Il marcionismo fu un movimento cristiano dualista del II secolo che prende il nome da Marcione di Sinope, certamente il personaggio più rilevante di quella Chiesa. Si hanno notizie dei seguaci di Marcione, diffusi soprattutto in Medio Oriente, fino al V secolo. Le idee di Marcione influenzarono sia Mani che i pauliciani e quindi anche i manichei medievali.

Il marcionismo venne condannato dai suoi numerosi oppositori come eresia, e combattuto tramite opere apologetiche, la più celebre delle quali è l'Adversus Marcionem di Tertulliano, un trattato di cinque volumi scritto nel 208 circa. Gli scritti di Marcione e dei suoi seguaci sono andati perduti, sebbene alla sua epoca fossero popolari e probabilmente ne siano esistiti diversi manoscritti.

Sebbene il marcionismo venga molto spesso classificato come una dottrina gnostica, in realtà era un movimento a sé stante, lontano da tutte le altre correnti cristiane dei primi secoli, e come tale non può essere ricollegato a nessun'altra tradizione.

La dottrina marcionita Il canone biblico marcionita era composto da undici libri, tra cui il Vangelo di Marcione (una versione ridotta del Vangelo di Luca) e dieci lettere di Paolo; gli altri vangeli e le epistole rimanenti non erano inserite in questo canone biblico perché non erano ancora presenti.<ref></ref> Il marcionismo si caratterizza per vari aspetti teologici ed esegetici che lo hanno reso un movimento unico nel suo genere. Le idee di Marcione sono state spiegate da lui stesso nellAntitesi, un'opera teologica considerata perduta.

La premessa necessaria per comprendere il marcionismo è il fatto che per Marcione gli insegnamenti di Cristo sono incompatibili con le azioni del Dio dell'Antico Testamento. Marcione, concentrandosi soprattutto sulle lettere paoline, percepiva che tutte le altre concezioni del Vangelo e qualunque associazione all'ebraismo fossero fallimentari e lontane dalla verità del cristianesimo. In seguito Marcione considerò i discorsi di Paolo su legge e Vangelo, rabbia e grazia, opere e fede, carne e spirito, peccato e giustizia, morte e vita come l'essenza della verità religiosa. Egli attribuiva questi aspetti e caratteristiche a due principi: un primo Dio giustiziere e iracondo dell'Antico Testamento, che è allo stesso tempo il creatore dell'universo, mentre il secondo Dio del Vangelo, sconosciuto prima dell'arrivo di Gesù, è solo amore e pietà.Adolf von Harnack, Storia del dogma, vol. 1, cap. 5,

Marcione rifiutava completamente la tradizione ebraica e l'Antico Testamento, interpretandolo alla lettera e identificando nel Dio d'Israele una divinità malvagia e progenitrice del male, che si limita ad applicare punizioni severe per ogni mancanza da parte dell'uomo, che ha creato pieno di difetti e capace di qualsivoglia ripugnanza. Egli considerava quindi un Dio crudele e dispotico quello della vecchia Alleanza, mentre interpretava in maniera del tutto originale gli insegnamenti di Gesù, ritenendo che il Dio predicato da quest'ultimo sia un Dio straniero, lo stesso (secondo l'idea di Marcione) a cui si riferiva Paolo parlando con gli ateniesi nell'agorà, il quale, essendo un Dio d'amore e pace, incline alla misericordia e al perdono, dev'essere per forza una divinità diversa da quella d'Israele. Marcione non riusciva a conciliare le personalità di questi due personaggi, arrivando perciò a considerarli divinità opposte: la prima, ingiusta, è il creatore, cui si contrappone il Dio d'Amore predicato da Gesù (il salvatore secondo Marcione), che libera l'uomo dal peccato tramite la nuova Alleanza. Oltre tutto Marcione vedeva in Paolo la salvezza della cristianità, essendo quest'ultimo l'unico apostolo ad aver accantonato la legge mosaica per sottolineare l'universalità del messaggio di Cristo.

I marcioniti sostenevano che il Dio ebraico (conosciuto da alcuni gruppi gnostici come Yaldabaoth) è incoerente, geloso, rabbioso e perpetratore di massacri, e che il mondo materiale creato da lui è difettoso, un luogo pieno di sola sofferenza. Il creatore, per i marcioniti, doveva essere necessariamente un incompetente o un maligno demiurgo.

Fin dall'inizio Marcione è stato aspramente criticato dagli altri vescovi per le sue teorie, al punto da essere scomunicato.

I marcioniti hanno mostrato una notevole capacità di diffusione e di resistenza alle dure repressioni cui sono stati soggetti. Per la Chiesa primitiva Marcione ha rappresentato un gravissimo pericolo, dal momento che, con la sua teologia e interpretazione del Vangelo, rischiava di minare la coesione e le basi stesse della Chiesa. Nulla rimane dei libri dei marcioniti e la loro memoria è stata a lungo offuscata attribuendo loro posizioni manichee e comportamenti antisociali.

Storia della Chiesa marcionita Scomunica di Marcione e fondazione

Secondo Tertulliano e altri apologeti del cristianesimo proto-ortodosso, Marcione era un facoltoso armatore di navi e figlio di un vescovo di Sinope. Si sarebbe trasferito a Roma nel 140 circa, pochi anni dopo la fine della rivolta di Bar Kokheba. Tale conflitto e le altre guerre giudaiche, insieme a tutte le conseguenze politiche, sociali e religiose che ne sarebbero derivate, è da considerare come sfondo contestuale per l'origine delle idee di Marcione. Il movimento sarebbe nato ufficialmente nel 144, dopo la scomunica di quest'ultimo, in quanto stava cercando di provocare degli scismi all'interno della Chiesa.

Marcione utilizzò quindi la sua ricchezza, in particolare una somma di denaro che aveva donato alla Chiesa e che aveva richiesto indietro dopo la scomunica, per fondare un'organizzazione ecclesiastica tutta sua. Il marcionismo prosperò fino al V secolo, anche se le idee di Marcione sarebbero sopravvissute in altre sette cristiane e molto più a lungo.

Le fonti più antiche Le informazioni più antiche su Marcione e la sua Chiesa provengono da Giustino (Prima Apologia), Ireneo di Lione (Contro le Eresie), Policarpo (Secondo lettera ai Filippesi), ma la maggior parte delle informazioni viene da testi di Tertulliano (Contro Marcione, Contro gli eretici e Sulla carne di Cristo).

Valentino giunge a Roma quando è papa Pio I (140-154 ca.) e ritorna in Africa quando è papa Aniceto (155-166 ca.). Cerdone (138-140 ca.) venne a Roma durante il papato di papa Igino (138-140 ca.) e deriva le sue idee sul Dio Sconosciuto dai seguaci di Simon Mago; Marcione è indicato come successore di Cerdone.Eusebio IV.11, citando Ireneo.

Nel 154 Policarpo incontra Marcione a RomaEusebio IV.14.7 e nella Seconda lettera ai Filippesi riporta la famosa frase, poi riferita a Marcione da Eusebio: «Perché chiunque non professi che Gesù Cristo non è vero uomo è un anticristo; e chiunque non professi la testimonianza della croce è un demonio; e chiunque perverte i detti del Signore secondo i propri desideri e dice che non c'è né risurrezione né giudizio, quest'uomo è il primogenito di Satana».

Nella città di Smirne, nel 155 circa, nello stesso periodo del martirio di Policarpo, viene messo al rogo Metrodoro, seguace di Marcione.Eusebio IV.15.46.

Nel 175 circa lo gnostico Bardesane di Edessa scrive un testo contro I marcioniti.Eusebio IV.30.

Citando Apollinare di Hierapolis in Frigia, Eusebio dice che sempre nel 175, regnante Marco Aurelio, i marcioniti lamentano numerosi martiri tra loroEusebio V.16.21. ed accenna ad un lavoro perduto di Ippolito contro Marcione.Eusebio V.16.22.

Da Eusebio di Cesarea abbiano notizia di altri testi perduti scritti contro Marcione nel II secolo:

Dionigi di Corinto (†178), scrive ai cristiani di Nicomedia contro Marcione, al vescovo Filippo di Gortina (Creta) e al vescovo Palamas di Amastri in Paflagonia contro l'eresia;Eusebio IV.23.4-6. Teofilo di Antiochia (†183/185);Eusebio IV.14.7. Filippo di Gortina (†180 ca.), vescovo di Creta e allievo di Dionigi, cita anche un lavoro di un, altrimenti sconosciuto, Modesto.Eusebio IV.25.

Nella Vita di Abercio (†167) vescovo di Hierapolis di Frigia, scritta nel IV secolo, si testimonia il successo della chiesa di Marcione e delle chiese di Apamea e Antiochia in Siria disturbate dai marcioniti.Sancti Albrici vita, Lipsia, ed. Nissen. Abercio è anche l'autore dell'iscrizione del Cippo di Abercio.

Da III al V secolo Poco prima del 240 Mani, nel sud dell'attuale Iraq, entra in contatto con le lettere su San Paolo e il Vangelo nella forma del Diatessaron di Taziano e probabilmente con seguaci di Marcione da cui deriva ad esempio l'organizzazione della chiesa Manichea.

Durante le persecuzioni di Valeriano (253-260), a Cesarea marittima vengono condannati “alle bestie” i cattolici Priscus, Malchus e Alexander assieme a una donna marcionita.Eusebio VII.12.

Nel 303, durante le persecuzioni di Diocleziano, a Cesarea in Palestina vengono accomunati dalla condanna al rogo l'asceta Pietro detto Apselamus, cattolico, e Asclepius, vescovo marcionita.Eusebio VIII.10.2, appendice.

Trovata a Lebaba (oggi Deir-Ali, vicino a Damasco) un'iscrizione ricorda la costruzione di un edificio marcionita nel 318-319: «Casa di incontri dei marcioniti, nel villaggio di Lebaba, del Signore e Salvatore Gesù il buono – eretto per la visione di Paolo il presbitero nell'anno 630 dell'era seleucide».Philippe Le Bas e William Henry Waddington, Greek Inscriptions grecques et latines recueillies en Grèce et en Asie Mineure (1870), volume 3, inscription 2558.

Costantino I dopo il 329 vietò ai marcioniti assieme a novaziani, valentiniani e pauliciani o catafrigi ogni forma di culto pubblica o privata. Di conseguenza vennero sequestrati i luoghi di culto dei perseguitati e consegnati alla chiesa. Vennero altresì sequestrati i libri proibiti e molti furono convertiti.Eusebio, Vita, III, 64-66.

Cirillo di Gerusalemme (313-387) (in Catechesi, 6, Sull'unità di Dio) invita le comunità di Siria e Palestina a non cadere nell'errore marcionita.Cyrilli Hierosolymitan archiepiscopi opera quae supersunt omnia, ed. Reischl und Rupp, Monaco, 1860.

L'assiro Afraate (270-345) della regione di Adiabene testimonia, dopo il 337, la diffusione dei marcioniti in Mesopotamia e la loro condanna da parte del Catholicos Simeone bar Sabba'e, martirizzato sotto Sapore I nel 339.

Epifanio di Salamina nel 374 testimonia che essi erano presenti «non solo a Roma e in Italia, ma in Egitto, Palestina, Arabia, Siria, Cipro e la Tebaide (Egitto) ed anche in Persia».

Agostino di Ippona (415 circa) nella Ritrattazione 58 parla di un predicatore che leggeva a Cartagine in pubblico, con notevole successo, un testo anonimo che egli riconosce come marcionita e che confuta in Contra adversarium legis et prophetarum.

Teodoreto, vescovo di Cirro, nella provincia dell'Eufrate dal 423 al 458, invece, nella sua lettera a Domno, patriarca di Antiochia, riferiva con orgoglio di aver convertito mille marcioniti sparsi nella sua diocesi. Altri cenni in Compendium haererticarium fabularum e nelle epistole N81 al console Nomus e N113 a Papa Leone.

Nel 447 nel sinodo di Sahapivan la Chiesa autocefala armena condanna una dottrina identificabile con quella marcionita; poco prima, forse 441, Yeznik di Koghb aveva scritto la più tarda, ma un vero manuale pratico, confutazione di Marcione.

Il Carmen adversus Marcionitas lavoro in versi non più attribuito a Tertulliano, probabilmente del V secolo e scritto in latino, in Occidente, contesta a Marcione la contrapposizione dei testamenti, il docetismo e la mutilazione del Nuovo testamento.

Dopo il V secolo Aba I, futuro patriarca a Seleucia-Ctesifonte della Chiesa d'Oriente (540-552), quando era ancora un funzionario zoroastriano incontrando lungo il Tigri un sant'uomo cristiano (probabilmente nestoriano) lo chiama marcionita come era normale nella zona.Vita di mar aba, ed. Bedjan.

Nel 655 Costantino di Manamali, fondatore del Paulicianesimo, incontra a Samosata un religioso siriano marcionita che gli spiega una nuova lettura del Vangelo, forse il Diatessaron.