I Valar (singolare maschile Vala, femminile singolare Valië) sono personaggi di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien.
I Valar sono i più potenti tra gli Ainur (entità create dal pensiero di Eru Ilúvatar) che hanno deciso di proseguire la loro esistenza su Eä (gli altri Ainur in Eä sono i Maiar). Compaiono principalmente ne Il Silmarillion; all'interno di Eä e su Arda possono essere equiparati a «quelli che noi chiameremmo potenze angeliche, la cui funzione è quella di esercitare un'autorità delegata ognuno nella propria sfera».
"Valar", in quenya, significa "Potenze del mondo"..
Ideazione e fonti di ispirazione Modellati dall'immaginazione di Tolkien molto probabilmente sulla scorta delle divinità olimpiche greche, a differenza dei loro "cugini" euromeridionali, i Valar, nell'intenzione di Tolkien, dovevano costituire il nucleo mitologico divino da cui attingere le storie da lui narrate, creando così una mitologia celtico-anglo-sassone da contrapporre a quella greco-romana.
A differenza degli dei greci i Valar sono sì esseri maestosi e potenti, ma sottoposti al Dio Supremo, Eru, che nella concezione tolkieniana doveva essere l'equivalente mitologico del Dio cristiano, saggio, lungimirante, misericordioso e onnipotente. I Valar, proprio per essere una sorta di creature angeliche al servizio del Bene, sono del tutto diversi dai loro analoghi greco-romani: così Tulkas, 'dio' della Guerra, è sì un guerriero valoroso e intrepido, ma affatto diverso per intemperanze e crudeltà dal dio Ares; Manwë, ovvero lo Zeus tolkieniano, è al pari del suo corrispettivo greco il sovrano degli dèi, ma diversamente da questo non si diverte a fornicare con belle fanciulle mortali. Sono 'dèi cristiani', in un certo senso, e cristianamente personificano le virtù cardinali e teologali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, e fede, carità, speranza.
Morgoth, il Signore Oscuro, è paragonabile al Satana giudaico-cristiano, un essere angelico di pura malvagità, una personalità potentissima ma tracotante al punto da non conoscere i propri limiti; Melkor, che come Lucifero partecipava al Disegno Divino con la maggior gloria e maestà, aspira a una sua propria creazione indipendente dalla volontà di Eru, quindi si erge al pari di Eru, l'Unico Dio, salvo poi essere ammonito dal suo creatore del fatto che tanto a lui, essere pur potentissimo, quanto a tutti gli altri Valar è preclusa la creazione dal nulla, ab nihilo.
Trama
Tra gli Ainur originati da Ilúvatar alcuni decisero di rimanere con lui, mentre altri scelsero di entrare in Eä poiché colpiti dalla visione del mondo contenente ciò che essi avevano espresso con il loro canto (Musica degli Ainur) e affascinati dai Figli di Ilúvatar (pensati da lui stesso e presenti nella visione). Questi secondi spiriti sono Valar e Maiar, ognuno dei quali ebbe un compito particolare nel modellamento e arricchimento del mondo. I Valar, una volta arrivati su Arda si resero conto che il mondo era ancora un luogo oscuro e buio e che ciò che avevano visto era una visione di come sarebbe diventato in futuro. Così iniziarono a preparare la terra per la venuta dei Figli di Ilúvatar, ostacolati da Melkor che distruggeva ogni cosa da loro creata, ma inconsapevolmente contribuiva alla stabilizzazione di Arda. La loro prima abitazione nel "Piccolo Regno fra le innumerevoli stelle" (Arda) fu in Almaren, un'isola in un grande lago della Terra di Mezzo, ma dopo la sua distruzione, molto prima del Risveglio degli Elfi, si spostarono sul continente di Aman e lì fondarono il regno beato di Valinor.
Caratteristiche I Valar furono coloro tra i più grandi degli Ainur che testimoniarono la Visione di Ilúvatar cantata nell'Ainulindalë e che la amarono di più. Essi scelsero quindi di scendere in Eä per poterne divenire parte integrante. Melkor, al contrario, fu l'unico Vala che scese in Eä per cercare di sottometterla al proprio potere.
Il potere di ognuno dei Vala su un particolare elemento dell'universo, diverso da Vala a Vala, è dovuto al fatto che ciascuno di esso fu il primo o comunque il principale Ainu che immaginò e cantò di quel particolare elemento nell'Ainulindalë.
I Valar non hanno una forma visibile fissa, ma spesso assumono le sembianze di Uomini e di Elfi, o rimangono invisibili, in quanto esseri di puro spirito. Melkor (che rimane sempre un Ainu) perse l'abilità di cambiare aspetto già da prima della sua caduta, come in seguito il suo luogotenente Sauron (un Ainu anche lui, sebbene solo un Maia). A volte, per incutere timore, i Valar si mostravano in tutta la loro possenza, o come esseri antropomorfi giganteschi, oppure assumendo forme mostruose modellate dalla materia di cui ognuno di loro era fatto; per esempio Ulmo raramente decideva di comparire agli uomini, per timore di spaventarli troppo, dal momento che sarebbe apparso come un immenso essere di sembianze umane ma fatto di onde e acqua profonda. Melkor sfruttò anzi questa capacità di assumere forme mostruose inducendo spesso alla follia e alla disperazione elfi e uomini, mostrandosi come una creatura mastodontica dall'aspetto orribile e con uno sguardo micidiale.
Elenco dei Valar
Fra tutti i Valar, nove sono considerati supremi in potere e in considerazione. Melkor viene però generalmente tolto dal novero, facendo sì che ne rimangano otto, gli Aratar, i Supremi di Arda, in ordine: Manwë e Varda, Ulmo, Yavanna e Aulë, Mandos, Nienna e Oromë. Questi sono considerati superiori rispetto a qualunque altro Valar, Maiar e a tutte le altre specie inviate da Ilúvatar in Eä.
Questi sono i nomi dei Valar come sono conosciuti dagli Eldar. Nella Terra di Mezzo essi (i Valar) vennero conosciuti con altri nomi in particolare di origine Sindarin; per esempio Varda veniva chiamata Elbereth. Gli Uomini li chiamavano in altri modi ancora e davano loro il titolo di dèi. Bisogna notare che questi, a eccezione di Oromë, non sono i loro veri nomi ma piuttosto dei titoli: i loro veri nomi non vengono ricordati in nessun luogo.
Maschi Manwë Nella cosmogonia immaginaria di Eä, Manwë è il Signore dei Valar nonché Re di Arda. Egli è lo sposo di Varda e, nella mente di Eru Ilúvatar da cui è stato generato come tutti gli altri Ainur, è il fratello di Melkor, il Signore del Male. È il Signore dell'aria, e vive sopra il monte Taniquetil, la più alta montagna del mondo. Le correnti d'aria e i venti sono suoi servi, così come le Aquile che gli obbediscono.
In quanto signore dell'aria il suo ruolo nel pantheon tolkieniano è simile a quello di Zeus in quello greco (anche Zeus ha uno speciale rapporto con le aquile, simbolo della sua potenza), ma dato che suo fratello è un essere malvagio di incredibile potenza egli è idealmente vicino anche all'arcangelo Michele, normalmente ritenuto nell'immaginario collettivo il "fratello" del decaduto Satana.
Manwë è (con Melkor) il più grande degli Ainur, il più nobile e maestoso, oltre che il più puro di cuore e quello che capì meglio la volontà di Eru e i suoi disegni, e quello che fu più istruito nei segreti della musica dopo Ulmo. Quando Melkor creò dissonanze nella Musica degli Ainur, . Dopo la formazione di Arda Eru gli diede il compito di governarla in sua vece, e assunse quindi il titolo di Supremo Sovrano di Arda in quanto vicario di Eru sulla terra. Manwë restò legato a Eru e spesso con il pensiero lo raggiungeva e ci parlava; svolse il ruolo di giudice e di coordinatore delle azioni degli altri. Fu lui a creare gli uccelli e i venti, , che furono poi consacrate da Manwë stesso.
Manwë fu un Guardiano gentile e misericordioso, estraneo al proprio potere, tanto da non riuscire a comprendere la malvagità sotto la forma di suo fratello. Rilasciò infatti Melkor da Mandos, permettendogli così di causare la diffidenza di Fëanor, l'avvelenamento dei Due Alberi, l'uccisione di Finwë, il ratto dei Silmaril e la rivolta dei Noldor. In seguito, per preservare la luce dei Due Alberi fece realizzare da Aulë il Sole e la Luna, anche perché sapeva dell'avvicinarsi del risveglio degli Uomini, e per lo stesso motivo mandò Thorondor e le Aquile, suoi servitori, a proteggerli.
Se Manwë è in compagnia di Varda sul monte Taniquetil, nulla su Arda può sfuggire alla sua vista, e nessun suon può sfuggire all'udito di Varda; gli uccelli gli recano notizia. . e viene detto che solo Manwë in una certa misura poteva concepire le opere di Fëanor o altre che le eguagliassero.
Dopo la sconfitta di Morgoth, Manwë interviene nella caduta di Númenor, domandando a Eru di fermare gli uomini di Ar-Pharazôn che invadono Aman. In seguito egli tiene sotto controllo (e in parte ostacola) Sauron attraverso le Aquile e l'invio degli Istari (in particolare di Gandalf/Olórin, quello di cui si fidava di più) durante la Terza Era. Nei Racconti incompiuti Tolkien parla infatti della costante preoccupazione di Manwë per la Terra di Mezzo anche dopo che Valinor venne tolta dai cerchi di Arda, in quanto egli vedeva in Sauron "una lenta minaccia".J.R.R. Tolkien, Racconti incompiuti, capitolo "Gli Istari"
Forse a causa di questo stretto legame con Gandalf, in uno scritto, riportato nei Racconti incompiuti, Tolkien dice che molti a Gondor nella Quarta Era ritenevano, erroneamente, che lo Stregone non fosse altro che l'ultima incarnazione di Manwë stesso, prima del suo definitivo ritiro sul Taniquetil e della Dagor Dagorath.J.R.R. Tolkien, a cura di Christopher Tolkien, Racconti incompiuti, Bompiani, 2008, pag. 523
Manwë significa Benedetto. Súlimo sta per Signore dei Venti. I suoi titoli includono Re di Arda, Signore del Respiro di Arda e Signore dell'Occidente.
Ulmo
Ulmo (dalla lingua dei Valar Ulubôz, Ullubôz connesso con il verbo Quenya ulya- "versare" e il suffisso -mo indicante agente quindi "Colui che versa") è un Vala, il Signore dell'acqua, dei mari e degli oceani. Il nome Ulmo significa, come già detto, colui che versa.
Ulmo è il terzo in ordine di importanza e maestosità tra i Valar, dopo Manwë e Varda e intrattiene forti legami di amicizia con Manwë. Ha sempre diffidato di Melkor, e il Signore Oscuro ha sempre avuto paura del mare quasi quanto teme Varda, in quanto il mare non può essere asservito in nessun modo. Ulmo non ha mai vissuto a Valinor, né ha mai avuto una casa in nessun posto sulla terraferma, dato che preferisce le profondità marine e i fiumi della Terra di Mezzo. Il suo palazzo, situato sul fondo di Ekkaia, è chiamato Ulmonan.
Il suo potere si estende su tutte le acque, compresi i fiumi, le insenature, e perfino le acque sotterranee. Attraverso queste ultime si è tenuto in contatto con Arda, fino a sapere più cose di Manwë sui Figli di Ilúvatar; per questo si dice che viva nelle vene del mondo.
Raramente si è riunito nel Consiglio di Mahanaxar (l'anello del Destino dove si incontrano i Valar per prendere decisioni), ed è intervenuto solo se convocato o comunque solo in situazioni critiche, e difficilmente si mostrava in pubblico come un essere antropomorfo, dato che la sua forma avrebbe terrorizzato ogni Uomo o Elfo, vestito come un'onda gigante e rivestito di una scintillante armatura verde, mentre suona i suoi grandi corni chiamati Ulumúri. Inoltre il suo carro è trainato da un'otaria e da un narvalo, gli unici animali assieme alla balena Uin a vivere nell'Oceano Esterno.
Il vassallo di Ulmo e sua moglie sono Ossë e Uinen, che insieme a Melian sono i Maiar più conosciuti dagli Elfi. Sono stati in più occasioni molto utili a Ulmo per conoscere più da vicino questi ultimi.