In relazione all'uccisione, il carabiniere ausiliario Mario Placanica è stato indagato per omicidio e poi prosciolto dalla giustizia italiana e da quella europea avendo agito per legittima difesa contro Giuliani che, a volto coperto, tentava di colpirlo con un estintore. La Corte europea dei diritti dell'uomo, alla quale la famiglia Giuliani aveva fatto ricorso, ha infatti accolto la ricostruzione italiana in merito ai fatti specifici della morte, ma ha criticato la gestione dei sistemi di sicurezza attorno al vertice da parte dell'Italia, poiché ne avrebbe minimizzato i rischi. In conseguenza di ciò, inizialmente, la Corte dispose un risarcimento di euro ai familiari di Giuliani a carico dello Stato italiano. La stessa Corte ha infine assolto lo Stato Italiano con sentenza definitiva nel 2011.
Biografia Nato a Roma nel 1978, figlio di Giuliano Giuliani, sindacalista della CGIL, e Haidi Giuliani, insegnante, crebbe a Genova, diplomatosi al liceo scientifico, si iscrisse al corso di laurea in Storia all'Università di Genova, che tuttavia abbandonò dopo il primo anno. I motivi di questa scelta sono stati raccontati da persone a lui vicine, e sembrano legati a un periodo di riflessione personale e a un crescente impegno nel sociale.
Ebbe intanto problemi legati al consumo di droghe e seguì un programma di riabilitazione al SerT. Nel 1999 venne sottoposto a un procedimento penale, poi archiviato, da parte della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti, che aveva contribuito al rapporto turbolento di Carlo con i genitori, e il telefono di casa Giuliani venne quindi sottoposto a intercettazioni.
Nel 1995, nel tentativo di sedare quella che gli sembrava un'aggressione ad un compagno di scuola nei carruggi genovesi, ebbe una colluttazione con alcuni poliziotti in borghese, che poi lo avrebbero trattenuto e schiaffeggiato in questura. Svolse il servizio civile presso Amnesty International, ma l'esperienza lo deluse in quanto poco formativa. Adottò inoltre un bambino a distanza mediante la Comunità di Sant'Egidio. Per un periodo fu iscritto a Rifondazione Comunista, ma ne uscì poco dopo, non volendo seguire le orme dei genitori e non credendo nei partiti politici. Due settimane prima di morire diventò volontario dell'Anlaids, l'Associazione Nazionale per la Lotta contro l'AIDS.
I fatti del 20 luglio 2001 Gli scontri La morte di Carlo Giuliani è legata ai disordini avvenuti a Genova il 20 luglio del 2001 in via Tolemaide nel quartiere Foce, presso la stazione Brignole, dove si verificarono violenti scontri tra manifestanti anti-G8 e forze dell'ordine. Secondo amici e familiari la partecipazione a quegli eventi da parte di Giuliani fu promossa dalle notizie relative ai disordini che in quelle ore circolavano. Secondo queste testimonianze, tali notizie lo convinsero a rinunciare alla gita al mare che aveva programmato quella mattina per dirigersi verso il corteo delle Tute Bianche. La versione che vorrebbe Giuliani in procinto quel giorno di dirigersi verso la spiaggia genovese sarebbe avvalorata dal costume da bagno che indossava sotto i pantaloni al momento del decesso.Nel documentario di Cristina Comencini, "Carlo Giuliani, ragazzo", Haidi Giuliani afferma che secondo la ricostruzione fatta di concerto con gli amici del figlio, Carlo Giuliani esce di casa per incontrare un suo amico ma con un dubbio sulla destinazione: la spiaggia o i luoghi delle proteste che si svolgevano in quel momento. La scelta cade sulla seconda, i due, entrambi a volto scoperto, vengono successivamente fotografati in corso Torino mentre parlano con alcuni dimostranti. Successivamente attraversano la galleria di corso Sardegna, salgono per la scalinata Montaldo e giungono a piazza Manin. Dopo la carica della polizia contro i manifestanti pacifisti della Rete Lilliput, Giuliani e l'amico si perdono di vista. Giuliani a quel punto riceve una telefonata da un altro amico e si danno appuntamento in corso Sardegna presso il bar Motta per pranzare. Constatata la chiusura del bar, i due acquistano una focaccia presso una focacceria vicina. Alle 16:30 si dirigono in via Tolemaide, teatro degli scontri tra forze dell'ordine e Tute Bianche, nei pressi del corteo l'amico perde di vista Giuliani. L'autopsia ha rilevato che Giuliani, al momento del decesso, indossava "pantaloncini sportivi in materiale sintetico di colore rosso" sotto "pantaloni di una tuta ginnica di colore blu in cotone acetato", insieme a una "canottiera bianca di cotone, tagliata sul davanti e ampiamente intrisa di materiale ematico", "scarponcini sportivi da trekking" e "calze di lana". (Paragrafo "I dati dell'esame esterno")
A seguito di una carica abortita in via Caffa (l'unica effettuata lateralmente al corteo) da parte dei carabinieri della compagnia CCIR "Echo" - 12º btg carabinieri "Sicilia", in piazza Alimonda, durante la frettolosa ritirata dei circa 70 militari presenti, una Land Rover Defender con tre carabinieri a bordo (l'autista Filippo Cavataio, Mario Placanica e Dario Raffone), facendo manovra per seguire la ritirata degli uomini rimane apparentemente bloccata contro un grosso cassonetto per rifiuti. L'utilità della carica, il numero di uomini impegnati e la valutazione di fattibilità saranno oggetto successivamente di pareri e testimonianze contrastanti da parte degli ufficiali responsabili del reparto, uno dei quali riconoscerà durante la visione dei filmati nel processo sui fatti del 20 luglio che il reparto lanciò dei sassi in direzione dei manifestanti.Adriano Lauro, vicequestore responsabile di PS del reparto, si riconosce nel poliziotto che raccoglie e lancia una pietra in direzione dei dimostranti. Il passaggio del dibattimento in questione è riportato nel documentario: L'autista sosterrà poi che sarebbe rimasto bloccato a causa di una manovra errata di un altro veicolo Land Rover Defender che seguiva la carica delle forze dell'ordine.
Sulla credibilità di tale dichiarazione getta un'ombra una serie di fotografie a disposizione della magistratura dai giorni successivi al 20 luglio 2001, la cui diffusione è stata resa possibile solo successivamente all'archiviazione del procedimento aperto nei confronti del carabiniere Mario Placanica. Da queste fotografie emerge con chiarezza come il cassonetto fosse utilizzato come schermo protettivo da almeno un carabiniere: questa circostanza renderebbe credibile che il carabiniere Filippo Cavataio non abbia tentato di spostare il contenitore per evitare di travolgere il collega.A partire dal minuto 16:06.
La posizione dei due Defender e il loro ruolo operativo in quella situazione sono stati messi fortemente in discussione dallo stesso capitano Cappello, che durante il processo spiega come sia improponibile in linea generale farsi scortare da mezzi non blindati in operazioni di ordine pubblico. In particolare Cappello specifica di non aver avuto percezione della presenza dei mezzi in quella posizione, e dichiara di non aver dato nessuna disposizione sui due Defender specificando che dal suo punto di vista sarebbe stato un suicidio disporli a seguito del contingente.
Il veicolo rimane così fermo per alcuni secondi durante i quali viene preso d'assalto da alcuni dei manifestanti che stavano inseguendo le forze dell'ordine in ritirata verso la parte bassa di via Caffa e piazza Tommaseo, dove vi era il raggruppamento dei carabinieri e delle forze di polizia. Tra i manifestanti vi è Carlo Giuliani, con il volto coperto da un passamontagna, che raccoglie da terra e solleva un estintore, già precedentemente scagliato contro il mezzo da un altro manifestante e poi caduto, manifestando l'intenzione di lanciarlo a propria volta contro il veicolo dei carabinieri.I fatti sono documentati da alcune fotografie, facilmente reperibili in rete sia nella galleria fotografica che il quotidiano La Repubblica dedica all'evento, sia nell'analisi del sito globalproject.info
All'interno del veicolo un carabiniere - identificato come Mario Placanica secondo le sue stesse dichiarazioni - estrae e punta la propria pistola d'ordinanza verso i manifestanti, per poi sparare due colpi. Un colpo raggiunge allo zigomo sinistro Carlo Giuliani, che morirà nei minuti successivi. Il fuoristrada, nel tentativo di fuggire rapidamente dai manifestanti, riprende la manovra passando sul corpo del ragazzo due volte (una prima in retromarcia, la seconda a marcia avanti). Sono le 17:27 del 20 luglio 2001. Tutta la sequenza è registrata nei filmati degli operatori presenti sul posto.
Dopo la morte La sorella Elena racconterà di aver telefonato a Carlo sul cellulare intorno alle 19, poco dopo la morte. Le risponde una persona che le chiede chi stesse parlando e, quando lei spiega di essere la sorella del proprietario del cellulare, lui mente dicendo che suo fratello è lì vicino e gli ha chiesto di tenere un attimo il suo cellulare e aggiunge che, siccome in quel momento c'è molta confusione, non glielo può passare e la invita a richiamare più tardi.
Alcuni membri del personale medico del pronto soccorso dell'ospedale Galliera testimoniano che il corpo di Carlo Giuliani giungerà verso le 20:00/20:30, cioè qualche ora dopo aver lasciato piazza Alimonda: un lasso di tempo incompatibile con la distanza fra piazza Alimonda e l'ospedale Galliera. I tre carabinieri feriti, inoltre, arriveranno al Galliera solo un'ora dopo aver lasciato la stessa piazza.
Le prime notizie di stampa comunicano che un sasso lanciato dai manifestanti avrebbe ucciso un ragazzo spagnolo e questa informazione si diffonde rapidamente. Dalle immagini relative a quei momenti si evidenzia l'apparizione di un sasso a fianco della testa di Giuliani, che nelle immagini immediatamente successive all'arrivo delle forze dell'ordine sul luogo del delitto non c'era. La tesi del sasso lanciato durante gli scontri come causa della morte di Giuliani verrà sostenuta nell'immediato da uno dei responsabili delle forze dell'ordine successivamente arrivati sul posto dalla vicina via Caffa, che urlando accusa un dimostrante che si stava avvicinando all'areaFilmato e audio originali dal programma Mediaset Terra! di Toni Capuozzo, riportato in Quale verità per Piazza Alimonda nel quale è possibile udire la frase pronunciata del vicequestore Adriano Lauro dal minuto 31:19 al 31:31.:
A seguito dell'ordine dell'allora vicequestore Adriano Lauro, un carabiniere e un agente di polizia accennarono un inseguimento del dimostrante, che si esaurì dopo pochi metri e permise al dimostrante di fuggire.Breve estratto dal filmato di Indymedia in cui è possibile udire la frase del vicequestore Adriano Lauro Lo stesso Lauro affermerà, durante un'udienza della successiva causa civile intentata dai Giuliani, di aver inizialmente ritenuto un sasso la causa della morte avendone notato, mentre si stava avvicinando alla zona, uno a poca distanza dal corpo.G8, causa civile sul caso Giuliani. Lauro: «Credevo lo avesse colpito un sasso» , articolo de Il Secolo XIX online, del 27 gennaio 2014
La notizia che voleva le forze dell'ordine estranee alla morte del giovane viene smentita già verso le 21. La famiglia di Giuliani viene avvertita dell'accaduto solo dopo che in televisione cominciarono a circolare le foto dell'agenzia stampa Reuters, che smentiscono le prime notizie diffuse circa la morte di un manifestante spagnolo e mostrano com'è morto esattamente Giuliani. Ciò avviene tra le 22:30 e le 23:00.
Il decesso di Giuliani e le ferite riportate
All'ospedale Galliera non viene richiesta una perizia di parte sull'autopsia. L'unica autopsia effettuata è quella disposta dalla magistratura. Cinque giorni più tardi, nonostante tutte le anomalie che quest'ultima presenta e nonostante l'inchiesta di omicidio appena avviata, il giudice dà l'autorizzazione a procedere per la cremazione. Il corpo di Carlo Giuliani, secondo il volere della famiglia, è stato cremato e tumulato nel cimitero monumentale di Staglieno. Nel 2009 le sue ceneri sono state disperse a Boccadasse.