Considerato uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana, ha scritto e interpretato brani di vasta popolarità, quali Il cielo in una stanza, La gatta, Che cosa c'è, Senza fine, Sapore di sale, Una lunga storia d'amore, Quattro amici con cui vinse il Festivalbar 1991; ha partecipato a cinque edizioni del Festival di Sanremo; ha collaborato con numerosi colleghi alla realizzazione di album e di singoli che hanno portato del successo; ha composto musiche per colonne sonore di tanti film.
Biografia Nasce nella Venezia Giulia, figlio di Aldo Paoli, un ingegnere navale originario di Campiglia Marittima, e di Caterina (Rina) Rossi, casalinga giuliana. I genitori si erano trasferiti a Genova, nel quartiere di Pegli, all'inizio degli anni trenta, ma, verso la fine della gravidanza, la madre volle tornare a Monfalcone per partorire nella sua casa di origine, come era consuetudine, per poi tornare subito a Genova una volta nato il figlio.Cesare G. Romana, Liliana Vavassori (a cura di), Il mio fantasma blu. Gino Paoli si racconta, Sperling & Kupfer, Milano, 1996. ISBN 9788820021429
Poco incline agli studi, lascia il liceo scientifico e preferisce andare a lavorare. Il padre gli trova un lavoro, prima come disegnatore meccanico, poi come grafico in un'agenzia pubblicitaria, dove può coltivare la sua passione per la pittura, partecipando anche a mostre collettive e concorsi. L'amore per la musica lo riceve dalla madre pianista, ascolta Nat King Cole, Bud Powell e Billie Holiday da cui impara l'emozione nel cantare. In Liguria frequenta un gruppo di amici che condividono questa sua stessa passione e che costituiranno il primo nucleo della cosiddetta scuola genovese: Luigi Tenco (con il quale forma il gruppo "I Diavoli del Rock"), Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi, Joe Sentieri, Giorgio Calabrese ed i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi. Con i Diavoli del Rock si esibisce nei pomeriggi studenteschi e cerca di rimediare qualche lira.
Riformato alla visita di leva per miopia, nel 1954 conosce Anna Fabbri, sedicenne studentessa di ragioneria, che sposerà tre anni dopo. La coppia andrà ad abitare in una soffitta vicino al mare di Boccadasse, quartiere di Genova.
I due fratelli Reverberi, musicisti professionisti, fanno convocare a Milano Paoli e i suoi amici Bindi e Tenco per un'audizione presso la Dischi Ricordi, da poco costituitasi come casa discografica. Sotto la direzione artistica di Nanni Ricordi, Gino realizza i suoi primi 45 giri, nel 1959, (La tua mano, Non occupatemi il telefono, Senza parole, Sassi) senza ottenere alcun successo (fino al 1962 continuerà a lavorare in un'agenzia pubblicitaria). Stesso destino sembra toccare al successivo La gatta, brano autobiografico pubblicato nel 1960, che nei primi tre mesi vende poco più di cento copie. Un incessante passaparola, però, fa sì che più tardi il brano arrivi in classifica, calamitando l'attenzione degli addetti ai lavori e l'interesse del paroliere Mogol, che fa da prestanome al giovane Paoli, non ancora iscritto alla SIAE.
Mogol propone a Mina, cantante che iniziava ad affermarsi, di incidere Il cielo in una stanza, scritta da Paoli, come testo e musica, ma non essendo Paoli iscritto alla SIAE non firmata da lui ma porta la firma del maestro Renato Angiolini (che si firma con lo pseudonimo di Toang) come compositore. L'enorme successo di vendite di questo brano, ispirato a Paoli da un bordelloil Castagna, nel centro storico di Genova dove si trovava un giorno, e che rimane in classifica per più di sei mesi, sancisce la definitiva affermazione di Gino Paoli come cantautore.
Nel 1961 Gino conosce Ornella Vanoni e intreccia con lei una relazione sentimentale, che ispira alcune delle sue canzoni d'amore più famose: Senza fine, Anche se, Me in tutto il mondo. Del 1961 è anche la sua prima partecipazione al Festival di Sanremo con Un uomo vivo, presentata in coppia con il vincitore dell'anno precedente, Tony Dallara.
Nello stesso anno scrive per Sergio Endrigo la canzone Gli innamorati sono sempre soli, con cui il cantautore istriano partecipa ad aprile al Festival di Diano Marina;Il Musichiere, nº 121 del 22 aprile 1961, pp. 8-10 in seguito Paoli inciderà il brano, che nella versione di Endrigo resterà inedito.
Sempre nel 1961 iniziano i suoi problemi con l'alcol, nati quasi per gioco dopo una sfida con Sergio Bernardini, proprietario della Bussola di Le Focette, frazione di Pietrasanta, e che andranno avanti per 15 anni, fino al 1976. Dopo la morte del fratello, avvenuta in quel periodo e causata dall'abuso di alcolici, Paoli deciderà di disintossicarsi dal whisky.
Nel 1962, in occasione di una lunga tournée nei locali italiani, incontra Stefania Sandrelli, allora giovanissima attrice, e se ne innamora. Dal loro legame, giudicato scandaloso dalla stampa e dall'opinione pubblica (Paoli era sposato e in attesa di un figlio dalla moglie legittima, mentre la Sandrelli era ancora minorenne), nascerà Amanda Sandrelli, diventata attrice.
Intanto Nanni Ricordi esce dall'omonima casa discografica e approda alla RCA Italiana. Gino lo segue e nel 1963 incide quello che si rivelerà il 45 giri di maggior successo di tutta la sua carriera: Sapore di sale, arrangiato da Ennio Morricone e Gato Barbieri al sassofono. Paoli ha negato le voci secondo cui Stefania Sandrelli avrebbe ispirato la canzone.Intervista pubblicata su La Stampa, cit., p. 27 Sapore di sale partecipa al Cantagiro e Gino avrà in questa occasione l'impatto con il grosso pubblico. Un'altra hit di successo, Che cosa c'è, del medesimo periodo, diventerà negli anni un classico del repertorio di Paoli. Bernardo Bertolucci, che aveva appena esordito come regista, gira Prima della rivoluzione e Paoli scrive alcune canzoni (Vivere ancora e Ricordati) per la colonna sonora, arrangiate ancora da Ennio Morricone. Di Vivere ancora, per non incorrere nella censura dell'epoca, è costretto a cambiare un verso: "stretti abbracciati in mezzo alle lenzuola" diventa "stretti abbracciati con gli occhi dentro agli occhi."Gianni Borgna, Gino Paoli. Una lunga storia d'amore, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2005. ISBN 8884907772
Tentato suicidio L'11 luglio 1963, anche a causa di una serie di difficoltà e di crisi sentimentali, Paoli tenta il suicidio, nella casa genovese di via Byron sparandosi un colpo di pistola con una Derringer calibro 5 al cuore. Al riguardo dirà:
Nonostante quanto dichiarato dal cantante (« [...] il proiettile bucò il cuore...»), l'ogiva in realtà non perforò il miocardio ma si fermò nel torace senza intaccare organi vitali. Tuttavia la vicinanza ad esso ne rese troppo rischiosa la rimozione dal mediastino, sicché da quel giorno ha vissutoPer quasi 63 anni. con il proiettile nel pericardio, dopo anche la consulenza medica che effettuò a Torino, portato dal padre (dopo l'ospedalizzazione salvavita avuta presso il maggiore nosocomio genovese) da parte del luminare Achille Mario Dogliotti con il responso finale di lasciarlo al suo posto per evitare ulteriori pericoli.
Crisi Nel 1964 partecipa al Festival di Sanremo con Ieri ho incontrato mia madre, in coppia con Antonio Prieto. La canzone ottiene un buon successo arrivando alla serata finale del Festival.
Dopo uno special trasmesso dalla Rai in cui, per scrollarsi di dosso il cliché di malinconico, balla addirittura il rock and roll e canta canzoni a ritmo sostenuto, non scritte da lui (Lei sta con te, Rimpiangerai rimpiangerai), nel 1965 chiude il contratto con la RCA con un album registrato in studio ma dal vivo e in presenza di pubblico (Gino Paoli allo Studio A). Gino firma con la CGD, ma il suo periodo d'oro è terminato. La successiva partecipazione al Festival di Sanremo con La carta vincente è del 1966, ma il brano non arriva in finale. Nel 1967 pubblica l'album Gino Paoli e the Casuals (6 Brani cantati da Paoli), ma il successo commerciale è limitato. In questi anni Paoli riesce a mettere a segno un colpo editoriale grazie all'acquisizione dei diritti dei successi dei Bee Gees. Le royalties che percepisce attraverso la casa di edizioni Senza fine gli garantiranno una dignitosa sopravvivenza anche quando le altre attività, come ad esempio la gestione di un locale sulla riviera ligure, si saranno rivelate fallimentari. Si dedica anche all'attività di Artists & Repertoire, scoprendo e lanciando Viola Valentino, per la quale nel 1968 produce il 45 giri di debutto.
Per anni Gino Paoli non sarà più sotto i riflettori, ricomincia a suonare per pochi soldi nelle balere e nei night della Liguria, dove racconta di aver imparato a cantare, ed è di questo periodo l'incontro con la droga, da cui riesce a liberarsi solo dopo un terribile incidente automobilistico che non ha conseguenze sulla sua salute.
Sul finire degli anni sessanta pubblica alcuni 45 giri, tra cui Se Dio ti dà (in gara a Un disco per l'estate 1968), Come si fa (1969), Il tuo viso di Sole (1969), brani che verranno successivamente inseriti nell'album Le due facce dell'amore (1971).
Periodo impegnato
Dopo alcuni anni di silenzio, Paoli torna nel 1971 con una trilogia di album incisi per la Durium: il già citato Le due facce dell'amore, Rileggendo vecchie lettere d'amore e Amare per vivere: lanciati da Renzo Arbore nelle sue trasmissioni televisive e radiofoniche, questi album testimoniano una visione più matura e concreta della vita, ma il loro successo sarà limitato ad un pubblico di estimatori.
Il successo di critica lo spingerà successivamente a pubblicare altri lavori "d'autore", come I semafori rossi non sono Dio, interamente basato su pezzi del cantautore catalano Joan Manuel Serrat, Ciao, salutime un po' Zena cantato in genovese, Il mio mestiere (33 giri doppio) e Ha tutte le carte in regola, quest'ultimo dedicato a Piero Ciampi, appena scomparso. I brani dell'album sono dello stesso autore livornese, reinterpretati da Paoli.
Minore successo avranno invece i suoi singoli, alcuni dei quali parteciperanno senza fortuna a manifestazioni quali Un disco per l'estate; sono prodotti ben curati e ben arrangiati, ma il grosso pubblico li snobba e i dischi non entrano in classifica. Tra i titoli: Non si vive in silenzio, Un amore di seconda mano, La ragazza senza nome. Insieme a Carmelo Carucci scrive il brano Di vero in fondo, cantato anche da Patty Pravo, e le canzoni Sulla strada che porta al mare e Addio, interpretate da Donatella Moretti.
Ritorno Il grande successo di pubblico torna inaspettatamente con Una lunga storia d'amore, che Paoli compone in origine per la colonna sonora de Una donna allo specchio, film del 1984 interpretato dalla Sandrelli, e che diventerà in seguito un evergreen al pari dei suoi vecchi successi. Il brano verrà inserito nell'LP: La Luna e il Sig. Hyde uscito nell'ottobre 1984, che insieme ad Averti addosso (canzone premiata al club Tenco) spingerà l'album in classifica.
Nel 1985 Gino Paoli e Ornella Vanoni portano in giro per l'Italia un tour trionfale, da cui verrà realizzato il doppio album live Insieme, che ottiene un grande successo. In quel medesimo periodo escono tra gli altri: Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande (1986) e Questione di sopravvivenza (1988), brani che ottengono un consenso di pubblico, tanto che la Ricordi e la Ariston, in anticipo sul live annunciato, rispolverano vecchie incisioni dei due e pubblicano un "disco-truffa", facendo intendere che si tratta del nuovo disco. La coppia di artisti pubblica un comunicato con l'intento di smascherare l'equivoco, ma anche questo disco vende quarantamila copie.