Lomiletica è il ramo degli studi teologici cristiani che si occupa dell'arte e della teologia della predicazione. L'arte dell'omiletica ricalca i temi pure trattati dalla retorica, cioè l'intenzione (il trovare cosa dire), la disposizione (sistemare il materiale) e la memoria (fissare nella mente ciò che si deve esporre) ed esposizione.
Il termine deriva dal latino homilia (omelie) cioè "conversazione", con cui erano chiamati gli antichi sermoni cristiani .
Storia
La forma più antica di predicazione cristiana è quella di un'omelia semplice, dialogata, pratica e pastorale, basata sul testo biblico che è stato letto, e spesso elaborando la varietà di temi che il testo suggerisce, nell'ordine in cui compaiono in esso, senza occuparsi molto della struttura retorica del discorso. Il sermone iniziava dove terminava il testo biblico. Era spesso presentato in modo estemporaneo, sebbene sorgesse da un'attenta preparazione. Era considerato dovere primario del vescovo quello di predicare, e spesso lo faceva seduto su una sorta di trono prospiciente la comunità, mentre l'assemblea stava in piedi.
Notevole è stato lo stile omiletico di Origene (185-254). Sebbene il suo approccio allegorico sia eccezionale per il periodo, tipico è l'intero suo approccio alla predicazione. Predicava sistematicamente attraverso tutti i libri della Bibbia in serie, capitolo per capitolo, versetto per versetto. Fino al quinto secolo egli rimane il modello per eccellenza da seguire.
I grandi predicatori del terzo e del quarto secolo: Basilio, Gregorio nazianzeno, Gregorio di Nissa, Crisostomo, ed Agostino erano consapevoli di vivere in un mondo in cui il normale metodo di comunicazione implicava l'uso della retorica tradizionale. Basilio e Crisostomo mettono in grande evidenza l'importanza dell'interpretazione grammaticale e storica della Bibbia. I sermoni di Crisostomo sono rimarchevoli perché coprono sistematicamente tutta la Bibbia, per le loro applicazioni morali e per il loro coraggio profetico. Sebbene essi riconoscessero la grande differenza che intercorreva fra il compito dei predicatori cristiani e quella dei retori pagani, il cui scopo era soprattutto impressionare l'uditorio con grandi discorsi, essi sentivano come la chiesa dovesse accettare l'aiuto che lo studio della retorica offriva alla predicazione.
La prima importante discussione sull'omiletica in rapporto alla retorica è fatta da Agostino nell'opera "Sulla dottrina cristiana", opera che non ha mai cessato d'essere importante. Ambrogio e Agostino predicano sermoni semplici, pratici ed espositivi che non stavano alla pari di quelli del Padri greci, ma nutrivano, ciononostante, la chiesa. Durante il periodo patristico la predicazione è in gran parte catechetica. Tratta dalla tradizione rabbinica dell'istruzione morale, era finalizzata ad insegnare la fede cristiana ai neo-convertiti. Il "sermone festivo", altro genere omiletico sviluppato durante il periodo patristico, era basato sul panegirico greco. Piuttosto che spiegare un brano delle Sacre Scritture, esso cercava di spiegare ciò che veniva celebrato nella festività ricorrente. Con l'ultimo del Padri latini, San Leone Magno, e poi con San Gregorio Magno il "sermone festivo" diventa sempre più importante.
Durante le invasioni barbariche era difficile istruire predicatori, eppure si distinguono monaci missionari come Patrizio, Columba, Pirmino e Bonifacio, che sviluppano la predicazione evangelistica. Non c'è, però, molta predicazione nel Medioevo per il fedele medio. È nel periodo di Carlo Magno, però, che viene ristabilita l'usanza della predicazione in ogni culto domenicale. Per aiutare i presbiteri nella predicazione, Alcuino prepara il primo lezionario per ogni giorno festivo e domenica dell'anno con sussidi per i sermoni. Questo sistema non produce molta predicazione ispirata, ma almeno la migliora, soprattutto quando si ripropongono loro i sermoni classici di Agostino, Cesario di Arles ed altri padri della chiesa.
Nel risveglio dell'arte omiletica prodotto dai frati domenicani e francescani, si producono una grande quantità di sussidi omiletici, con sermoni suggeriti per ogni sorta di occasione. Si distinguono nel dodicesimo secolo, San Domenico di Guzmán, San Francesco d'Assisi, Sant'Antonio di Padova, Sant'Alberto Magno e San Bonaventura da Bagnoregio, come pure Jean Charlier de Gerson, Jan Hus, Nicola Cusano, Giovanni da Capestrano, e Girolamo Savonarola. L'arte di illustrare i sermoni con favole ed allegorie di fantasia, si sviluppa anche in questo periodo, facendo sorgere molte collezioni di exempla a questo proposito. Si stampano anche trattati sulla predicazione, come quello di Humbert de Romans, a cui si deve la raccomandazione di una predicazione che sia quasi quidam cantus (come un canto) e del predicatore che sia coinvolgente come un giullare o un mercanteCarlo Delcorno, Giovanni Baffetti, Quasi quidam cantus: studi sulla predicazione medievale, Leo S. Olschki, 2009 (p. 12).
Nel tredicesimo secolo appare nei circoli universitari una nuova forma "moderna" di predicazione tematica da brevi testi biblici, con attenta introduzione, transizioni, conclusioni e, naturalmente con l'argomento suddiviso nei "classici tre punti". Era chiamata "moderna" in contrapposizione alla forma più antica di omelia.
La Riforma protestante vede la rinascita della predicazione biblica espositiva. Non era, infatti, tanto questione se si dovesse predicare, ma che cosa. Potente predicatore, Martin Lutero aveva conseguito un dottorato in interpretazione della Bibbia. Ulrico Zwingli, ispirato dall'esempio di Crisostomo incomincia a predicare attraverso il vangelo di Matteo capitolo per capitolo, versetto per versetto, trattando argomenti come il servizio militare mercenario, il celibato dei preti, le pratiche religiose superstiziose, la provvidenza e la giustificazione per fede. Giovanni Ecolampadio pure seguiva Crisostomo ed esortava i predicatori a seguire un'esegesi storico-grammaticale, abbandonando l'esegesi allegorica, così popolare nel Medioevo. I Riformatori promuovono pure molto la predicazione catechetica, in particolare Johannes Zwick sottolinea molto la predicazione catechistica rivolta ai bambini. Giovanni Calvino è maestro nell'arte dell'interpretazione biblica e abile linguista. I suoi sermoni sono semplici, chiari ed informativi. Si producono allora opere influenti sull'omiletica, come quelle di Andreas Hyperius (1511-1564) e Bartholomäus Keckermann (1571-1609). Nelle isole britanniche si distingue John Knox come uno dei più eccezionali predicatori della storia.
Nel 1546 la V sessione del Concilio di Trento stabilisce che tutti i sacerdoti (vescovo, arcivescovo, primate, arciprete, pievano e dediti alla cura pastorale) sono tenuti a predicare il Vangelo "nelle domeniche e nelle feste più solenni".
Nel sedicesimo secolo nella Chiesa cattolica si distingue in modo particolare il cardinale agostiniano Egidio da Viterbo (1469-1532), conosciuto anche come umanista, filosofo neoplatonico e cabalista cristiano, dotato di uno stile omiletico di straordinaria efficacia, capace di commuovere ed entusiasmare qualsiasi uditorio. Egidio è il predicatore preferito da molti papi rinascimentali, da Alessandro VI a Giulio II, da Leone X a Clemente VII.
L'opera più importante sull'omiletica nell'ambito del Puritanesimo è "L'arte di profetizzare" di William Perkins. Nel diciassettesimo secolo si distinguono pure John Preston e Richard Sibbes per il loro stile semplice e potente. I governi si sentivano allora minacciati da predicatori come Richard Baxter, Edmund Calamy e Thomas Goodwin. Alcuni dei migliori predicatori inglesi come John Cotton, Thomas Shepard e John Davenport emigrano in America, ma vi rimangono diventando molto popolari Thomas Watson (famoso per i suoi sermoni sul Catechismo maggiore di Westminster), Thomas Manton e John Flavel (il "predicatore marinaio").
I Paesi Bassi producono un certo numero di notevoli predicatori durante l'epoca d'oro della Repubblica olandese come Gisbert Voetius (predicatore dottrinale), mentre Johannes Cocceius è famoso per aver sviluppato la teologia federale. Fra gli Ugonotti francesi del diciassettesimo secolo vi sono Jean Daillé, ma Pierre Du Moulin e Jean Mestrezat continuano la tradizione riformata di predicazione espositiva e catechetica.
Influenzati dalla retorica classica, il periodo barocco vede un approccio diverso alla predicazione. In Inghilterra Lancelot Andrewes e John Donne predicano raffinati sermoni letterari in appoggio alla Chiesa anglicana di stato e al diritto divino della monarchia inglese. Nella Francia cattolica fiorisce la predicazione barocca di Jacques Bossuet, Louis Bourdaloue e Jean Baptiste Massilion, ammirati alla corte francese che, benché corrotta, amava udire buoni sermoni. Jacques Saurin nei Paesi Bassi e Jean Frédéric Ostervald in Svizzera sono due pastori riformati che seguono le tendenze barocche conservando incorrotta l'ortodossia riformata nonostante l'imperante razionalismo. Johann Lavater a Zurigo e Friedrich Schleiermacher a Berlino cercano di reinterpretare il Calvinismo in un'epoca che aveva largamente abbracciato il deismo.
Scandalizzati dalla superficialità della religione barocca, il Pietismo comincia a portare la predicazione in una direzione diversa. Evitando sia la teologia dottrinale che l'esegesi biblica, il Pietismo si focalizza soprattutto sulle esperienze interiori. Questo porta un grande risveglio in Inghilterra dove John Wesley e George Whitefield predicano a minatori ed operai fuori dalla chiesa istituzionale e dalle strutture liturgiche. A differenza di Wesley, Whitefierld è un calvinista anche se la sua predicazione drammatica ed estemporanea si allontana considerevolmente dal pulpito tradizionale. Andando in America (1739) Whitefield innesca il grande Risveglio insieme a Jonathan Edwards e Gilbert Tennent, che sotto l'influenza sia del Puritanesimo che del Pietismo cominciano a predicare una fede esperienziale. Appaiono in questo periodo le opere di Charles Simeons Horae Homileticae (21 volumi) pubblicati originalmente nel 1832 e Alexandre Rodolphe Vinet (1747-1847): "Omiletica: la teoria della predicazione", molto popolari ai loro tempi. Si noti pure l'opera di John Albert Broadus, "il principe degli espositori" su "Lezioni sulla storia della predicazione" (1893), Francesco di Sales "Sul predicatore e la predicazione".
L'Evangelicalismo del diciannovesimo secolo è rappresentato in Scozia da Thomas Chalmers e Thomas Guthrie, interessati non solo alla conversione dell'individuo, ma della società. L'esposizione biblica di Friedrich Wilhelm Krummacher contribuisce molto a rivitalizzare le chiese riformate tedesche, mentre in Francia Adolphe Monod rivitalizza la tradizione degli Ugonotti. Alexander Maclaren, Joseph Parker e Charles Haddon Spurgeon parlano con eloquenza al popolo comune della potenza di Dio per trasformare la vita umana. Traggono i loro sermoni da uno studio attento e percettivo della Bibbia ma ignorano i problemi sollevati dalla ricerca biblica moderna. Spurgeon, convinto calvinista può essere considerato uno dei più grandi predicatori della chiesa cristiana.
In America si sviluppa una scuola omiletica distinta ispirata da un forte interesse evangelistico e da zelo profetico. Charles Grandison Finney, che non sopportava le discipline teologiche del Protestantesimo classico, ma profondamente consapevole dei bisogni spirituali della giovane nazione, era il tipico predicatore del revivalismo di frontiera. Predicando la conversione, l'abolizione della schiavitù e la temperanza, essi predicavano una fede che esercitava un forte appello nell'americano medio. Mentre Dwight L. Moody, Billy Sunday e George Truett si dedicavano intensamente all'evangelizzazione, Horace Bushnell e Henry Ward Beecher tendevano sempre di più in direzione del Protestantesimo liberale.