Biografia

Di origine imolese, Mancini ha trascorso gli anni giovanili a Sant'Alberto, un paese sul fiume Reno a 15 km da Ravenna. Nei Carabinieri Dopo essere entrato nell'Arma dei Carabinieri nel 1979, è stato destinato al Nucleo Radiomobile di Milano nel 1981, passando lo stesso anno con il grado di brigadiere nella Sezione Speciale Anticrimine fondata del generale Carlo Alberto dalla Chiesa (ucciso a Palermo nel 1982) per la lotta al terrorismo. Fino al 1984 è stato impegnato nelle indagini contro la Colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse (sciolta nel 1982), contribuendo all'arresto di quasi tutti i suoi componenti. Ha partecipato inoltre all'arresto di Sergio Segio, primo capo e comandante militare dell'organizzazione terroristica Prima Linea. Ha infine svolto attività internazionale, partecipando alle indagini in Francia a carico di Oreste Scalzone, fondatore ed esponente delle organizzazioni politiche extraparlamentari Potere Operaio e Autonomia Operaia.

Al Sismi Nel 1985 è entrato a far parte del SISMI, il servizio d'intelligence militare, in posizione di fuori ruolo dall'Arma, assegnato in servizio al centro controspionaggio di Bologna. Durante questo incarico, il 16 novembre 1988 ha partecipato come investigatore alle indagini per la strage della stazione Carabinieri di Bagnara di Romagna, durante la quale persero la vita cinque militari dell'Arma. Inizialmente ritenuta di matrice terroristica, la strage si rivelò successivamente di altra natura. È stato successivamente attivo nelle indagini sui delitti della banda della Uno bianca. Durante questo incarico è stato coinvolto dalla Procura di Bologna, insieme con un maggiore dei Carabinieri, in un'inchiesta poi archiviata per una vicenda marginale, collegata a un bossolo recuperato in un tiro a segno.

Scalando le gerarchie interne, alla fine degli anni novanta è stato nominato responsabile dei centri SISMI del Nord Italia.

Nell'agosto 2003 il direttore, generale Nicolò Pollari, lo nomina capo della Prima Divisione del SISMI, quella che si occupava del controspionaggio, del contrasto del terrorismo, nazionale e internazionale, e della criminalità organizzata internazionale.

Negli anni successivi ha svolto attività di controspionaggio e antiterrorismo all'estero, prevalentemente in Africa e Medio Oriente, portando aiuti italiani alla città assediata di Falluja, e venendo sequestrato dagli jihadisti iracheni.

Nel settembre 2004 è stato protagonista della cattura a Beirut di Ahmad Salim Miqati, terrorista jihadista noto per essere responsabile delle stragi nei McDonald's di Beirut e Jouneh, e in procinto di effettuare un attentato dinamitardo contro l'ambasciata italiana in Libano. La liberazione Sgrena Giuliana Sgrena, giornalista, si trovava a Baghdad, in Iraq, per realizzare una serie di reportage per il suo giornale Il Manifesto quando venne rapita il 4 febbraio 2005 da un gruppo che si definiva “Organizzazione del jihad islamico”. La Divisione "Ricerca e Spionaggio all'estero" del Sismi, con una operazione ottenne la liberazione di Giuliana Sgrena, al termine della quale morì per fuoco amico il capo divisione Nicola Calipari. Marco Mancini, che guidava l'altra Divisione del SISMI, il controspionaggio, ricevette allora dall'Autorità delegata per la sicurezza, la disposizione di andare in Iraq, per riportare Giuliana Sgrena in Italia insieme al team dei servizi italiani che aveva partecipato all'operazione di liberazione della giornalista.

Dopo la sua liberazione Giuliana Sgrena viene immortalata in una nota foto mentre scende dall’aereo all'aeroporto di Ciampino a Roma, il 5 marzo 2005, aiutata dal Mancini, nonostante quest'ultimo non avesse partecipato all'operazione diretta da Calipari. I componenti della squadra che hanno partecipato all'operazione di liberazione di Giuliana Sgrena avevano l'ordine di non scendere dall'aereo e di affidare la giornalista al personale medico sul posto.

Dichiarazioni confermate dallo stesso Mancini, che non era a conoscenza della presenza in Iraq di Nicola Calipari e di come si siano svolti i fatti prima del suo intervento.

Nell'intervista de Il Foglio Marco Mancini rilascia anche delle dichiarazioni nei confronti del direttore de Il Manifesto del periodo in cui è avvenuto il rapimento di Giuliana Sgrena ovvero Gabriele Polo e della moglie di Calipari, l'on. Rosa Maria Villecco.

Per uno strano errore degli americani nella trasmissione di un documento, si conoscono i nomi di tutti gli agenti coinvolti e quello del soldato americano che ha fatto fuoco sull’auto, Mario Lozano.

All'AISE Passato all'Agenzia informazioni e sicurezza esterna dopo la riforma dell'intelligence italiana del 2007 che ha soppresso il SISMI, ha avuto incarichi non operativi, a causa delle inchieste giudiziarie che lo avevano coinvolto, come il caso Abu Omar.

Nel 2010 è stato trasferito a Vienna, su mandato del Governo italiano, con l'incarico di capocentro.

Dirigente del DIS Rientrato in Italia nel 2014, è stato assegnato al Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, l'organo di coordinamento dell'intelligence nazionale, con compiti di vigilanza finanziaria sulle agenzie operative AISI e AISE, con il ruolo di caporeparto. È rimasto fino al luglio 2021 quando, emerso il filmato di un suo incontro in autogrill con l'ex presidente del consiglio Matteo Renzi di qualche mese prima, il direttore del DIS, Elisabetta Belloni, lo ha posto dinanzi al rientro nell'Arma con il grado di maresciallo o, come ha fatto, il prepensionamento immediato.

Procedimenti giudiziari Nel corso della sua attività professionale, Mancini è stato coinvolto in due procedimenti giudiziari, entrambi conclusisi con la caduta delle accuse a suo carico: il caso Abu Omar e lo scandalo Telecom-SismiMassimo Zanaria Biografia di Marco Mancini. Cinquantamila.it, accesso il 9 luglio 2018.Dossier illegali, prosciolto Mancini. Corriere.it, 28 maggio 2010. Accesso il 9 luglio 2018..

Il caso Abu Omar Il 5 luglio 2006 Marco Mancini è stato arrestato con l'accusa di concorso in sequestro di persona riguardo al rapimento di Abu Omar, imam egiziano della moschea di viale Jenner a Milano. Dieci giorni dopo, è stato rimesso in libertà, venendo tuttavia iscritto nel registro degli indagati. Il 16 febbraio 2007 è stato rinviato a giudizio per concorso in sequestro di persona insieme con Nicolò Pollari (direttore del SISMI) e una decina di altri funzionari del SISMI. Per la stessa imputazione sono stati rinviati a giudizio con loro 26 agenti della CIA, tra cui Robert Seldon Lady, l'ex capocentro della CIA a Milano; e Jeff Castelli, responsabile del servizio segreto americano in Italia.

Il processo di primo grado si è aperto l'8 giugno 2007 a Milano, ed è stato il primo caso di procedimento aperto in Italia sulle cosiddette extraordinary rendition. Mancini è stato in un primo momento nel carcere di Pavia, per poi ottenere nel giugno 2007 gli arresti domiciliari. Il procedimento è iniziato con l'udienza del 22 ottobre 2008, presso la IV Sezione penale del Tribunale di Milano, giudice Oscar Magi. La requisitoria si è tenuta il 30 settembre 2009, e al termine della stessa il pubblico ministero Armando Spataro ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione per Mancini. Ha inoltre richiesto pene varianti dai 13 ai 10 anni per altri imputati, tra cui l'ex direttore del SISMI Nicolò Pollari e i 26 agenti della CIA coinvolti nel rapimento; e ha effettuato tre richieste di proscioglimento per tre funzionari minori del SISMI. La sentenza di primo grado è stata emessa il 4 novembre 2009, e ha statuito il non luogo a procedere per Mancini e Pollari in ragione del segreto di Stato; la condanna a 8 anni Robert Seldon Lady; a 3 anni dei funzionari del Sismi Pio Pompa e Luciano Seno; e mediamente a 5 anni gli altri 20 agenti CIA.

La sentenza d'appello del 15 dicembre 2010 ha confermato quella di primo grado, mantenendo il non luogo a procedere - causa segreto di Stato - per Mancini e Pollari, riducendo leggermente le pene per Pio Pompa e Luciano Seno (due anni e otto mesi di reclusione rispetto ai tre anni del primo grado), e inasprendo le pene relative ai 23 funzionari della CIA, con pene dai sette ai nove anni - per Robert Seldon Lady la pena è passata dagli otto anni del primo grado ai nove dell'appello. Il risarcimento è stato fissato interamente a carico dei 23 agenti della CIA ed è così suddiviso: per l'ex Imam Abu Omar e per sua moglie Nabile Ghali.

Il 19 settembre 2012 la Corte di cassazione ha tuttavia annullato la sentenza pronunciata nei confronti di Pollari e Mancini, ritenendo che il segreto di Stato non coprisse tutti i loro comportamenti. Ha invece sancito la condanna definitiva per i 23 agenti americani CIA, nonché per Pio Pompa e Luciano Seno. In seguito all'annullamento in Cassazione, Pollari e Mancini sono stati sottoposti a un nuovo processo d'appello, arrivato a sentenza il 13 febbraio 2013, al termine del quale la Corte ha condannato Pollari a 10 anni e Mancini a 9 anni di reclusione.

Parallelamente ai vari gradi di giudizio di cui sopra, la Corte costituzionale ha svolto un autonomo procedimento per valutare la validità del principio secondo cui i governi possono avvalersi del segreto di Stato a protezione della sicurezza nazionale. Tale principio, invocato a propria discolpa da Mancini e dai suoi co-imputati, è stato confermato a partire dal 2006 da tutti e quattro i governi succedutisi (Prodi II, Berlusconi IV, Monti e Letta). Il 14 gennaio 2014 la Corte costituzionale ha confermato tale principio, estendendolo ai documenti relativi al processo. Il mese successivo la Corte di Cassazione (Prima sezione penale), applicando la sentenza, ha annullato senza rinvio le condanne a Pollari, Mancini, e tre agenti dei servizi, in quanto «l'azione penale non poteva essere perseguita per l'esistenza del segreto di Stato». Tale verdetto ha chiuso la lunga contrapposizione tra i magistrati della Procura di Milano, sostenuti dalla Cassazione, e la Presidenza del Consiglio, per decisione dei giudici costituzionali.

Procedimento "Telecom"

Nel dicembre 2006 Marco Mancini è stato arrestato per il suo presunto coinvolgimento nell'ambito dello scandalo Telecom-Sismila Repubblica 20 settembre 2006 "Intercettazioni illegali, ventuno arresti nell'indagine su scandalo Telecom-Pirelli-CocaCola" Fonte: La Stampa "I nomi di tutti gli arrestati e i capi di imputazione, l'inchiesta sulle intercettazioni illegali Telecom, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione del segreto d'ufficio. Secondo l'ipotesi di reato, Mancini avrebbe procurato illecitamente una notevole mole di "dati segreti" all'investigatore Emanuele Cipriani, con la complicità ulteriore di Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza Telecom. Secondo l'ipotesi di reato contenuta nel documento di avviso di conclusione delle indagini depositato nel luglio 2008 dai PM Fabio Napoleone, Nicola Piacente e Stefano Civardi, Mancini avrebbe organizzato con Tavaroli e Cipriani, ex colleghi delle squadre antiterrorismo di Dalla Chiesa, "la raccolta sistematica di informazioni riservatissime in grado di assicurare fiducia nel gruppo Pirelli-Telecom e quindi stabilità al consorzio delittuoso che fondava sui cospicui fondi aziendali per la Security il perno della poliedrica e multiforme attività illecita"Informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini - parte 1 - parte 2 - parte 3, commettendo così i reati di cui sopra.