La k.u.k. Kriegsmarine (; ) fu la forza navale dell'Impero austro-ungarico.

Nata con il nome di Österreichische Kriegsmarine ("Marina da guerra austriaca", in opposizione alla österreichische Handelsmarine che era la marina mercantile), venne ribattezzata österreichisch-venezianische Kriegsmarine ("Marina da guerra austro-veneziana") nel 1797 in conseguenza del Trattato di Campoformio, per tornare poi al nome originario nel 1849 e assumere infine quello di k.u.k. Kriegsmarine nel 1867 per effetto dellAusgleich tra l'Impero d'Austria e il Regno d'Ungheria; in quest'ultimo era nota con il nome di császári és királyi haditengerészet.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la marina militare austro-ungarica era sesta al mondo in ordine di grandezza, ma con la sconfitta degli Imperi Centrali e la dissoluzione dell'Impero venne ceduta al neocostituito Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi e poi spartita tra gli alleati dell'Intesa. I porti principali della k.u.k. Kriegsmarine erano Trieste e Pola nell'Adriatico e Linz e Klosterneuburg sul Danubio.

I primordi della marina austriaca: la österreichische Kriegsmarine La marina militare austriaca trae le sue origini dalla flotta fluviale degli Asburgo (la cosiddetta Donauflottille, "flottiglia del Danubio"), creata a partire dal XVI secolo e affiancata solamente nel XVIII secolo dalla flotta del Mediterraneo.

Già nel XIV secolo l'Austria era entrata in possesso di una parte del litorale croato lungo il canale della Morlacca, ma per lungo tempo il commercio marittimo, così come la difesa di quest'ultimo dalle incursioni dei pirati uscocchi, era stato demandato all'iniziativa delle popolazioni costiere. Solamente a partire dal XVI secolo, epoca di massima espansione e minaccia da parte dell'Impero ottomano, fu creata la flottiglia imperiale del Danubio, al duplice scopo di resistere alle incursioni fluviali turche e di fiancheggiare le operazioni sul campo.

La prima marina militare austriaca nacque all'epoca dell'imperatore Giuseppe II e consistette inizialmente di poche unità navali a causa della mancanza dei fondi necessari. Con il trattato di Campoformio del 1797 i territori della Repubblica di Venezia nell'Adriatico (Veneto, Istria e Dalmazia) passarono all'Austria, che acquisì anche la consistente flotta della Serenissima. Fu così che Venezia ricopri, nella prima metà del XIX secolo, il ruolo di porto principale della Kriegsmarine, ruolo che passò poi ai porti di Pola e Cattaro.

L'importanza della flotta militare per l'Austria si manifestò per la prima volta nel 1864 attraverso i successi navali dell'ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff a Helgoland, nel corso della Guerra dei Ducati. Nel periodo in cui Tegetthoff ricoprì il ruolo di supremo ammiraglio la Kriegsmarine fu oggetto di grandi riforme, e diede avvio alla modernizzazione della flotta, che fino a quel punto era ancora decisamente inferiore alla Regia Marina italiana.

Un decisivo punto di svolta fu la battaglia di Lissa del 20 luglio 1866, in cui le forze navali austriache sbaragliarono la flotta italiana, numericamente superiore, grazie alla tattica dello speronamento. Queste prime grandi vittorie garantirono anche i mezzi finanziari necessari allo sviluppo e alla modernizzazione della flotta: i vascelli lignei furono sostituiti da navi corazzate e infatti la battaglia di Lissa fu l'ultimo scontro navale a essere deciso da navi speronanti.

A partire da quel momento la marina austriaca divenne una temibile forza navale, ma fu impiegata anche in operazioni scientifiche: numerosi furono i viaggi di esplorazione compiuti da navi da guerra austriache in tutti i continenti. La crescente presenza della Kriegsmarine sugli oceani ebbe così un ritorno anche in termini di prestigio.

La flotta del Mediterraneo

Il periodo veneto: la österreichisch-venezianische Kriegsmarine Nonostante la Kriegsmarine del Mediterraneo battesse fin dalla fine del XIX secolo bandiera austriaca, gran parte della flotta e dell'organico era stata acquisita con l'assorbimento dell'antica marina veneta, cosicché inizialmente la stragrande maggioranza dei marinai e degli ufficiali proveniva dalla parte veneta della monarchia.

All'epoca l'Imperial Regia marina austriaca era totalmente influenzata dalla componente veneta, di fatto, la base navale e l'Arsenale erano anch'essi basati nella città del leone di San Marco e i cadetti venivano preparati alla carriera imparando il veneto, lingua di comando della Marina.

Nel corso delle rivoluzioni del 1848 in Austria e Ungheria, Venezia insorse contro gli occupanti e con l'appoggio dei soldati e marinai di lingua veneta proclamò la Repubblica di San Marco. Fu così che la marina austriaca venne improvvisamente privata del controllo delle forze navali concentrate nella città lagunare. Il feldmaresciallo Radetzky si ritirò quindi dal Regno Lombardo-Veneto e raccolse le truppe rimaste fedeli assieme al resto della flotta a Trieste, Pola e Fiume in preparazione del contrattacco. In seguito alla vittoria austriaca nella battaglia di Novara (1849) e all'armistizio di Vignale, la flotta sarda si ritirò dall'Adriatico, permettendo così alla Kriegsmarine di stringere d'assedio il capoluogo veneto.

Una volta ripreso il controllo di Venezia, l'Austria pose ai vertici della marina militare Hans Birch von Dahlerup, un commodoro di origine danese che aveva comandato il blocco navale della città ribelle, con il compito di riorganizzare la flotta. Con l'occasione vennero ingaggiati sempre più marinai austriaci, i comandi vennero dati in tedesco oltre che in veneto, e i nomi delle navi furono tradotti in tedesco. Nel contempo fu dato inizio alla costruzione di nuove navi.

Anche dopo la riconquista di Venezia la sede del comando supremo della marina fu mantenuta provvisoriamente a Trieste. Pur declinando le proposte di spostare il comando a Pola, Dahlerup ordinò comunque il 20 novembre 1850 di costruire un arsenale marittimo nel golfo di Pola. In quegli anni le navi da guerra austriache pattugliarono non solo i porti adriatici dell'Impero, ma anche le acque greche e turche per liberarle dai pirati.

Pur continuando a essere il veneto la lingua correntemente parlata nell'ambito navale, nel 1850 la lingua tedesca fu introdotta come lingua di servizio. Nell'agosto dello stesso anno Dahlerup si dimise dall'incarico e il suo posto fu preso dal feldmaresciallo Wimpffen, un ufficiale dell'esercito. Quest'ultimo trasformò il Marinekollegium in un'accademia nautica e accelerò lo sviluppo del porto militare di Pola, prima di rassegnare le sue dimissioni. Il 10 settembre 1854 l'imperatore Francesco Giuseppe I nominò infine suo fratello, l'arciduca Massimiliano d'Asburgo, nuovo comandante supremo della marina militare austriaca.

Con lo scoppio della seconda guerra d'indipendenza nel 1859, l'arciduca Massimiliano (che nel frattempo era diventato viceré del Lombardo-Veneto) non poté impiegare la marina se non in azioni difensive, non avendo questa ancora raggiunto la potenza necessaria. Grazie alla pace di Zurigo del 10 novembre 1859 l'Austria mantenne tutti i suoi possedimenti adriatici e la marina militare fu così salvata.

Gli anni successivi furono segnati da ulteriori novità: nel 1860 le flottiglie della Laguna Veneta, del Lago di Garda e del Danubio vennero tolte al controllo dell'esercito e inglobate nella Kriegsmarine, mentre nei due anni successivi furono varate le prime fregate Salamander, Drache e Kaiser Max. Quando l'arciduca Massimiliano divenne imperatore del Messico, il suo incarico passò all'arciduca Leopoldo d'Austria, un ufficiale dell'esercito.

La battaglia navale di Helgoland Nel 1864 l'Austria e la Prussia si allearono nella guerra contro la Danimarca per il controllo dello Schleswig-Holstein. Nel corso di questo conflitto il comandante Tegetthoff aveva ricevuto in un primo momento l'ordine di catturare le navi mercantili danesi e di scacciare le navi da guerra avversarie dal Mediterraneo, mentre successivamente ottenne disposizioni di dirigersi con la flotta verso il Mare del Nord per estendere l'ambito della sua missione.

Il 9 maggio 1864, con la battaglia di Helgoland, ebbe luogo il primo scontro tra le navi danesi e austro-prussiane: la flotta austriaca si ritirò con gravi danni nel porto di Cuxhaven, mentre quella danese fece ritorno nelle proprie acque territoriali. Pur non essendoci un chiaro vincitore, Tegetthoff raggiunse il suo obiettivo e ottenne pure grandi lodi in Germania. Al contrario, la stampa viennese si scagliò decisamente contro la propria flotta.

Il conflitto con la Prussia Nonostante la vittoria congiunta austro-prussiana sulla Danimarca, le tensioni tra le due potenze per la supremazia nei territori di lingua tedesca stentarono ad affievolirsi: già nel 1866 la Prussia si alleò con il neonato Regno d'Italia, promettendole il Veneto in caso di vittoria, e mosse guerra all'Austria.

Il conflitto intratedesco tra la Großdeutsche Lösung (unione di Austria, (incluse la Carniola e il litorale austriaco), Moravia, Slesia austriaca e Boemia su cui i tedeschi han sempre vantato diritti, anche perché Praga per lunghissimo tempo rimase la città più tedesca dell'impero, Prussia e degli altri stati tedeschi a formare una confederazione tedesca) e la Kleindeutsche Lösung (unione degli stati tedeschi sotto l'egida della Prussia e con l'esclusione dell'Austria) fece precipitare l'Austria in una guerra su due fronti, trovandosi a dovere fronteggiare le truppe prussiane e di alcuni piccoli stati tedeschi alleati a nord, nonché l'Italia a sud, per la quale era iniziata la terza guerra d'indipendenza. Per evitare una triplice esposizione l'Austria stipulò un patto di non aggressione con l'Impero Francese, ma la sconfitta nella battaglia di Sadowa in Boemia la costrinse a sottrarre truppe al fronte italiano, sul quale era risultata peraltro fino a quel momento vittoriosa (battaglia di Custoza). A fronteggiare gli attacchi italiani a sud rimaneva quindi solamente la flotta.

La flottiglia della Kriegsmarine nel Lago di Garda

L'esercito austriaco si avvaleva di un'efficiente flotta al comando del capitano di corvetta Moritz Monfroni de Montfort. Il quartier generale della flotta del Garda era a Torri del Benaco, sulla sponda orientale veronese del Garda e poteva avvalersi anche dell'appoggio della basi fortificate di Peschiera e Riva del Garda. La flottiglia poteva contare su ben ventidue imbarcazioni, tra cui due grossi vapori a motore, lHess e il Franz Joseph, sei cannoniere a elica e una dozzina di lance con un armamento complessivo di 62 cannoni e dieci spingarde. Posta sotto gli ordini del comandante della flotta dell'Adriatico, riceveva disposizioni sulla condotta militare da tenersi anche dal comando supremo dell'armata del sud posto a Peschiera.

Durante la Grande Guerra l'Austria possedeva solamente la parte più a nord del lago, corrispondente all'attuale zona sottoposta al Trentino. Nonostante la flottiglia in quest'ultimo periodo fosse stata sensibilmente ridotta, rimase comunque una minaccia per tutto il corso del conflitto; inoltre le piazzeforti fortificate di Riva del Garda e di Nago-Torbole (che comprendeva il Forte Garda, Forte di Nago e il Forte San Nicolò che costituivano il Subrayon III delle Fortificazioni austriache) resero impossibile qualsiasi tentativo di sbarco o raid da parte dell'Esercito italiano sulla sponda austriaca del lago.

La battaglia di Lissa