Date le sue grandi opere di carità, come in occasione del terremoto siculo-calabrese o nei confronti dei feriti durante la Grande guerra, è ricordata anche come "regina di carità". Con la conquista dell'Etiopia, assunse il titolo di Imperatrice consorte d'Etiopia (1936 - 1941), mentre con la conquista dell'Albania assunse il titolo di Regina consorte d'Albania (1939 - 1943). È dal 2001 Serva di Dio per la Chiesa cattolica.
Biografia
Giovinezza
Nacque l'8 gennaio 1873 a Cettigne, allora capitale del piccolo Montenegro, sesta figlia dei sovrani montenegrini Nicola I e Milena Vukotić. La famiglia della principessa era molto numerosa: infatti era composta da nove figlie femmine, Zorka, Milica, Anastasia, Maria, Elena, Anna, Sofia, Ksenija e Vera, e da tre figli maschi, Danilo, Mirko e Pietro. La realtà dove crebbe Jelena Petrović-Njegoš, nome di nascita della futura regina d'Italia, era decisamente semplice, difatti la capitale Cettigne era modesta ed era poco più di un borgo di montagna, abitato da pastori. Il piccolo principato del Montenegro gravitava nell'orbita imperiale russa; inoltre le due famiglie, i Romanov e i Petrović-Njegoš, erano in cordiali rapporti. Elena ebbe come padrino di battesimo lo zar Alessandro II di Russia.
Fu educata ai valori forti dell’unione familiare. La conversazione alla tavola dei sovrani del Montenegro si svolgeva in francese e si discuteva con eguale disinvoltura di politica e di poesia. Ebbe la madrelingua Eugénie Frejainger come insegnante di lingua francese, la lingua utilizzata per volere del padre nelle conversazioni private a corte, dove la vita era austera e semplice. Venne dapprima affidata alle cure di una governante, Lilian Crown (di cui non è certa la nazionalità), poi, verso il 1878, cominciò a ricevere un’educazione 'principesca' dall’istitutrice svizzera Louise Neukomm.
Tra il 1882 ed il 1890 frequentò l'Istituto Smol´ńyj di San Pietroburgo, fondato da Caterina Il la Grande per le ragazze della nobiltà; qui, come già le sorelle maggiori Militza, Anastasia e Maria, ricevette un'educazione secondo i canoni della tradizione orientale e della religione ortodossa. Quelli trascorsi nellIstituto per nobili fanciulle furono anni importanti per la formazione personale e per il debutto nell’alta società europea della futura regina.
In questi anni, infatti, Elena entrò in contatto con i figli della nobiltà russa e frequentò assiduamente la corte dei Romanov, ove venne presa in considerazione quale possibile consorte per l’erede al trono Nicola, futuro imperatore dal 1894 al 1917. Gli anni di formazione furono segnati anche da numerose difficoltà, prima tra tutte la morte, avvenuta nel marzo del 1890, della sorella maggiore Zorka, principessa Karađorđević e moglie di Pietro Karađorđević, poi re di Serbia.
Nel 1890 interruppe gli studi e fu richiamata in Montenegro dal padre, forse a causa del clamore suscitato in Russia per un duello originato da un'offesa che le era stata rivolta. Coltivò la letteratura e compose versi, di cui alcuni pubblicati nella rivista letteraria russa Nedelja, firmandosi Farfalla Azzurra. Nei viaggi all'estero le arti furono l'oggetto preferito delle sue osservazioni. Dotata di singolare attitudine per il disegno a penna e all'acquerello, promosse l'arte nel Montenegro: fu essa medesima l'autrice del disegno del monumento al principe Danilo I. Si dedicò con passione anche alla caccia e alla pesca.
Matrimonio
All'inizio degli anni 1890, in Italia, gli ambienti politici più vicini a casa Savoia manifestavano crescenti preoccupazioni per il fatto che non s'intravedevano prospettive matrimoniali per l'erede al trono, Vittorio Emanuele, principe di Napoli. Fu soprattutto il presidente del Consiglio Francesco Crispi, su invito della regina Margherita, consorte di Umberto I, ad assumere allora concrete iniziative, attivando la diplomazia italiana affinché attingesse presso le varie corti europee informazioni al fine di trovare la consorte ideale per l'erede al trono. Al termine di questo sondaggio "Crispi aveva raccolto in un album i ritratti delle maggiori principesse europee e li aveva mandati al giovane Vittorio Emanuele aggiungendo che di tutte la più adatta, secondo lui, era quella del Montenegro" .
Alla fine dell'aprile 1895 i sovrani d'Italia, recatisi a Venezia per inaugurare l'Esposizione internazionale di belle arti, ebbero alcuni colloqui con la principessa Milena, consorte di Nicola I, giunta in compagnia delle figlie Elena ed Anna; il 2 maggio le principesse assistettero ad uno spettacolo di gala nel teatro La Fenice. Nella primavera del 1896 alla corte russa la principessa Elena s'incontrò col principe di Napoli, recatosi a Mosca per assistere all'incoronazione dello zar Nicola II. A giugno, il re Umberto I d'Italia incaricò l’ambasciatore a Vienna, Costantino Nigra, di prendere contatti con il principe Nicola del Montenegro, in quel momento di passaggio alla corte asburgica, al fine di concludere il fidanzamento. Nonostante il delicato momento politico, rappresentato dalla caduta del governo Crispi, a seguito della disfatta delle truppe italiane nella battaglia tenutasi in febbraio nei pressi della città etiope di Adua, e certe resistenze della madre di Elena, contraria all’abiura da parte della figlia, necessaria per il matrimonio, della confessione greco-ortodossa, le trattative andarono a buon fine; a favorire i negoziati fu anche la Russia, interessata a rendere più difficili i rapporti tra Italia e Austria-Ungheria, sempre tesi, anche in merito al controllo dell’Adriatico.
Nell’agosto 1896 Vittorio Emanuele s'imbarcò sul panfilo Gajola per andare a chiedere ufficialmente la mano alla principessa. Il 16 agosto il principe italiano arrivò a Cettigne, e, due giorni dopo, il fidanzamento dei due principi fu annunciato ufficialmente. Imbarcatasi ad Antivari sull'incrociatore Savoia, la principessa Elena giunse a Bari il 21 ottobre e nella basilica di San Nicola, il santo venerato dall'Occidente e dall'Oriente cristiano, compì il rito della sua professione di fede cattolica. La notizia del fidanzamento però non fu accolta con gaudio da tutti. La più nota tra le critiche che furono allora avanzate è quella del celebre giornalista Edoardo Scarfoglio: questi il 27 settembre 1896 scrisse su Il mattino di Napoli un durissimo articolo (Le nozze coi fichi secchi) contro le imminenti nozze, che secondo lui avrebbero siglato l’unione tra un principe «di forme e di statura già poco conformi all’ideale fisico che il popolo [aveva] dei re», e una principessa, «graziosa, gentile, dolce creatura; ma non certo un’Elena greca infiammatrice di cuori».
Elena e Vittorio Emanuele si sposarono a Roma il 24 ottobre 1896, presso la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, oggi in Piazza della Repubblica; il rito civile si svolse al Quirinale. Per l'evento fu ideato un francobollo speciale, noto come Nozze di Vittorio Emanuele III, che però non fu mai emesso, a parte rare copie circolate sotto forma di saggio. La coppia si stabilì dapprima a Firenze, nel Palazzo della Meridiana, e poi, in seguito al trasferimento di Vittorio Emanuele al comando del X corpo d’armata, a Napoli, presso la Reggia di Capodimonte. Dal matrimonio con il futuro Vittorio Emanuele III nacquero quattro figlie, Iolanda (1901-1986), Mafalda (1902-1944), Giovanna (1907-2000) e Francesca (1914-2001), e un figlio, Umberto (1904-1983), che fu l'ultimo re d'Italia.
Regina d'Italia
Ascesa al trono
Quando Umberto I fu assassinato a Monza da Gaetano Bresci il 29 luglio 1900, i principi ereditari si trovavano lontani dall’Italia, in crociera verso il Pireo, e rientrarono quindi in Italia il 31 luglio; Vittorio Emanuele salì al trono come Vittorio Emanuele III di Savoia e così Elena divenne la seconda regina consorte d'Italia. Il nuovo monarca, durante il discorso per il giuramento allo Statuto, l’11 agosto 1900, rese omaggio alla moglie «augusta sposa», proveniente «da una razza valorosa», devota alla «sua patria d’adozione». Lo stile di vita dei nuovi sovrani segnò una svolta rispetto alla vita sontuosa di Umberto e Margherita: i due dapprima si trasferirono nell’ala più appartata del Quirinale, la cosiddetta Manica lunga, poi decisero di acquistare una residenza sulla via Salaria, presto battezzata Villa Savoia. Con il disastro ferroviario di Castel Giubileo nella notte tra il 12 ed il 13 agosto, che coinvolse un treno speciale i cui viaggiatori avevano partecipato ai festeggiamenti per l’ascesa al trono dei due principi, cominciò il mito di Elena quale ''regina della carità'': assieme al marito si recò subito sul luogo dell’incidente per organizzare i primi soccorsi.
Nella corte italiana Elena, prima come principessa e poi come sovrana, conservò le abitudini della prima giovinezza, apprezzando soprattutto le gioie famigliari. Una volta sul trono infatti diede alla corte impronta di grande semplicità e modestia. Ai suoi cinque figli si è dedicata con infinita tenerezza materna, educandoli al sentimento del dovere, agli affetti famigliari, alla pietà verso i miseri. Sensibilissima alle sofferenze umane, la sovrana fu sempre, nelle sventure che colpirono il popolo, sagace confortatrice. Accorse col monarca nelle zone devastate dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, dando esempio mirabile di coraggio, di abnegazione, di pietà e cooperando efficacemente all'organizzazione dei soccorsi. Esortò il comandante della corazzata russa Slava a trasportare subito i feriti più gravi a Napoli, e a bordo della corazzata Regina Elena, trasformata in ospedale, prodigò la sua opera instancabile d'infermiera, creando anche accanto, sulla nave, un laboratorio, che organizzò personalmente, per la confezione del vestiario. Fondò, nei pressi di Messina, il villaggio Regina Elena. A Roma, la sovrana continuò l'opera caritatevole iniziata a nel Meridione, istituendo, tra l'altro, nel Palazzo del Quirinale, un laboratorio, da lei personalmente diretto, per la confezione di indumenti. Sempre nel 1908, la regina partecipò al primo Congresso nazionale delle donne italiane, in cui furono affrontati importanti temi quali l’istruzione, l’assistenza, il lavoro e i diritti politici femminili. Nel 1911 ricevette la nomina di prima ispettrice della Croce Rossa italiana, tre anni dopo la fondazione dell’ente e nel 1914 incontrò le delegate del Congresso femminista internazionale, tenutosi a Roma per l’estensione del diritto di voto alle donne.
Grande guerra
Non appena l'Italia fece il suo ingresso nella Prima guerra mondiale a fianco della Triplice Intesa, il Palazzo del Quirinale divenne l'Ospedale territoriale n. 1, organizzato dalla sovrana. La residenza reale fu trasformata nell'ospedale rispondente alle esigenze più moderne della terapia, mediante lavori eseguiti per conto della Real Casa e diretti dalla regina. L'ospedale fu costituito il 16 luglio 1915 e poté contenere circa 250 letti e fu destinato principalmente a feriti di truppa. La regina Elena che seguì la malattia di ogni degente, vegliò al letto dei più gravi; accorse nel suo ospedale in qualunque ora del giorno e della notte, dirigendo, sorvegliando, sostituendo spesso di persona le infermiere, quando occorreva, nelle più umili mansioni. La sovrana provvide all'assistenza morale dei soldati, prima ancora che fossero dalle autorità militari impartite istruzioni e sorgessero iniziative in proposito. Venivano quotidianamente distribuiti a tutti giornali e riviste e una biblioteca di circa 750 volumi era a disposizione dei malati; inoltre furono tenuti cicli di conferenze illustrate da proiezioni cinematografiche e organizzata una scuola di musica. Si cercò di applicare in adatti lavori manuali i militari che ne avevano la possibilità: così si istituì un piccolo laboratorio da falegname, un altro per la confezione di sigarette destinate ai soldati al fronte.