Basilisco era il fratello dell'imperatrice Verina, moglie dell'imperatore Leone I. La sua parentela con l'imperatore favorì la carriera militare di Basilisco, che però terminò bruscamente nel 468, quando Basilisco condusse la disastrosa operazione contro il regno dei Vandali in Africa, in una delle più vaste operazioni militari dell'antichità. Riuscì poi a salire al trono nel 475, ma, una volta ottenuto il potere, si alienò in breve tempo il fondamentale sostegno della chiesa e della popolazione della sua capitale, promuovendo una posizione cristologica minoritaria, e quello dei militari, praticando il nepotismo. Dopo venti mesi di regno venne spodestato da Zenone, che catturò e uccise Basilisco e la sua famiglia.
Origini e inizi della carriera militare e politica
Probabilmente di origine balcanica, Basilisco era fratello dell'imperatrice Elia Verina, moglie di Leone I. Si è sostenuto che Basilisco fosse lo zio del capo degli Eruli, Odoacre, secondo l'interpretazione data di un frammento di Giovanni di Antiochia (209.1), che afferma che Odoacre e Armazio, nipote di Basilisco, fossero fratelli.. Tale posizione non è accettata da tutti gli studiosi, in quanto nessuna fonte fa alcun riferimento a eventuali origini straniere di Basilisco.. È noto che Basilisco avesse una moglie, Zenonide, da cui ebbe un figlio, Marco, e forse altri due, di nome Zenone e Leone.
La sua carriera militare fu inizialmente favorita dalla parentela dell'imperatore, che lo nominò dux della Tracia.. Qui Basilisco condusse una vittoriosa campagna militare contro i Bulgari, nel 463. Succedette a Rusticio come magister militum per Thracias (in Tracia, nel 464) e ottenne diversi successi contro i Goti e gli Unni (466 o 467)..
Tali successi gli fecero ottenere il consolato per il 465, e forse anche il rango di patricius.. È anche possibile che abbia ottenuto il rango di patricius nel 471–2, per aver aiutato Leone a sbarazzarsi dell'influenza germanica alla sua corte, con la morte di Ardaburio Aspare, ma esiste un riferimento a Basilisco come patricius già nel 468.
Disastrosa spedizione contro i Vandali
Nel 468 Leone scelse Basilisco come comandante in capo della spedizione militare contro Cartagine. L'attacco alla capitale dei Vandali fu una delle più vaste operazioni militari della storia antica, coordinata tra più forze, con più di mille navi e centomila soldati. Lo scopo dell'operazione era di punire il re vandalo Genserico per il sacco di Roma del 455, durante il quale l'antica capitale dell'Impero romano d'Occidente era stata depredata, e l'imperatrice Licinia Eudossia, vedova di Valentiniano III, era stata presa in ostaggio insieme alle figlie.
Il piano fu concordato tra l'imperatore d'Oriente Leone, l'imperatore d'Occidente Antemio e il generale Marcellino, che godeva di una certa indipendenza nell'Illirico. Basilisco salpò direttamente per Cartagine, mentre Marcellino attaccò e conquistò la Sardegna e un terzo contingente, comandato da Eraclio di Edessa, sbarcò sulle coste libiche a est di Cartagine, avanzando rapidamente.
Gli storici antichi e moderni hanno fornito stime differenti riguardo al numero di navi e truppe sotto il comando di Basilisco, come pure riguardo ai costi della spedizione. Entrambi furono enormi: Niceforo Gregora parla di centomila navi, il più affidabile Giorgio Cedreno afferma che la flotta che attaccò Cartagine consisteva di 1113 navi, ciascuna con cento uomini a bordo., citato da . La stima più prudenziale dei costi della spedizione è di libbre di oro, una somma superiore agli introiti annuali del fisco imperiale,. mentre Procopio di Cesarea parla di libbre di oro., citato in Ralph Mathisen, «Anthemius (12 April 467 - 11 July 472 A.D.)» , De Imperatoribus Romanis.
All'inizio Basilisco impegnò la flotta dei Vandali in una serie di scontri vittoriosi, affondando 340 navi nemiche., citato in Mathisen. La Sardegna e la Libia erano già state conquistate da Marcellino ed Eraclio, quando Basilisco gettò l'ancora al largo del promontorium Mercurii, oggi Capo Bon, a circa sessanta chilometri da Cartagine. Genserico chiese a Basilisco di concedergli cinque giorni per elaborare le condizioni per la pace.Procopio suggerisce che Genserico accompagnò la propria richiesta di tregua con una offerta in denaro. Durante i negoziati, tuttavia, Genserico raccolse le proprie navi, ne riempì alcune di materiale incendiario e, durante la notte, attaccò all'improvviso la flotta imperiale, lanciando le navi incendiarie contro quelle nemiche, non sorvegliate. I comandanti imperiali provarono a salvare alcune navi dalla distruzione, ma le loro manovre furono interrotte dall'attacco dei restanti vascelli vandali. Basilisco fuggì col proprio vascello nel mezzo della battaglia.L'aiutante di Basilisco, Giovanni (Joannes), vistosi circondato dai Vandali, rifiutò il salvacondotto offertogli dal figlio di Genserico, Genso, e si gettò in mare con l'armatura, affogandosi. Le sue ultime parole furono che non poteva arrendersi a dei «cani infedeli» come i Vandali, i quali erano Ariani ().
A seguito della perdita di gran parte della flotta, la spedizione fallì. Eraclio si ritirò attraverso il deserto nella Tripolitania, tenendo la posizione per due anni finché non fu richiamato; Marcellino si ritirò in Sicilia, dove venne raggiunto da Basilisco, ma fu assassinato, forse per istigazione del potente generale d'Occidente Ricimero, da uno dei propri capitani. Il sovrano dei Vandali espresse sorpresa e soddisfazione, perché i Romei stessi avevano eliminato uno dei suoi più formidabili nemici.
Al suo ritorno a Costantinopoli Basilisco si nascose nella chiesa di Santa Sofia per sfuggire all'ira della popolazione e alla vendetta dell'imperatore. Grazie alla mediazione di Verina, Basilisco ottenne il perdono imperiale, e fu punito solo con l'esilio a Eraclea Sintica, in Tracia..
Va considerato che nel giudizio degli storici moderni la responsabilità di Basilisco nel fallimento della spedizione contro i Vandali è messa in dubbio: a favore di questa interpretazione pesa la possibilità che l'usurpazione di Basilisco e l'odio contro di lui che ne seguì abbiano fatto esprimere giudizi negativi sulla sua capacità di comandante in questa occasione.
Ascesa al trono
Tra il 471 e il 472 Basilisco aiutò Leone I a sbarazzarsi dell'influenza germanica sulla corte collaborando all'assassinio del magister militum, l'alano Ardaburio Aspare. La morte di Aspare causò una rivolta in Tracia, condotta dall'ostrogoto tracio Teodorico Strabone, e Basilisco fu inviato a reprimerla: il successo in questa impresa, ottenuto con l'aiuto del nipote Armazio, gli ottenne nel 474 il rango di caput senatus, «primo tra i senatori».
Alla morte di Leone salì sul trono il giovanissimo Leone II (474), figlio di Ariadne, la figlia di Leone I e Verina, e di suo marito, il potente generale di origine isaurica Zenone; considerata la giovane età di Leone II, la corte fece eleggere Zenone co-Augusto, e quando Leone II morì, nel novembre del 474, Zenone rimase unico imperatore. Poiché gli Isaurici, sebbene facenti parte dell'Impero da diverso tempo, erano comunque ritenuti barbari dalla popolazione costantinopolitana, Zenone riscosse l'ostilità della popolazione di Costantinopoli; a questa si aggiunse quella delle componenti germaniche dell'esercito, rappresentate principalmente da Teodorico Strabone (che dopo la rivolta era stato integrato nella gerarchia militare), le quali non gradivano gli ufficiali isaurici assunti da Leone per bilanciare l'influenza ostrogota. Zenone si alienò anche il sostegno del generale isaurico Illo, che fu corrotto da Basilisco. Infine va considerato il risentimento dei familiari di Leone, quali il cognato Basilisco e genero Marciano, che si sentivano estromessi dal trono a causa di un barbaro.
Fu quindi organizzata una cospirazione, che si coagulò attorno alla figura di Verina, l'imperatrice vedova. Tale cospirazione fomentò una rivolta popolare che ebbe l'appoggio dei comandanti militari imperiali — Teodorico Strabone, Illo e Armazio — e riuscì nei suoi intenti: Verina convinse Zenone a fuggire da Costantinopoli e l'imperatore si rifugiò nelle proprie terre d'origine, portando con sé alcuni Isaurici che vivevano nella capitale assieme al tesoro imperiale. Basilisco fu acclamato augusto il 9 gennaio 475Esiste un oroscopo fatto il giorno dell'incoronazione di Basilisco — 12 gennaio 475, ore 9 —, probabilmente richiesto da un sostenitore di Zenone. L'oroscopo, conservatosi assieme agli oroscopi di due usurpatori di Zenone attraverso fonti arabe, predice correttamente la fine del potere di Basilisco entro due anni. Si veda e Pingree, David. “Political Horoscopes from the Reign of Zeno.” Dumbarton Oaks Papers, vol. 30, 1976, pp. 133–50. JSTOR, https://doi.org/10.2307/1291392. al palazzo Hebdomon, dai ministri di corte e dal Senato.La tradizione permetteva al Senato di riconoscere un usurpatore, così Basilisco fu legalmente il nuovo imperatore. Questa fu la prima successione avvenuta con un colpo di mano militare da un secolo a quella parte (). La folla di Costantinopoli ebbe la propria vendetta contro Zenone uccidendo tutti gli Isaurici rimasti in città..
Dopo l'incoronazione del 12 gennaio, l'inizio del regno fu positivo per il nuovo imperatore, che decise di creare una nuova dinastia conferendo il titolo di augusta alla propria moglie Elia Zenonide, e nominando il proprio figlio Marco cesare e successivamente augusto;Basilisco fece coniare delle monete che celebravano Marco e se stesso come "augusti" . Vennero coniate anche monete d'oro celebranti l'augusta Elia Zenonide : tali monete recano la legenda , dove le tre '' si riferiscono ai tre augusti. Si veda esiste la possibilità che abbia nominato altri due figli cesari.
Governo Una volta ottenuto il potere, però, Basilisco si alienò in breve tempo il fondamentale sostegno della Chiesa e della popolazione della sua capitale, promuovendo la posizione cristologica monofisita in opposizione alla maggiormente diffusa posizione calcedoniana. Volle rafforzare la propria posizione mettendo uomini di fiducia nei posti chiave dell'amministrazione imperiale ma, così facendo, si mise contro figure importanti della corte, tra le quali la stessa sorella Verina. Il risultato fu che quando Zenone tentò di riconquistare il proprio impero, non trovò alcuna opposizione, e rientrò trionfante in Costantinopoli, catturando e uccidendo Basilisco e la sua famiglia.
Corruzione e incendio di Costantinopoli
Il problema più urgente del nuovo imperatore era rappresentato dalla scarsità di denaro rimasto nelle casse dello Stato, in quanto Zenone era fuggito col tesoro imperiale. Basilisco fu allora obbligato a esigere pesanti tasse persino dai lavoratori più umili, tanto che «tutti versavano molte lacrime alla raccolta di queste tasse». Si risolse anche a tassare la Chiesa, con l'aiuto del prefetto del pretorio Epinico, da lungo tempo favorito di Verina, sua parente; quando il patriarca di Costantinopoli Acacio oppose resistenza, cercò di espellerlo, ma dovette desistere a causa della sollevazione «di un gran numero di cosiddetti “monaci”». Inoltre Basilisco instaurò nuovamente la pratica della vendita all'asta delle cariche, col conseguente diffondersi del malcontento nella popolazione.
All'inizio del suo regno Costantinopoli fu anche colpita da un gigantesco incendio, che distrusse case e chiese, e che incenerì completamente la grande biblioteca costruita dall'imperatore Giuliano.Questa biblioteca, che era ospitata in una basilica vicino alla cisterna sotterranea costruita in seguito da Giustiniano I e detta Yerebatan Sarayı, conteneva 120.000 volumi, tra cui una famosa pergamena, lunga 35 m e contenente l'Iliade e l'Odissea di Omero in lettere d'oro. L'incendio fu considerato di cattivo auspicio per il regno di Basilisco.
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