Per imperatore romano (in latino Imperator Romanus o Imperator Caesar Augustus, Princeps et Dominus, "Imperatore Cesare Augusto, principe e signore", somma dei vari titoli detenuti durante la storia romana; in greco Βασιλεὺς τῶν Ῥωμαίων, Basilèus tôn Rhōmàiōn, "Imperatore dei Romani/Romei") si intende comunemente oggi il capo dell'Impero romano a partire dal 27 a.C., quando il Senato conferì a Gaio Giulio Cesare Ottaviano il titolo di Augusto. Di fatto era la suprema magistratura della Repubblica, sostituendo il potere dei due Consoli, ma col tempo divenne semplicemente il sovrano dell'impero, ormai una monarchia, esautorando il Senato romano.

In epoca romana il titolo non aveva lo stesso uso odierno, e l'imperatore era chiamato comunemente col titolo di cesareSvetonio, Vita dei dodici cesari o con quello di augusto,Haverfield, F J, "The name Augustus", Journal of Roman Studies, 5 (1915), pp. 249‑250Augusta era invece il titolo solitamente conferito all'imperatrice consorte talvolta princepsThe Immense Majesty: A History of Rome and the Roman Empire. Harlan Davidson, Inc. p. 219. e solo in seguito dominus (sotto il dominato il dominus era augusto e l'erede era cesare).Goldsworthy, Adrian Keith (2009). "Conclusion: A Simple Answer". How Rome Fell: Death of a Superpower. New Haven, Conn.: Yale University Press. pp. 405–415. ISBN 0-300-13719-2. OCLC 262432329. Retrieved 28 July 2011.

Il termine "imperatore" discende dal latino imperator, titolo originariamente denso di significati religiosi e successivamente conferito ai condottieri vittoriosi, contenente in sé il riferimento allimperium, cioè allo stesso ambito religioso, civile e militare. A partire da Giulio Cesare (che non era un imperatore nel senso moderno, ma un dittatore a vita, dictator perpetuus) tale titolo prese ad essere aggiunto, come praenomen, al nome personale dell'uomo più potente di Roma.

Descrizione generale L'espressione imperatore romano è anche, tuttavia, una semplificazione posteriore dei diversi titoli detenuti, con accezioni, modi e tempi diversi dai sovrani di fatto dell'Impero romano: all'epoca, specie iniziale quando ufficialmente Roma era ancora una Repubblica, ci si riferiva all'imperatore come al "successore di Cesare e di Augusto", ed egli stesso veniva chiamato Cesare, seguito dal nome personale e dal titolo di Augusto, formando così il nomen completo (ad es. Cesare Tiberio Augusto o Tiberio Cesare Augusto). In seguito questi titoli vennero ufficializzati, ma ciò avvenne in epoca posteriore ai primi "cesari", anche se già da dopo la morte di Augusto ci si riferiva al sovrano come a "Cesare", senza ulteriori specificazioni.

Il titolo concesso a Ottaviano, e da lui passato ai successori, comprendeva a vita la tribunicia potestas (il potere di tribuno della plebe) e il cosiddetto "imperium maggiore e infinito", conferendo al capo politico un ruolo di tutela e preminenza sulla Repubblica (auctoritas), volto a creare un monarca de facto, ma senza offendere i sentimenti repubblicani di molti senatori e del popolo, rimasti forti fino al III secolo (il voler essere re era considerato il crimine più grave da senatori e repubblicani). Lo stato romano del Principato era una diarchia tra Principe e Senato, ma lentamente si trasformò in una sorta di monarchia assoluta, un'autocrazia chiamata Dominato.Watson, A., Aurelian and the Third Century, 2004, p. 188 Grazie all'imperium proconsolare egli era il comandante militare con poteri di dittatura, e con la tribunicia potestas (formalmente rinnovata ogni anno) l'imperatore ottenne un potere personale enorme: diritto di veto su qualsiasi decreto del Senato, il diritto di intercessio (con cui poteva interferire nei processi a favore di un imputato, e giudicare lui stesso come arbitro, cioè la giustizia imperiale), e l'immunità personale, la cosiddetta sacrosanctitas,Giovanni Ramilli, Istituzioni Pubbliche dei Romani, ed. Antoniana, Padova, 1971, pag. 57. avvolta da un'aura religiosa, unita poi anche il titolo di pontifex maximus.

Non poteva essere processato finché in carica (nel caso fosse deposto da una rivolta e dichiarato hostis publicus dal senato questa inviolabilità decadeva, come accaduto a NeroneSvetonio, op. cit., XLVII) e lo Stato si impegnava nel difenderlo; chiunque osasse minacciarlo era dichiarato sacer e passibile di morte;Giovanni Costa, Religione e politica nell'impero romano, 1923, p. 35 inoltre aveva la possibilità di far comminare condanne capitali a discrezione (specie quando fu introdotto il crimine di lesa maestà), di convocare il senato e di far approvare norme aventi valore di legge (in seguito emettere direttamente editti o decreti in forma di costituzione imperiale, epistole, rescritti).Gaio, Istituzioni (G.1.5): «Constitutio principis est quod imperator vel decreto vel edicto vel epistula constituit; nec umquam dubitatum est, quin id legis vicem optineat, cum ipse imperator per legem imperium accipiat.»

Gli imperatori spesso ricoprivano, assieme a parenti e favoriti, anche la carica minore di console (il vecchio titolo dei capi della Repubblica romana), tradizione cominciata da Augusto stesso,Svetonio, Augustus, 26 e altre magistrature romane, di cui proponevano anche i candidati coevi (non più eletti da tutte le assemblee romane comprendenti il popolo ma solo dal senato), e nominavano i propri funzionari. Inoltre solitamente sceglievano i successori, a volte adottandoli o associandoli al governo, di solito informalmente (fino a Diocleziano che istituzionalizzò la carica) come cesari successoriBury, J. B., A History of the Roman Empire from its Foundation to the Death of Marcus Aurelius, 1893. o col titolo di princeps iuventutis, sebbene spesso l'investitura avvenisse con l'avallo o la scelta dell'esercito romano e formalmente fosse una carica elettiva perpetua concessa dal Senato.F.F. Abbott, A History and Description of Roman Political Institutions, Elibron Classics, 1901, ISBN 0-543-92749-0., pp. 341-342

Il ruolo di Cesare o imperatore romano comprendeva vari titoli: Caesar, dal nome di Giulio Cesare, conferito a Ottaviano tramite adozione (inizialmente era un nome dinastico o familiareAlston, Richard (1998). Aspects of Roman history, AD 14-117. p. 39. ISBN 978-0-415-13237-4. Retrieved 2011-08-03.), fu Vespasiano che lo attribuì alla figura generica del Princeps, mentre Diocleziano a quella dell'erede designato dell'Augusto,Williams, Stephen (1997). Diocletian and the Roman recovery. p. 147. ISBN 978-0-415-91827-5. Retrieved 2011-08-03. seguendo una consuetudine nata con la dinastia degli Antonini (cfr. tetrarchia di Diocleziano) Augustus, ossia "colui che accresce la fortuna" oppure "colui che è venerabile", titolo nuovo concesso a Ottaviano dal Senato nel 27 a. C., detenuto poi dagli imperatori al governo e talvolta declinato al femminile per consorti o figlie (Augusta) Imperator, titolo tradizionale del comandante vittorioso (detenuto anche da Cesare), spesso concesso per acclamazione dalle truppe stesse, che ne riconoscevano il carisma; spesso rinnovato formalmente più volte durante la vita Pontifex Maximus, titolo religioso del massimo sacerdote della religione romana, a partire dal 12 a.C. fino al 376, quando ebbe termine anche l'uso della parola deus e la divinizzazione imperiale postuma, tutte cose abolite con la religione cristiana Pater Patriae, titolo di livello onorifico Princeps, che riuniva in sé il titolo onorifico di Princeps senatus (primo del Senato, con diritto di presiedere e votare per primo) e le prerogative di "primo cittadino" della res publica concesse ad Augusto, che così dominava sui due cardini della Res Publica (senato e popolo romano) Dominus (cioè "padrone, signore"), introdotto nell'uso ufficiale da Diocleziano nel 284, ma già sperimentato in precedenza da Domiziano (principe dal 81 al 96), il quale secondo l'uso orientale di divinizzare i sovrani in vita (il primo che tenterà una manovra simile fu Caligola, mentre Augusto e Tiberio avevano rifiutato l'appellativo informale quando fu loro rivolto), usava farsi chiamare Dominus et Deus ("Signore e Dio"). Anche Settimio Severo usava il titolo Dominus ac Deus, ma fu solo con Diocleziano che il Princeps ebbe il titolo di Dominus riconosciuto ufficialmente. Egli introdusse anche forme di religiosità teocratiche orientali verso la figura imperiale, come i rituali orientali della proskýnesis e della prosternazione (cosa rifiutata dai romani fino ad allora, in quanto l'imperatore era divinizzato solo dopo la morte, tramite l'apoteosiIl volersi divinizzare in vita, col suo comportamento dispotico, fu una delle cause dell'assassinio di Caligola.)

L'uso connesso in particolare a questi ultimi due titoli ed all'intrinseco significato di primo tra uguali e di padrone distingue le due grandi fasi della storia di Roma imperiale: il Principato ed il Dominato.

Nel solo Egitto l'imperatore romano era considerato un "faraone" e raffigurato come tale, nonostante Augusto avesse ufficialmente rifiutato la carica, temendo di non riuscire a giustificarlo ai Romani, anche considerando il fatto che egli stesso aveva fatto attaccare dalla propaganda il comportamento "esotico" di Antonio e Cleopatra. Nella versione in lingua egizia di una stele del 29 a.C. eretta da Cornelio Gallo, ad Augusto furono attribuiti titoli tipici dei faraoni, che tuttavia furono omessi nelle versioni in latino e in greco dello stesso testo. Nel tempio di Dendur, costruito dal governatore romano di Egitto Gaio Petronio, sono presenti delle raffigurazioni di Ottaviano, ora chiamato Augusto, vestito da faraone. La religione egizia richiedeva l'esistenza di un faraone affinché agisse come intermediario tra le divinità e l'umanità, per cui gli imperatori romani furono considerati dei faraoni, come già era successo con i sovrani persiani ed ellenistici. Ai primi imperatori furono attribuite titolature elaborate simili a quelle dei Tolomei e dei faraoni nativi loro predecessori, mentre agli imperatori da Commodo in poi fu attribuito solo un nomen, seppur scritto in un cartiglio come in precedenza. Con la diffusione del Cristianesimo, che finì per diventare la religione di stato, gli imperatori non ritennero più opportuno accettare le implicazioni tradizionali del titolo di faraone (ruolo con salde radici nella religione egizia), e, a partire dagli inizi del IV secolo, la stessa Alessandria, capitale d'Egitto fin dai tempi di Alessandro Magno, era diventata un importante centro del Cristianesimo. L'ultimo imperatore a cui fu conferito il titolo di faraone fu Massimino Daia (che regnò tra il 311 e il 313).

Molti imperatori adottarono come prenomi fissi quelli di imperatori prestigiosi, come accadde a Marco Aurelio e Costantino. Potevano poi seguire i cosiddetti cognomina ex virtute, soprannomi conferiti all'imperatore, generalmente dal senato e per motivi particolari come successi militari.

Riguardo al secondo, nell'ultima fase imperiale (dal 313 in poi), col ritorno al potere della gens Flavia (dinastia costantiniana), il preanomen Flavio (e non più Cesare, rimasto come titolo) divenne prerogativa degli imperatori romani d'occidente e d'oriente (bizantini) seguenti, venendo concesso anche al magister utriusque militiae, ossia il comandante supremo dell'esercito, spesso di origine barbarica. Durante l'ultimo periodo dell'impero occidentale (395-476), specie dopo il sacco di Roma (410), il magister utriusque militiae era quasi sempre l'effettivo detentore del potere. Gli ultimi imperatori furono Romolo Augusto per la parte romano-occidentale (caduta nel 476) e Costantino XI Paleologo per la parte romano-orientale (caduta nel 1453), mentre Teodosio I fu l'ultimo imperatore a governare l'impero intero, per pochi mesi tra il 394 e il 395.