Biografia Secondo Diogene Laerzio, nacque a Crotone.Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VIII, 84. Si ritiene sia stato un pitagorico della seconda generazione. Per primo contribuì a esportare il pensiero della scuola pitagorica fuori dai confini ellenici. Fu il maestro di Archita e venne menzionato da Platone. Contemporaneo di Socrate, negli ultimi decenni del V secolo a.C. visse a Tebe, e «morì condannato, sospettato di aspirare alla tirannide».Questo commento di Diogene fu attribuito erroneamente a Filolao, ma va riferito piuttosto a Dione: .

Concezione astronomica

Nel campo dell'astronomia, la sua impostazione filosofica lo spinse a ritenere che la Terra, essendo un corpo imperfetto, fosse affiancata da un pianeta gemello e rivestisse un ruolo marginale nel sistema solare, attribuendo invece la massima importanza a un "fuoco centrale", chiamato Hestia, ovvero la sede di Zeus, centro dell'attività cosmica. Due secoli prima dei calcoli di Eratostene (276-194 a.C.), egli sostenne così un modello non geocentrico.«Per primo asserì che la terra si muove di moto circolare; altri invece, dicono che fu Iceta di Siracusa ad affermarlo per primo» (Diogene Laerzio, VIII, 85, traduzione di G. ). Anche Iceta di Siracusa era un filosofo della scuola pitagorica vissuto nel IV secolo. Al centro dell'universo vi era dunque un grande Fuoco attorno al quale ruotavano in senso antiorario dieci corpi: la Terra, l'Antiterra, la Luna, il Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, e il cielo delle stelle fisse interpretato come un fuoco esterno.

Un'interpretazione alternativa, proposta recentemente dallo storico della scienza Lucio Russo, suggerisce che il sistema tradizionalmente attribuito a Filolao sia frutto di un fraintendimento di Aristotele e delle fonti successive. Secondo questa tesi, Filolao non avrebbe abbandonato il geocentrismo né teorizzato un corpo esterno alla Terra: il "fuoco centrale" (chiamato anche "focolare dell'universo") andrebbe identificato con una massa ignea situata nel centro geometrico della Terra stessa, idea peraltro coerente con i fenomeni vulcanici allora noti. In questo quadro, il termine Antictone non indicherebbe un pianeta separato, ma l'emisfero opposto a quello abitato (l'ecumene), secondo un'accezione del termine ampiamente attestata in altri autori antichi. La Terra, pur restando al centro del cosmo, sarebbe dotata di un solo movimento di rotazione diurna attorno al proprio asse, spiegando così l'alternanza tra giorno e notte senza la necessità di un'ingiustificata rivoluzione attorno a un fuoco invisibile. Tale ricostruzione ricondurrebbe il sistema filolaico a una struttura astronomica più razionale e meno speculativa, trovando riscontro in alcuni commentari tardoantichi, come quelli di Simplicio, che distinguono tra la lettura aristotelica e una dottrina pitagorica ritenuta più genuina.

I dieci corpi si trovavano lontani dal Fuoco centrale secondo distanze proporzionali a fattori del numero 3, un numero ritenuto sacro dai pitagorici. I rapporti numerici tra i pianeti costituivano un'armonia, un ordine perfetto, percepibile dalle menti più sviluppate come intelligenza sonora, chiamata anche musica delle sfere.C. H. Kahn, Pitagora e i Pitagorici, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, 1993.

Viene attribuita a Filolao la formalizzazione del ruolo del numero nei modelli fisici con la proposizione: «Tutte le cose conosciute posseggono un numero e nulla possiamo comprendere e conoscere senza di questo».Federigo Enriques, Giorgio De Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico: dall'antichità fino ai tempi moderni, Bologna, Nicola Zanichelli, 1973 (ristampa anastatica dell'edizione 1936), p. 31.

Genesi e durata dell'universo Secondo Filolao, l'universo si è generato dal vuoto dellÁpeiron attraverso il ritmo della respirazione cosmica costituito da inspirazione ed espirazione, scandito dalla Diade, dualità di numeri pari e dispari.Il primo numero era detto parimpari poiché possedeva in potenza entrambe le nature ed era quindi in grado di attivare spontaneamente il processo: infatti, la somma di 1 con un numero pari genera uno dispari, e viceversa. La dialettica dei principi dell'Uno e della Diade viene completata dalla Sacra Triade pitagorica o orfica, fondamento del molteplice sensibile rappresentato in forma di triangolo equilatero.Sono infatti tre le consonanze musicali di quarta, quinta e ottava che sarebbero generate dal moto armonico -in senso musicale- dei dieci astri celesti. I loro valori corrispondono ai rapporti , e . Tre, quattro e dieci sono i numeri alla base della generazione dell'universo mediante la dialettica peras-Ápeiron, protagonisti della filosofia di Anassimandro. Il numero 4 completava infine i misteri costitutivi dell'universo matematico e geometrico, formando la sacra tetrade che diveniva a sua volta decade.Dieci era infatti il numero sacro del pitagorismo dato dalla somma teosofica dei primi quattro numeri naturali. Esso identifica il numero di astri orbitanti intorno alla Terra e i dieci supremi contrari che condensano la dottrina pitagorica dell'ente. La sequenza 1-2-3-4 esprime anche il rapporto numerico di congiunzione degli enti geometrici fondamentali del punto, della linea in (), del piano euclideo (in ) e dei cosiddetti solidi platonici (in ). Esso si ottiene mediante l'introduzione di una dimensione spaziale che introduce un ordinamento fra di essi: l'opposto di tale procedimento di calcolo è chiamato in analisi col termine di riduzione dimensionale (Un'introduzione alla riduzione della dimensionalità.

Filolao accettò il "Grande anno" di 59 anni solari ipotizzato da Enopide di Chio. Rileva Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910), astronomo e storico dell'astronomia antica:

A Filolao è intitolato un omonimo cratere sulla Luna.

Note

Bibliografia

I presocratici, Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Hermann Diels e Walther Kranz, a cura di Giovanni Reale, Milano, Bompiani, 2006. Carl A. Huffman, Philolaus of Croton: Pythagorean and Presocratic, Cambridge, Cambridge University Press, 1993. Maria Timpanaro Cardini (a cura di), Pitagorici antichi: testimonianze e frammenti con un aggiornamento bibliografico e indici a cura di Giuseppe Girgenti, Milano, Bompiani 2010 (prima edizione 1958).

Voci correlate Cratere Philolaus Viaggi di Platone in Sicilia

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