La cittadinanza è la condizione giuridica e sociale di chi appartiene a uno Stato, dalla quale deriva il riconoscimento di diritti civili, sociali, economici e politici e altrettanti doveri. In sociologia il concetto assume una valenza più ampia e si riferisce all'appartenenza e alla capacità d'azione dell'individuo nel contesto di una determinata comunità politica. Attualmente il passaporto è il documento ufficialmente riconosciuto attestante la cittadinanza di una persona.
Storia e impiego del termine Nell'antica Atene venivano considerati cittadini solo coloro i quali potevano dimostrare di essere figli di genitori ateniesi, avere un appezzamento di terra e di essere in grado di combattere (cioè potersi permettere le armi). Una volta considerati cittadini avevano un ampio numero di diritti come ad esempio quello della proprietà privata e quello del voto ma anche un ampio numero di doveri come ad esempio andare in guerra.
Nel diritto romano lo status civitatis distingueva il cittadino romano (civis romanus) dal non cittadino; unito agli altri due status — lo status libertatis, che distingueva l'uomo libero dallo schiavo, e lo status familiae, che distingueva il pater familias dagli altri membri della famiglia — era condizione necessaria per disporre della capacità giuridica.
Nel corso della storia il termine cittadinanza ha trovato diversi impieghi:U. Pomarici, Filosofia del diritto - Concetti fondamentali, Giappichelli editore, Torino, 2007, pp.42-44 indicatore del modo in cui sono ripartiti i poteri e le risorse nell'ambito di un ordinamento politico-sociale; rapporto tra individuo e ordine politico, inteso come partecipazione attiva del soggetto alla sfera pubblica; intersezione tra individuo e collettività.
In particolare, nel medioevo il termine ebbe molteplici applicazioni. In alcuni casi, come nella Repubblica di Venezia, il termine cittadini si contrapponeva non solo ai forestieri e agli esclusi da certi diritti, ma anche ai patrizi, che avevano invece più diritti dei cittadini. Nel suo significato giuridico attuale, la cittadinanza è il collettore di una molteplicità di diritti e doveri riferibili a un individuo in quanto parte di un determinato assetto politico.
La riflessione sociologica sulla cittadinanza prende avvio nel dopoguerra con gli studi di Thomas H. Marshall, dedicati alla disuguaglianza di classe e all'integrazione sociale, che si concentrano sulla possibilità di ridurre le iniquità sociali attraverso l'introduzione dello stato socialeT.H. Marshall, Cittadinanza e classe sociale, Utet, Torino, 1976..
Recentemente la sociologia della cittadinanza ha trovato ulteriori interessanti applicazioni:L.G. Baglioni, Sociologia della cittadinanza, Rubbettino editore, Soveria Mannelli, 2009, pp. 27-47. indicatore, in senso quantitativo e qualitativo, del novero dei diritti corrispondenti alla persona (cittadinanza formale); effettiva capacità di azionare i diritti da parte della persona (cittadinanza materiale); identificazione della persona con una determinata comunità politica o culturale (cittadinanza identitaria); impegno della persona nella società (cittadinanza attiva).
È senz'altro la dimensione "materiale" della cittadinanza quella che oggi rappresenta il contributo più significativo della sociologia a questo genere di studi, una cittadinanza intesa come capacità del soggetto (che sia o no cittadino) di realizzarsi all'interno di una determinata comunità politica a partire dai propri capitali personali e dai diritti e servizi che gli sono garantiti.
Cittadinanza e globalizzazione
Il concetto di cittadinanza negli ultimi anni è oggetto di discussione a causa delle enormi trasformazioni che hanno investito la società attuale; il processo di globalizzazione sta infatti ponendo sotto attenzione realtà di singoli individui, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti cittadini o migranti transnazionali, che pur risiedendo in un paese diverso intrattengono rapporti molto stretti con il proprio Stato di origine, sia dal punto di vista sociale sia economico, in molti casi anche riuscendo a influenzarne le politiche. Ovviamente il peso di questa influenza dipende dal numero di membri, dalla ricchezza e dalla forza dei rapporti che la comunità riesce a stringere con il proprio paese di origineStephen Castles, Undestanding Global Migration: a social transformation perspective (2009).
Di seguito alcune di queste casisticheEmily A. Schultz e Robert H. Lavenda, Antropologia culturale, 2021, IV edizione, pag. 468, Zanichelli, ISBN 978 88 08 62032 3: Cittadinanza flessibile persone di elevato status sociale, che vivono viaggiando evitando legislazioni restrittive e stabilendosi dove più gli conviene. Cittadinanza sostanziale cittadinanza riferita alle azioni intraprese da persone volte ad affermare la loro adesione ad uno stato, a prescindere da uno status legale. Cittadinanza di trasconfine gruppo formato dai cittadini di un paese più i loro emigrati a prescindere dalla loro attuale cittadinanza. Nazionalismo a lunga distanza riferito a membri di una diaspora che si mobilitano ed organizzano per sostenere il loro stato di origine.
I processi in atto, che per ampiezza diffusione e velocità del tutto nuove nella storia umana, stanno ponendo delle sfide di gestione sociale, con vari tentativi politici originali la cui efficacia potrà essere valutata solo nel lungo periodo.
Descrizione Cittadino e suddito
Il concetto di cittadino differisce da quello di suddito, che si riferisce a colui che è soggetto alla sovranità di uno Stato. La condizione del suddito implica, di per sé, situazioni giuridiche puramente passive (doveri e soggezioni), mentre quella del cittadino implica la titolarità di diritti e altre situazioni giuridiche attive.
Nel momento in cui la legge riconosce al suddito diritti civili e politici, si può esso intendere come cittadino. Anche nel caso in cui tali diritti siano riconosciuti possono tuttavia esserci sudditi, soggetti alla sovranità ma privi dei diritti di cittadinanza: questo avveniva, ad esempio, per i componenti di alcune popolazioni nei possedimenti di tipo coloniale, anche se, in qualche caso, venivano loro attribuiti alcuni diritti, seppur limitati rispetto a quelli riconosciuti ai cittadini (in un sistema soprannominato di piccola cittadinanza). Anche nei paesi occidentali talvolta, ove sia possibile ottenere la cittadinanza, si può transitare attraverso specifiche situazioni, come il permesso di soggiorno di breve o lungo periodo, o quello permanente.
Anche la mancata previsione di strumenti di tutela del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione può determinare una sorta di ufficiosa nullificazione della cittadinanza, ad esempio nei casi di deliberato ritardo o di attribuzione di facoltà di valutazione agli uffici nel recepimento, per fini di indirizzamento elettorale, della dichiarazione di cambio di residenza.
Attualmente il termine suddito è ancora largamente utilizzato nel diritto internazionale, specialmente nel caso in cui la cittadinanza non abbia lo stesso rilievo nelle varie giurisdizioni interessate. Viene inoltre usato polemicamente per sottolineare situazioni, per lo più di fatto, nelle quali il cittadino non disponesse di «adeguati» diritti. Va osservato infine che nelle monarchie, anche costituzionali e parlamentari, è uso riferirsi ai cittadini come sudditi.
Cittadinanza e nazionalità
Un rapporto analogo a quello tra persona fisica e stato può sussistere anche tra persona giuridica e stato; in tal caso, però, non si parla di cittadinanza ma di nazionalità.
Riferito alle persone fisiche, questo stesso termine, anche se talvolta è usato impropriamente come sinonimo di cittadinanza, indica invece l'appartenenza a una nazione, condizione questa che in alcuni ordinamenti può avere rilevanza giuridica a prescindere dalla cittadinanza.
Un'applicazione particolare dei termini cittadinanza e nazionalità si trova per esempio negli Stati Uniti d'America, dove la legge prevede che le persone nate in alcuni territori esterni, come le Isole Samoa Orientali, siano classificate "nazionali ma non cittadini".
Popolo e popolazione L'insieme dei cittadini di uno Stato costituisce il suo popolo, uno dei tre elementi costituenti dello Stato, assieme al territorio e alla sovranità.
È detto invece popolazione l'insieme delle persone che risiedono sul territorio di uno Stato (i suoi abitanti), a prescindere dal fatto che siano suoi cittadini. La popolazione, dunque, differisce dal popolo in quanto, da un lato, comprende anche gli stranieri e gli apolidi che risiedono sul territorio dello Stato mentre, dall'altro, non comprende i cittadini residenti all'estero. La divergenza tra popolo e popolazione è accentuata negli stati interessati da un forte flusso migratorio, in entrata o in uscita.
Contenuto della cittadinanza Diritti di cittadinanza Come si è detto, il concetto di cittadinanza si ricollega alla titolarità di determinati diritti, detti appunto diritti di cittadinanza, enunciati nelle costituzioni e nelle dichiarazioni dei diritti.
Nell'ambito dei diritti di cittadinanza si distinguono: i diritti civili, cui corrispondono obblighi di non fare da parte dello Stato e, in generale, dei pubblici poteri e che rappresentano, quindi, una limitazione del loro potere; comprendono la libertà personale, di movimento, di associazione, di riunione, di coscienza e di religione, l'uguaglianza di fronte alla legge, il diritto alla presunzione d'innocenza e altri diritti limitativi delle potestà punitive dello Stato, il diritto a non essere privati arbitrariamente della proprietà, il diritto alla cittadinanza e così via; i diritti politici, relativi alla partecipazione dei cittadini al governo dello Stato (inteso in senso lato, comprensivo anche, ad esempio, degli enti territoriali), sia direttamente (attraverso istituti quali il referendum, la petizione, ecc.) sia indirettamente, eleggendo i propri rappresentanti (elettorato attivo) e candidandosi alle relative elezioni (elettorato passivo); i diritti sociali, cui corrispondono obblighi di fare, di erogare prestazioni, da parte dello Stato e dei pubblici poteri; comprendono i diritti alla protezione sociale contro la malattia, la vecchiaia, la disoccupazione, ecc., il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto all'istruzione e così via. Mentre i diritti civili e politici erano già presenti nelle costituzioni ottocentesche, i diritti sociali fanno il loro ingresso solo nel XX secolo con la realizzazione di quella particolare forma di stato nota come stato sociale.
Va notato che lo Stato può riconoscere i suddetti diritti, almeno in parte, anche a non cittadini, sulla scorta di impegni internazionali multilaterali (derivanti, ad esempio, dall'appartenenza all'ONU o all'Unione europea) o bilaterali (a seguito di trattati che prevedono un reciproco trattamento di favore per i cittadini di uno Stato da parte dell'altro) o anche di una scelta unilaterale (ad esempio, nell'ambito delle politiche d'integrazione degli immigrati presenti sul territorio nazionale). Tali fattori hanno fatto sì che negli Stati odierni i diritti civili siano ormai riconosciuti anche ai non cittadini, e tale riconoscimento è di solito sancito a livello costituzionale, mentre i diritti sociali e soprattutto quelli politici tendono ancora a essere legati alla cittadinanza.
Doveri dei cittadini