Fu consigliere del principe di Siena Pandolfo Petrucci e docente di diritto presso varie università italiane.
Biografia Figlio di una famiglia umile, si trasferì a Napoli dove si laureò in "utroque iure", quella che oggi si definirebbe giurisprudenza. In poco tempo guadagnò la fama di esperto giureconsulto e venne chiamato a "leggere diritto" presso l'Università divenendo, di fatto, un docente di giurisprudenza.
Agli studi giuridici affiancò la passione per la letteratura, la storia e la poesia. Nei primi anni del Cinquecento si trasferì a Bologna e poi a Firenze tenendo nelle rispettive università la cattedra di diritto e guadagnando ulteriore fama. Tanto che Pandolfo Petrucci, Signore di Siena, lo chiamò alla Presidenza della locale università e lo nominò suo consigliere politico e primo ministro.
Giordano divenne così il principale collaboratore del Principe. In questa veste partecipò come ambasciatore a riunioni e vertici con diversi capi di Stato e Papi ed ebbe un grande peso nelle scelte politiche del Signore di Siena.
Alla morte di Pandolfo Petrucci, gli successe il figlio Borghese. Nel 1516, caduto Borghese Petrucci, Antonio Giordano fece ritorno a Venafro, rimanendovi fino al 1519 al servizio del feudatario della città, il conte Enrico Pandone. Giordano ne fu governatore e vicario.
Tornato nuovamente a Napoli, fu nominato membro del Consiglio Collaterale. Il re Ferdinando il Cattolico lo nominò Consigliere Palatino e Regio consigliere. A Napoli accanto all'attività politica coltivò la sua attività di insegnamento di Diritto nell'Università. Infatti insegnò diritto civile dal 1519 al 1526. Morì a Napoli all'età di 71 anni e venne sepolto nella Cappella gentilizia della Chiesa dei SS. Severino e Sossio.
Citazioni di Machiavelli Antonio Giordano è citato da Niccolò Machiavelli nel capitolo XXII Principe, in cui viene indicato come esempio di virtù politica e di capacità governative.
Viene ancora citato da Machiavelli nella Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, tra i convenuti nel castello di Magione, quale emissario di Pandolfo Petrucci nella Dieta in cui si organizzò la cosiddetta Congiura della Magione ai danni del Duca Valentino.
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