I primi insediamenti nell'area che diverrà la città di Reggio Emilia sono testimoniati dai cimeli raccolti nel Civico Museo di paletnologia. Essi attestano che il territorio reggiano era abitato sin dall'età preistorica, ma le origini della città sono avvolte nella leggenda. Ai Liguri, agli Etruschi, ai Galli Boi, se ne attribuisce variamente la fondazione; altri, sull'autorità di Plinio, affermano che soggiogati questi ultimi dai Romani (560 di Roma) fosse dedotta da Roma a Reggio una colonia.
Etimologia La prima testimonianza del nome di Reggio è costituita da quattro calici d'argento di età romana imprecisata, rinvenuti nel 1852 vicino al lago di Bracciano sui quali è riportato un elenco di circa 100 tappe tra Cadice e Roma (Itinerarium Gaditanum): tra Parma e Mutina è citata Regio o Lepidum Regium.
L'origine è tradizionalmente legata al termine latino rĕgĭo (confine, regione, territorio, paese) da cui deriverebbe Regium divenuto infine Regium Lepidi in onore del fondatore Marco Emilio Lepido (console 187 a.C.). Altra ipotesi condivisa è la sua derivazione dall'aggettivo latino regius, titolo di cui poteva fregiarsi il fondatore, tutore del giovane re d'Egitto Tolomeo V EpifaneRino Macellari, 'La ricerca di una Reggio preromana' in 'La città che si rinnova', Grafiche Step Parma 2019.
Sull'eventuale origine gallica del nome si è a lungo dibattuto. Nella lingua celtica Rigion può significare "regno, dominio reale".
Età Romana Le prime fonti storiche scritte che parlano del territorio di Reggio Emilia sono di Tito Livio quando narra della guerra condotta nel 187 a.C.dai Romani contro i Liguri Friniates che abitavano l'Appennino tosco-emiliano. Tito Livio scrive che il console Marco Emilio Lepido al comando delle legioni Romane inseguì, depredò, bruciò per valli e monti i Liguri fino ai monti Ballistam (Monte Valestra) e Suismontium (Pietra di Bismantova) e dopo un difficile assedio li sconfisse in battaglia in campo aperto e per questo eresse un tempio a Diana. Proseguì la lotta attraversando gli Appennini verso i territori romani (cis) e sconfisse gli altri Liguri Friniates che abitavano la Garfagnana, probabilmente passando per i passi di Pradarena o delle Forbici/Radici, visto che i passi del Cerreto/Ospedalaccio o Lagastrello danno accesso alla Lunigiana, che lo stesso Tito Livio ci dice abitata dai Liguri Apuani. Una volta sconfitti i Liguri Friniates della Garfagnana, il console Marco Emilio Lepido tornò in Emilia e diede inizio alla costruzione della via che poi avrebbe preso da lui il nome di Via Emilia e che collegava Rimini con Piacenza; su di essa sorgeranno le città di Parma, Reggio Emilia e Modena. Verosimilmente il termine Lepidum Regium potrebbe stare ad indicare il territorio oggetto della vittoriosa campagna militare condotta dal console Marco Emilio Lepido. Una riconferma degli interessi romani, per il controllo dell'alta valle del Secchia e dei percorsi appenninici reggiani, è il ritrovamento in località S.Bartolomeo/Gatta di una necropoli romana, avvenuto negli anni'70 durante l'esecuzione di lavori stradali.
Reggio nasce quindi come presidio e difesa della via Emilia. È da considerare che in quell'epoca tutta la Pianura Padana era ricoperta da boschi selvaggi alternati da paludi malsane e corsi d'acqua minacciosi. Capitava frequentemente che i pochi avventurosi che si addentravano in questo ambiente inospitale e disabitato (per lo più mercanti), venissero assaliti all'improvviso dai Liguri che abitavano le montagne o dai Celti. Per evitare continue imboscate quindi si decise di creare un presidio stabile e sicuro, ove potessero pernottare militari e civili: così dunque nacque Reggio. Questa tesi è inoltre supportata dagli scavi fatti in città che hanno datato il primo livello della città in epoca repubblicana. Prima di questo strato non vi era nulla. Non è possibile dare una datazione precisa riguardo alla sua fondazione, tuttavia è assai probabile che essa sia avvenuta appena dopo quella delle colonie di Parma e Mutina (183 a.C.).
Scarse nella storia di Roma le notizie di Reggio Emilia. Tra gli scrittori che la citano, Festo e Cicerone la ricordano come una delle stazioni militari lungo la via Emilia. Si possono tuttavia individuare i confini della Regium: il decumano era la via Emilia, che ancora oggi attraversa obliquamente l'abitato in direzione ovest-est, il cardo invece era costituito dalle attuali vie Roma, Calderini e San Carlo. La città romana divenne fiorente e fu elevata al grado di municipio con propri statuti, magistrati e collegi d'arte.
Cristianesimo e alto medioevo Il Cristianesimo vi è predicato da S. Apollinare (a. 60 d.C.), ma solo dopo l'editto di Milano del 313 si hanno notizie certe di una cattedra vescovile (vedi articolo diocesi di Reggio Emilia). Si ha notizia che nel 440 la diocesi reggiana fu resa suffraganea di Ravenna per opera dell'imperatore Valentiniano III.
Verso la fine del IV secolo Reggio Emilia era così decaduta che Sant'Ambrogio l'annovera fra le città semidirute. Le invasioni barbariche ne accrebbero i danni. Alla caduta dell'Impero d'Occidente (476 d.C.) soggiacque ad Odoacre, re degli Eruli, nel 489 passò ai Goti, nel 539 agli Esarchi di Ravenna e poi (569) ad Alboino, re dei Longobardi, che la eresse a sede di un ducato.
Assoggettata dai Franchi nel 773, Carlo Magno conferì al vescovo l'autorità regale sulla città e stabilì i confini della diocesi (781). Nell'888 passò ai re d'Italia. Gravi danni ebbe a soffrire dall'invasione degli Ungari (899), che uccidono il vescovo Azzo II. Il clima di instabilità rese necessaria l'edificazione delle mura. L'imperatore Ludovico III concederà al vescovo Pietro, il 31 ottobre del 900, il permesso di erigere mura (''castrum'') nella parte centrale della città.
Intanto parallelamente all'autorità vescovile sorge quella dei conti. Azzo Adalberto, figlio di Sigifredo di Lucca, di stirpe longobarda, fonda intorno all'anno 940 il castello di Canossa, che ospita poco dopo (950) Adelaide, vedova di Lotario I, re d'Italia, fuggita dalla prigione del Garda.
Dopo il Mille Nel 1002 il contado di Reggio insieme con quello di Parma, Brescia, Modena, Mantova e Ferrara forma la marca del Marchese Tedaldo di Canossa, che poi divenne (1076) il patrimonio della contessa Matilde. Durante il governo di questa celebre donna il castello di Canossa fu testimone della storica umiliazione di Enrico IV, imperatore del Sacro Romano Impero, al cospetto di papa Gregorio VII durante il conflitto fra la Chiesa e l'Impero per la questione delle investiture (vedi Canossa).
Libero Comune
L'umiliazione di Enrico IV fu il culmine di un processo di crisi dell'autorità imperiale in Italia a vantaggio delle libertà comunali. Il primo atto ufficiale del comune a noi giunto risale al 1136. Nel 1168 si registrano i primi contatti tra la città e la Lega Lombarda. Il giuramento contro Federico Barbarossa innanzi alle altre città lombarde si effettuerà attorno al 1170Gino Badini, Luciano Serra, Storia di Reggio.. L'esercito reggiano partecipa, nel 1174, alla difesa di Alessandria. I reggiani non partecipano alla battaglia di Legnano poiché impegnati, assieme ai bolognesi e agli eserciti di altre sette città, nella difesa del castello di San Cassiano, presso Imola, assediato dalle truppe filo-imperiali di Cristiano di MagonzaAndrea Balletti, La storia di Reggio nell'Emilia narrata ai giovani.. Nel 1183 la città sottoscrive il trattato di Costanza con cui il console reggiano Rolando della Carità riceve l'investitura imperiale. Il periodo di pace ebbe effetti positivi per la sviluppo civile: nel 1199 il governo di Reggio adotta dei nuovi statuti, si coniano monete, vengono aperte scuole chiamandovi celebri maestri, i commerci si intensificano e il nuovo clima di prosperità favorisce anche le arti.
L'epoca delle discordie civili I secoli XII e XIII furono tormentati da gravi conflitti interni e con i comuni vicini. La guerra con Parma (1152), le lotte tra le fazioni dei Scopazziati e dei Mazzaperlini, la guerra con Modena, la guerra con Mantova, le discordie tra i Ruggeri e i Malaguzzi (1232), poi quelle tra i Sessi e i Fogliani che assunsero il carattere di lotte fra guelfi e ghibellini, rendono instabile il quadro politico dell'epoca.
Nel 1260 Reggio fu testimone di un episodio di grande fervore religioso: un eremita perugino predicò in città seguito da una folla di 25.000 penitenti. Per qualche tempo si ebbe una diminuzione degli odi civili e si verificarono scene pubbliche di abbracci, conversioni e presenza di flagellanti. Dopo non molto però i dissidi e gli scontri ripresero come prima.
Nel 1265 si videro i guelfi prevalere sui ghibellini con l'uccisione del capo di questi ultimi, Caco da Reggio. Ciò non portò alla pace interna e proseguirono i dissidi fra vescovo e comune e la divisione civile, con la formazione dei partiti degli Inferiori e dei Superiori, questi ultimi infine vittoriosi.
Il XIII secolo vide anche la fondazione della Zecca di Reggio, con concessione imperiale del 1219.
L'espansione territoriale del Comune Il Comune di Reggio, al pari degli altri del nord Italia, dopo aver ottenuto una generale autonomia amministrativa, si preoccupò di espandere il proprio dominio nel territorio circostante la città. La sottomissione del contado garantiva a Reggio di poter disporre di maggiori risorse economiche e umane per le guerre, alimentari e materiali per la popolazione urbana che in quel periodo necessitava di quantità sempre maggiori di alimenti e materie prime. Si potevano controllare inoltre le principali vie di comunicazione, sia in chiave difensiva, sia in chiave economica. L'espansione, nella pianura, fu rallentata dai lunghi conflitti con i comuni vicini, in primis Modena, seguita a ruota da Mantova, Parma e Cremona. Nell'Appennino reggiano, la penetrazione reggiana fu ostacolata invece dall'asperità del territorio e dalla resistenza delle potenti famiglie nobiliari.
La guerra con Modena La guerra tra il comune di Reggio ed il comune di Modena scoppiò nel 1201. Vigeva da molto tempo tra le due città un accordo per l'uso delle acque del fiume Secchia; all'epoca era vitale l'utilizzo dei corsi d'acqua, che permettevano il funzionamento di numerose attività economiche. Nel 1201 i modenesi occuparono alcune terre sulla sponda reggiana del fiume (Casalgrande), per ottenerne il completo controllo. I reggiani non si fecero sorprendere e, guidati dal podestà Doinabello, contrattaccarono sconfiggendo e inseguendo i modenesi fino a Formigine presso il ponte di Sanguineto; molti di questi furono catturati, tra cui il podestà Alberto da Lendinara. I prigionieri furono impiegati nella costruzione delle mura attorno al castello di Rubiera, in opposizione alla rocca innalzata dai nemici a Marzaglia, ad appena 3 km di distanza, sulla sponda opposta del fiume, per poi essere ricondotti a Modena con in bocca una cannuccia. Nel 1202 i modenesi assieme agli alleati ferraresi e veronesi assediarono Rubiera, ma non riuscendo ad espugnarla chiesero la mediazione dei podestà di Parma e Cremona, che però assegnarono la vittoria a Reggio.
La guerra con Mantova La guerra tra Reggio e Mantova scoppiò nel 1205 a causa della conquista da parte dei reggiani del castello di Suzzara. Un contrattacco dei mantovani, aiutati da ferraresi e cremonesi, questi ultimi controllavano Guastalla e Luzzara ed avevano recentemente stipulato un patto d'alleanza con Reggio, sbaragliò gli occupanti. Quest'alleanza era effettivamente poco logica, poiché i reggiani miravano ad uno sbocco sul Po, e i due paesi in mano cremonese erano le prede più ambite, pertanto il voltafaccia di questi ultimi non deve far tanto scalpore.