Una cavalla tutta nuda è un film del 1972 diretto Franco Rossetti, liberamente ispirato a novelle di Giovanni Boccaccio e Franco Sacchetti.

Trama Gulfardo de' Bardi (Renzo Montagnani) e il suo amico Folcacchio Folcacchieri (Don Backy) sono incaricati dal priore di Borgo d'Elsa di recare un'ambasceria al vescovo di Volterra. Durante il viaggio i due s'imbattono in una serie di peripezie e personaggi particolari: prima vengono ospitati da una giovane e bella contadina di nome Gemmata (Barbara Bouchet) e da suo marito Niccolò (Leopoldo Trieste). Folcacchio fa credere al marito ingenuo che può trasformare Gemmata in cavalla e poi farle riavere di nuovo le sembianze umane. L'uomo è interessato al rito magico perché bisognoso di un cavallo per i suoi lavori pesanti. Folcacchio cerca di godersi la donna nella stalla, ma all'improvviso il marito, insospettito dallo strano rito, si ribella. Così Folcacchio passa la notte in bianco.

Successivamente i due ambasciatori s'imbattono in Matias (Vittorio Congia), un ladruncolo spagnolo, che fingendosi un nobile derubato riesce a sottrarre ai due sia i loro vestiti che i cavalli. Appiedati e in mutande, Folcacchio e Gulfardo si uniscono a un gruppo di figuranti che posa per il quadro di un grande artista. Vestiti da Adamo ed Eva, si fanno credere portatori di peste, mettendo in fuga l'artista e i suoi collaboratori, e appropriandosi dei loro vestiti e dei loro cavalli.

Finalmente raggiungono quindi Volterra, dove però vengono messi al rogo, perché Gulfardo rivela di non ricordare l'ambasciata che dovrebbe fare al vescovo, e questi sentendosi oltraggiato li condanna. Legati a dei pali e con le fiamme che stanno per essere accese, i due ritrovano Matias, anch'esso condannato per aver rubato e che perdonano in extremis. Mettendosi a fare degli strambi scongiuri, i tre riescono a invocare un acquazzone, che spegne le fiamme. Il provvidenziale arrivo di un conoscente di Gulfardo che li libera, li mette definitivamente di nuovo in libertà.

Scappando Gulfardo cade in una pozza di fango e sterco. Per pulirsi entra in un pozzo di un convento. A un certo punto, un ladro esce dal convento inseguito da un gruppo di frati e getta un forziere nel pozzo. Il forziere, caduto sulla testa del povero Gulfardo, si rivela pieno di monete d'oro. Matias cerca di approfittarne, spendendo Folcacchio giù nel pozzo e facendosi mandar su il forziere. Ma Folcacchio manda su il forziere vuoto, cosa che Matias scoprirà solo quando è ormai troppo lontano. Usciti dal pozzo, con l'involontario aiuto del ladro del forziere, i due amici possono tornare al loro paese ricchi e contenti.

Rientrati nel proprio borgo, Folcacchio e Gulfardo vengono osannati come due eroi, per aver portato tante monete d'oro che potrebbero risolvere la loro carestia. Folcacchio viene anche nominato priore, ma i frati del convento, guidati da Matias, fanno irruzione nel borgo e a suon di pugni si riappropriano delle monete.

Nuovamente poveri in canna, Gulfardo e Folcacchio separano le loro strade. Il primo torna a lavorare il marmo insieme alla moglie Pampinea (Carla Romanelli), mentre il secondo decide di partire mercenario, cercando una guerra in cui farsi arruolare.

Sulla strada del suo vagabondare, Folcacchio ripassa per la casa di Niccolò, che scusandosi per come l'aveva trattato, lo prega ancora di trasformare la moglie Gemmata in cavalla. Ed è qui che Folcacchio compie l'ultima truffa, donando il suo cavallo al contadino e dicendogli che è la moglie tramutata, per poi scappare con lei e rinunciare alla guerra.

Distribuzione Il film, girato sulla scia del successo de Il Decameron di Pier Paolo Pasolini, è considerato il capostipite del sottogenere del decamerotico, che univa la commedia con blandi tocchi erotici. Uscì in sala il 3 febbraio 1972, inaugurando una serie di cloni che avrebbe fatto la fortuna del cinema di genere italiano per almeno quattro anni.

Colonna sonora La colonna sonora comprende un brano scritto e cantato da Don Backy, dal titolo "Folcacchio Story". Il testo del brano non ha alcun senso, infatti come ammesso dallo stesso cantante, è solo un'accozzaglia di parole in toscano stretto (precisamente santacrocese) e di nomignoli di suoi amici d'infanzia.

Note

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