La dodecapoli etrusca, detta anche lega etrusca, è la denominazione con cui gli studi moderni indicano l'insieme dei dodici popoli o città-Stato etruschi che, secondo le fonti antiche, si riunivano in Etruria presso il santuario federale di Voltumna, il Fanum Voltumnae. Gli autori greci e latini non usano né l'una né l'altra espressione: parlano di duodecim populi o duodecim populi Etruriae, di dodeka hegemoniai, di omnis Etruria o di nomen omne Etruscum; la «lega dei dodici popoli d'Etruria» è una convenzione dell'etruscologia moderna..

Secondo la tradizione antica i dodici popoli costituivano un'alleanza di carattere religioso, politico e militare, ma sulla natura di questo legame gli studiosi non concordano: Giovannangelo Camporeale osserva che i concili dei dodici popoli si tenevano in un santuario ed erano presieduti da un sacerdos, e ne deduce che il loro carattere primario fosse religioso, mentre Gianluca Tagliamonte non condivide l'idea di una lega in origine ed essenzialmente religiosa e sottolinea che i concili potevano autorizzare interventi armati a sostegno di una singola città e perfino la formazione di un esercito federale.; . Luca Cerchiai osserva che il vertice della lega è definito da Livio communiter creatus rex, il re «creato in comune», formula che a suo giudizio ribadisce il carattere magistratuale della carica, e che la definizione latina della lega come duodecim populi riflette la nozione etrusca di rasna, il «popolo» che si identifica per contrasto con chi non ne fa parte..

In età imperiale, nel quadro del recupero delle tradizioni etrusche promosso in età augustea e giulio-claudia, la lega fu ricostituita in chiave antiquaria e il numero dei popoli fu portato a quindici.; ; .

Le fonti antiche La natura della documentazione

Tutto quello che si sa della dodecapoli viene da autori greci e latini. Martin Korenjak ricorda che la letteratura etrusca, che pure esistette su temi religiosi e storici, è andata perduta, e con essa le monografie sugli Etruschi scritte in età romana; le fonti superstiti offrono quasi sempre uno sguardo dall'esterno, con la tendenza a vedere negli Etruschi un ethnos uniforme e a trascurare le differenze fra le singole città-Stato, che è un punto decisivo per giudicare l'idea stessa di una lega unitaria.. A questa distanza culturale si aggiunge quella cronologica: dall'età arcaica, il periodo di massima potenza etrusca, non è arrivato quasi nulla, e la maggior parte delle notizie proviene dall'età ellenistica e soprattutto da quella imperiale, quando la civiltà etrusca era ormai scomparsa.. Poiché gran parte della storiografia antica sopravvive solo in frammenti citati da antiquari, enciclopedisti e lessicografi, l'informazione è giunta in forma frammentaria e la storia etrusca in senso proprio è mal documentata; la preponderanza delle fonti tarde spiega anche il rilievo dato alla religione, sopravvissuta dentro il sistema religioso romano, e l'immagine liviana degli Etruschi come popolo più di ogni altro dedito alle pratiche religiose.; il giudizio di Livio è in Ab Urbe condita, V, 1,6.

Le tradizioni sulle origini

Secondo quanto racconta Strabone, le dodici città vennero fondate da Tirreno, giunto dalla Lidia, che vi pose come ecista Tarconte;Strabone, Geografia, V, 2,2. secondo Livio e secondo Servio i dodici popoli avevano ciascuno un re, o lucumone, e fra i dodici re ne veniva eletto uno a capo di tutti.Livio, Ab Urbe condita, I, 8,3; Servio, Ad Aeneidem, II, 278; VIII, 475; X, 202. Sui passi cfr. e . Si tratta di racconti leggendari, che non trovano riscontro nella documentazione archeologica e che gli studi leggono come costruzioni ideologiche. Dominique Briquel osserva che il dibattito antico sulle origini degli Etruschi non aveva carattere scientifico: le posizioni prese esprimevano il rapporto di chi le formulava con quel popolo.. Lo stesso racconto della fondazione delle dodici città era conteso fra i membri della lega: per gli abitanti dell'Etruria meridionale la metropoli da cui erano nate le altre undici era Tarquinia, la città di Tarconte, mentre nell'area di Chiusi, Perugia e Arezzo, disposta a triangolo intorno al centro religioso di Cortona, si tramandava che le città della dodecapoli fossero state fondate da Cortona.. Per Camporeale mancano gli elementi per verificarne l'attendibilità ed è verosimile che proiettino in un passato remoto situazioni più recenti; la dodecapoli si sarebbe costituita piuttosto quando in Etruria nacque la città come istituzione politica, cioè dalla fine del VII secolo a.C. in poi, forse sul modello della dodecapoli ionica..

Livio e Dionigi

Le notizie sull'attività della lega vengono in massima parte da Livio, che ricorda una serie di concili dei popoli d'Etruria tenuti presso il Fanum Voltumnae fra il 434 e il 352 a.C., nei quali si discussero questioni politiche e militari, e in particolare, fino al 397, la guerra fra Roma e Veio; altre riunioni dei popoli etruschi sono menzionate, senza il nome del santuario, per il 481, il 308 e il 296 a.C.: i passi liviani sui concili al Fanum Voltumnae sono Ab Urbe condita, IV, 23,5; IV, 25,7; IV, 61,2; V, 17,6; VI, 2,2; VII, 21,9; le altre riunioni in II, 44,8; IX, 41,6; X, 16,3. Sempre Livio racconta, per il 403 a.C., l'elezione di un sacerdos da parte dei dodici popoli e i giochi solenni «che è empio interrompere», in occasione dei quali il re di Veio, respinto nella candidatura, ritirò gli artisti che aveva fornito.Livio, Ab Urbe condita, V, 1,3-6; cfr. ; ; . Dionigi di Alicarnasso fa risalire i dodici popoli d'Etruria all'età dei Tarquini e ne descrive le deliberazioni prese a voto, con l'esclusione delle città dissenzienti; racconta inoltre l'usanza per cui ciascuna delle dodici città consegnava un fascio al comandante di una spedizione comune.: Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, III, 51,4; III, 57,1; III, 59,2-4; IV, 27,2-4; per i fasci III, 61,2, cfr. . Strabone, oltre al racconto della fondazione, presenta un'Etruria che in un certo periodo fu unita sotto un'unica autorità e condusse imprese militari fortunate., nota 108, con riferimento a Strabone, Geografia, V, 2,2.

Le fonti di età imperiale e tarda Varrone chiama Voltumna deus Etruriae princeps, il dio principale dell'Etruria, e Properzio fa parlare Vertumno, che lascia i suoi fuochi volsiniesi per Roma., con Varrone, De lingua Latina, V, 46; , con Properzio, Elegie, IV, 2,3-4. Servio, nel commento allEneide, spiega che i popoli d'Etruria avevano dodici lucumoni, cioè re nella lingua degli Etruschi, e che Populonia fu fondata troppo tardi per far parte dei dodici., nota 15, con Servio, Ad Aeneidem, II, 278; , con Servio, Ad Aeneidem, X, 172. Le iscrizioni latine di età imperiale ricordano i praetores Etruriae XV populorum e gli aediles Etruriae,. e un rescritto dell'imperatore Costantino rinvenuto a Spello (CIL XI, 5265) menziona una festa che gli Etruschi celebravano ogni anno «presso Volsinii» per antica consuetudine: Camporeale lo giudica un indizio debole per la localizzazione del santuario federale, data la distanza fra gli eventi del V-IV secolo a.C. ricordati da Livio e l'epigrafe del IV secolo d.C., e osserva che semmai orienterebbe verso la Volsinii di età romana.; . Nessuna di queste fonti dà l'elenco completo dei dodici popoli.; .

Dodecapoli in Etruria

Le città dell'Etruria propria Numerose erano le città etrusche, governate prima da aristocrazie e poi da oligarchie. L'elenco che segue riguarda le città e i centri dell'Etruria propria, non i membri della dodecapoli: quali città ne facessero parte non è documentato da alcuna fonte. I due quadri territoriali di Etruscology (2017), quello di Andrea Zifferero sull'Etruria meridionale e quello di Erik Nielsen e Gregory Warden sull'Etruria settentrionale, concordano nell'assegnare: all'Etruria meridionale, fra la costa tirrenica e la riva destra del Tevere, Veio (Vei(s)), Caere (Caisra), Tarquinia (Tarchna), Vulci (Velch), Volsinii (Velzna) con Bisenzio, l'agro falisco e capenate e i centri dell'entroterra viterbese come Tuscania, Acquarossa e Musarna;; per Musarna . all'Etruria settentrionale costiera, Populonia (Pupluna), Vetulonia (Vetluna), Roselle (Rusel) e Pisa, oltre a Volterra (Velathri), arretrata rispetto al mare ma legata alla costa;. all'Etruria settentrionale interna, Chiusi (Clevsin), Cortona (Curtun), Arezzo (Aritim), il Senese con Poggio Civitate, e nella valle dell'Arno Fiesole (Vi(p)sul), Artimino e Gonfienti..

Il confine fra le due Etrurie non è però fissato allo stesso modo dagli studiosi. Entrambi i capitoli lo pongono alla valle dell'Albegna, ma ciascuno la include dalla propria parte: per Zifferero l'Etruria meridionale comprende il territorio di Vulci «fino alla valle dell'Albegna», con il porto di Talamone (Tlamun) e i centri di Marsiliana d'Albegna (forse Caletra), Sovana, Pitigliano, Saturnia e Statonia;. per Nielsen e Warden l'Etruria settentrionale è delimitata a sud dalla valle dell'Albegna e Marsiliana figura fra i siti settentrionali.. Lo stesso vale, sul versante interno, per Perugia (Perusna): Andrea Gaucci, Elena Tassi Scandone e Danilo Nati la collocano nell'Etruria settentrionale interna, insieme a Chiusi e Cortona,; ; . mentre in Etruscology è trattata da Zifferero, insieme alla valle del Tevere, nel capitolo sull'Etruria meridionale.. Esiste insomma una fascia di centri dell'interno, come Orvieto e Perugia, che gli studi trattano ora come «Etruria interna» senza altra specificazione,Così nel titolo di Patrizia Gastaldi, Modelli di interazione tra le città dell'Etruria interna nel VI secolo, in «Annali della Fondazione per il Museo Claudio Faina», XV, 2008, pp. 273-295. ora ripartendola fra le due Etrurie in modo non uniforme: il distretto di Orvieto, per esempio, è per Nati dell'Etruria settentrionale interna, mentre per Gaucci Orvieto è un centro dell'Etruria meridionale.; .

L'identità delle dodici città

Sull'identità delle dodici città che facevano parte della lega non ci sono notizie certe: nessun autore antico ne dà l'elenco completo, non esiste alcun documento etrusco al riguardo e la composizione stessa è probabilmente cambiata nel tempo, perciò si possono solo fare supposizioni.; .

Secondo Romolo Augusto Staccioli dovevano farne parte importanti città come Veio, Caere, Tarquinia, Vulci, Roselle, Vetulonia, Populonia, Volsinii, Chiusi, Perusia, Arretium (Arezzo) e Volterra.. Tagliamonte propone invece una composizione originaria con Veio, Caere, Tarquinia, Vulci, Volsinii, Chiusi, Vetulonia, Volterra, Perugia, Cortona, Arezzo e Fiesole, nella quale Roselle, Populonia e Pisa sarebbero subentrate in seguito ad altre città conquistate dai Romani o decadute, come Veio, Vetulonia e forse la stessa Caere.. Con la caduta in mani romane di alcune di queste città (come Veio), oppure con il declino delle stesse, è probabile che altre città presero il loro posto, magari quelle che fino a quel momento erano considerate centri minori, come Cortona, Fiesole o Falerii. Paolo Liverani propone un elenco originario con Veio, Caere, Tarquinia, Vulci, Roselle, Vetulonia, Volsinii, Chiusi, Perugia, Cortona, Arezzo e Volterra, e ricorda che altri preferiscono sostituire Roselle con Fiesole.. Secondo Servio, Populonia era stata fondata troppo tardi per far parte della lega; quanto ai Falisci e ai Capenati, che nel 397 a.C. furono ricevuti al concilio per chiedere aiuto in favore di Veio, Hilary Becker ritiene quasi certo che non ne fossero membri.. Il passo di Servio è Ad Aeneidem, X, 172.