale, un Consiglio di Governo, un potere giudiziario e un direttore della pubblica sicurezza.

Il governatore avrebbe dovuto essere nominato dal Consiglio di sicurezza previa consultazione con i governi italiano e jugoslavo. Oltre a rappresentare il collegamento istituzionale fra il Territorio e il Consiglio di sicurezza, avrebbe dovuto vigilare sull'osservanza dello Statuto, sulla tutela dell'indipendenza e dell'integrità territoriale e sul mantenimento dell'ordine pubblico.

Prima dell'entrata in funzione dell'ordinamento definitivo avrebbe dovuto operare un regime provvisorio. Il governatore, una volta assunto l'incarico, avrebbe dovuto costituire un Consiglio provvisorio di Governo scegliendone i membri, dopo consultazioni con i governi italiano e jugoslavo, tra gli abitanti del Territorio. Il successivo svolgimento delle elezioni avrebbe consentito la costituzione dell'Assemblea popolare e degli altri organi permanenti.

Il trattato prevedeva inoltre la creazione del Porto franco di Trieste, disciplinato da uno specifico strumento internazionale e destinato a garantire la libertà di transito e di commercio attraverso il porto.

Questo ordinamento, tuttavia, non entrò mai integralmente in funzione. L'elemento decisivo fu la mancata nomina del governatore. Il Consiglio di sicurezza iniziò a occuparsi della questione già nel giugno 1947 e costituì il 10 luglio un sottocomitato incaricato di raccogliere informazioni sui candidati proposti e di esaminarne altri. Le successive trattative non consentirono però di raggiungere l'accordo necessario e la questione della nomina rimase ripetutamente all'ordine del giorno del Consiglio di sicurezza.

Di conseguenza non si verificò il passaggio dalle amministrazioni militari al sistema istituzionale contemplato dallo Statuto permanente. Non furono costituiti il Consiglio di Governo e l'Assemblea popolare previsti dal trattato e non si svolsero le elezioni destinate a dare vita agli organi rappresentativi dell'intero Territorio.

Le Zone A e B

In attesa dell'instaurazione del regime previsto dal trattato, il Territorio rimase diviso nelle due zone militari già esistenti, denominate Zona A e Zona B. Il regime provvisorio prevedeva che, fino all'assunzione delle funzioni da parte del governatore, le rispettive autorità militari continuassero ad amministrare le due zone.

La Zona A, con una superficie di circa 222,5 km², comprendeva Trieste e la fascia territoriale circostante, estendendosi dal settore di Duino fino all'area di Muggia. Essa rimase sotto il Governo Militare Alleato, retto congiuntamente da britannici e statunitensi. L'amministrazione era diretta dal comandante della Zona, che esercitava anche le funzioni di governatore militare. Il primo comandante dopo l'entrata in vigore del trattato fu il maggior generale britannico Terence Airey, al quale succedette il maggior generale Thomas John Willoughby Winterton.

La Zona B, estesa per circa 515,5 km² e avente come principale centro Capodistria, comprendeva invece la parte nord-occidentale dell'Istria ed era amministrata dalle autorità militari jugoslave. Al suo interno il territorio era organizzato nei distretti di Capodistria e Buie, separati dal Dragogna, che costituiva anche il limite amministrativo fra le repubbliche federate di Slovenia e Croazia.

La divisione amministrativa avrebbe dovuto avere carattere transitorio. Lo Strumento per il regime provvisorio stabiliva infatti che le forze britanniche, statunitensi e jugoslave presenti nel Territorio sarebbero state poste a disposizione del governatore dopo la sua entrata in carica e successivamente ritirate secondo le modalità previste dal trattato. Poiché il governatore non fu mai nominato, tale meccanismo non poté essere applicato e le due amministrazioni militari continuarono a esercitare separatamente le rispettive funzioni per l'intera durata del regime provvisorio.

La situazione produsse quindi una notevole distanza fra l'ordinamento delineato dal trattato e quello effettivamente operante: il Territorio possedeva uno statuto internazionale unitario, ma nella pratica non ebbe mai un governo comune alle due zone né organi politici rappresentativi operanti sull'intero territorio.

La questione della sovranità La mancata attuazione dello Statuto permanente e la permanenza delle amministrazioni militari diedero origine a un articolato dibattito giuridico sulla natura del Territorio Libero e sulla titolarità della sovranità.

Una parte della dottrina sostenne che, non essendo mai divenuto operativo l'ordinamento statale previsto dal trattato e non essendo mai stato nominato il governatore, non si fosse perfezionata la costituzione di un nuovo Stato sovrano e che, di conseguenza, la sovranità italiana non fosse mai definitivamente cessata. Tale interpretazione fu sostenuta, tra gli altri, da Angelo Ermanno Cammarata, rettore dell'Università degli Studi di Trieste, nella relazione per l'anno accademico 1948-1949.Angelo Ermanno Cammarata, rettore dell'Università di Trieste, espose detta teoria la prima volta il 4 dicembre 1949, all'interno della relazione sull'anno accademico 1948-49.

Un diverso orientamento, sostenuto tra gli altri da Manlio Udina, riteneva invece che la sovranità italiana fosse cessata con l'entrata in vigore del trattato di pace, senza che al suo posto si fosse tuttavia consolidata la sovranità di un effettivo Stato triestino, poiché il territorio rimase sottoposto alle due amministrazioni militari.Secondo Manlio Udina

La questione fu affrontata anche dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 53 del 23 giugno 1964. La Corte precisò di non ritenere necessario risolvere definitivamente le controversie internazionalistiche sorte dall'interpretazione dell'articolo 21 del trattato; indicò tuttavia come «preferibile» la tesi secondo cui la sovranità italiana sul territorio triestino non fosse mai cessata, osservando che la conclusione del giudizio sarebbe rimasta invariata anche accogliendo l'ipotesi di una successiva restaurazione della sovranità italiana in conseguenza del Memorandum di Londra.

La crisi diplomatica e l'italianizzazione dell'amministrazione della Zona A Con il protrarsi della mancata nomina del governatore, la divisione provvisoria assunse progressivamente carattere stabile. La questione di Trieste rimase al centro delle relazioni tra Italia e Jugoslavia e, nel contesto iniziale della guerra fredda, divenne anche un elemento dei rapporti fra le potenze occidentali e il blocco orientale.

Nella Zona A si verificò parallelamente una progressiva partecipazione italiana all'amministrazione civile. Un passaggio significativo fu rappresentato dal memorandum del 9 maggio 1952 concluso fra Stati Uniti, Regno Unito e Italia. Pur mantenendo nelle mani del comandante della Zona tutti i poteri di governo, l'accordo attribuì a un direttore dell'amministrazione italiano una parte considerevole dell'amministrazione civile. Rimasero direttamente sotto il controllo delle autorità britanniche e statunitensi, fra le altre, le competenze riguardanti la polizia, il porto, le telecomunicazioni, l'attività normativa e alcune funzioni giudiziarie.