Considerato uno dei primi empiristi britannici, seguendo la tradizione di Francesco Bacone, Locke è altrettanto importante per la teoria del contratto sociale. Il suo lavoro ha influenzato notevolmente lo sviluppo dell'epistemologia e della filosofia politica. Tra le opere più importanti si annoverano Lettera sulla tolleranza (1689), Due trattati sul governo (1689/90) e Saggio sull'intelletto umano (1689/90).

I suoi scritti influenzarono Montesquieu, Voltaire, Jean-Jacques Rousseau e molti pensatori illuministi scozzesi, così come i rivoluzionari americani. I suoi contributi al repubblicanesimo classico e alla teoria liberale si riflettono nella Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti. A livello internazionale, i principi politico-giuridici di Locke continuano ad avere una profonda influenza sulla teoria e la pratica del governo rappresentativo limitato e sulla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali nell'ambito dello stato di diritto"Foreword and study guide to" John Locke's Two Treatises on Government: A Translation into Modern English, ISR Publications, 2013, p. ii. .

La filosofia della mente di Locke è spesso citata come l'origine delle moderne concezioni dell'identità personale e della psicologia del sé, e ha un ruolo di primo piano nell'opera di filosofi successivi, come Rousseau, David Hume e Immanuel Kant. Egli postulò che, alla nascita, la mente è una tabula rasa. Contrariamente alla filosofia cartesiana basata su concetti preesistenti, sosteneva che nasciamo senza idee innate e che la conoscenza è invece determinata solo dall'esperienza derivata dalla percezione sensoriale, un concetto oggi noto come empirismo. Locke è spesso accreditato per aver descritto la proprietà privata come un diritto naturale, sostenendo che quando una persona – metaforicamente – mescola il proprio lavoro con la natura, le risorse possono essere rimosse dallo stato comune della natura.

Biografia Nacque a Wrington (Somerset), nel 1632; il padre, procuratore e ufficiale giudiziario, combatté durante la prima rivoluzione inglese con l'esercito del Parlamento contro il re Carlo I, che sarà decapitato nel 1649.

Durante la dittatura di Cromwell, John entrò all'università di Oxford, nel collegio di Christ Church dove, dopo il conseguimento del titolo di baccelliere (1656) e "maestro delle arti" (1658), rimase come insegnante di greco e retorica.

Nel 1666 cominciò a studiare medicina e scienze naturali, entrando in contatto con medici e anatomisti famosi come Thomas Willis e John Bathurst e collaborando con il celebre fisico e chimico Robert Boyle.

Pur non essendo laureato in medicina, esercitò la professione di medico, che gli permise di conoscere Lord Ashley, divenuto in seguito il conte di Shaftesbury suo mecenate di cui divenne medico personale e consigliere, seguendone l'alterna sorte e le vicissitudini. Fu suo segretario quando Ashley divenne Lord cancelliere.William A. Williams, Storia degli Stati Uniti, 1964, trad. Giulio Veneziani, Laterza, Bari.

Nel 1675 Locke si ritirò per motivi di salute in Francia per quattro anni, durante i quali studiò la filosofia di Cartesio, di Gassendi e dei libertini.

Al suo ritorno in Inghilterra riprese a collaborare con Shaftesbury, nel frattempo nominato presidente del consiglio del re Carlo II. Durante la crisi dell'esclusione, che vedeva il Parlamento dividersi fra sostenitori e avversari dellExclusion Bill, proposta di legge che escludeva Giacomo, fratello ed erede di Carlo II, dalla successione al trono, Shaftesbury fu tra i maggiori sostenitori della legge: ciò provocò il suo rapido declino, che lo portò a fuggire nei Paesi Bassi nel 1682, dove morì.Giorgio Bancroft, Storia degli Stati Uniti, 1847 pag.154 Locke, temendo la persecuzione contro i whigs, andò anche lui in esilio volontario nei Paesi Bassi, dove fu attivo sostenitore di Guglielmo d'Orange e, nel 1688, dopo la vittoria della Gloriosa rivoluzione, tornò nel Regno Unito al seguito della moglie di Guglielmo III, la principessa Maria, regina sovrana d'Inghilterra e d'Irlanda alla pari del marito dall'11 aprile 1689.

La fama di Locke come maggiore esponente del nuovo regime liberale divenne grandissima: ricoprì vari incarichi importanti, tra cui quello di consigliere per il commercio nelle colonie. In questo incarico trasse ingenti profitti dalle azioni della Royal African Company, impegnata nella tratta degli schiavi, per quanto le sue teorie appaiano incompatibili con l'istituto della schiavitù.Da JH Parry, Il commercio e il dominio, Praeger, New York 1971, p. 320: «Locke's theories of social contract and of inalienable rights might seem, at first sight, to exclude any justification of slavery, and certainly he wrote of slavery with deep and evident dislike. Yet he invested in the Royal Africa Company ....»

Fu in questo periodo che pubblicò le sue opere più importanti, tra le quali il Saggio sull'intelletto umano e i Due trattati sul governo, entrambi del 1689.

Passò serenamente gli ultimi anni nel castello di OatesEnciclopedia Treccani alla voce corrispondente, presso il villaggio di High LaverEnciclopedia Britannica alla voce corrispondente, nell'Essex, dove morì e fu sepolto nel 1704 nella chiesa di Ognissanti.

Pensiero Il problema critico

Nella prefazione al Saggio sull'intelletto umano intitolata Epistola al lettore Locke rivolgendosi ai suoi lettori racconta come ebbe origine il problema oggetto dell'opera:

Per risolvere quindi i problemi più gravi del suo tempo, come quelli di natura politica e religiosa che determinarono le rivoluzioni inglesi, Locke ritiene necessaria un'analisi - questo il significato di critica - dell'intelletto, cioè della capacità conoscitive dell'uomo, per stabilire quali argomenti egli possa portare a soluzione e quali gli siano esclusi accontentandosi, come egli dice, di «una quieta ignoranza».

Sia Bacone, per via empirica, sia Cartesio, attraverso la pura ragione si erano posti lo stesso problema pensando di averlo risolto tramite l'adozione di un metodo le cui regole, se osservate, potevano portare a conoscenze assolute, a verità indiscutibili in ogni campo del sapere.

Di fronte all'evidenza dell'insolubilità di certi temi Locke è convinto che questo potere assoluto della ragione, in cui credeva Cartesio, non esista. Quindi noi dobbiamo, per non girare a vuoto su argomenti inaccessibili alla ragione, prima ancora di stabilire le regole di un metodo conoscitivo, cercare di capire quali siano i limiti del nostro conoscere.

L'analisi delle idee Anticipando così lo sviluppo di questo tema che prenderà il nome di criticismo in Kant, Locke non è interessato a ricerche fisiologiche o ontologiche, materialiste o spiritualiste, riguardo ai procedimenti della conoscenza ma vuole partire dalla mente dell'uomo costituita di idee intendendo con questo termine «tutto ciò che si intende con immagine, nozione, specie o quanto sia comunque oggetto di attività conoscitive».J. Locke, Saggio sull'intelletto umano

Sono queste idee i veri oggetti di conoscenza presenti alla nostra mente, non la realtà in se stessa e quindi occorre arrivare a stabilire, seguendo il metodo analitico cartesiano, quali siano le idee semplici, chiare e distinte, evidenti con cui poi edificare ordinatamente il nostro mondo conoscitivo.

Il Saggio sull'intelletto umano

I primi tre libri del Saggio sull'intelletto umano (1690) trattano dell'«origine delle idee», il quarto è dedicato al tema del «la certezza e l'estensione della conoscenza umana, ed insieme i fondamenti e i gradi della credenza, dell'opinione e dell'assenso».J. Locke, op. cit.

La critica dell'innatismo In contrasto con i cartesiani e i platonici della scuola di Cambridge, Locke nega che possano esistere idee innate «impresse nella mente dell'uomo, che l'anima riceve agli albori della sua esistenza e porta con sé nel mondo»J. Locke Op. cit., I, II, §1. come l'idea di Dio o dell'infinito, i principi logici, come quello di non contraddizione, i principi morali universali.

Tutto quello che ritroviamo nella nostra mente deriva dall'esperienza e non esistono idee che si riscontrino nella conoscenza senza un'origine empirica di esse. Secondo Locke, quindi, non esistono assolutamente idee innate, anche se si volesse ridurre l'innatismo stesso a quelle idee che hanno un consenso universale (consensus gentium) per il quale «i principi ammessi da tutto il genere umano come veri sono innati; quei principi che ammettono gli uomini di retta ragione sono proprio i principi ammessi dall'intero genere umano; noi, e coloro che hanno la nostra stessa opinione, siamo uomini di retta ragione; dunque, poiché noi siamo d'accordo, i nostri principi sono innati.»J. Locke, op. cit., I, III, §20Affermando per esempio che l'idea di Dio la ritroviamo in tutti i popoli è facile dimostrare che se si chiedessero le caratteristiche della divinità questa verrebbe descritta in base alle esperienze particolari dei singoli uomini per cui ciò che veramente hanno in comune le diverse genti non è l'idea di Dio ma il semplice nome.

«Ma, ed è la cosa peggiore, questa argomentazione del consenso universale, che viene impiegata per provare l'esistenza di princípi innati, mi sembra una dimostrazione che non c'è nessun principio al quale tutta l'umanità dia il proprio universale consenso. È evidente che tutti i bambini e gli idioti non hanno la minima apprensione o il minimo pensiero di quei princípi. E la mancanza di ciò è sufficiente a distruggere quel consenso universale che deve necessariamente accompagnare tutte le verità innate.»J. Locke, op. cit., I, cap. I

Anche per le norme morali o principi logici presunti universali per negare il loro preteso innatismo basti pensare che: « [...] fra i bambini, gli idioti, i selvaggi, fra le persone rozze e illetterate, quale genere di massime si potrebbe scoprire? Le loro nozioni sono poche e ristrette, derivano solo da quegli oggetti che sono da loro meglio conosciuti e che impressionano i loro sensi in modo più frequente e più vivido».J. Locke, op. cit. I, II, §27

L'empirismo di Locke La negazione delle idee innate non era una novità nella storia della filosofia: Aristotele contrapponendosi a Platone, e San Tommaso a San Bonaventura avevano negato l'innatismo; come del resto anche i cartesiani sensisti che vedevano l'origine delle idee nei sensi, e così anche Gassendi e Hobbes.

L'empirismo di Locke si differenzia dagli altri poiché il suo si fonda sulla convinzione che non esista principio, nella morale come nella scienza, che possa ritenersi assolutamente valido tale da sfuggire a ogni controllo successivo dell'esperienza.

Questo vale anche per quei razionalisti, come ad esempio Galileo Galilei e Hobbes, che si rifacevano alla conoscenza verificata dalle conferme dell'esperienza ma che poi consideravano fuori da questa la struttura razionale matematico-quantitativa della realtà, attribuendole un valore assoluto di verità.

Galilei affermava che l'intelletto umano, quando ragiona matematicamente, è uguale a quello divino: «...quanto alla verità di che ci danno cognizione le dimostrazioni matematiche, ella è l'istessa che conosce la sapienza divina [..]»G. Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (Salviati, Prima giornata).

L'innatismo ai fini del potere Il fine dell'innatismo era proprio quello di sottrarre alcuni principi alla verifica continua dell'esperienza:

Le parole di Locke sembrano riecheggiate in quanto scriveva Kant quasi un secolo dopo nel 1784 nel suo saggio Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?: