Staglieno (Stagen, pronuncia in genovese ) è un quartiere del comune di Genova, nella val Bisagno.

Geografia fisica Territorio

L'ex circoscrizione di Staglieno (comune autonomo fino al 1873, quando insieme ai comuni di San Martino d'Albaro, San Francesco d'Albaro, Foce, Marassi e San Fruttuoso fu accorpato al comune di Genova) insieme a Molassana e Struppa fa oggi parte del Municipio IV Media Val Bisagno e comprende le unità urbanistiche Parenzo e San Pantaleo, che insieme hanno una popolazione di abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2022).

La zona centrale di Staglieno, immediatamente a monte dei quartieri di Marassi e San Fruttuoso, con i quali forma un'unica conurbazione, è costituita dai moderni abitati costruiti nel fondovalle su entrambe le sponde del Bisagno.

All'interno delle due unità urbanistiche che compongono Staglieno sono comprese diverse frazioni collinari, tutte sul versante destro della valle, un tempo centri di via lungo la strada che da Genova risaliva la val Bisagno.

Il versante sinistro della valle, assai scosceso e dove non esistono nuclei abitati storici, è invece scarsamente abitato, tranne il fondovalle nella zona di piazzale Parenzo e via Tortona, limitrofa al quartiere di Marassi, urbanizzata nel XX secolo. Lungo la strada di scorrimento in sponda sinistra predominano invece insediamenti commerciali e industriali.

Il territorio di Staglieno comprende le valli di alcuni affluenti di destra del Bisagno (torrente Veilino, rio Cicala, rio Trensasco ed altri rivi minori) ed è delimitato a monte, sempre sul versante destro, dalla cerchia delle mura seicentesche di Genova e, superato il forte Sperone, dal crinale che separa la val Bisagno dalla val Polcevera, sul quale sorge il forte Puin. La valle laterale più estesa è quella del torrente Veilino (circa ) che nasce dal monte Diamante (sulla cui sommità sorge l'omonimo forte) e sfocia nel Bisagno nei pressi del cimitero monumentale di Staglieno; nel suo percorso riceve le acque dei rivi Briscata, Campobinello, Casamavari e Poggetti.

Oggi il nome del quartiere viene spesso associato al grande cimitero costruito nella prima metà dell'Ottocento allo sbocco della valle del Veilino.

Dal quartiere prende il nome un'antica famiglia patrizia genovese, appunto quella degli Staglieno.

Storia

Alcuni studiosi dell'Ottocento identificano Staglieno con l'antichissima Σταλìα (Stalia), nome citato da Artemidoro di Efeso e Pomponio Mela con il quale gli antichi Greci chiamavano una città ligure e che questi storici ottocenteschi ritenevano il nucleo primitivo della città di Genova. Questa località portuale, posta presso l'allora foce del Bisagno, alcuni chilometri più a monte dell'attuale, avrebbe costituito un approdo ancora più antico di quello del Mandraccio (dal quale si sarebbero poi sviluppati la città di Genova e l'attuale porto) che con il tempo avrebbe superato per importanza quello di Stalia. Non ci sono tuttavia elementi certi a sostegno dell'identificazione dell'antica Stalia con l'attuale Staglieno.

Secondo altre fonti, il nome sarebbe un tipico toponimo fondiario di epoca imperiale romana.Storia di Genova: Mediterraneo, Europa, Atlantico, Teofilo Ossian De Negri, Giunti Editore, 2003.

Lo storico dell'Ottocento Giovanni Battista Spotorno riteneva che Caio Elio Staleno, magistrato vissuto nel I secolo a.C., avversario politico di Cicerone, fosse originario di Staglieno.Elogj di Liguri illustri, scritta dal P. G. B. Spotorno - Giovanni Battista Spotorno - Google Libri Elogi di Liguri illustri, G.B. Spotorno, Stamperia Parodi, Genova, 1828. Questa ipotesi, basata su una personale congettura dell'autore e non confermata da alcuna fonte, fu già confutata da suoi contemporanei.Museo scientifico, letterario ed artistico, ovvero, Scelta raccolta di utili ... - Google Libri Articolo dello storico Felice Isnardi che contesta la teoria dello Spotorno, su “Museo scientifico, letterario e artistico”, ed. A. Fontana, Torino, 1842.

Le prime notizie storiche sui diversi borghi di Staglieno risalgono al Medioevo. Si trattava dei diversi centri collinari allineati lungo la strada che provenendo da Genova risaliva la val Bisagno, correndo a mezza costa per evitare le piene del torrente e con le sue diramazioni consentiva di raggiungere la val Polcevera, la valle Scrivia e la val Trebbia; l'attività principale degli abitanti era quella agricola.

In epoca napoleonica Staglieno divenne sede comunale e capoluogo di mandamento, con giurisdizione su diversi comuni della val Bisagno e sul comune di Montoggio, nell'alta valle Scrivia.

L'assetto urbanistico delineato dal Giustiniani rimase praticamente immutato fino al XIX secolo, quando diversi avvenimenti avrebbero contribuito a modificare radicalmente l'aspetto della zona. Nel 1809 fu iniziata la costruzione della strada nazionale da Genova a Piacenza (l'odierna SS 45), che percorreva il fondovalle, soppiantando l'antico percorso collinare e contribuendo allo sviluppo edilizio delle aree lungo le sponde del Bisagno.

Nel 1815 il comune di Staglieno, assieme all'intera Repubblica Ligure napoleonica, fu inglobato nel Regno di Sardegna, come stabilito dal congresso di Vienna del 1814.

Negli anni venti dell'Ottocento il comune di Genova acquistò nell'allora comune di Staglieno un terreno alla confluenza del Veilino nel Bisagno per costruirvi il cimitero cittadino. Il progetto del nuovo cimitero fu affidato all'architetto Carlo Barabino. Morto il Barabino nel 1835, l'opera fu portata a compimento dall'architetto Giovanni Battista Resasco negli anni quaranta dell’Ottocento.

Così il Casalis descriveva il comune di Staglieno nella prima metà dell'Ottocento:

Nel 1873, il comune di Staglieno, insieme ad altri cinque comuni della bassa val Bisagno fu inglobato nel comune di Genova.

L'unione a Genova comportò un aumento della densità edilizia, prevalentemente a carattere popolare. La pianificazione urbanistica di fine Ottocento portò allo sviluppo di nuovi rioni sia sulla sponda del Bisagno che sul versante collinare all'esterno delle mura cittadine, lungo la nuova via intitolata ad Antonio Burlando (patriota e garibaldino dei Mille, che ha inizio da piazza Manin, nel quartiere genovese di Castelletto. Lungo questo asse vennero costruite tra le altre le case popolari della Società Economica, di proprietà della famiglia Dufour.

Un primo intervento di questa società, che faceva parte del cooperativismo di matrice cattolica, era costituito da un grande edificio, posto accanto alla salita Crosetta, costruito sul modello delle case di ringhiera milanesi, con una vasta corte interna. Tuttavia la ripida pendenza della collina aveva reso necessario realizzare per esso un andamento a scalare.

Dopo questo primo complesso altre case furono progressivamente costruite dalla Società Economica sino agli anni venti, ricorrendo per queste ultime ad una tipologia a torre con cortiletto aperto verso l'esterno.

Lo sviluppo edilizio divenne impetuoso nel secondo dopoguerra, in particolare negli anni sessanta, quando le costruzioni hanno finito per occupare tutta la parte bassa del versante collinare che culmina con le Mura Nuove di Genova. Ultime realizzazioni di questa serie sono i due grattacieli detti "I Gemelli" in via Leonardo Montaldo, la via sottostante a via Antonio Burlando.

Parallelamente allo sviluppo dell'edilizia residenziale, il quartiere è divenuto anche sede di importanti infrastrutture comunali, quali le officine per la produzione del gas, in località GavetteOggi sede operativa di IRIDE ACQUA GAS S.p.A. Nell'officina delle Gavette, completata nel 1908, fino al 1972 fu prodotto gas di città mediante distillazione del carbon fossile. In quell'anno fu completato il piano di metanizzanzione della città, che era stato avviato cinque anni prima. Nel 1998 vennero demoliti i due grandi gasometri. (http://www.gassicuro.it/storiagas-genova.asp ). Nell'officina delle Gavette è ospitato il Museo dell'acqua e del gas.Nel 1927 l'area industriale della Val Bisagno venne collegata allo scalo merci di Terralba per mezzo di un tratto di linea ferroviaria di circa 5 km, detto “Binario Industriale della Val Bisagno” che collegava i vari insediamenti industriali della valle, arrivando fino al nuovo macello comunale, nei pressi del Ponte Carrega. Questa linea, dismessa negli anni sessanta, era utilizzata dall'azienda del gas per il trasporto del carbon fossile fino all'officina delle Gavette (http://www.gassicuro.it/storiagas-genova.asp )., il forno di incenerimento dei rifiuti (uno dei primi realizzati in Italia), oggi dismesso, in località VolparaOggi il sito ospita la sede operativa dell'AMIU (l'azienda municipalizzata incaricata della gestione dei rifiuti); comprende le rimesse e le officine di manutenzione degli automezzi, un silo per il deposito temporaneo dei rifiuti e un impianto di compattazione ()., la rimessa degli autobus dell'AMT in via Bobbio e l'officina Guglielmetti, anch'essa recentemente dismessa, dove veniva effettuata la manutenzione degli autobus.

Simboli

Stemma

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose A Staglieno si trovano quattro chiese cattoliche parrocchiali, comprese nel vicariato Marassi – Staglieno dell'arcidiocesi di Genova; tutte, tranne quella di San Bartolomeo, edificate nell'ultimo secolo nelle zone di nuova urbanizzazione, mentre i luoghi di culto più antichi, quelli dei borghi collinari, sono oggi succursali di queste nuove parrocchie cittadine.

Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo di Staglieno. Unica chiesa tra quelle più antiche ad aver conservato il titolo parrocchiale, le prime notizie documentate risalgono al 1130. Risulta essere parrocchiale almeno dal 1254. Fu ricostruita una prima volta nel 1403, mentre l'attuale costruzione risale al 1650; nel 1858 fu eseguita la pavimentazione del sagrato con il caratteristico "risseu" di ciottoli bianchi e neri. Nel 1877 fu ampliato il presbiterio, aggiunto il coro e restaurato il campanile, che era stato gravemente danneggiato da un fulmine. Nel 1880 fu rifatto il pavimento in marmo bianco e nero. I registri parrocchiali dei matrimoni iniziano dal 1574, quelli di battesimi e funerali dal 1608. Dalla parrocchia di San Bartolomeo Chiesa dipendono la chiesa succursale di San Sebastiano, modesto edificio moderno nel quartiere di Preli, la cappella di Nostra Signora di Lourdes in piazza Adriatico (Volpara) e la cappella all'interno del cimitero monumentale. Accanto alla chiesa sorge l'oratorio della Casaccia di San Bartolomeo, citato dal visitatore monsignor Francesco Bossi nel 1582, nel quale recenti restauri hanno messo in luce un ciclo di affreschi quattrocenteschi di autore ignoto. Nei locali della confraternita è conservato un importante presepe acquisito dalla parrocchia nel 1882: le statue più antiche, settecentesche, molto accurate nei dettagli e finemente intagliate, sono attribuite al Maragliano, altre sono opera di un modesto intagliatore dei primi dell'Ottocento. Chiesa del Santissimo Sacramento. La chiesa, che sorge in via delle Ginestre, a valle di San Pantaleo, nella zona di espansione urbanistica del primo Novecento, ha rilevato il titolo parrocchiale di quella di Sant'Antonino (la sua denominazione completa è infatti chiesa del Santissimo Sacramento e Sant'Antonino). La decisione di edificare un nuovo luogo di culto fu presa dal parroco di Sant'Antonino, mons. Arata, affinché l'accresciuta popolazione della zona potesse disporre di una chiesa più grande di quella di Sant'Antonino e soprattutto più vicina ai nuovi quartieri. Costruita tra il 1913 e il 1915 su progetto dell'architetto Maurizio Bruzzo ad imitazione dello stile romanico, fu inaugurata il 3 giugno 1915 dall'arcivescovo Ludovico Gavotti. Semidistrutta da un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale, fu ricostruita e nuovamente aperta al culto il 31 ottobre 1954. Nella cripta, dedicata al Cuore Immacolato di Maria, è riprodotto il Santo Sepolcro di Gerusalemme.