La Mir ( ; parola che significa sia mondo sia pace) fu una stazione spaziale del tipo modulare, cioè composta da diversi moduli lanciati separatamente e successivamente assemblati nello spazio, prima sovietica e poi russa.
L'assemblaggio iniziò il 20 febbraio 1986, ma il suo completamento impegnò oltre un decennio. La Mir venne considerata, dopo il lancio del primo satellite artificiale (Sputnik 1 nel 1957) e del primo volo umano nello spazio di Jurij Gagarin (Vostok 1 nel 1961) come ulteriore successo di prestigio del programma spaziale sovietico sebbene non fosse stata progettata da Sergei Korolev.
La Mir era posta in orbita terrestre bassa e la sua altitudine variava da a 421 km, la sua velocità media era di che le permetteva di completare 15,7 orbite al giorno.
La stazione fece il suo rientro distruttivo programmato in atmosfera il 23 marzo 2001.
Origine della stazione Mir fu autorizzata con decreto del 17 febbraio 1976, che chiedeva di progettare una stazione spaziale migliore delle precedenti del programma Saljut. Quattro stazioni spaziali Saljut erano già state lanciate a partire dal 1971, con altri tre in fase di lancio nel corso dello sviluppo Mir. Venne deciso che il modulo centrale della stazione (DOS-7) sarebbe stato dotato di un totale di quattro porte di aggancio: due alle estremità della stazione, come nelle stazioni Saljut, e altre due porte su entrambi i lati, al fine di consentire l'assemblaggio di ulteriori moduli per espandere le capacità della stazione. Nell'agosto 1978, il piano era già evoluto con una configurazione finale che prevedeva una porta a poppa e cinque porte in un compartimento sferico posto all'estremità anteriore della stazione.
In origine era previsto che alle porte si agganciassero moduli da 7,5 tonnellate derivati dalla navicella Sojuz. Questi moduli avrebbero usato un modulo di propulsione Sojuz, come nella Sojuz e nelle Progress, gli altri moduli sarebbero stati convertiti in moduli laboratorio. Tuttavia, a seguito di una risoluzione governativa del febbraio 1979, il programma fu ulteriormente aggiornato da Vladimir Čelomej e le porte di attracco furono rinforzate per ospitare moduli da 20 tonnellate.
La S.P. Korolev Rocket and Space Corporation Energia è stata l'azienda responsabile della progettazione complessiva della Mir, subappaltando gran parte dei lavori alla KB Saljut a causa degli intensi lavori già commissionati sul razzo Energia e Saljut 7, Sojuz-T e della produzione di veicoli spaziali Progress. KB Saljut ha iniziato a lavorare nel 1979 e i primi progetti sono stati pubblicati nel 1982 e nel 1983.
Nella stazione furono incorporati nuovi sistemi quali: il computer digitale Saljut 5B per il controllo di volo, nuovi sistemi di gestione dell'assetto (derivato da quello studiato per la stazione Almaz), il sistema automatico di rendezvous Kurs, il sistema di comunicazione satellitare Luch, i generatori di ossigeno Elektron e i depuratori di anidride carbonica Vozduch.
Entro l'inizio del 1984, i lavori sulla Mir subirono una battuta d'arresto: le risorse economiche vennero dirottate nel programma Buran in preparazione per il primo test di volo. I finanziamenti ripresero nei primi mesi del 1984, grazie alla nomina Valentin Gluško come responsabile del programma spaziale sovietico.
Il primo tentativo di lancio della stazione avvenne il 16 febbraio 1986 ma fallì a causa del malfunzionamento dei sistemi di comunicazione. La Mir fu poi lanciata con pieno successo al secondo tentativo di lancio, il 19 febbraio 1986 alle ore 21:28:23 UTC.
Descrizione
Dopo che l'Unione Sovietica mise in funzione più stazioni spaziali del tipo Saljut negli anni settanta fino all'inizio degli anni ottanta, la Mir divenne la prima stazione spaziale abitata perennemente e funzionante scientificamente raggiungendo così l'obiettivo per cui fu concepita. La Mir infatti poté basarsi sulle stazioni spaziali Saljut e sulle precedenti esperienze ricavate con la loro operatività. La sua struttura infatti venne concepita analogamente. Ovviamente si poté evitare di commettere diversi errori e di incappare in diversi inconvenienti grazie a quanto riscontrato nelle varie missioni che avevano volato verso le Saljut e che avevano soggiornato a bordo di queste stazioni spaziali. La Mir ereditò diverse parti degli strumenti di bordo e dell'attrezzatura scientifica dall'ultima stazione del tipo Saljut attiva cioè la Sojuz T-15.
Il modulo o blocco di base della Mir era dotato, a differenza dei blocchi impegnati per le Saljut, di ben sei congegni d'aggancio per navicelle di trasporto e per moduli o blocchi per ampliare la stazione spaziale stessa. Nel corso degli anni infatti, la Mir fu costantemente ampliata grazie ai citati blocchi agganciati, fino a quando nel 1996, ebbe raggiunto l'ultimo stadio d'ampliamento previsto, quando vi fu agganciato il modulo denominato Priroda.
Per diversi anni, la Mir fu l'unico avamposto permanente della presenza umana nello spazio. Oltre agli innumerevoli esperimenti di carattere scientifico vennero effettuate particolarmente esperienze di carattere medico, in particolare sugli effetti sull'organismo umano della permanenza prolungata nello spazio. Diversi cosmonauti infatti rimasero a bordo della stazione spaziale per periodi di quasi un anno intero.
L'assemblaggio modulare della Mir fu fondamentale per lo sviluppo e la messa in funzione della successiva Stazione spaziale internazionale – ISS. Infatti anche il modulo Zvezda impegnato sull'ISS, rappresenta una versione modificata del blocco base impegnato per la Mir.
I primi cosmonauti che visitarono la stazione spaziale vennero trasportati con le navicelle spaziali Sojuz, mentre il rifornimento della stazione stessa con generi alimentari, acqua potabile, carburante, ecc. veniva garantito dalle navicelle di trasporto prive di equipaggio del tipo Progress.
Mediante il montaggio di un apposito congegno d'aggancio, si poterono agganciare alla Mir a partire dal 1995 anche gli Space Shuttle statunitensi anche se questo era stato originariamente progettato per il Buran, lo shuttle sovietico, che non fu mai operativo. Infatti originariamente i programmi spaziali russi prevedevano di impegnare questo orbiter per rifornire la Mir.
Così questa interoperatività contribuì a creare una prima combinazione ideale per l'esplorazione umana dello spazio a livello internazionale. Questa fu raggiunta durante l'esecuzione del programma di collaborazione Mir-Shuttle. Infatti la stazione spaziale russa combinò le sue potenzialità con lo Shuttle americano. La Mir fornì un grande e vivibile laboratorio scientifico nello spazio, mentre lo Space Shuttle portò rifornimenti e un ulteriore spazio vivibile: insieme formarono la più grande navicella spaziale di sempre, ben 250 tonnellate di massa. Se il programma test Apollo-Sojuz del 1975 era stata una prima dimostrazione della disponibilità di collaborazione in questo campo da parte delle due superpotenze, questo programma ne fu la dimostrazione sia pratica sia dell'utilità di una reciproca collaborazione. Tanto più se si considera che in precedenza vi furono 20 lunghi anni di "congelamento" nei rispettivi rapporti.
Ospiti del mondo occidentale A dicembre del 1990 la stazione spaziale fu visitata dal giornalista giapponese Toyohiro Akiyama, il quale inviò in diretta una serie di documentari sul modo di lavorare in una stazione spaziale. Questo fu solamente l'inizio di una lunga serie di visite della stazione da parte di cittadini di origine non russa. Infatti negli anni successivi aumentò notevolmente il numero di nazioni estere che inviarono personale a bordo della Mir. Per l'Europa fu sicuramente importante la visita nel 1991 del primo austriaco, l'astronauta Franz Viehböck, o dei due cittadini tedeschi Klaus-Dietrich Flade (nel 1992) e Reinhold Ewald (nel 1997) e non per ultimo del francese Michel Tognini. Dal gennaio del 1994 fino a maggio 1995 la Mir fu equipaggiata, fra l'altro, dal cosmonauta russo Valerij Vladimirovič Poljakov. Con oltre 437 giorni consecutivi Poljakov raggiunse un nuovo record di permanenza nello spazio. Tale permanenza prolungata venne pure effettuata allo scopo di testare la reazione dell'organismo umano per un'eventuale missione equipaggiata verso Marte. Un volo verso il pianeta rosso infatti impegnerebbe diversi mesiè necessario un periodo molto più lungo di un anno. Nel 1995 la Mir venne visitata pure dall'astronauta dell'ESA Ulf Merbold, originario della Germania, il quale aveva già in precedenza volato nello spazio a bordo dello Space Shuttle Columbia durante la missione STS-9 svoltasi nel 1983.
Nel 1995, oltre a un ulteriore ampliamento della stazione, venne lanciato pure il primo astronauta statunitense che visitò la Mir: Norman Earl Thagard venne lanciato il 14 marzo dal cosmodromo di Bajkonur a bordo della Sojuz TM-21. Solo pochi mesi dopo, per la precisione a luglio dello stesso anno, venne avviato con l'aggancio della Atlantis durante la missione STS-71 il programma Shuttle-Mir sopra descritto.
Un ulteriore ospite della Mir, che vi soggiornò ben 179 giorni, fu il tedesco Thomas Reiter, anch'esso giunto a bordo della stazione spaziale nel 1995. Nel 1996 si concludono finalmente i lavori di ampliamento della stazione spaziale, grazie all'aggancio del modulo denominato Priroda. Un ultimo fatto degno di nota è dovuto alla circostanza che pure la permanenza più lunga nello spazio da parte di un astronauta cittadino americano è ironicamente stata raggiunta a bordo della Mir – la stazione spaziale lanciata dall'Unione Sovietica con la quale si ebbero tante rivalità durante la corsa nello spazio. Nel 1996 infatti John Blaha rimase ben 118 giorni a bordo della Mir.
Il record di permanenza di un astronauta americano è stato superato il 2 marzo 2016 da Scott Kelly con 340 giorni sulla Stazione spaziale internazionale (ISS).
Serie di incidenti Il 24 febbraio 1997 si sviluppò un incendio di un generatore chimico di ossigeno. Immediatamente si sviluppò del fumo altamente tossico che costrinse i due cosmonauti russi e l'astronauta statunitense presenti a bordo della stazione spaziale a indossare per un periodo prolungato delle maschere antigas e d'ossigeno.
Grazie alla reazione immediata e corretta dell'equipaggio della Mir, poté essere evitata un'interruzione della missione con conseguente immediato rientro a Terra dell'equipaggio. Infatti i tre riuscirono a ripulire l'aria entro il brevissimo tempo di un solo giorno. Solo due settimane più tardi comunque smise di funzionare correttamente l'apparato primario di alimentazione d'ossigeno della stazione spaziale e si dovette provvedere ad attivare l'alimentazione secondaria. Inoltre, a causa di un difetto del controllo di posizionamento della stazione spaziale, vi fu esclusivamente la possibilità di eseguire delle manovre orbitali volando manualmente.
Un ulteriore problema non meno grave fu il fatto che i sistemi di collegamento via radio tramite satelliti artificiali di comunicazione ormai più che obsoleti, consentivano un contatto via radio con il centro di controllo di volo di Mosca di soli 10 minuti per orbita terrestre, che dura mediamente 89,1 minuti. Pertanto per un'ora e quasi venti minuti gli equipaggi si trovavano del tutto impossibilitati a comunicare con il centro di controllo, seguiti da 10 minuti spesso non sufficienti per effettuare le comunicazioni necessarie prima che il tutto fosse seguito da un'ulteriore ora e venti minuti di silenzio radio.
All'inizio del 1997, la NASA annunciò i suoi primi dubbi relativi alla continuazione della collaborazione con la Russia per mantenere la Mir operativa. Ciò nonostante venne lanciata il 15 maggio 1997 l'Atlantis per eseguire diversi lavori di riparazione dei sistemi e strumenti di bordo. Contemporaneamente la missione provvide a sostituire l'astronauta statunitense Jerry Linenger con l'astronauta Michael Foale.