La chiesa dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio, o anche San Gregorio Magno al Celio, è un luogo di culto cattolico del centro storico di Roma. Si trova sul Celio, di fronte al Palatino ed accanto al Circo Massimo.
Storia
In epoca imperiale l'area era intensamente urbanizzata e percorsa da diverse strade. Il clivus Scauri, che ne era l'asse principale, era tagliato dal Vicus Trium Ararum; lungo questo percorso si aprivano tabernae, i cui resti sono sotto l'attuale oratorio di Santa Barbara (ed è curioso che le tre are antiche siano state sostituite nei secoli da tre oratori). Nel tempo la zona, inizialmente popolare e caratterizzata da insulae con botteghe al pianterreno, fu trasformata in quartiere residenziale alla fine del III secolo con la costruzione di domus signorili al posto delle precedenti insulae.
In queste case degli Anici cominciarono ad essere fondati già dagli inizi del IV secolo luoghi privati di culto cristiano, finché sopra di essi venne fondata la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, sotto la quale è ancora visibile la parte meglio conservata degli antichi edifici.
Nel VI secolo papa Gregorio I, di famiglia anicia, costruì dall'altra parte del Clivus un monastero, in cui visse a lungo, e nel 575 una piccola chiesa dedicata a sant'Andrea, da cui il nome "Monastero di Sant'Andrea". Dopo la morte di Gregorio I il monastero fu abbandonato. Papa Gregorio II (715-731) fece ripristinare il monastero e costruire l'edificio attuale dedicandolo anche a San Gregorio Magno.
Fu in questa chiesa che la mattina del 14 febbraio 1130 si riunì, sotto la guida del cardinale e cancelliere Aymery de la Châtre, la commissione cardinalizia incaricata dal Sacro Collegio di scegliere il successore di papa Onorio II, deceduto la notte precedente. Nella mattinata stessa i cardinali ivi convocati elessero al Soglio Pontificio il cardinale Gregorio Papareschi che prese il nome di Innocenzo II. Pasquale II, dopo il saccheggio e le distruzioni operate da Roberto il Guiscardo nel 1084, fece restaurare il tempio.
Nel 1573 papa Gregorio XIII affidò il monastero alla congregazione benedettina camaldolese, tutt'ora presente, alla quale si deve la ristrutturazione della chiesa e del monastero avvenuta tra il 1725 e il 1734.
Nel 1633 il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese fece costruire il portico e la facciata su progetto di Giovanni Battista Soria.
Nel 1725 la chiesa fu nuovamente restaurata in base ai progetti di Giuseppe Antonio Soratini e di Francesco Ferrari. Un altro restauro per riparare i danni dovuti all'invasione francese fu effettuato nel 1830 a spese del cardinale Giacinto Zurla.
Durante la seconda guerra mondiale nell'adiacente monastero camaldolese furono reclusi dai nazifascisti alcuni importanti personaggi della vita pubblica presenti a Roma, tra cui il senatore Alberto Bergamini e Roberto Suster, protagonisti di una celebre evasione il 28 gennaio 1944.
Il 10 marzo 2012, memoria del transito di papa Gregorio I, sono stati celebrati nella chiesa da papa Benedetto XVI i Primi Vespri in occasione del millenario della fondazione della casa madre della Congregazione Camaldolese. Ai vespri ha partecipato Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury.
Descrizione
Esterno L'aspetto attuale è quello datogli da Giovanni Battista Soria nel 1629-1633; Francesco Ferrari (1725-1734) ha progettato l'interno.
Davanti alla chiesa si trova una lunga scalinata che sale da Via di San Gregorio, la strada che separa il Celio dal Palatino. La facciata, per stile e materiale utilizzato, ricorda quella di San Luigi dei Francesi; essa precede un cortile porticato sul quale si affaccia la chiesa vera e propria con una seconda facciata.
Il portico ospita alcune tombe che inizialmente si trovavano all'interno e che furono spostate qui quando il cardinale Borghese fece costruire il portico.. Tra queste tombe una volta c'era anche quella della famosa cortigiana Imperia, amante del banchiere senese Agostino Chigi (1511) ma, un secolo dopo, al suo posto fu messa la tomba di un canonico di Santa Maria Maggiore, Lelio Guidiccioni.
Interno L'interno è a tre navate con un profondo presbiterio in corrispondenza di quella centrale. La chiesa segue la tipica pianta basilicale, con una navata centrale divisa da quelle laterali da 16 antiche colonne di granito e da pilastri.
Il pavimento cosmatesco è del XIII secolo ma ampiamente integrato nel Settecento; il soffitto della navata centrale è ornato da un affresco realizzato nel 1727 da Placido Costanzi e raffigurante il Trionfo di San Gregorio Magno e di San Romualdo. La decorazione comprende gli stucchi di Ferrari (1725).
Sulla cantoria in controfacciata si trova l'organo a canne, costruito nel secondo quarto del XX secolo dalla ditta organaria Balbiani-Vegezzi-Bossi. A trasmissione elettro-pneumatica, ha due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera di 32.
Nella navata destra il primo altare è dedicato a Santa Silvia e presenta un dipinto realizzato nel 1749 raffigurante Santa Silvia che presenta il figlio Gregorio a San Benedetto opera del pittore inglese John Parker. Al secondo altare invece si trova una tela di Francesco Mancini dipinta nel 1751 e raffigurante San Pier Damiani riceve una disciplina da papa Alessandro II. Il terzo altare è decorato con una tela di Francesco Fernandi detto l'Imperiali raffigurante La morte di San Romualdo.
La cappella absidale destra è dedicata a San Gregorio Magno: la tela dell'altare è opera di Sisto Badalocchio e rappresenta Il Santo pontefice assistito dallo Spirito Santo. Sopra la mensa è collocata anche una predella non pertinente attribuita alla scuola del Pinturicchio o di Luca Signorelli. L'altare presenta inoltre un paliotto marmoreo attribuito allo scultore Luigi Capponi. All'ingresso della cappella è collocata la cattedra episcopale in marmo usata dal pontefice (I secolo a.C.). Dalla cappella si accede ad un ambiente nel quale la tradizione vuole che San Gregorio riposasse.
Sopra l'altare maggiore si trova una Madonna con i santi Andrea e Gregorio (1735) di Antonio BalestraF. Valesio, Diario di Roma, Longanesi; Milano 1979, vol. 5, p. 820.
Nella navata sinistra al secondo altare si ammira la Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia Gabrielli di Gubbio (Beato Forte, Beato Pietro, San Rodolfo vescovo e Beata Castora francescana), celebre opera di Pompeo Batoni (1732-33). Nel terzo altare è collocata una tela raffigurante la Immacolata Concezione dipinta da Francesco Mancini nel 1745.
In fondo alla navata sinistra si trova l'accesso alla Cappella Salviati, realizzata secondo il progetto di Francesco da Volterra e terminata da Carlo Maderno nel 1600 per conto del cardinale Antonio Maria Salviati allora abate commendatario del monastero camaldolese: all'altare si conserva una tela raffigurante San Gregorio Magno in preghiera, copia dell'originale di Annibale Carracci requisito nel 1798 durante l'occupazione francese di Roma e poi andato distrutto nel 1941 a causa dei bombardamenti tedeschi su Londra. Sulla parete destra si trova un antico affresco rappresentante la Madonna che secondo la tradizione avrebbe parlato a San Gregorio mentre sulla parete sinistra una pala d'altare marmorea di Andrea Bregno ed allievi (1469)Sopra la collocazione quattrocentesca della pala, le circostanze della commissione e la ricostruzione del aspetto originale, vedi: Darko Senekovic, S. Gregorio al Celio im Quattrocento: Abt Amatisco, Reform von Monteoliveto und Stilinnovation in Peter Cornelius Claussen; Katharina Corsepius; Wanda Schmid et al., Opus Tessellatum: Modi und Grenzgänge der Kunstwissenschaft: Festschrift für Peter Cornelius Claussen (Studien zur Kunstgeschichte 157), Hildesheim; New York, Georg Olms, 2004. ISBN 34-8712-579-X. Sempre su commissione del porporato il pittore novarese Giovanni Battista Ricci realizza tutta la decorazione affrescata della cappella inclusa la cupola con il Cristo in gloria tra angeli.
Oratori
A sinistra della chiesa, strette intorno a un giardino, ci sono tre oratori commissionati dal cardinale Cesare Baronio all'inizio del XVII secolo, a memoria del monastero di san Gregorio. Furono fatti decorare nel 1609 dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese.
L'area dei tre oratori comprende anche i resti della Biblioteca di Agapito e alcune sottostrutture del periodo dell'Impero romano che forse sono semplicemente delle tabernae, ma uno di questi locali mostra caratteristiche che vi hanno fatto ipotizzare un punto d'incontro dei primi cristiani ed una vasca battesimale.
Oratorio di Sant'Andrea L'oratorio centrale presenta sulla parete destra un affresco con la Flagellazione di Sant'Andrea del Domenichino, restaurato da Carlo Maratta, mentre sulla parete sinistra un affresco raffigurante Sant'Andrea condotto al martirio (1608 circa) di Guido Reni. In questo affresco la contadina sulla sinistra ha la stessa acconciatura ed atteggiamento della cosiddetta Beatrice Cenci che si trova a Palazzo Barberini. Sempre al Reni vanno ricondotti i due affreschi a monocromo raffiguranti San Pietro e San Paolo ai lati dell'altare, dove si trova una tela con la Vergine con i santi Andrea e Gregorio (1603) del Pomarancio. Sulla controfacciata altri due affreschi monocromi, Santa Silvia e San Gregorio (1608) di Giovanni Lanfranco.
Oratorio di Santa Silvia Situato sulla destra rispetto al precedente, è dedicato alla madre di Gregorio ed è probabilmente è situato sopra la tomba della santa.
Oratorio di Santa Barbara Questo oratorio ospita affreschi di Antonio Viviani (1602) e la statua di San Gregorio di Nicolas Cordier. Qui si trova anche il famoso cosiddetto triclinium, dove San Gregorio di persona serviva ogni giorno il pranzo a 12 poveri di Roma. La massiccia tavola di marmo è legata alla leggenda secondo la quale un angelo un giorno si sedette alla tavola vestito da povero e poi sparì d'improvviso.
Nella cultura di massa
Per la sua importanza e antichità, la chiesa di San Gregorio al Celio è una delle chiese più cariche di storia per il popolo romano, e il suo nome ricorre anche in due modi di dire tradizionali che vale la pena di citare.
So' finite le messe a San Gregorio. Usata anche come proverbio, l'espressione significa: "Non c'è altro da fare, la pacchia è finita". Secondo l'ipotesi più accreditata, il modo di dire deriva dal privilegio di età remota concesso alla Chiesa di San Gregorio di dire messa un'ora dopo mezzogiorno, per consentire ai ritardatari di prendervi parte. Dopo quella, non c'erano altre messe.. Cantà le messe a San Gregorio. Vuol dire: "Risolvere tutto pagando un sovrapprezzo" e fa riferimento alla famosa messa gregoriana che, grazie alle speciali indulgenze, ha il potere di liberare l'anima del defunto dal Purgatorio e di inviarla direttamente in Paradiso. Per tale ragione, le messe di suffragio che venivano celebrate sull'altare di San Gregorio costavano il doppio di quelle comuni.
Collegamenti e dintorni
Nel raggio di 500 metri si trovano: Aventino Basilica dei Santi Giovanni e Paolo Circo Massimo Porta Capena Terme di Caracalla Palatino Passeggiata archeologica Villa Celimontana
Note
Bibliografia
Darko Senekovic, S. Gregorio al Celio in Peter Cornelius Claussen; Daniela Mondini; Darko Senekovic, Die Kirchen der Stadt Rom im Mittelalter 1050-1300, Vol. 3 (G-L), Stuttgart, Steiner, 2010, pp. 187–213. ISBN 35-1509-410-5
Voci correlate Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio (titolo cardinalizio) Pompeo Batoni
Altri progetti
Collegamenti esterni Monastero San Gregorio: sito della comunità monastica camaldolese a Roma nel Monastero San Gregorio al Celio.
Gregorio, Celio Gregorio al Celio Roma Gregorio, Celio Gregorio al Celio