Il Santuario della Madonna del Soccorso si trova a Prato nell'omonima piazza.
Storia
Poco fuori porta Santa Trinita esisteva un piccolo tabernacolo con una Madonna del Latte del primo Quattrocento, presso il quale avvenne un evento ritenuto miracoloso: il 6 novembre 1574 una pastorella con il suo gregge fu sorpresa da un'improvvisa pioggia torrenziale, così forte e prolungata da far straripare i fossi circostanti. Intimorita, la fanciulla si rifugiò presso il tabernacolo posto in un luogo rialzato; pregando la sacra immagine e le acque, che ormai circondavano la zona, avrebbero iniziato a ritirarsi, fino a lasciare il passo per la bambina e il suo gregge.
Con altri eventi prodigiosi e una devozione popolare sempre crescente, si decise far lastricare la strada che portava al tabernacolo e costruire subito un piccolo oratorio che lo proteggesse. L'anno dopo venne intrapresa la costruzione di una chiesa vera e propria, seppur modesta, nella quale l'effige miracolosa venne traslata già nel 1578.
Il semplice edificio, ad aula con presbiterio affiancato da due cappelle utilizzate anche come sagrestie, nel 1585 fu arricchito da un portico progettato da Alfonso Parigi il vecchio, che doveva servire da riparo per i numerosi pellegrini che arrivavano in questa zona di aperta campagna e che rappresentava una sorta di filtro tra interno ed esterno.
Il campanile fu innalzato nel 1826 in uno stile tra barocco e neoclassico, su progetto di Giovan Battista Bacci.
Nel 1892 venne realizzato un coro semicircolare dietro l'altare maggiore, per accedere al quale vennero aperti due passaggi ad arco, sacrificando due figure di Santi dipinte da Santi di Tito. Il 26 giugno 1899 il complesso venne danneggiato dalla scossa del terremoto della Valle del Bisenzio, che determinò il cedimento e la caduta di una volta della chiesa.
Nel 1921 la chiesa fu elevata a propositura.
Nel 1963, su progetto di Silvestro Bardazzi, il coro venne distrutto per ampliare in lunghezza la chiesa, arretrando anche l'altare maggiore, che fu sistemato in una nuova scarsella rettangolare. In tale occasione andò distrutta anche la balaustra che delimitava il presbiterio.
Descrizione La facciata, terminante a salienti con uno stemma mediceo del 1577, è aperta nella parte superiore da un occhio affiancato da due finestre rettangolari aggiunte nel 1769. In basso è un portico che circonda l'edificio su tre lati, ritmato da colonne tuscaniche che sostengono archi leggermente ribassati e concluso alle estremità di ogni lato da pilastri. Questo elemento, che appare qui per la prima volta, divenne un modello frequentemente replicato per altre chiese, soprattutto santuari mariani, sorti tra il tardo Cinquecento ed il Settecento, in tutta la Toscana.
L'interno a navata unica con soffitto a capriate, mostra a destra dell'entrata un'acquasantiera a pila che fu donata nel settembre 1578 dalle comunità in pellegrinaggio di Santa Lucia e San Bartolomeo a Coiano.
L'ambiente si caratterizza da una sobrietà ed austerità tipicamente controriformistiche, nonostante l'aggiunta nelle pareti laterali, nel Settecento, di due nicchie decorate nel 1765 da stucchi fitomorfi e con teste di angioletti di Matteo Ferdinando Arrighi. Gli altari che vi erano sono stati sostituiti da confessionali, mentre delle tele che li ornavano, dipinte entrambe nel 1766, ne resta solo una, il Transito di san Giuseppe di Giuseppe Gricci all'altare destro, commissionata da Santi Campani. La pala mostra il debito verso il medesimo soggetto, di grande successo, dipinto da Marcantonio Franceschini tra 1686 e 1688 e conosciuto probabilmente attraverso le numerose derivazioni realizzate in ToscanaPaolo Benassai, Interventi settecenteschi nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, in "Archivio Storico Pratese", LXX, 1994, I-II, pagg. 267 - 296.. La tela con l'Educazione della Vergine di Giuliano Traballesi all'altare sinistro fu rubata nel febbraio 1997 e sostituita con un dipinto devozionale.
Il presbiterio, separato dalla navata da una struttura ad arco su pilastri e rialzato su tre gradini, è occupato nel fondo dall'imponente altare cinquecentesco di Piero di Andrea della Gonfolina, realizzato subito dopo la traslazione dell'effigie miracolosa dal tabernacolo nella chiesa appena edificata, avvenuta nel 1578. L'edicola in pietra serena, decorata da elementi classicheggianti un tempo lumeggiati in oro, delimitata da lesene scanalate e conclusa da un timpano spezzato, accoglie ancora oggi al centro in basso l'affresco quattrocentesco della Madonna allattante il Bambino attribuita a Pietro e Antonio Miniati fatta dipingere dai Governatori della Casa del Ceppo de' Poveri intorno al 1430. Esso è incorniciato da una tavola di Santi di Tito con Dio Padre con i sette doni dello Spirito Santo e Angeli adoranti con i misteri della Vergine, eseguita tra 1580 e 1585, quando avvenne l'ultimo saldo, ed ancora nella sua cornice originale, intagliata e dorata.
Ai lati dell'altare Santi di Tito aveva dipinto due figure ad affresco di San Leonardo e San Marco, distrutte nell'Ottocento quando furono aperti i due passaggi verso il coro semicircolare.
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Note
Bibliografia
AA. VV., La pala di Santi di Tito nel Santuario di Santa Maria del Soccorso, a cura di Nadia Bastogi, Prato, 2002.
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