Il sogno (dal latino somnium, derivato da, "sonno") è un fenomeno psichico legato al sonno, in particolare alla fase REM, caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante. È definito anche pensiero notturno.

Il sogno ha da sempre attratto la curiosità di scienziati e ricercatori, ed è stato oggetto di studio della filosofia, della psicologia e della fisiologia. Le moderne tecniche di neuroimmagine hanno permesso di approfondire i processi neurobiologici che avvengono durante il sogno dando vita a una nuova fase di ricerca basata non più solo su ipotesi psicologiche, ma su riscontri fisici verificabili. Nonostante questo, non esiste ad oggi una teoria sufficientemente condivisa sulla funzione del sogno e sul suo valore adattivo per l'individuo, e il tema rimane oggetto di dibattito tra gli studiosi.

L'arte divinatoria che pretende di interpretare i sogni si chiama oniromanzia; mentre la capacità di prendere coscienza dei sogni viene definita onironautica o sogno lucido.

Vari studi hanno dimostrato che il sogno è una caratteristica tipica di quasi tutti i mammiferi e gli uccelli.

Neurologia dei sogni Non esiste una definizione biologica universalmente accettata dei sogni. In generale si osserva una forte corrispondenza con la fase REM, in cui l'elettroencefalogramma rileva un'attività cerebrale paragonabile a quella della veglia. I sogni che siamo in grado di ricordare, non avvenuti durante la fase REM, sono a confronto più banali. Un uomo in media sogna complessivamente per sei anni durante la sua vita, circa due ore per ogni notte. Fasi del sonno

Quando il corpo avverte la necessità di dormire, i neuroni situati nelle vicinanze degli occhi iniziano a mandarvi segnali. Secondo Michael Smith, questi neuroni sono situati tanto vicino a quelli che controllano le palpebre che queste iniziano ad apparire "pesanti". Le ghiandole secernono un ormone che favorisce il sonno e i neuroni inviano segnali al midollo spinale che rilassa il corpo.

Scoperta della fase REM

Nel 1953 Eugene Aserinsky, allora studente di dottorato, mentre usava un poligrafo per registrare le onde cerebrali durante il sonno, scoprì la fase REM notando che gli occhi dei dormienti si muovono pur con le palpebre chiuse. In una sessione svegliò un paziente che stava piangendo durante la fase REM, potendo quindi trovare conferma in quanto aveva presupposto precedentemente. Aserinsky e il suo relatore, Nathaniel Kleitman, pubblicarono gli studi sulla rivista Science.

Nel 1976, J. Allan Hobson e Robert McCarley proposero una nuova teoria che cambiò radicalmente il sistema di ricerca, sfidando la precedente visione freudiana dei sogni come desideri del subconscio che dovrebbero essere interpretati. La teoria di attivazione di sintesi asserisce che le esperienze sensitive sono fabbricate dalla corteccia come un mezzo per interpretare i segnali caotici dai ponti neuronali. Questi propongono che, durante la fase REM, le onde della sinapsi ascendente PGO (ponto-genicolo-occipitale) stimolino la parte alta del mesencefalo e del prosencefalo, producendo rapidi movimenti degli occhi. Il proencefalo, così attivato, sintetizza il sogno all'esterno delle informazioni generatesi internamente. Questi presumono inoltre che le stesse strutture indurrebbero anche le informazioni sensoriali della fase REM.

Le ricerche di Hobson e McCarley nel 1976 suggerirono che i segnali interpretati come sogni hanno origine nel tronco del cervello durante la fase REM. Comunque la ricerca di Mark Solms suggerisce che i sogni sono generati nel romboencefalo e che la fase REM e i sogni non sono direttamente correlati. Lavorando nel reparto di neurochirurgia in ospedali a Johannesburg e Londra, Solms aveva accesso a pazienti con vari danni al cervello. Cominciò quindi a interrogare pazienti sui loro sogni e scoprì che coloro che avevano registrato danni al lobo parietale avevano smesso di sognare; questa scoperta era in linea con la teoria del 1977 di Hobson. Comunque Solms non incontrò casi di perdita della capacità di sognare nei pazienti che avevano danni al tronco cerebrale. Questa conclusione lo portò a mettere in discussione la teoria prevalente di Hobson, secondo cui il tronco è la fonte dei segnali che vengono interpretati come sogni. Solms formulò l'idea del sogno come una funzione di molteplici e complesse strutture cerebrali, confermando quanto presupposto dalla teoria freudiana dei sogni, idea che aveva incontrato le critiche di Hobson.

Teoria dell'attivazione continua Combinando le ricerche di Hobson e Solms, la teoria di continual-activation del sognare presentata da Jie Zhang propone che sognare è un risultato dell'attivazione del cervello e della sintesi allo stesso tempo, poiché il sogno e la fase REM del sonno sono controllati da differenti meccanismi cerebrali. Zhang ipotizzò che le funzioni del dormire sono una sorta di trasferimento delle informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, sebbene non vi sia un'assoluta certezza sulla teoria del "consolidamento" della memoria. Il sonno non-REM tratta la memoria consapevole-relativa, e il sonno-REM tratta la memoria relativa e inconscia (memoria procedurale)

Zhang presunse che, durante la fase REM, la parte inconscia del cervello sia occupata nel processare la memoria procedurale; nel frattempo, il livello di attività nella parte consapevole del cervello scende a un livello molto basso come i contributi dal sensorio, che risulta fondamentalmente disconnesso. Questo provoca il meccanismo di "continuo-attivazione" che genera un fiume di dati dalla memoria immagazzinata alla parte consapevole del cervello. Zhang propone che, con il coinvolgimento del sistema pensante e associativo, sognando, il cervello del sognante mantenga la stessa memoria finché si verifica la sua successiva inserzione. Questo spiegherebbe perché i sogni hanno ambo le caratteristiche della continuità (all'interno di un sogno) e dei cambi improvvisi (tra due sogni).

Sogni e memoria Eugen Tarnow suggerì che i sogni sono una forma di stimolazione continua della memoria a lungo termine, durante tutto il corso della vita. La stranezza dei sogni è dovuta alla configurazione della memoria a lungo termine, memore delle scoperte di Wilder Penfield e Rasmussen, secondo cui le stimolazioni elettriche della corteccia cerebrale darebbero origine a esperienze sensoriali del tutto simili ai sogni.

Durante la normale attività giornaliera una funzione esecutiva interpreta la memoria a lungo termine, verificando la veridicità dei singoli eventi. La teoria di Tarnow è una riscrittura della teoria di Sigmund Freud sui sogni, in cui l'inconscio è sostituito con il sistema di memoria a lungo termine e il Lavoro di Sogno di Freud descrive la struttura di memoria a lungo termine.

Ippocampo e memoria

Uno studio del 2001 ha mostrato l'evidenza che le ubicazioni illogiche, i caratteri e i flussi di sogno possono aiutare il cervello a fortificare il concatenamento e il consolidamento della memoria semantica. Questa occasione potrebbe realmente verificarsi in quanto durante la fase REM il flusso di informazioni tra l'ippocampo e la corteccia si riduce. Livelli in aumento dell'ormone dello stress Cortisolo fanno inoltre decrescere (spesso durante il sonno di REM) la comunicazione. Una tappa del consolidamento della memoria è il concatenamento di ricordi distanti ma correlati. Payne e Nadel hanno ipotizzato che i ricordi vengano concatenati in un resoconto liscio simile al processo che accade quando la mente è sotto stress.

Un gruppo di neuroscienziati italiani coordinati da Luigi De Gennaro ha condotto uno studio che ha fornito alla comunità scientifica le prime evidenze circa la possibile associazione tra caratteristiche morfo-anatomiche dell’ippocampo e dell'amigdala e aspetti qualitativi dei sogni, in particolare la loro bizzarria.

Più nel dettaglio, attraverso l’utilizzo di tecniche e strumenti come l’imaging a risonanza magnetica e in particolare dell’imaging con tensore di diffusione, i ricercatori italiani hanno esplorato la correlazione tra alcune caratteristiche strutturali (ad esempio diffusività e dimensioni) di specifiche aree cerebrali (amigdala e ippocampo) e aspetti narrativi del sogno, quest’ultimi rilevati per mezzo di diari compilati dai soggetti sperimentali. Le conclusioni della ricerca sono state che la bizzarria, una delle caratteristiche analizzate assieme all’intensità emotiva e alla vividezza del sogno, risulterebbe positivamente associata ad una maggiore diffusività registrata nella parte destra dell’amigdala (segno di una ridotta integrità strutturale di quest’area) e negativamente associata con le dimensioni (o volume) della parte sinistra della stessa area. Un’associazione, anche se ridotta, è stata evidenziata con le dimensioni dell’ippocampo.

Funzione dei sogni Ci sono molte ipotesi relative alla funzione dei sogni. Durante la notte ci possono essere molti stimoli esterni, ma la mente rielabora gli stimoli e ne fa parte integrante dei sogni, nell'ordine in cui il sonno procede. La mente sveglia l'individuo nel caso si dovesse trovar in pericolo o se qualificato a rispondere a certi suoni; ad esempio un bambino che piange. I sogni possono permettere anche alle parti represse della mente di essere soddisfatte attraverso la fantasia mentre tiene la mente lontana da pensieri che ne causerebbero un risveglio improvviso.

Freud suggerì che gli incubi lasciano al cervello la funzione di controllare le emozioni; esse sono il risultato delle esperienze "dolorose". I sogni lasciano anche esprimere alla mente sensazioni che sarebbero normalmente soppresse da svegli, tenendoci così in armonia. Inoltre, l'attività onirica, può offrire una vista sulle emozioni legate ad eventi futuri (accade nel periodo di veglia, in occasione di un colloquio di lavoro o, comunque, di un'esperienza emozionante).

Carl Gustav Jung suggerì che i sogni possono compensare atteggiamenti unilaterali attuati da svegli.

Ferenczi propose che il sogno può comunicare qualcosa che non si sta dicendo completamente. Ci sono state anche analogie con le operazioni di manutenzione automatica dei computer operate quando questi sono in modalità offline. I sogni possono rimuovere "nodi parassiti" ed altra "spazzatura" mentale.Evans, C. & Newman, E. (1964) Dreaming: An analogy from computers. New Scientist, 419:577-579.Crick, F. & Mitchison, G. (1983) The function of dream sleep. Nature, 304:111-114. Essi possono creare anche nuove idee, attraverso la generazione di mutazioni di "pensieri casuali"; alcune di queste possono essere rifiutate dalla mente come inutili, altre possono essere viste come preziose e mantenute. BlechnerBlechner, M. (2001) The Dream Frontier. Hillsdale, NJ: The Analytic Press. definì questa come la teoria dell'Onirismo Darwiniano. I sogni possono, inoltre, regolare l'umore.Kramer, M. (1993) The selective mood regulatory function of dreaming: An update and revision. In: The Function of Dreaming. Ed., A. Moffitt, M. Kramer, & R. Hoffmann. Albany, NY: State University of New York Press.

HartmannHartmann, E. (1995) Making connections in a safe place: Is dreaming psychotherapy? Dreaming, 5:213-228. disse che i sogni possono funzionare come la psicoterapia «attivando connessioni in un posto sicuro» e, quindi, permettono al sognante di integrare "cose e pensieri" che, altrimenti, verrebbero dissociati (nella fase conscia).