Per storia dell'archivistica si intende la riflessione condotta dagli intellettuali prima, e poi dagli archivisti, intorno alla realtà degli archivi. Tale riflessione, che si basa sulla considerazione dell'identità ontologica di che cosa sia l'archivio e quali siano le sue funzioni all'interno del contesto della civiltà umana, nacque a partire dall'età antica e si sta protraendo finora con lo sviluppo delle tecnologie informatiche nella sua declinazione digitale. Storia dell'archivistica Vicino Oriente antico

Gli archivi, intesi come testimonianza dell'attività umana, sono sempre esistiti in quanto l'archivio serve all'uomo per la sua attività quotidiana. Le prime testimonianze di archivio risalgono all'epoca dei Sumeri (III millennio), quando cioè risalgono i primi supporti stabiliIn Lombardia le prime testimonianze risalgono alla civiltà camuna (graffiti su pietra), ma per intendere l'archivio inteso come odierno è necessario che 1) la civiltà sia stabile e organizzata; 2) organizzazione archivistica stabile con supporti duraturi; 3) finalità pratiche.. I Sumeri, infatti, furono un popolo che si legarono in civiltà stabile, svilupparono la scrittura (scrittura cuneiforme = 3500 a.C.) e avevano necessità di lasciare testimonianza delle loro attività quotidiane (come i commerci, esercizi contabili). Ne sono testimonianza le collezioni di tavolette scoperte a Nippur (ca 30.000) e a Mari (più di 25.000 tavolette), databili intorno al II millennio a.C.

In area mesopotamica, i Babilonesi scrissero su pietra il Codice di Hammurabi, scoperto a Sura ad inizi '900; presso il popolo assiro, invece gli archeologi hanno rinvenuto in un'ala del palazzo reale di Assurbanipal a Ninive 22.000 tavolette d'argilla, corrispondenti alla biblioteca ed agli archivi del palazzo del VII secolo a.C..

Spostandoci nel Medio Oriente, tra il 1976 e il 1977, una spedizione italiana guidata da Paolo Matthiae ha riportato alla luce gli archivi reali di Ebla, in Siria: i documenti ivi conservati sono circa 17.000 tavolette scritte in scrittura cuneiforme e questa rivelazione ha permesso di comprendere l'organizzazione archivistica di quella popolazione..

Gli Egiziani, al contrario dei popoli precedenti, usarono come supporto il papiro e degli egizi non abbiamo molte testimonianze perché il papiro è un supporto completamente deteriorabile.

Greci e Romani

Introduzione

Nell'età classica si passò a supporti più agili e leggeri (papiro, pelle, pergamena), ma anche più volatili, tanto che la stragrande maggioranza degli archivi egiziani, greci e romani è oggi perduta. Restò però l'uso di registrare alcuni avvenimenti di massima importanza su supporti più duraturi, come le incisioni su lastre di marmo o di pietra, per salvaguardarne la memoria in eterno (epigrafia).

Il mondo greco Presso gli antichi greci era pratica comune esporre in luoghi pubblici i documenti che potessero avere un interesse per la cittadinanza. Con il passare del tempo si decise di far confluire i documenti che avevano una rilevanza pubblica nel Metroon, ossia l'archivio pubblico centrale di Atene in cui venivano custoditi anche le tragedie e le commedie..

A causa della fragilità dei supporti documentari (papiro, tavolette cerate), si è conservato poco o niente degli antichi archivi della civiltà ellenica: un esempio sono trentanove tavolette di bronzo che facevano parte dellarcheion del tempio di Zeus a Locri Epizefiri, l'attuale Locri in Calabria..

Roma

Anche presso gli antichi romani riscontriamo le stesse problematiche della civiltà greca, ossia la deteriorabilità del supporto scrittorio. Peculiarità della civiltà romana era quello di avere dei funzionari (i notarii) che annotassero le attività quotidiane dei magistrati e di personalità pubbliche nei cosiddetti commentarii, i quali finivano negli archivi privati quando la persona che descrivevano terminava la sua attività pubblica. Nella Roma repubblicana si conosce dalle fonti l'uso di tavolette lignee sie imbiancate e scritte a inchiostro (album), sia rivestite di cera e incise (tabulae cerussatae), che venivano custodite con la massima cura in ambienti sacri. Di esse tuttavia non è pervenuta a noi alcuna traccia.

Se in piena età repubblicana i documenti erano conservati nell'''Aerarium Saturni, a partire dal I secolo a.C. fu creato il Tabularium; ., un archivio centrale situato ai piedi del Campidoglio. Inoltre, in età imperiale viene introdotta la registrazione dei documenti considerati importanti (editti) sui registri conservati nell'archivio imperiale, creato appositamente per raccogliere la documentazione prodotta dagli imperatori romani.. Così come per i greci, anche degli archivi romani è rimasto praticamente nulla, se non delle tavolette cerate riscoperte a Pompei e conservatesi fino ad oggi grazie alle sostanze chimiche emesse durante l'eruzione del 79 d.C.

Medioevo

Alto Medioevo

In seguito al crollo dell'Impero Romano d'Occidente e la confusione generata dagli sconvolgimenti sociopolitici successivi, la documentazione prodotta durante l'Alto Medioevo è alquanto esigua: da un lato, furono prodotti pochi documenti (o se ne sono conservati pochi) da parte delle cancellerie dei regni romano-barbarici.; dall'altro, i sovrani e anche le autorità ecclesiastiche locali (vescovi, abati) avevano l'abitudine di portare con sé la documentazione archivistica, delineando così la nozione di archivi itineranti, concezione che rimarrà in uso fino al XII secolo..

Soltanto nell'Impero Bizantino, grazie all'opera giuridica del Corpus Iuris Civilis giustinianeo, conclusasi nel 534 grazie al giurista Triboniano, si riuscì a preservare l'antico ordinamento archivistico romano.

Al contrario, un ruolo fondamentale per la conservazione dei documenti è stata la Chiesa: grazie ai monasteri, nei cui scriptoria operavano i monaci amanuensi dediti alla conservazione della memoria classica e alla produzione di Bibbie o Evangeliari, molta documentazione fu salvata dall'oblio, grazie anche all'imporsi, a partire dalla tarda antichità, dell'utilizzo della pergamena come materiale scrittorio.

Basso Medioevo In seguito alla ripresa dei commerci e alla maggiore stabilità politica e all'ulteriore sviluppo sociale ed economico degli ordini religiosi (in particolare della grandi abbazie) e della Chiesa (in particolare le sedi vescovili) permisero la conservazione di una significativa quantità di documentazione archivistica, via via più consistente.

Il Basso Medioevo vede anche una progressiva emancipazione dell'elemento laico rispetto a quello ecclesiastico nella produzione del patrimonio documentario e culturale in senso lato: le nuove istituzioni comunali, sorte in Italia a parte dal XII secolo, avevano bisogno di tenere in ordine quanto prodotto dai vari uffici. Di conseguenza, nacquero gli archivi comunali che si sarebbero poi sviluppati successivamente nelle istituzioni signorili e che andranno a confluire, negli attuali Archivi di Stato, nelle sezioni preunitarie. All'epoca comunale risalgono anche i primi regolamenti sulle gestione degli archivi pubblici.

Al fianco delle istituzioni comunali, nacquero in questo periodo figure addette alla conservazione dei documenti, i notari, che ordinavano e custodivano il materiale proveniente dagli uffici comunali, rendendolo disponibile per la fruizione dei funzionari pubblici e dei privati cittadini che avessero un interesse pertinente. Si può dire che agli inizi del Trecento quella del notaro-archivista fosse già una professione ben definita e qualificata..

Nella stessa epoca si svilupparono anche gli archivi delle monarchie europee, in quanto l'amministrazione degli Stati avveniva sempre più sistematicamente per mezzo di documenti scritti. Fra i più antichi regni a dotarsi di archivio dobbiamo ricordare il Regno di Sicilia ed il Regno di Napoli, grazie all'interessamento di Federico II prima e dei sovrani angioini che fondarono l'omonimo archivio..

Età moderna

Gli archivi come "arsenali del potere"

Con l'inizio dell'età moderna e la formazione delle monarchie nazionali, gli archivi diventarono necessari ai fini dell'esercizio del potere e della consultazione dei documenti da parte dei sovrani. Gli archivi in quest'epoca furono definiti dei veri e propri "arsenali del potere" (o arsenal de l'autorité.), cioè strumenti a disposizione del sovrano, e crescono in funzione dell'attività del governo.. Gli archivi vengono perciò tenuti segreti, affidati a funzionari di fiducia del sovrano: non erano assolutamente concepiti per essere consultati, in quanto contenevano i segreti di Stato delle monarchie. Di archivi "reali" ne nacquero parecchi in Europa dopo il Medioevo, tra i quali si ricordano principalmente:

Archivio generale di Castiglia: istituito a Simancas da Carlo V nel 1540 per provvedere il Regno di Castiglia di un archivio reale simile a quello dell'Aragona, conservava tutti i documenti della monarchia spagnola dalla fondazione al 1844, quando fu aperto agli studiosi e la documentazione non più storica ma trattante di affari attuali della monarchia fu trasferita a Madrid.. Archivio di corte a Vienna (oggi Archivio di Stato Austriaco), fu istituito nel 1749 da Maria Teresa col nome di Geheimes Hausarchiv (ossia Archivio di Corte), il quale nell'Ottocento assunse il nome completo di Archivio di famiglia, di Corte e di Stato (Haus-, Hof- und Staatsarchiv).. Archivio di Corte a Torino, oggi sede dell'Archivio di Stato di Torino. Progettato da Filippo Juvarra tra il 1731 e il 1733, fu voluto da Carlo Emanuele III.. Archivio napoleonico di Parigi. Napoleone Bonaparte intendeva far confluire al Louvre tutti i documenti dei territori facenti parte dei territori imperiali. Quest'attività si interruppe con il crollo dell'Impero nel 1814 e parte di questa documentazione tornò in parte ai territori originari in seguito al Congresso di Vienna; ..

Il Concilio di Trento e gli archivi ecclesiastici: da Paolo V a Benedetto XIII

Tra le varie disposizioni disciplinari emanate dal Concilio di Trento (1545-1563) v'era quella di obbligare sia i parroci che i vescovi di tenere degli archivi ecclesiastici per controllare la popolazione cattolica e per vedere se c'erano delle consanguineità tra gli sposi ricorda l'importante costituzione apostolica Maxima vigilantia emanata, nel XVIII secolo, da parte di papa Benedetto XIII (1723-1730), con cui il papa ordinò la creazione degli archivi ecclesiastici dettando anche le norme di ordinamento e conservazione del materiale archivistico.. Da quel momento in poi, i parroci o i loro fiduciari dovevano tenere dei registri in cui annotare i battesimi, i matrimoni e i funerali. Qualche decennio più tardi, anche il Vaticano decise di istituirsi di un "Archivio di Stato": Paolo V (1605-1621) decise infatti di creare, al fianco del archivium vetus (costituito da documenti provenienti dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, dalla Camera Apostolica e dall’Archivio di Castel Sant’Angelo), un novum archivium che raccogliesse le carte di governo dello Stato della Chiesa.. Si trattava del nucleo di quello che verrà chiamato successivamente Archivio Segreto Vaticano, fondato ufficialmente con il breve Cum nuper del 31 gennaio 1612..

Gli archivi nobiliari

Verso la fine del XVIII secolo i nobili italiani godevano di una serie di prerogative che, però, devono essere dimostrate davanti al tribunale araldico.. Sia gli austriaci prima che i francesi dopo richiesero alla nobiltà dei territori da loro controllati di portare le prove documentarie per dimostrare la loro effettiva nobiltà. Gli aristocratici, per non perdere i loro privilegi, dovettero ricostruire la loro genealogia per dimostrare che fossero tali (almeno per quanto riguarda Milano) da almeno 100 anni, affidando tale compito a degli studiosi che potessero ricercare i documenti testimonianti la loro nobiltà..

Primi scritti di archivistica: tra Germania e Italia (XVI-XVII secolo)