Biografia Gli anni della formazione Sraffa nacque a Torino il 5 agosto 1898 da una benestante famiglia ebraica, figlio unico di Angelo Sraffa (1865–1937), docente di diritto commerciale tra i più eminenti del suo tempo, e di Arduina (detta Irma) Tivoli (1873–1949). A causa dell'attività del padre, il giovane Piero si trovò costretto, già nei suoi primi anni di vita scolastica, a seguirlo nel corso delle sue peregrinazioni accademiche (Università degli Studi di Parma, Università degli Studi di Milano e Università degli Studi di Torino). A Milano studiò al liceo ginnasio Giuseppe Parini e a Torino al Liceo classico Massimo d'AzeglioAl liceo d'Azeglio, ebbe come insegnante il matematico Pilo Predella che gli diede solide basi., dove si diplomò nel 1916, per poi frequentare la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Torino.

In realtà, a 18 anni e mezzo, nella primavera del 1917 iniziò il servizio militare come ufficiale del Genio, ma sotto il comando della Prima Armata e quindi in posizioni di retroguardia. Dalla fine della prima guerra mondiale (novembre del 1918) fino a marzo del 1920 fu membro della Reale commissione d'inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico.

Il periodo militare corrispose quindi di fatto a quello "universitario"; alcuni aneddoti raccontano di esami fatti in grande scioltezza con la divisa da ufficiale. Si laureò, nel novembre del 1920 con una tesi sull'inflazione in Italia nel periodo della Grande Guerra con Luigi Einaudi (futuro Presidente della Repubblica).

Nel 1919, tramite Umberto Cosmo, conobbe Antonio Gramsci e frequentò l'Ordine Nuovo, fondato il 1º maggio da Gramsci stesso con Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Fu questo il primo momento di svolta della sua vita.

Tra l'aprile del 1921 ed il giugno del 1922 studiò presso la London School of Economics and Political Science. In questo periodo, a Cambridge, incontrò due volte John Maynard Keynes che lo invitò alla collaborazione. Questa richiesta portò Sraffa a scrivere due articoli sul sistema bancario italiano che furono pubblicati nel 1922. Il primo (The Bank Crisis in Italy) sullEconomic Journal, la rivista inglese di economia politica diretta da Keynes. Il secondo (L'attuale situazione delle banche italiane) fu pubblicato sul supplemento di economia del quotidiano Manchester Guardian (ora The Guardian). Keynes affidò a Sraffa anche la cura dell'edizione italiana del suo A Tract on Monetary Reform. L'incontro con Keynes fu indubbiamente un altro e fondamentale punto di svolta della biografia di Sraffa.

Al rientro in Italia nel 1922 per qualche mese - dal giugno al 2 dicembre - fu direttore dell'ufficio provinciale del lavoro di Milano, dove frequentò ambienti socialisti e in particolare Carlo Rosselli e Raffaele Mattioli, entrambi all'epoca assistenti di Einaudi. Ma la marcia su Roma, con la conseguente presa di potere da parte di Mussolini, fu un evento destinato ad incidere profondamente sul suo futuro.

Dopo essere stato anche oggetto di un'aggressione squadristica fascista, il padre Angelo ricevette il 20 e il 21 dicembre 1922, due telegrammi assai minacciosi dallo stesso Mussolini che esigeva una pubblica ritrattazione sul contenuto del secondo articolo pubblicato nel Regno Unito durante l'anno. Piero - d'accordo con Keynes - partì per il Regno Unito; a Dover, il 26 gennaio 1923, fu respinto e rispedito a Calais, in Francia; si stabilì a Parigi, dove rimase fino a metà marzo. Questi avvenimenti lo portarono probabilmente alla decisione di dedicarsi alla vita accademica.

Nel novembre del 1923, assunse un incarico come libero docente presso l'Università degli Studi di Perugia, con un corso di Economia politica per il quale adottò i Principi di Marshall, e nel marzo del 1926, vincendo il concorso, divenne ordinario, sempre di Economia politica, a Cagliari.

Nel frattempo, nel maggio del 1924, la sua vecchia conoscenza, Antonio Gramsci, rientrò in Italia. Questi, che si stava avviando a diventare il maggior esponente nel Partito Comunista d'Italia, si trovò bloccato a Mosca - dove si trovava ai lavori dell'Internazionale Comunista - dall'avvento al potere del fascismo. Quindi soggiornò qualche mese a Vienna, dove attese l'esito delle elezioni italiane e, una volta eletto al parlamento, rientrò a Roma. Da questo momento fino al suo arresto (avvenuto l'8 novembre 1926) i rapporti tra i due intellettuali si intensificarono e probabilmente divennero una tappa decisiva della biografia umana e intellettuale di Sraffa.

Assieme alla cognata di Gramsci, Tatiana Schucht, durante tutta la detenzione Sraffa fu il tramite tra il prigioniero ed il partitoSalvatore Sechi, Sraffa, l’irriducibile dello status quo, Mondoperaio, febbraio 2026, pp. 55 e seguenti., Togliatti in particolare, ruolo sufficientemente chiarito solo di recenteVacca G., Vita e pensieri di Antonio Gramsci. 1926-1937, Einaudi, Torino, 2012..

Le leggi della produttività in regime di concorrenza Nel dicembre del 1925, Sraffa pubblicò un articolo intitolato Sulle relazioni fra costo e quantità prodotta. Francis Ysidro Edgeworth, che dirigeva con Keynes lEconomic Journal e che lo lesse in italiano, gli chiese un articolo sullo stesso argomento, che venne pubblicato nel dicembre del 1926 col titolo The Laws of Returns under Competitive Conditions. Questo secondo articolo - pubblicato nel Regno Unito - ebbe ovviamente una maggiore risonanza e avviò un importante dibattito sulla teoria dei costi e dei prezzi in condizioni di concorrenza, aprendo una nuova stagione della teoria dell'impresa.

Nell'articolo del 1926, Sraffa riprende e sviluppa il suo lavoro del 1925 per mostrare l'inconsistenza della teoria marshalliana dell'equilibrio parziale, secondo la quale in concorrenza, per ciascun bene: il prezzo d'equilibrio di lungo periodo è determinato dall'intersezione tra la curva della domanda e quella dell'offerta. La curva dell'offerta è simmetrica a quella della domanda; all’aumentare della quantità prodotta da parte di un’impresa, si hanno inizialmente rendimenti crescenti e oltre un certo punto rendimenti decrescenti.La curva del costo marginale ha una forma a "U": prima decresce, poi cresce fino a incontrare prima la curva del costo medio, poi la retta del prezzo (che è dato, in condizioni di concorrenza); i diversi punti di intersezione tra il tratto crescente della curva del costo marginale (oltre l'intersezione con la curva del costo medio) e diverse possibili rette dei prezzi costituiscono la curva dell'offerta per la singola impresa. Sraffa rileva che la legge dei rendimenti decrescenti e quella dei rendimenti crescenti hanno origini e ambiti di applicazione diversi e pertanto non possono spiegare l'andamento della stessa curva di offerta dell’impresa: la legge dei rendimenti decrescenti si applicava in origine all'intera economia e conseguiva dalla scarsità della terra come fattore di produzione (la teoria della rendita differenziale di David Ricardo)Caloca Osorio, Oscar Rogelio; Cárdenas Almagro, Antonio; Octavio Ortiz Mendoza, Enrique, La frontera Sraffa-Ricardo entre salario y cuota de ganancia, un modelo de asimetría/The Sraffa-Ricardo Boundary Between Salary and Profit Rate, an Asymmetric Model, Análisis Económico. 2014, Vol. 28 Issue 70, p73-93. 21p.; la legge dei rendimenti crescenti si applicava alla singola impresa e conseguiva dai benefici della divisione del lavoro. La prima consentiva di studiare le leggi della distribuzione, la seconda quelle della produzione.Sraffa (1925 in 1986, p. 17).

“Nessuno fino a tempi relativamente recenti - osserva Sraffa – aveva pensato di fondere quelle due tendenze in una sola legge della produttività non proporzionale, e considerare questa come una delle basi della teoria del prezzoˮ.Sraffa (1925 in 1986, p. 17) Solo dopo che gli studi sull'utilità decrescente avevano attirato l'attenzione sul rapporto fra prezzo e quantità consumata, è sorta per analogia l'idea di una connessione fra costo e quantità prodotta. L'incrocio delle curve di domanda e offerta è condizionato dalla non-proporzionalità del costo di produzione rispetto alla quantità prodotta. Infatti, “se il costo di produzione di ogni unità della merce considerata non variasse al variare della quantità prodotta, la simmetria fondamentale sarebbe spezzata, il prezzo sarebbe determinato esclusivamente dalle spese di produzione e la domanda non potrebbe influire su di esso”.Sraffa (1925 in 1986, p. 18); cf. Morroni (1985, pp. 106-107)

Le difficoltà del sistema, che può essere sinteticamente descritto come ‘incrocio delle curve di domanda e di offerta, dipendono innanzitutto dall'eterogeneità delle ipotesi che stanno alla base di queste due diverse tendenze. La tendenza ai costi crescenti si fonda sull'ipotesi che mutino le proporzioni in cui si combinano i diversi fattori della produzione. Si deve dunque assumere che almeno uno di essi rimanga costante mentre gli altri aumentano. Al contrario, la tendenza verso costi decrescenti deriva da variazioni nella quantità assoluta di tutti i fattori. Tale tendenza è dovuta, in primo luogo, al miglioramento dei metodi di produzione - reso possibile soprattutto dall'aumento della divisione del lavoro connesso alla crescita delle dimensioni aziendali - e, in secondo luogo, alla possibilità di ripartire le spese generali, che col crescere della produzione restano costanti, su un numero maggiore di unità prodotte.Morroni (1985, p. 107).

Una seconda difficoltà deriva dal fatto che, come nota Sraffa, nella teoria neoclassica dei prezzi l'equilibrio della singola impresa che produce un dato bene è determinato in base alle variazioni di costo conseguenti a piccole variazioni della sua produzione (teoria marginalista), assumendo invariate, secondo l’ipotesi di ceteris paribus (a parità di altre condizioni), la domanda e l’offerta di tutti gli altri beni prodotti dell'intera economia (analisi di equilibrio parziale). La curva di offerta è quindi valida solo per piccole variazioni della quantità prodotta. Se ci si allontana troppo dalla posizione iniziale di equilibrio, può rendersi necessaria la costruzione di una curva interamente nuova, perché una grande variazione sarebbe incompatibile con la condizione di ceteris paribus.Sraffa (1925 in 1986, pp. 59-60; 1926 in 1986, p. 71); Morroni (1998a, p. 210).

Sraffa nota che le possibilità di applicare l'ipotesi dei costi -crescenti alla curva di offerta di un prodotto sono limitate a quei casi eccezionali in cui la totalità di un fattore è impiegato nella produzione di una sola merce. Ma, in generale, ogni fattore è impiegato da un certo numero di industrie che producono merci diverse. In tal caso una curva di offerta a costi crescenti non è ammissibile.Morroni (1985, p. 108).

Quanto ai rendimenti crescenti e ai costi decrescenti, lo stesso Marshall nota che le economie esterne difficilmente possono essere attribuite con chiarezza ad un'industria specifica, ma interessano in misura notevole gruppi, spesso di grandi dimensioni, di industrie collegate; conseguentemente, non è possibile ipotizzare un aumento dei rendimenti in una sola impresa tenendo invariati quelli di altre.Sraffa (1925 in 1986, pp. 63.64). Morroni (1985, p. 109; 1998b, pp. 402-403).