Marassi (Marasci in ligure) è un quartiere di Genova nella bassa val Bisagno.

Comune autonomo fino al 1873, quando insieme ai comuni di San Martino d'Albaro, San Francesco d'Albaro, Foce, Staglieno e San Fruttuoso fu accorpato a Genova, prima fase di espansione di quello che nel 1926 avrebbe fatto del capoluogo ligure la Grande Genova; dopo l'annessione alla città ha conosciuto un'impetuosa crescita urbanistica, trasformandosi in un quartiere residenziale semi-centrale.

Nella ripartizione amministrativa del comune di Genova ne è stato, insieme a Quezzi, una circoscrizione. Nella nuova ripartizione in vigore dal 2005 fa parte del Municipio III Bassa Valbisagno.

Geografia fisica L'ex circoscrizione Marassi - Quezzi, estesa per 5,82 km² di cui 2,79 urbanizzati, è formata dalle unità urbanistiche Marassi, Fereggiano, Quezzi e Forte Quezzi, che insieme hanno una popolazione di abitanti al 31 dicembre 2022.Notiziario statistico della città di Genova 4/2022.

La zona di Marassi con abitanti risulta la più popolata, superando di poco la storica frazione collinare di Quezzi, che nel corso del Novecento ha avuto anch'essa un forte sviluppo urbanistico e demografico e conta abitanti; l'area del Fereggiano ha residenti e Forte Quezzi (più conosciuta come "Biscione") .

Territorio

Il territorio di Marassi, compresa l'area di Quezzi, confina con i quartieri di Staglieno e Molassana a nord, San Martino e San Fruttuoso a sud, Castelletto a ovest e Valle Sturla a est.

Più in dettaglio il quartiere si sviluppa prevalentemente sul versante sinistro del torrente Bisagno, ma comprende anche una piccola area sulla sponda destra che comprende piazza Romagnosi, via Canevari e le strade adiacenti. Il territorio comprende interamente la valle del rio Fereggiano, affluente di sinistra del Bisagno. Ad ovest per un breve tratto, corrispondente al percorso delle antiche mura cittadine, confina con l'unità urbanistica Manin, che fa parte del quartiere di Castelletto. A nord, oltre che con Staglieno, con cui esiste una continuità urbanistica, confina con l'unità urbanistica di Sant'Eusebio dell'ex circoscrizione di Molassana, adiacente alla zona del Biscione. L'unità urbanistica di Quezzi, compresa storicamente nel territorio di Marassi, comprende la valle del Fereggiano fino alla confluenza di via Fereggiano (Marassi) nel largo Augusto Merlo (Quezzi). A sud-ovest l'area di Marassi comprende parte di corso Sardegna al limite con il quartiere San Fruttuoso.

Lo sviluppo urbanistico del Novecento ha portato a una forte espansione urbana attorno al primitivo nucleo storico, che era sorto intorno alla chiesa di Santa Margherita, arrivando a formare un'unica conurbazione con i confinanti quartieri di Staglieno, dove ha sede l'omonimo cimitero monumentale e San Fruttuoso.

Origini del nome Il toponimo Marassi, uno dei più antichi tra quelli dei quartieri genovesi, deriva da due termini preromani: mar, termine greco che significa "palude" e l'antico suffisso ligure asc, frequente nei toponimi del Genovesato, che indicava un corso d'acqua.

Il nome indicava quindi la vasta palude salmastra formatasi alla foce del Bisagno (chiamato dai romani Feritor) e del Fereggiano, che all'epoca sfociava autonomamente in mare. In epoche antiche, infatti, la piana oggi occupata dai moderni quartieri di San Fruttuoso e Foce non esisteva e il mare penetrava all'interno insinuandosi tra i capi di Carignano e Albaro. Dopo la progressiva bonifica del greto torrentizio il borgo che sorgeva nel "Piano" del Bisagno prese il nome dell'antica palude..

Storia

Dalle origini al Settecento I primi nuclei urbani del futuro comune di Marassi si formarono in epoca medioevale come centro di servizio lungo la via che risalendo il corso del Fereggiano collegava Genova con la val Trebbia attraverso il passo della Scoffera. Fra questi i due più importanti divennero il Borgo Superiore di Bisagno (che in seguito prese il nome di Marassi) e Quezzi, in alto sulla collina nella valle del Fereggiano.

Il Borgo Superiore di BisagnoCosì era chiamato Marassi nel Medioevo, in contrapposizione al "Borgo Inferiore", l'attuale Borgo Incrociati., formato da case sparse intorno alla chiesa di Santa Margherita proprietaria dei beni e delle terre, citata sin dall'XI secolo, si trovava lungo questa via immediatamente al di là di un antico ponte che attraversava il greto acquitrinoso del Bisagno per raggiungere il cosiddetto Piano di Marassi e proseguire il percorso in collina verso Sant'Eusebio. L'esistenza di questo ponte, chiamato "ponte di Prete Beroldo", era già documentata intorno all'XI secolo, ma nel 1428 veniva citato come "Ponte Rotto", probabilmente perché gravemente danneggiato da un evento alluvionale. Il Giustiniani nei suoi Annali (1537) riporta che già ai suoi tempi il ponte non era più in uso («E del ponte rotto, qual rimane più alto verso la montagnaIn relazione ai ponti di Sant'Agata e di Santa Zita (poi ponte Pila), situati più a valle., non accade far altra menzione, come che l'uso di quello sia del tutto abolito.»).Come riportato dal Donaver nel suo volume sulle Vie di Genova, il ponte, che si trovava nella zona antistante l'attuale stadio Ferraris, fu più volte riparato alla meglio fino al crollo totale a causa della piena del 30 settembre 1780. Intorno alla metà dell'Ottocento fu sostituito da quello attualmente intitolato al marchese Girolamo Serra.

Il borgo, in seguito chiamato con il nome stesso dell'antica palude, fu per secoli un centro rurale ai margini della città, che riforniva di prodotti ortofrutticoli grazie agli orti della fertile piana alluvionale.Ancora oggi il termine besagnin (cioè proveniente dalla valle del Bisagno) indica in genovese gli ortolani e per estensione anche i rivenditori di frutta e verdura.

In un documento del gennaio 1027 vi è la donazione fatta da Berta o Beza, moglie di Astolfo, del territorio di Marassi al monastero di Santo Stefano, il documento cita le proprietà «in Bisogno, nel luogo detto Marasi, Santa Margarita». La parrocchia dipendeva prima dalla prevostura dei Santi Nazario e Celso (attuale santuario delle Grazie al Molo), passa quindi ai monaci benedettini di Santo Stefano.

La parrocchia in seguito passò sotto la gestione del capitolo della cattedrale di San Lorenzo ed è poi affidata ai frati minori che nel 1444 l'abbandonarono per trasferirsi al santuario della Madonna del Monte, lasciando Santa Margherita al clero diocesano genovese. Nel 1604 la parrocchia passò ai frati carmelitani, scambio che venne approvato da papa Clemente VIII, che costruirono il nuovo convento adiacente alla chiesa; tuttavia il progetto non si realizzò e nel 1619 il tutto passò ai padri Minimi del santuario dei Frati Minimi di Gesù e Maria di Fassolo in Genova, che amministrano ancora oggi la parrocchia. Essi ampliarono la chiesa ed il convento e realizzarono il nuovo campanile, sfruttando un'antica torre di avvistamento guelfa utilizzata dal capo della fazione Di Negro nel 1322 durante la lotta coi ghibellini che si erano rinchiusi nel campanile della chiesa di Quezzi.

Marassi e Quezzi, sviluppatosi nella parte alta della valle del Fereggiano attorno alla chiesa della Natività di Maria Santissima, citata sin dal XII secolo, erano divisi da un'aspra rivalità: nel Trecento ci furono scontri fra gli abitanti di Quezzi (Ghibellini) e quelli di Marassi (Guelfi). Secondo il Giustiniani nel XVI secolo Quezzi, con la frazione di Vegori (oggi Egoli), contava oltre 250 abitanti contro i circa 200 di Marassi e Fereggiano.

Nel Seicento amministrativamente i due borghi facevano parte della Podesteria del Bisagno.

Come la maggior parte delle località intorno a Genova, la zona fu coinvolta nelle vicende belliche degli anni 1746-47, subendo le devastanti conseguenze dell'occupazione da parte delle truppe austriache che avevano posto l'assedio a Genova.

Fra il XVIII e il XIX secolo le colline intorno a Quezzi furono fortificate con la costruzione delle fortificazioni genovesi di levante che comprendono i forti Quezzi, Richelieu e Monteratti, divenuti nel 1800 terreno di scontro tra francesi e austriaci.

L'Ottocento Fino alla fine del Settecento Marassi era una delle principali porte di accesso alla val Bisagno: solo qualche villa sparsa si stagliava tra gli orti intensamente coltivati. Nell'area di Marassi si producevano molte delle verdure che si vendevano poi sui mercati cittadini.

Con il dominio napoleonico e la nuova suddivisione amministrativa all'inizio dell'Ottocento Marassi divenne comune autonomo, con giurisdizione anche su Quezzi e tutta la valle del Fereggiano, così descritto dal Casalis nel 1841:

Nel corso dell'Ottocento l'amministrazione comunale, che trovò sede in piazza Romagnosi, nel Borgo Ponterotto, sulla destra del Bisagno, provvide all'apertura di nuove strade e rese carrozzabili parte delle vecchie mulattiere, mentre la strada per Quezzi fu aperta più tardi, dopo l'annessione al comune di Genova; fu anche ripristinato il ponte sul Bisagno, grazie anche ad un prestito ad un minimo interesse del marchese Pietro Monticelli, che fu ministro del governo sabaudo e per molti anni sindaco del comune di Marassi, dove la famiglia possedeva vaste proprietà. Il nuovo ponte, inaugurato nel 1865 (pochi mesi dopo la sua morte, avvenuta il 17 aprile 1864) fu intitolato al suo nome.F. Donaver, Vie di Genova, Genova, Ed. Moderna, 1912.Oggi il ponte porta il nome di un altro politico dell'Ottocento, Girolamo Serra, dopo che nel il periodo fascista era stato intitolato alla Regina Elena; alla famiglia Monticelli resta invece intitolata la strada che unisce il ponte stesso a corso De Stefanis.

L'annessione a Genova Nel 1873, con un regio decreto, il Comune di Genova si espandeva oltre il confine del Bisagno, inglobando, oltre a Marassi, i comuni di San Francesco d'Albaro, San Martino, Staglieno, San Fruttuoso e Foce, dando avvio ad un'espansione urbanistica che avrebbe radicalmente cambiato il volto di quei quartieri.

L'espansione urbanistica tra Ottocento e Novecento

Con l'espansione urbana successiva all'annessione al comune di Genova poco rimane degli antichi borghi e delle ville signorili (presenti, sia pure in misura minore rispetto ad altre zone limitrofe). Le tracce degli antichi insediamenti restano più leggibili nelle frazioni collinari di Pedegoli, Egoli, Cima d'Egoli, Molinetto e Finocchiara, peraltro anch'esse parzialmente soffocate da moderni caseggiati. Nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo ebbe inizio il grande sviluppo urbanistico, con l'edificazione delle case popolari lungo la riva del Bisagno, in corrispondenza dell'attuale corso Alessandro de Stefanis; la massiccia edificazione degli anni trenta e soprattutto nel secondo dopoguerra trasformarono definitivamente l'antico borgo rurale in un popoloso quartiere cittadino. Gli abitanti salirono a 10.000 nel 1900 (rispetto ai meno di 3.000 indicati dal Casalis nel 1841) per arrivare al massimo storico di circa 42.000 nella seconda metà del Novecento.

Con il nuovo inquadramento amministrativo nel quartiere furono dislocati il nuovo carcere giudiziario, entrato in funzione nel 1898 e il campo sportivo, costruito intorno al 1910 e che con i suoi successivi ampliamenti sarebbe divenuto l'attuale stadio Luigi Ferraris.