Leparchia di Piana degli Albanesi () è una sede della Chiesa bizantina cattolica in Italia immediatamente soggetta alla Santa Sede e appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2023 contava 23.400 battezzati su 24.500 abitanti. È retta dall'eparca Raffaele De Angelis.

Territorio L'eparchia comprende i cinque comuni sparsi nella provincia di Palermo rimasti fedeli al rito bizantino italo-albanese: Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Santa Cristina Gela, e una parrocchia ad personam in Palermo. L'eparca, che ha rango di vescovo, ha giurisdizione su tutti i fedeli albanesi della Sicilia.

Sede eparchiale è Piana degli Albanesi, dove si trova la cattedrale di San Demetrio Megalomartire. A Palermo sorge la concattedrale di San Nicolò dei Greci alla Martorana, a cui sono assegnati, con giurisdizione personale, i fedeli italo-albanesi di rito bizantino ivi residenti.

Il territorio è suddiviso in 16 parrocchiePiana degli Albanesi (sede dell'eparchia): San Demetrio Megalomartire (Cattedrale), San Giorgio Megalomartire, Santissima Maria Odigitria, San Vito [latina, già di rito bizantino], Santissima Annunziata, Sant'Antonio il Grande; Contessa Entellina: Santissima Annunziata e San Nicolò (Chiesa Madre), Maria Santissima delle Grazie (o della Favara) [latina, già di rito bizantino], Maria Santissima Regina del Mondo; Mezzojuso: San Nicolò di Mira (Chiesa Madre), Maria Santissima Annunziata [latina, già di rito bizantino]; Palazzo Adriano, Maria Santissima Assunta (Chiesa Madre), Maria Santissima del Lume [latina, già di rito bizantino]; Santa Cristina Gela: Santa Cristina [latina, già di rito bizantino]; Palermo: San Nicolò degli Italo-Albanesi alla Martorana (ricade, inoltre, Santa Macrina delle suore basiliane)..

Nel territorio eparchiale sono presenti ordini religiosi femminili e maschili che professano il rito orientale, quali le Suore Collegine della Sacra Famiglia, la congregazione delle Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina e i monaci basiliani.

In Piana degli Albanesi è attivo il Seminario eparchiale italo-albanese. Sempre a Piana degli Albanesi esiste il collegio delle suore italo-albanesi del SS. Bambino Gesù e della Sacra Famiglia, note col nome di "Collegine", le quali religiose sono presenti anche a Mezzojuso. A Mezzojuso e Piana degli Albanesi esistono monasteri basiliani, affidati ai monaci italo-albanesi della Congregazione di San Nilo di Grottaferrata. A Mezzojuso, inoltre, sorge la Casa Generalizia delle Suore Basiliane italo-albanesi, diffuse in tutta l'eparchia e in Palermo. A Palermo sono di proprietà dell'eparchia l'ex Seminario Italo-Albanese, fra la via omonima e piazza Padre Giorgio Guzzetta, e l'area fra via Angiò e Cortile Seminario Greco con l'ex villa e cappella annessa bizantina che furono la sede estiva del SeminarioCfr. "Scritti" di Papàs Stefano Plescia (1928 − 2013).L'ex Fly Tennis di Palermo rinasce: la nuova vita dei campetti di via Autonomia Siciliana. Un importante patrimonio accumulato per secoli da donazioni borboniche e da legati di privati membri della comunità italo-albanese stessa è stato assorbito dall'ente ecclesiastico eparchia con la sua erezioneChiaramonte, Zef Giuseppe, La terra di Costantino : Bizantini, Arabi, Normanni e Albanesi a S. Cristina Gela : fonti documentarie, Palermo : A.C. Mirror, . - XV, 114 p. CDD 945.82..

Le istituzioni storiche più importanti dell'eparchia, che si prodigarono nella solida formazione dei giovani di ogni colonia albanese di Sicilia secondo il rito greco e la lingua albanese proprie, sono state: il Monastero basiliano A. Reres di Mezzojuso (1609), con monaci e sacerdoti missionari in Albania; l'Oratorio di S. Filippo Neri (Rritiri) di Piana degli Albanesi (1716), per i sacerdoti celibi; il Collegio di Maria di Piana degli Albanesi (1731), per le giovani arbëreshe; il Seminario italo-albanese di Palermo (1734), per i giovani arbëreshë candidati al presbiterato. A queste si aggiunse il Convitto Francesco Saluto di Palermo (1879), che prese il nome del benefattore Francesco Saluto di Piana degli Albanesi che la donò alla Chiesa italo-albanese, ed eretto con decreto del re Umberto I per agevolare i giovinetti della comunità albanese di Sicilia recati nel capoluogo per lo studio universitario.

Liturgia e rito

Elemento fortemente caratterizzante dell'eparchia di Piana degli Albanesi è il rito bizantinoDa evitare il ridondante termine "greco-bizantino" o "bizantino-greco" utilizzato nel passato, in quanto il termine "bizantino" ha sostituito il termine "greco" (in opposizione a "latino") dopo l'epanàstasis della Grecia, per indicare la grande tradizione canonico-liturgica di Costantinopoli (Cfr. Vizantinòs naòs Ajìu Athanasìu, lastra posta a destra della porta di Sant'Atanasio dei Greci a Roma). Secondo, inoltre, il testo di Diritto Canonico bizantino in uso alla Pontificia Università Gregoriana, il rito della Chiesa cattolica italo-albanese è un sotto-rito da definire "bizantino italo-albanese"., professato dai fedeli in tutta la diocesi. Essendo nel tempo concesse, tuttavia, alcune parrocchie per il rito romano ai pochi forestieri di passaggio o residenti nei centri albanesi, è stato permesso loro - con l'erezione dell'eparchia - il non dimettere il rito latino in quelle chiese e parrocchie originariamente di rito greco. Sono oggi 5 le parrocchie latine, su 15 dell'eparchia, in cui non viene osservato il rito bizantino. Non sono mancati con il succedersi degli anni, fino a tempi recentissimi, problemi e screzi tra "latini" (siciliani di rito latino o romano) e "greci" (albanesi di rito greco o bizantino)Considerazioni a margine dei recenti avvenimenti di Contessa Entellina, di Domenico Cuccia Clesi, su jemi.itContessa Entellina, i suoi abitanti arbëresh (greci e latini) e la stampa di settembre su Contessa Entellina Hora e Kuntisës Blog"La convivenza di greci e latini non fu sempre facile a Mezzojuso [...] Obiettivo ultimo delle due fazioni fu il totale reciproco annullamento come entità etnica [...] Gli Albanesi ebbero una presunta superiorità etnica [in quanto fondatori] nei confronti dei Latini; questi ebbero il torto di non aver saputo o non aver voluto comprendere e tollerare i costumi degli Albanesi, la loro lingua, il rito religioso." da I riti latino e greco di Santi Mario Gebbia, in Mezzojuso, Origini Aspetti Folklore, Scuola Grafica Salesiana, Palermo 1976.. Il centro di Santa Crista Gela, con una sola parrocchia, ha nel secolo scorso dismesso il rito bizantino per l'adozione del rito romano, ciò nonostante in alcuni momenti particolari, viene riosservato il rito bizantino, con la celebrazione solenne dei papàs e presieduta dell'eparcaSanta Cristina Gela, Storia, su virtualsicily.it.

Le lingue liturgiche del rito bizantino italo-albanese sono: la koinè greca, tradizionalmente in uso in quanto in passato era la lingua ecclesiastica del mondo cristiano d'Oriente, e l'albanese, la lingua madre dei fedeli arbëreshë.

Nel rito, assieme alla lingua albanese, sono importanti per gli arbëreshë i paramenti liturgici, carichi di simboli cristiani, tra i quali numerosi sono antichi e di fattura locale (XVIII secolo)Questi paramenti vennero cuciti e ripresi, su modello dei precedenti abiti, alcuni pervenuti sino ad oggi, dalle suore e dalle fanciulle del Collegio di Maria presso la Chiesa dell'Odigitria a Piana degli Albanesi., naturalmente diversi da quelli dei paramenti in uso nella Chiesa latina. L'eparca, ossia il vescovo, indossa tutti i paramenti sacri propri del presbitero, ma al posto del felònion utilizza il sàkkos, lomophorion (omerale, un'antica sciarpa di distinzione cerimoniale avvolta sulle spalle), la mitra, il pastorale; in più il vescovo utilizza il tricherio e il dicherio, candelieri liturgici a due e tre candele utilizzate per la benedizione solenne nel rito pontificale. Quando il vescovo non celebra, perché assiste ad una celebrazione di rito latino, indossa sempre i propri paramenti bizantini con il mandìas, ampio velo di seta a forma di mantello caudato, di colore viola o porpora chiuso sul petto e sopra le ginocchia.

Di richiamo particolare, durante le divine liturgie e le funzioni solenni i costumi tradizionali femminili albanesi, riccamente ricamati, di Piana degli Albanesi. Essi vengono indossati in particolari feste di famiglia, come matrimoni e battesimi, e in alcune solennità dell'anno liturgico bizantino, specialmente in occasione dell'Epifania e della Settimana Santa, detta in albanese Java e madhe (la Grande Settimana).

Complessa e ricca è la sua antica tradizione musicale e canora bizantina, sia nel repertorio greco e sia in albanese, che fa parte del Registro Eredità Immateriali della Sicilia, quest'ultimo riconosciuto dall'UNESCO. L'Eparchia di Piana degli Albanesi ha meglio conservato, rispetto a quella di Lungro, il rito originario neo-sabaitico, importato all'epoca dell'emigrazione albanese in Italia e originario del monastero di San Saba in Palestina.

L'eparchia è oggi la risultanza della fedele e tenace conservazione etnico-religiosa degli albanesi, che cinquecento anni di permanenza in Sicilia non hanno minimamente cancellato, e i cui costumi e canti tradizionali, usi e consuetudini, lingua e rito bizantino rappresentano la continuità storica di una tradizione mai interrotta che si ricollega ai tempi dello Scanderbeg, all'epoca, cioè, in cui gli albanesi andavano fieri per il prestigio goduto in tutta Europa a motivo della loro invitta fede cristiana, del loro attaccamento al rito bizantino e al patrimonio culturale della loro terra d'origine.

Storia

Gli italo-albanesi sono un gruppo etnico albanese stanziatosi nel XV secolo in Italia (a partire dal 1448 circa, fino a tutto il XVIII secolo), a seguito delle molteplici emigrazioni dall'Albania, dall'Epiro, dalla Macedonia e dalle regioni albanesi (arvaniti) della Morea e dall'Attica (dal 1534 in poi), causate dall'avanzata turco-ottomana. Generalmente gli esuli albanesi si insediarono presso località abbandonate o fondarono nuovi villaggi, portando con sé il proprio patrimonio culturale, linguistico e religioso.

Gli albanesi in Italia, sebbene in comunione con il papa, seguivano rito e tradizioni spirituali dell'Oriente cristiano. Essi diedero fin da subito prova di fedeltà alla Sede apostolica, che però localmente non riconobbe i bisogni istituzionali e religiosi della comunità di "rito greco".

Questi rapporti tesi tra "latini" e "greci"Il termine "greci" applicato agli albanesi, e al nome iniziale stesso della sede eparchiale, va riferito alla tradizione liturgica orientale-bizantina, in quanto, sino a Settecento avanzato, non esisteva il termine "bizantino". All'interno di uno Stato medievale ecclesiastico (Monreale), come in generale in Occidente, tutti i cristiani che non erano latini venivano chiamati "greci". Agli albanesi di Sicilia venne pertanto rafforzato erroneamente l'appellativo "greci". diedero occasione a papa Clemente VIII di approvare un'istruzione che limitava fortemente l'attività religiosa degli albanesi (31 maggio 1595).

Nel 1576, con la bolla In Apostolicae Sedis specula del 13 gennaio, papa Gregorio XIII istituì il Collegio Greco in Roma per la formazione dei sacerdoti italo-albanesi di rito greco.

Nel 1609 fu eretto da Andrea Reres il monastero basiliano di Mezzojuso.