Biografia Formazione e carriera ecclesiastica La giovinezza e la prima missione in Francia Tedaldo Visconti (o Teobaldo)Cesare Pinzi, Storia della Città di Viterbo, vol. II, Roma, Tip. Camera dei Deputati, 1889, pp. 299 e segg. L'opera di Cesare Pinzi, è di rilevante importanza per tutte le notizie relative alla vita di Gregorio X, considerando anche che l'autore cita, spesso integralmente, fonti manoscritte in latino. A proposito del nome di battesimo del Visconti, Pinzi riporta il testo latino sia del decreto del Sacro collegio che comunica l'avvenuta elezione del nuovo papa sia delle lettere indirizzate dai cardinali al neoeletto, le quali riportano il termine Tehaldus, che l'autore traduce in Tedaldo. L'accezione "Tedaldo" è quella del resto indicata dalla maggior parte degli storici, da Ludovico Gatto a Paolo Brezzi, da Norbert Kamp a Ferdinand Gregorovius. nacque a Piacenza intorno al 1210 da famiglia della nobiltà cittadina che secondo alcune fonti non aveva legami con l'omonima famiglia dei Signori di MilanoSi veda in proposito quanto scrive Ludovico Gatto in Biografia di papa Gregorio X nell'Enciclopedia dei papi Treccani, op. cit.; secondo altre fonti invece discendeva dal ramo piacentino proprio dei Visconti stessi. Suo padre era, con ogni probabilità, il podestà Oberto, ed egli compì forse studi ecclesiastici come chierico e diacono nella città natale, nella cui Cattedrale è anche possibile che abbia seguito i corsi religiosi del trivio e del quadrivio, ma - in definitiva - le notizie sulla sua infanzia e giovinezza sono scarse e frammentarie.
Le prime notizie certe ci conducono al 1236 quando conobbe il cardinale piacentino Giacomo Pecorara, che lo notò e lo prese al suo servizio un paio d'anni più tardiLudovico Gatto, Gregorio X, in Enciclopedia dei Papi, 2000, Treccani, l'Enciclopedia Italiana.. Nel 1239 Tedaldo accompagnò Pecorara in Francia, ove il porporato era stato inviato come legato pontificio, durante un viaggio che ebbe risvolti avventurosi: i due dovettero anche travestirsi da pellegrini per sfuggire agli uomini di Federico II, che proprio in quei giorni era stato scomunicato da papa Gregorio IX. Il viaggio in Francia fu comunque proficuo per il Visconti che, grazie all'interessamento del cardinale, ottenne prima un canonicato a Lione e quindi un arcidiaconato nella diocesi di LiegiL. Gatto, op. cit..
Lione, Parigi, poi Liegi Dopo la morte del cardinale Pecorara (1244), Tedaldo decise di recarsi a Lione, dove era appunto canonico, per assistere il nuovo vescovo cittadino, Filippo di Savoia, nell'organizzazione del concilio ecumenico convocato in quella città da papa Innocenzo IVFerdinand Gregorovius, Storia della Città di Roma nel Medioevo, vol. II, Torino, Einaudi, 1973, p. 1258.; nell'espletamento di tale incarico si fece ben conoscere e stimare dal papa, dai cardinali e dai numerosi ecclesiastici che presenziavano al concilio.
Conclusi i lavori conciliari nell'estate del 1245, il Visconti raggiunse la sua sede arcidiaconale di Liegi, città ove risiedette per una ventina d'anni salvo alcune parentesi, tra le quali è di grande rilievo il soggiorno parigino di quattro anni presso la locale celebre Università, dal 1248 al 1252, dove strinse amicizia con personaggi, quali Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d'AquinoPaolo Brezzi, La civiltà del medioevo europeo, Roma, Eurodes, 1978, p. 105., Guy Foucois (futuro papa Clemente IV), Pietro di Tarantasia (futuro papa Innocenzo V) e Matteo Rubeo Orsini (futuro cardinale protodiacono); in quegli anni conobbe anche Luigi IX e suo figlio Filippo, futuro Filippo III.
Tornato successivamente a Liegi, fu tra i protagonisti, in quella città, di un grave episodio accaduto nel 1266. La diocesi di Liegi era retta all'epoca dal principe-vescovo Enrico di Gheldria, un nobile dissoluto e libertino. In un giorno di quell'anno Enrico fu aggredito da un uomo armato a cui il prelato aveva violentato la figlia; Tedaldo, che era presente, fece scudo al vescovo con il proprio corpo salvandogli la vita, ma subito dopo si rivolse al prelato rimproverandolo aspramente per la sua condotta immorale. Enrico, furibondo, percosse duramente ai fianchi il Visconti, procurandogli una grave ernia inguinale che gli creerà poi continui fastidiC. Pinzi, op. cit., lib. VII, p. 300.. Va detto, per inciso, che questo vescovo malvagio verrà deposto "per indegnità" durante il secondo concilio di Lione (1274) e sarà anche scomunicato; l'uomo, quasi a dimostrare per intero la sua indole, si metterà allora alla testa di una banda di malfattori con i quali compirà ogni genere di nefandezze per alcuni anni, finché non sarà ucciso nel 1282 durante un'azione di brigantaggioJoseph Daris, Histoire du diocèse et de la principauté de Liège, Liegi, Demarteau, 1890, pp. 381 e segg..
L'Inghilterra e la Crociata Lasciata Liegi Tedaldo prese nel 1267 la croce di crociato a ParigiL. Gatto, op. cit. e fu quindi inviato da papa Clemente IV in Inghilterra per assistere il cardinale Ottobono Fieschi, futuro papa Adriano V, in una delicata e difficile missione di cui faceva parte anche Benedetto Caetani, il futuro papa Bonifacio VIII, missione che si concluse nell'autunno del 1268. Così, in quel fatale 1268 in cui la morte di Corradino aveva segnato il tramonto della Casa imperiale di Svevia, Tedaldo Visconti, pur avendo solo gli ordini minori, era buon amico del papa, di vari cardinali e futuri pontefici ed era stimato in tutta la Chiesa come uomo saggio, retto e onestissimo; proprio allora, il 29 novembre 1268, morì improvvisamente papa Clemente IV. I cardinali si riunirono a Viterbo per dare inizio a quella che fu la più lunga e difficile elezione papale della storia della ChiesaC. Pinzi, op. cit., lib. VII, pp. 265 e segg.. Tedaldo all'inizio del 1270 raggiunse Edoardo I d'Inghilterra per predicare la nona crociata a San Giovanni d'Acri; fu qui che, all'inizio dell'autunno del 1271, lo raggiunsero i messi del Sacro Collegio per informarlo che i cardinali, dopo una sede vacante di ben 33 mesi, lo avevano eletto Sommo Pontefice della Chiesa di RomaF. Gregorovius, op. cit., pp. 1363 e segg..
La furia dei viterbesi e la Ubi Periculum
L'elezione di papa Gregorio X era avvenuta dopo ben giorni di sede vacante, al termine di un'interminabile e complicatissima elezione papale, che ne fecero il primo e più lungo conclave della storia. Era accaduto che, alla morte di papa Clemente IV nel 1268, i 19 cardinali riuniti a Viterbo per eleggerne il successore si erano trovati in grande disaccordo tra loro a causa di profonde divisioni politiche e nazionalistiche. Poiché dopo un anno e mezzo le votazioni continuavano a susseguirsi senza alcun esito positivo, esplosero improvvisi lo sdegno e l'insofferenza dei viterbesi che, guidati dal Capitano del popolo Raniero Gatti, segregarono a forza i cardinali nella grande sala del Palazzo dei Papi senza contatti con l'esterno (clausi cum clave), quindi ridussero loro il vitto, e infine addirittura scoperchiarono il tetto della sala, pur di farli arrivare a un accordo. La segregazione venne successivamente ridotta ma, nonostante tutto, i porporati impiegarono altri 15 mesi per accordarsi sul nome di Tedaldo Visconti (1º settembre 1271)C. Pinzi, op. cit., pp. 365 e segg. L'opera del Pinzi contiene una descrizione precisa e attenta dei lavori del Conclave viterbese, basata su fonti originali di grande interesse.. Papa Gregorio X, memore di quanto accaduto a Viterbo, durante il secondo concilio di Lione promulgò una sua costituzione apostolica, contenente norme precise che regolavano l'elezione papale: era la Ubi Periculum (16 luglio 1274).
La costituzione prevedeva che, entro dieci giorni dalla morte del papa, i cardinali elettori si riunissero, ciascuno con un solo accompagnatore, in una sala del palazzo ove risiedeva il defunto pontefice e venissero lì segregati senza alcun contatto con l'esterno; trascorsi tre giorni senza che fosse avvenuta l'elezione ai porporati doveva essere ridotto il vitto a una sola pietanza per pasto; dopo altri cinque giorni il cibo doveva essere ulteriormente limitato a pane, vino e acqua; inoltre, durante l'elezione, tutti i redditi ecclesiastici dei cardinali venivano trattenuti dal Camerlengo, che li avrebbe poi messi a disposizione del nuovo papa. Appare evidente come la Ubi Periculum fosse in realtà molto limitante per i cardinali e impedisse loro quei contatti con l'esterno che avevano caratterizzato molte precedenti elezioni; si dice che dietro questa costituzione vi sia stata l'ispirazione di Bonaventura da Bagnoregio, che era grande amico di Gregorio X e voleva forse ripristinare l'autonomia del Sacro Collegio. Sta di fatto che diversi cardinali mal digerirono la Ubi Periculum e si adoperarono successivamente per farla prima sospendere da papa Adriano V nel luglio 1276In realtà la causa diretta di questa "ribellione" dei cardinali alla Ubi Periculum nel luglio 1276 fu il trattamento durissimo loro riservato da Carlo d'Angiò nel conclave che elesse Adriano V; per costringere i porporati a eleggere un papa a lui gradito (cosa che poi in realtà non avvenne), il sovrano angioino sottopose i membri del Sacro Collegio a una serie di vessazioni e angherie (vedasi in proposito F. Gregorovius, op. cit., p. 1371)., poi addirittura revocare da papa Giovanni XXI nel settembre dello stesso anno.
Fu papa Celestino V a reintrodurla nel 1294, mentre papa Bonifacio VIII, nel 1298, la inserì integralmente nel Codice di diritto canonico; va notato come questi due ultimi papi avessero entrambi ben conosciuto e stimato papa Gregorio X. Salvo piccole modifiche, dovute al mutare dei tempi, la Ubi Periculum regola tuttora lo svolgimento del conclave, che è stato istituito con questa costituzione, di cui i viterbesi furono i precursoriAtti del Convegno di studio nel VII centenario del 1º Conclave (1268-1271), a cura di AACST Viterbo, Viterbo, Ed. Agnesotti, 1975. La raccolta degli Atti di questo convegno costituisce un documento fondamentale sia per il Conclave viterbese sia per la Ubi Periculum, considerato anche il livello dei relatori: Paolo Brezzi, Raoul Manselli, Ludovico Gatto, Norbert Kamp, Enzo Petrucci, Daniel Philip Waley, Ovidio Capitani, p. Ilarino da Milano OFM, Eugenio Duprè Thesèider, V. Ludovisi..
Il pontificato Dall'elezione alla consacrazione (1271-1272)
La notizia della sua elezione lasciò Tedaldo stupefattoF. Gregorovius, op. cit., p. 1364.. Il neoeletto pontefice si recò a Gerusalemme per pregare nei luoghi della Terra Santa; in quei giorni incontrò anche Marco Polo con il padre Niccolò e lo zio Matteo, con i quali si era a lungo intrattenuto mesi prima quando era un semplice arcidiacono. I Polo, in quell'occasione, gli avevano espresso il loro rammarico per la lunga mancanza di un papa, poiché nel loro precedente viaggio in Cina avevano ricevuto da Kublai Khan una lettera per il pontefice, ed erano così dovuti ripartire per la Cina delusi. Avuta però notizia in viaggio dell'avvenuta elezione, e saputo anche che l'eletto era proprio il loro dotto interlocutore di alcuni mesi prima, i tre si affrettarono a ritornare in Terra Santa, dove il nuovo papa affidò loro lettere per il Gran Khan, con l'invito di ricevere i suoi emissari a Roma. Per dare maggior peso a questa missione, inviò con i Polo, come suoi legati, due padri domenicani.