Biografia L’infanzia e la giovinezza
Giovanni Testori nasce a Novate Milanese, paese alla periferia di Milano, da Edoardo e Lina Paracchi, entrambi originari del Triangolo lariano: di Sormano il padre, di Lasnigo la madre. Sono luoghi ai quali resterà avvinto l’immaginario, anche creativo, di Testori; i suoi ricordi tornano spesso al periodo dell’infanzia e alla sua famiglia, alla quale è intimamente legato.Daniela Iuppa, "Il ritorno a casa". Paesaggio e dialetto in Giovanni Testori, in Atti del convegno “Confini” (Roma, 4-5-6 giugno 2012), Roma 2013.
Giovanni è il terzo di sei fratelli: una sorella, Piera, un fratello, Giuseppe, e altre tre sorelle, Marisa, Lucia e Gabriella.
Edoardo Testori si era trasferito da Sormano per avviare una fabbrica tessile, sorta lungo i binari delle Ferrovie Nord (la Saft, F.lli Testori Filtri e Feltri, ora Testori Spa), costruendovi a fianco la propria abitazione. La casa dove Giovanni è cresciuto, e dove ha passato gran parte della sua esistenza, è oggi sede dell’Associazione Giovanni TestoriL’Archivio Giovanni Testori, custodito dall’Associazione Giovanni Testori Onlus e continuamente accresciuto, conserva volumi, periodici, articoli di giornale, dattiloscritti, manoscritti, lettere, fotografie, manifesti e materiale audio-video. È stato dichiarato, il 4 agosto 2005, ‘Bene di interesse storico particolarmente importante’ (art. 13-14, D.L. 41 del 22 gennaio 2004) dalla Soprintendenza ai Beni Archivistici per la Lombardia..
Dopo avere sostenuto gli studi, fino alla terza elementare, tra lezioni private e la scuola pubblica «A. Manzoni» di Novate Milanese, i genitori decidono di iscrivere Giovanni al Collegio Arcivescovile San Carlo di Milano, insieme al fratello Giuseppe. Qui un percorso accidentato, tra momenti di totale rifiuto della scuola e scarsa applicazione, lo porta a frequentare i primi tre anni di Istituto tecnico inferiore.Gli anni giovanili di Testori sono puntualmente ricostruiti da Anna Lena, Giovanni Testori. Il caso critico della sua tesi di laurea, tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore, a. a. 2017-2018, relatore D. Dall’Ombra. Il quarto e ultimo anno, considerata la predisposizione per le materie letterarie e artistiche, il padre acconsente al trasferimento, sempre al San Carlo, al Ginnasio, all’epoca di durata quinquennale. Nel 1939 si iscrive al liceo classico, dove consegue la maturità il 29 giugno 1942.Anna Lena, Giovanni Testori, 2017-2018, pp. 9-11.
Durante il liceo coltiva in autonomia la passione precocemente sbocciata per l’arte e per il teatro, arrivando a pubblicare, non ancora raggiunta la maggiore età, una prima serie di articoli su «Via Consolare», la rivista del GUF (Gruppo Universitari Fascisti) di Forlì. Il primo scritto, del 1941, è un breve intervento – su uno studio preparatorio di Giovanni Segantini per il quadro Alpe di maggio – preposto all’avvio di una rubrica, dedicata alla presentazione di dipinti inediti dell’Ottocento, che non ebbe seguitoD. Dall’Ombra, Introduzione, in Giovanni Testori. Bibliografia, a cura di D. Dall’Ombra, Milano 2007, p. XVII..
Oltre che su «Via Consolare», Testori interviene anche in altre riviste perlopiù sempre legate ai GUF (come «Architrave» di Bologna e «Pattuglia di Punta»), con articoli dedicati soprattutto ad artisti contemporanei (da Scipione a Manzù, a Carlo Carrà)M. Patti, Gli scritti giovanili d’arte contemporanea di Testori, in Giovanni Testori. Crocifissione ’49. I disegni ritrovati, catalogo della mostra, Trento 2015, pp. 24-27..
Nel settembre 1942 si iscrive – dietro insistenza del padre, che non rinuncia all’idea di vederlo impiegato nell’azienda di famiglia – alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano, dove frequenta il primo anno sostenendo gli esami di corso.
Gli anni Quaranta Nel 1943, durante il secondo anno di studi al Politecnico, è costretto a sfollare per alcuni mesi con la famiglia nella grande casa di Sormano, in Valassina, dove allestisce un ambiente per coltivare l’altra passione che lo accompagna da alcuni anni, quella per la pittura, attività alla quale si applica, come per il resto, da autodidattaSecondo i ricordi autobiografici di Testori, una prima infarinatura di tecniche artistiche la riceve da una cugina, Mariuccia Paracchi, più grande di lui di sedici anni, che «faceva nature morte, paesaggi e anche alcuni bellissimi ritratti» (L. Doninelli, Conversazioni con Testori , nuova edizione a cura di D. Dall’Ombra, Cinisello Balsamo 2012, p. 44). A lei dedica anche una piccola mostra retrospettiva all’Oratorio dei Santi Nazaro e Celso di Novate, nel 1982, con un catalogo: Mariuccia Testori Paracchi. 29 Marzo 1911-9 Agosto 1962. Per l’attività pittorica di Testori negli anni Quaranta: R. Pastore, Giovanni Testori. La prima attività pittorica e critica (1941 - 1949), tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a. a. 1999-2000, relatore L. Caramel. Il catalogo completo di disegni e dipinti di Testori è stato curato da Camilla Mastrota e disponibile sul sito archiviotestori.it..
Accanto a interventi di diverso tenore sull’arte contemporanea, articoli e monografie (Manzù. Erbe, 1942; Henri Matisse. 25 disegni, 1943), appaiono anche i primi significativi scritti dedicati ad artisti rinascimentali, da Debiti e crediti di Dosso Dossi («Architrave», Bologna, II, 4-5, febbraio-marzo, p. 3) a un Discorso sulle mani di Leonardo («Pattuglia», I, 7 maggio 1942), allIntroduzione a Grünewald («Architrave», II, 7, maggio 1942), pittore tra i suoi prediletti e di cui tornerà a occuparsi nel 1972, firmando il testo di presentazione de L’opera completa di Grünewald nei «Classici dell’arte» Rizzoli.
Nel 1942 Testori esordisce anche come drammaturgo, con due atti unici, La morte e Un quadro, apparsi su «Via Consolare» e raccolti l’anno successivo in un libretto delle Edizioni di Pattuglia. Nel 1943 appare anche su «Posizione» (il mensile «dei fascisti universitari di Novara») il primo racconto, Morte di Andrea.
È chiaro, fino da questi esordi, che l’azione creativa di Testori si muove parallelamente su più fronti: è una caratteristica che accompagna tutta la sua carrieraTra il 1943 e il 1944 si colloca anche la stesura del dramma Cristo e la donna, mai rappresentato, pubblicato postumo..
Per un nuovo Realismo Negli anni segnati dal secondo conflitto mondiale, la produzione pittorica acquista un peso determinante, sostenuta da interventi apertamente schierati nei dibattiti tra realismo e astrattismo che infiammano la scena artistica italiana, fortemente influenzata da diverse declinazioni del picassismo, a cui sono sensibili anche le opere realizzate da Testori.Lorandi Marco, Guernica in Italia. Gli artisti italiani ed il picassismo 1943-1948, in Nel segno di Picasso. Linguaggio della modernità: dal mito di Guernica agli epistolari dell'avanguardia spagnola, a cura di G. Morelli e M. Bernard, Bergamo 2005, pp. 21-33.Patti 2015. Le sue posizioni sulla Realtà della pittura sono esposte nell’omonimo articolo pubblicato nel dicembre 1945, a inaugurare il periodico milanese «Argine Numero» (poi «Numero Pittura»), allestito con i compagni e amici di «Corrente», tra cui Ernesto Treccani e Renato Guttuso. Sulla stessa rivista, di fatto diretta da Testori, esce l’anno successivo Oltre Guernica. Manifesto del Realismo di pittori e scultori, firmato, oltre che da lui, da Giuseppe Ajmone, Rinaldo Bergolli, Egidio Bonfante, Gianni Dova, Ennio Morlotti, Giovanni Paganin, Cesare Peverelli, Vittorio Tavernari ed Emilio Vedova.
Il Manifesto chiarisce l’idea di realtà «in arte» portata avanti dai firmatari: una realtà che «non è il reale, non è la visibilità, ma la cosciente emozione del reale divenuta organismo. Realismo non vuol dire quindi naturalismo o verismo o espressionismo, ma il reale concretizzato dell’uno, quando determina, partecipa, coincide ed equivale con il reale degli altri, quando diventa, insomma, misura comune rispetto alla realtà stessa». Il tutto a partire dalle «premesse formali» fornite, «in pittura, dal processo che da Cézanne va al fauvismo (ritrovamento dell’origine del colore) e al cubismo (ritrovamento dell’origine strutturale)»Manifesto del Realismo di pittori e scultori, in «Argine Numero. Periodico mensile di arte e letteratura», Milano, II, marzo, p. 1.. Questa attiva militanza porta Testori a imbastire polemiche anche con l’amico Renato Guttuso, al quale dedica una lettera apparsa nel marzo 1947 su «Numero pittura», in risposta a un intervento del pittore siciliano su Picasso e il realismo.
In questo momento il punto capitale, scrive Testori, non è – come vorrebbe Guttuso – di poter arrivare alla realtà attraverso la pittura, ma con i mezzi della pittura «di poter partire dalla realtà. Di avere cioè una fede che questa partenza permetta. E non soltanto per dipingere, credimi, quanto per vivere»G. Testori, Lettera a Guttuso, in «Numero Pittura. Mensile di arti figurative», Milano, III, 5-5, marzo-aprile, p. 2..
Il realismo di Testori si delinea sempre più come un concetto inscindibilmente legato al contesto storico-sociale, un naturalismo intriso di realtà storica, uno scavo a partire dalla più scarna ossatura del reale, astratta e oggettivata nell’espressione del sentimento. Un processo incarnato, per Testori, nell’evoluzione – dal secondo dopoguerra lungo gli anni Cinquanta – dell’opera di Ennio Morlotti, non a caso al centro di contese letterarie sulla definizione del naturalismo o dei naturalismi nell’arte contemporanea che vedono schierarsi in prima linea Francesco Arcangeli, a volte allineato, altre meno, con il pensiero testoriano.Filippo Milani, Una triangolazione ‘informale’: Morlotti, Testori, Arcangeli, in "Arabeschi", 9, 2017, pp. 92-104.Marco Antonio Bazzocchi, Il senso del "due": Arcangeli, Testori (e Morlotti) di fronte alla natura, in Turner, Monet, Pollock. Dal romanticismo all'informale. Omaggio a Francesco arcangeli, a cura di C. Spadoni, Milano 2006, pp. 74-81. Presentando le opere di Morlotti in una mostra organizzata alla Saletta di Modena, nel 1952, Testori ne delinea un percorso che va dagli esordi post-cubisti, caratterizzati da un particolare interesse per i paesaggi di Cézanne, alla maturità artistica, in cui il pittore brianzolo affronta il rapporto dialettico tra figura umana e paesaggio «in una più palpitante compromissione con il reale storico», con la «passione rivolta alla consistenza, alla carne della figura». Con un’idea di «realismo» distante da quella di Guttuso: per lui è «illustrazione della realtà»; per Morlotti «espressione della realtà»G. Testori, Appunti su Morlotti in riferimento alla presente raccolta di opere, in Dipinti di Ennio Morlotti alla Saletta, catalogo della mostra, Modena 1952, p. 15..
L’abbandono della pittura Nel 1947 Testori consegue la laurea in lettere all’Università Cattolica di Milano (che frequenta dal marzo 1945), dopo un primo rifiuto e una forzata revisione della sua tesi, su La forma nella pittura moderna, seguita da Costantino Baroni. Qui Testori considera l’evoluzione dell’idea di forma nella pittura europea di primo Novecento, dichiarando la ricerca in atto per una strada condivisa del realismo italiano. Il capitolo conclusivo, Fisica dello spirito, è una sorta di manifesto per dichiarare la necessità di un rinnovamento dell’arte negli spazi sacri, grazie al confronto da parte di committenti e artisti con il linguaggio delle avanguardie, da Picasso a LégerAnna Lena 2017-2018, con la trascrizione della tesi di Testori.